



Il trasferimento all’Inps (e poi ad un fondo per il finanziamento delle infrastrutture) della parte di trattamento di fine rapporto ( Tfr) accumulato dagli individui ogni anno, e non dirottato ai fondi pensione. Si tratta, in altre parole, di un prestito forzoso per finanziare spese infrastrutturali ottenuto trasferendo dalle imprese allo stato un debito nei confronti dei lavoratori dipendenti che non eserciteranno l’opzione di trasferire il Tfr ai fondi pensione.
Come discusso altrove questa misura rischia di diventare la pietra tombale sulla speranza di creare dei fondi pensione in Italia perché indurrà questo Governo e quelli successivi ad ostacolare in tutti i modi i flussi verso i fondi pensione (significa meno entrate per lo Stato). Dunque e’ un’operazione che va svantaggio dei lavoratori più giovani, quelli che hanno maggiormente bisogno di previdenza integrativa per garantirsi un reddito adeguato quando andranno in pensione.
L’operazione porta un beneficio temporaneo per i conti pubblici (perché inizialmente vi sono solo entrate, vale a dire i flussi di Tfr), ma crea un debito crescente dello Stato nei confronti dei lavoratori, scaricando i costi sulle gestioni future. Le liquidazioni, infatti, prima o poi dovranno essere pagate offrendo un rendimento che oggi è solo lievemente più basso di quello offerto da titoli pubblici relativamente liquidi, come i Bot. Sul piano dei conti pubblici, si otterrebbe perciò una riduzione dell'indebitamento, ma non necessariamente del debito pubblico. Infatti, è difficile che il debito associato al Tfr possa essere considerato come debito implicito, soprattutto perché è esigibile dal lavoratore. Le imprese iscrivono il Tfr come passività nello stato patrimoniale. Perché non dovrebbe lo stato fare altrettanto? I debiti sono debiti. Speriamo che Bruxelles, come in passato, bocci questa operazione di finanza creativa.
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A fool and his money can throw one hell of a party.


un autentico scandalo, allora. al confronto la finanza creativa di Tremonti erano giochi per bambini.
se lo dai all'inps lo prendono dietro cmq le piccole imprese e lo stato fa un VERO falso in bilancio, iscrivendo all'attivo un debito!




Al lavoratore non cambia nulla, cambia all'impresa che deve gestire questi soldi con un criterio diverso.


per i lavoratori non cambia nulla...visto che prima questi "soldi" stavano in azienda e venivano usati dall'imprenditore...ora, una parte, li userà lo stato..Per essere a vantaggio del lavoratore dovrebbero non venir trattenuti e dati al dipendente, oppure girati in qualche fondo pensione, che li investa e li faccia "fruttare" (come un qualsiasi investimento finanziario) e a fine rapporto il lavoratore ritira il suo "TFR" maggiorato del rendimento...Dunque e’ un’operazione che va svantaggio dei lavoratori più giovani, quelli che hanno maggiormente bisogno di previdenza integrativa per garantirsi un reddito adeguato quando andranno in pensione.
Il punto da capire è: quanta parte del TFR finirà in questi fondi? perchè il governo ha voluto riesumare la riforma maroni...però non è chiaro (almeno a me) QUANDO e a chi il lavoratore debba far richiesta...o se la parte che si piglia l'INPS è fissa...cioè calcolata sul totale del tfr presente nel bilancio di ogni azienda