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Discussione: Il ceto medio

  1. #1
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    Predefinito Il ceto medio

    Stanno scaricando addosso a lettori di giornali e spettatori di Tv un´ondata di rampogne. Tutte in nome della difesa del cosiddetto "ceto medio". Trattasi di milioni di persone, di donne e di uomini che guadagnano oltre 75 mila Euro ogni anno. Ora il fisco toglierà dalle loro misere buste paga qualche centinaio di Euro. Uno scandalo, una rovina. Anche se provvisoria, si affannano e mormorare ministri intenti a fuggire dal baratro nei conti pubblici ereditato dal centrodestra.

    Ma chi sono questi del ceto medio? Nessuno lo sa bene. Qualcuno ha parlato di una cifra ridicola: sarebbero l'1,8 per cento dell´intera popolazione italiana. Una bugia pazzesca, immaginiamo. Nella realtà dovrebbero rappresentare un esercito sterminato, se no non si capirebbe l´urlo di dolore che nasce da ogni dove. Basti pensare che illustri studiosi ogni giorno rammentano che la famosa classe operaia di un tempo non esiste più. E dunque le fabbriche sarebbero diventate scatole vuote. Nessuno produrrebbe più frigoriferi, auto, forchette, tessuti… Almeno in Italia. Dunque nemmeno l´ombra di tute blu e un´immensa distesa di grigio ceto medio. Tutti inseriti lì e tutti al disopra dei 75 mila Euro.

    Certo, magari anche nel ceto medio di massa ci sono dei poveracci che fanno quasi la fame. Non sono braccianti o edili o metalmeccanici. Non pensate a quel muratore rumeno sepolto vivo in un crollo qualche settimana fa. No, sono bottegai, idraulici, falegnami, orefici, dentisti, notai. Le loro denunce dei redditi, queste sì, alle volte fanno piangere. E´ gente costretta a sopravvivere con 20-25 mila Euro l´anno. Magri, tristi, rattrappiti, senza nemmeno un pedalò, altro che le barche. Fanno parte, come ha scritto qualcuno, della società low cost. Come i voli aerei a buon mercato
    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=60034

  2. #2
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    FINANZIARIA: CACCIARI, GIUDIZIO NEGATIVO

    03/10/2006



    (AGI) - Roma, 3 ott - "Era difficile aspettarsi una svolta, se non in chiave totalmente demagogica. E' chiaro che in una situazione finanziaria cosi' difficile e con vincoli anche di tipo comunitario cosi' stretti, era ben difficile attendersi chissa' quale rivoluzione. Soltanto in astratto si poteva ipotizzare qualcosa di rivoluzionario". Cosi' il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, esponente di spicco della Margherita, intervistato dal quotidiano online Affaritaliani.it sulla Finanziaria del governo di Centrosinistra. Qual e' il suo giudizio sulla manovra? "Non e' certo positivo. Si continua soprattutto con questo sistema che denota ormai una tendenza culturale e politica a colpire l'ente locale, a non riconoscere il ruolo e l'importanza delle autonomie. Da un punto di vista politico generale e' un provvedimento che ribadisce la linea non dei governi di destra o di sinistra, ma di tutti i governi da vent'anni a questa parte. Questo e' l'elemento piu' negativo". Per quanto riguarda le aliquote Irpef? "Dal punto di vista dell'imposizione e della pressione fiscale - replica Cacciari - bisogna fare dei conti piu' precisi. Se vengono colpiti i redditi superiori ai 30-35mila euro e' difficile pensare che con questa cifra una persona sia ricca. Se invece fosse davvero penalizzati, come si dice, i redditi sopra i 45mila euro... il giudizio cambierebbe. Comunque certamente un inasprimento fiscale ci sara', anche tenendo conto della necessita' che avranno i comuni di ricorrere ad addizionali Irpef o ad altro". Quindi i comuni saranno costretti ad aumentare le tasse locali? "Qualcosa dovranno fare di sicuro, altrimenti chiudono".

  3. #3
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    REGAZZI(UILM):"QUESTA FINANZIARIA NON CI PIACE"

    di Il Legno Storto, inviato il 03/10/2006



    Roma, 03 OTT (Velino) - Anche le tute blu dicono no alla prima Finanziaria di Prodi. "Della legge in questione - dice Antonino Regazzi, leader della Uilm, a poche ore dall'inizio della Segreteria unitaria Fim-Fiom-Uilm - non ci convincono un paio di punti. Invece di sviluppare la previdenza integrativa questo esecutivo ha chiesto ai lavoratori un vero e proprio prestito forzoso che certo e' difficile considerare come un'entrata in bilancio. Abbiamo detto di no a Maroni e credo sia giusto continuare a dire di no ancora oggi". Ma il segretario generale della Uilm va oltre. "Non siamo d'accordo - continua il sindacalista - nemmeno sul livello di pressione fiscale. Registriamo, infatti, un evidente aumento dell'imposizione a carico dei redditi medio-bassi e tuttora non e' dato sapere l'imposizione che eserciteranno gli enti locali. Ci sarebbe da dire - conclude Regazzi - anche sullo sviluppo, ma potremmo sembrare impietosi".

  4. #4
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    Io ho trovato delirante come hanno montato sta cosa del ceto medio i giornali , le tv e i politici.
    Hanno inventato di sana pianta da un giorno all'altro un ceto rappresentativo della maggioranza degli italiani che non esiste.
    Potere dei mass media.

  5. #5
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    Così funziona l'esproprio del ceto medio

    03/10/2006



    Romano Prodi

    di Francesco Forte-Raccontare bugie, per imbrogliare gli "stupidi borghesi" era una vecchia abitudine stalinista, che questo governo, folto di comunisti, di catto-comunisti e di post-comunisti e simpatizzanti ha raccolto in pieno, con la manovra di finanza pubblica. Così è una grossa bugia che nell'Irpef sono aumentate le aliquote solo per i ricchi, intesi come quelli con più di 70 mila euro, che poi, netti non sono affatto un reddito da ricchi. Infatti la nuova tosatura non inizia da 70 mila euro, ma da 32 mila euro lordi, per gli autonomi e da 40 per i lavoratori dipendenti e i pensionati. Rispettivamente milleseicento euro mensili in tredici mensilità e circa duemila mensili. Questi sarebbero i "ricchi"! È troppo comodo scaricare su Visco la responsabilità di questa scelta fiscale, che è di Prodi e del suo governo intero.

    Il meccanismo con cui il gravame sui presunti ricchi viene attuato è una modifica delle aliquote, basata sull'ampliamento del raggio di azione della aliquota iniziale del 23 per cento, che non parte più da 26 mila euro, come all'epoca di Tremonti, ma da 15 mila. Le aliquote passano da quattro a cinque e vengono modificate, con un gioco complicato.

    Stabilita questa nuova scala di aliquote, però poi il disegno viene modificato, con un dosaggio intricato di detrazioni, che sono maggiori per i redditi bassi e minori per quelli medio bassi e spariscono per i redditi medi. E sono maggiori per i lavoratori dipendenti e i pensionati e minori per gli autonomi, sopra i 32 mila euro, mentre vale il contrario al di sotto.. La nuova dottrina fiscale, in sostanza, è discriminatoria e discrezionale, in quanto parte da una aliquota del 23 per cento, quindi molto alta, già per 15 mila euro, per dare al governo la possibilità di giocarsi le detrazioni, un po' come al tempo dei Borboni, in cui il re stabiliva tasse severe, ma poi le riduceva, in modo discrezionale e non trasparente, alle categorie simpatiche.

    L'andamento delle riduzioni
    Per i redditi al di sotto dei 32 mila euro lordi degli autonomi e dei 40 mila dei lavoratori dipendenti e pensionati, ci sono, in effetti, delle riduzioni che hanno un andamento strano. Infatti mentre per i lavoratori dipendenti e i pensionati gli sconti di imposta diminuiscono man mano che ci si avvicina alla soglia della presunta ricchezza, quella dei 40 mila euro, accade il contrario per i lavoratori autonomi. Lo sconto per quelli di 8 mila euro è di 138 euro, mentre per quelli di 16 mila euro è di 240. Poi il trend si inverte e per il contribuente autonomo con 22 mila euro lo sconto di Irpef è di 107 euro. L'autonomo con 26 mila euro ha uno sconto che è quasi nullo: solo di 19 euro, due caffè al mese. Ma poi una nuova inversione: l'autonomo con 28 mila euro ha uno sconto di 131 euro, sino ad arrivare al disgraziato autonomo con 32 mila euro, il "ricco", che non ha più sconti, ma un onere aggiuntivo di 14 euro. L'onere sale a 140 per l'autonomo con 35 mila euro lordi. In molti casi gli sconti per gli autonomi, per i redditi sotto i 32 mila euro sono maggiori che per i lavoratori dipendenti, a pari reddito.

    I lavoratori di serie B
    Il fatto è che il sistema delle detrazioni diversificate, a mitigazione di aliquote artificiosamente elevate dà luogo a risultati, per forza, erratici. C'è però un chiaro disegno generale, con riguardo ai redditi dei cosiddetti ricchi. Cioè gli autonomi con almeno 32 mila euro lordi e i lavoratori dipendenti e pensionati con 40 mila. Un disegno a cui dà il suo, non casuale, plauso il leader della Cgil Guglielmo Epifani. Emerge l'idea che i lavoratori autonomi, appena appena rimpannucciati, non sono veri lavoratori, perché sono "autonomi". Vanno trattati come serie B non facendo parte dell'armata sindacalizzata e non corrispondendo al modello marxista del lavoratore proletario, in quanto posseggono un modesto (e precario) capitale con cui mandano avanti i loro affari e sono imprenditori di sé medesimi. Quindi, vanno tassati di più dei lavoratori dipendenti di pari reddito e vanno considerati ricchi, quando arrivano alla soglia di 1600 euro netti, guadagnati con il rischio di non poterli avere l'anno dopo, perché hanno gli incerti professionali.

    Dimenticavo di aggiungere che contro gli autonomi c'è oltre al pregiudizio classista anche la presunzione che siano evasori. Ma anche per i lavoratori dipendenti con reddito mediocre, l'Irpef prodiana comporta nuovi oneri. Qui c'è l'altro pregiudizio ideologico, coltivato dalla Cgil e dai prodiani, che pure frequentano il capitalismo delle grandi banche, quello dell'appiattimento salariale e dell'antipatia per la meritocrazia. Il fisco prodiano lima le differenze di reddito che i lavoratori riescono a ottenere con la loro fatica. Lima gli incentivi che le imprese danno ai lavoratori, che si distinguono dagli altri. E nel pubblico impiego, lo stesso: il funzionario qualificato va appiattito a quello non qualificato. Questo tipo di Fisco non si basa su princìpi di equità, ma di anticapitalismo viscerale.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da salerno69 Visualizza Messaggio
    Stanno scaricando addosso a lettori di giornali e spettatori di Tv un´ondata di rampogne. Tutte in nome della difesa del cosiddetto "ceto medio". Trattasi di milioni di persone, di donne e di uomini che guadagnano oltre 75 mila Euro ogni anno. Ora il fisco toglierà dalle loro misere buste paga qualche centinaio di Euro. Uno scandalo, una rovina. Anche se provvisoria, si affannano e mormorare ministri intenti a fuggire dal baratro nei conti pubblici ereditato dal centrodestra.

    Ma chi sono questi del ceto medio? Nessuno lo sa bene. Qualcuno ha parlato di una cifra ridicola: sarebbero l'1,8 per cento dell´intera popolazione italiana. Una bugia pazzesca, immaginiamo. Nella realtà dovrebbero rappresentare un esercito sterminato, se no non si capirebbe l´urlo di dolore che nasce da ogni dove. Basti pensare che illustri studiosi ogni giorno rammentano che la famosa classe operaia di un tempo non esiste più. E dunque le fabbriche sarebbero diventate scatole vuote. Nessuno produrrebbe più frigoriferi, auto, forchette, tessuti… Almeno in Italia. Dunque nemmeno l´ombra di tute blu e un´immensa distesa di grigio ceto medio. Tutti inseriti lì e tutti al disopra dei 75 mila Euro.

    Certo, magari anche nel ceto medio di massa ci sono dei poveracci che fanno quasi la fame. Non sono braccianti o edili o metalmeccanici. Non pensate a quel muratore rumeno sepolto vivo in un crollo qualche settimana fa. No, sono bottegai, idraulici, falegnami, orefici, dentisti, notai. Le loro denunce dei redditi, queste sì, alle volte fanno piangere. E´ gente costretta a sopravvivere con 20-25 mila Euro l´anno. Magri, tristi, rattrappiti, senza nemmeno un pedalò, altro che le barche. Fanno parte, come ha scritto qualcuno, della società low cost. Come i voli aerei a buon mercato
    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=60034
    ti vorrei far notare che tra la cosidetta classe operaia (che mi ha scassato le palle per decenni) esiste quella torma di commercianti, idustrialotti, ecc. che non denuncia quasi niente e quindi ha un reddito così' basso da non poter pagare neanche le tasse, da venire esentato o vedersi ridotte le tasse, dell'asilo, e di tutti i servizi sociali.

  7. #7
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    Questo momento della lotta politica è importante, perché può mostrare agli italiani le vere differenze tra destra e centrosinistra, che vanno evidenziate e non oscurate. Non si abbia paura del dibattito sulla Finanziaria 2007, a patto naturalmente di non commettere errori, come quando alcuni amici e compagni danno l'impressione di riecheggiare l'accusa della destra di «spremere il ceto medio».Come si fa a chiamare ceto medio il 5% degli italiani? Le accuse rivolte alla Finanziaria dalle opposizioni sono un bumerang per chi le ha lanciate, qui ha ragione Prodi. Perché le sciocchezze statistiche e scientifiche proclamate dalla destra sono troppo evidenti e perché la vera natura (ed esiguità) delle classi sociali di cui la destra pretende di farsi portavoce la mette automaticamente in una condizione di minorità politica. Sì, perché in definitiva la destra mostra il suo vero volto ergendosi a protettore degli interessi del 5% degli italiani chiamati a pagare qualcosina in più contro quelli del 95% dei cittadini a cui la Finanziaria dà qualcosa. Le accuse della destra vanno ribattute perché dimostrano chiaramente, a) che il programma dell'Unione, dileggiato per la sua lunghezza, era stato letto da pochi, b) che il concetto di ceto medio dell'opposizione è ridicolo, non ha alcuna base scientifica e se l'accusa è ben ribattuta, potrà risultare un vero e proprio boomerang per la destra...

    Programma dell'Unione. Dedica ben 5 pagine (pagg. 202-205) al tema del riequilibrio sociale nel capitolo «Un fisco più equo per la redistribuzione, la lotta all'evasione e la riduzione del costo lavoro» denunciando che «gli anni trascorsi verranno ricordati per l'assoluta mancanza di orientamento della politica fiscale…che ha rappresentato un fattore di aggravamento della crisi economica perché ha colpito i redditi più bassi e quindi i consumi senza sostenere il sistema produttivo», e più avanti «in questi anni si è realizzato un drammatico impoverimento del potere d'acquisto dei redditi medio-bassi... dobbiamo invertire questa situazione attraverso una politica fiscale che realizzi, tra l'altro, una revisione dell'Irpef ispirata al recupero di una maggiore progressività, fortemente ridotta dalle riforme del centrodestra».

    Come si vede era tutto stato dichiarato e sottoscritto basandosi su numerose analisi di fonti autorevoli, tra cui Banca d´Italia, che avevano mostrato che l'accordo Ciampi-sindacati di concertazione del 1993 aveva consentito all'Italia di entrare nell'euro ma aveva anche operato una forte redistribuzione dei redditi e della ricchezza, ben 5 punti di Pil essendo passati dal lavoro dipendente agli altri redditi. Infatti la moderazione sindacale ci fu, i profitti d'impresa pure ma gli investimenti mancarono, la domanda interna crollò, facendo dell'Italia un Paese «povero» con cittadini ricchi, Paese più indebitato d'Europa dove la ricchezza delle famiglie è 8 volte il Pil (per gli altri Paesi il rapporto è di 3 ad 1).

    Ceto medio il 5% dei contribuenti? La riforma dell'Irpef operata dalla Finanziaria, sostanzialmente consentirà a una famiglia monoreddito sino a 25mila euro e due figli di risparmiare 800 euro di tasse l'anno e a un single che guadagna oltre 100mila euro di contribuire alla «redistribuzione» con 1.780 euro l'anno di tasse in più. È macelleria sociale far risparmiare qualche centinaio di euro a chi guadagna al massimo 1.100 euro netti al mese e chiedere qualche migliaio di euro in più a chi guadagna più di 6000 euro netti? Come dicono Fini e compagni? Infatti quanti denunciano oltre 75mila euro l'anno sono appena l'1,5% dei 40 milioni di contribuenti, quelli da 20mila a 75mila sono il 24%, quelli fino a 20mila euro l'anno sono il restante 74,5%.

    È perciò ridicolo chiamare ceto medio, come fa la destra in questi giorni, l'1,5% degli italiani o, al massimo il 5%, volendo includere quanti guadagnano più di 40mila euro. Secondo una delle distribuzioni statistiche più comuni (da Sylos Labini in giù), si può affermare che oggi la popolazione italiana è fatta per il 31% di «poveri e quasi poveri» con redditi sino a 8000 euro l'anno (la nuova tax area esente), per il 67% da ceto medio basso e medio, con redditi da 8mila a 75mila euro e il rimanente 2% da ceto medio alto con redditi superiori ai 75mila euro. Sapranno i nostri eroi spiegare queste semplici verità agli italiani senza far «casino inutile e pericoloso», in Parlamento e fuori?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da ilgiardiniere Visualizza Messaggio
    Io ho trovato delirante come hanno montato sta cosa del ceto medio i giornali , le tv e i politici.
    Hanno inventato di sana pianta da un giorno all'altro un ceto rappresentativo della maggioranza degli italiani che non esiste.
    Potere dei mass media.


    una ingiustizia eventuale lo è anche se compiuta ai danni di una minoranza.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Lego Visualizza Messaggio
    una ingiustizia eventuale lo è anche se compiuta ai danni di una minoranza.
    Certo , ma io parlo della incredibile manipolazione mediatica che per giorni ha sostenuto che in italia il ceto medio ( la maggioranza di noi come diceva liguori in radio ) era di gente che dichiarava 70,000 euro !!!!!

 

 

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