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Discussione: La Fine dell'Unione

  1. #21
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    Sarei stato proprio curioso di sapere come la CDL avrebbe trovato almeno i 18 mld di € per riportare il deficit sotto il 3 %, ma me lo immagino, ad esempio con le cartolarizzazioni alla Tremonti, che danno un introito una tantum nell'esercizio corrente e gravano di una spesa sempiterna per gli affitti gli enti pubblici toccati dalla cartolarizzazione.

    Quindi, a conti fatti, meglio Prodi e Padoa Schioppa.

  2. #22
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    Guardate che questa NON e' una crisi di questo o di quello:questa e' un crisi del regime antifascista nato dalla sconfitta militare del 45.

    Ora la sconfitta sara' prima di tutto economica .Ci avviamo al disastro finanziario.Il nuovo 8 di Settembre sara' all'incirca tra due anni sei mesi piu' sei mesi meno.L'economia collassera' .

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    vorrà dire che tra 5 anni voteranno quelli che sono stufi voteranno Berlusconi, sono le regole della democrazia.

    Sempre se vi lasciano rivotare, non si è mai visto un regime comunista che perde le elezioni e va a casa serenamente, a parte il 2001, che non hanno neppure fatto il minimo per un comunista, dare la colpa ai brogli e non agli italiani.
    L'ultima parte non e' molto comprensibile.Che vor dì ?

  4. #24
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    IL VIALE DEL TRAMONTO

    di Maurizio Belpietro

    Molti si domandano dove vada Prodi con questa Finanziaria. Io non ho capacità divinatorie e soprattutto non voglio mischiare i desideri con le previsioni, ma ho la sensazione che stia pedalando con una certa lena verso casa. Non avverrà subito, può essere che c’impieghi mesi per coprire il percorso Roma-Bologna, forse un anno e più, ma credo proprio che il dopo Prodi sia già cominciato.
    A farmi pensare che il Professore sia sul viale del tramonto è più di un elemento. In particolare mi ha colpito la reazione dei sindaci rossi, solitamente sempre pronti a sostenere la causa comune per via del vecchio motto leninista che il fine giustifica i mezzi e – come dimostra la storia comunista – anche i pazzi. Ma stavolta gli stessi sindaci che con la Finanziaria di Berlusconi avevano preconizzato un futuro di città spente e di serate a lume di candela, avuta notizia dei tagli del governo, in principio sono stati zitti, poi appena hanno inteso che Prodi con la manovra non metteva le mani solo nei portafogli degli italiani ma anche in quelli loro, delle loro amministrazioni, hanno cominciato a strepitare come polli spennati. Sergio Cofferati promette che non farà lo sceriffo di Nottingham, ossia non toglierà ai bolognesi per dare al principe Giovanni, e in un’intervista al Corriere della Sera smonta pezzo dopo pezzo il capolavoro vampiresco del duo Visco-Padoa Schioppa, dando dei somari perfino ai suoi compagni di sindacato. È vero che qualche sindaco ha ambizioni personali e non sta più nella pelle di primo cittadino e sogna di farsene una da premier (vedi Walter Veltroni), ma la ribellione è compatta: lotta dura contro la tosatura.
    A indurmi a credere che sia iniziata l’agonia del governo non è però la sola rivolta delle teste di turco. I guai di Prodi sono con tutta la sua maggioranza. Con i Ds, che ancora una volta – come nel ’98 – non si sentono rappresentati. Con la Margherita che è sempre più insofferente ed è divisa anche al suo interno. Ma persino l’area della sinistra radicale sta mostrando crescente insoddisfazione. Le coccole che Prodi riserva al partito della Rifondazione in cachemire non placano i militanti di Bertinotti, i quali si domandano che fare e se la rivoluzione può ancora attendere. Diliberti e Verdi non sono da meno e infatti il sol dell’avvenir non ride più da un pezzo. Ieri sul Manifesto – già immusonito perché il governo ha dato una leggera sforbiciata alle sovvenzioni che lo sostengono, insieme al baraccone di cartapesta degli organi di partito – Roberta Carlini, dopo aver lamentato i tagli alla spesa sanitaria e la mancanza di investimenti nella scuola e nella ricerca, si domandava: ma a che servono questi sacrifici? «Qual è l’obiettivo finale: il risanamento? Lo sviluppo? Il welfare? Il mercato?». Perché, si domanda Luca Ricolfi, sociologo rosso e autore di un magistrale saggio sull’antipatia della sinistra, il governo dà cifre confuse e poco trasparenti, perché tanto accanimento nel disinformare i cittadini? Già, che motivo c’è di fare una Finanziaria che toglie 100 euro a chi ne guadagna 2.500 per darne 10 al mese a chi ne guadagna meno di 2.500? È questa l’equità sociale?
    Anche fra gli imprenditori cominciano a non poterne più: presa in giro sul Tfr e infinocchiata sul cuneo, l’ala sinistra di Confindustria sta abbassando la cresta, ma soprattutto sta rifacendo i conti, e quale sia il saldo lo si capisce leggendo giornali amici come Corriere della Sera e Stampa, che pubblicano editoriali sempre più spazientiti.
    È difficile stare alla guida di un governo contro il volere della propria maggioranza e di quelli che un tempo si chiamavano «poteri forti». Ecco perché ritengo che il professore se non i mesi abbia i semestri contati. A meno che... A meno che, per salvarsi, l’uomo senza parte né partito non si metta nelle mani del sindacato, ossia trasformi Cgil, Cisl e Uil nelle proprie legioni, governando con loro. In tal caso a essere sul viale del tramonto non sarebbe Prodi, ma tutto il Paese. E allora ci toccherebbe rimpiangere, non Berlusconi - che sarebbe scontato - ma perfino D'Alema.

  5. #25
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    L'Unione scricchiola

    di Francesco Natale

    Coup de theatre straordinario l'altro ieri al Senato: l'Italia dei Valori si astiene e l'Unione va sotto di un voto. Passa così, possiamo pure dire inaspettatamente, una parte significativa della riforma Castelli, con sommo disdoro dei patrons diessini, Finocchiaro in primis. Clemente da Ceppaloni è furente: mesi di «mediazioni» unilaterali con la magistratura andate in fumo, nonostante la riforma dell'ordinamento giudiziario vedesse come parte interessata anche l'ordine degli avvocati, le cui legittime istanze sono state sostanzialmente ignorate. Mastella non le manda a dire a Di Pietro: «Mi ha rotto i coglioni!», esplode il buggerato ministro Guardasigilli sulle pagine di Repubblica. Difende la politica come scienza (se esatta o meno non è dato saperlo, ma propenderei per il no...) e considera Di Pietro «uno che deturpa la politica». Però! Quanto fraterno spirito di squadra!

    Del resto i ferri corti tra i due ministri e le rispettive formazioni politiche non sono una novità: l'Idv ha cannibalizzato in maniera sistematica, e con sottile malignità a parer mio, candidati e amministratori dell'Udeur, dall'ex «figlioccio» di Mastella per arrivare a pezzi significativi della redazione de Il Campanile, tutti traslati nel partito del Tonino nazional-popolare. Ora, in attesa delle inevitabili mediazioni sircaniane, ci godiamo la bagarre da compagni d'asilo tra i due: il ministro delle Infrastrutture fa il nume offeso e «prende atto delle contumelie» rivoltegli senza mezzi termini dal Guardasigilli, il quale d'altro canto fa sapere apertis verbis che l'Udeur farà ostruzionismo sistematico contro tutti (tutti!) i provvedimenti legislativi proposti da Di Pietro. Insomma: non siamo più amici, ridammi le matite colorate e le merendine che ti ho prestato. Magari restituiscimi anche qualche pezzetto di Udeur che ti sei surrettiziamente soffiato... Per adesso il Palazzo tace: è legittimo pensare che il mal di fegato, con conseguenti travasi di bile, abbia mietuto numerose vittime in casa Ds-Dl. Vedremo nei prossimi giorni se qualche colpo di Vinavil riuscirà a ricomporre, momentaneamente of course, la frattura interministeriale.

    Detto questo, possiamo senz'altro ritenerci soddisfatti, ma è ancora presto per cantare vittoria. Come giustamente rileva il senatore Giorgio Stracquadanio, è ancora presto per pensare a spallate che mirino ad affossare definitivamente l'esecutivo, poiché i tempi non sono ancora maturi: non abbiamo la forza sufficiente per «abbattere il toro», ma abbiamo lo spazio di manovra per «trafiggerlo progressivamente con numerose banderillas», facendo crescere così a livelli insopportabili la tensione all'interno di quella che è maggioranza alle Camere ma ormai minoranza nel Paese. Le reazioni stizzite di Mastella, Finocchiaro e compagnia cantante ne sono la riprova. Nella guerra di posizione che stiamo combattendo a tutela dei cittadini italiani abbiamo oggi un obiettivo vantaggio, che dobbiamo consolidare e ottimizzare, pronti a menare il colpo decisivo quando il nemico sarà logorato oltre ogni limite.

    E' chiaro ed evidente che per ora nessun membro della sedicente maggioranza si vuol prendere la responsabilità di far cadere l'esecutivo: se dopo soli 5 mesi di governo Prodi fosse silurato, l'Unione perderebbe ogni credibilità e finirebbe, in una ipotetica tornata elettorale, al 20%. Sarebbe la dimostrazione chiara e lampante che attualmente in Italia non può esistere una sinistra di governo, e questo gli unionisti lo sanno bene. Per questo saranno disposti a fare carte false pur di rimanere in sella (in primis a insufflare poderose dosi di Gerovital nel rancio dei senatori a vita), giacchè a quelle latitudini il bisogno di poltrone è fisiologico e spinge a iperboliche «dimostrazioni di responsabilità» politico-istituzionali pur di conservare le medesime. Insomma, di sicuro non sono «fluctuat», più probabilmente sono «mergitur». In che cosa siano «mergitur» lo lasciamo indovinare alla sensibilità escatologica del lettore...

 

 
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