Risposta a Liberazione
Qualche necessaria puntualizzazione...
Il suo indirizzo mail mi induce a pensare che lei sia parte della sfortunata categoria dei giornalisti. Se questa deduzione corrisponde alla realtà, ebbene il suo appello appare quantomeno inopportuno. Comprendo certamente che un sessantennio trascorso a divulgare la cultura dei diritti – eccezione fatta per il diritto al voto, sapientemente trasformato in un dovere civico – ha condotto le menti da una realtà del tipo funzione/dovere ad una realtà basata sui concetti posizione/diritto; capisco che il suicidio di talune categorie – quella politica in primis – ha rappresentato una ulteriore ed implicita autorizzazione a stabilire, per proprio conto, quale sia il dovere di ognuno, vuoi con riguardo agli ambiti professionali, vuoi a quelli familiari; capisco che i privilegi “di posizione” permettono l’auto-determinazione a fare, dire, non fare, non dire.
Spero tuttavia che esista ancora chi ritiene, che l’appartenenza ad una categoria professionale comporti una accettazione di responsabilità tale da mettere in sub-ordine il privilegio costituito dalla possibilità di “tappare la bocca a qualcuno”.
Io non pretendo che un piccolo partito nazionale come la Fiamma Tricolore, privo di importanti rappresentanze istituzionali e, di conseguenza, poco appetibile in ottica ragionieristica dare/avere, debba suscitare un interesse che travalichi quello dei grandi partiti di massa; penso solo che un buon giornalista abbia il dovere di raccogliere il maggior numero di informazioni – notizie, prese di posizione ecc. – ed approfondimenti, così da poter svelare al proprio pubblico i possibili retroscena di un accadimento.
Penso altresì che, se l’1% degli aventi diritto al voto in Italia, ha scelto di farsi rappresentare dalla Fiamma Tricolore, sia dovere di ogni organo di informazione garantire – si chiama pluralismo nell’informazione vero? – un corrispondente spazio a questa formazione.
Per concludere, caro Antonini – mio malgrado, lei è anche un mio omonimo – io non pretendo che il Messaggero di Caltagirone – uno dei principali finanziatori dell’UDC, per ovvi motivi di parentela, nonché organo di propaganda ufficiale del sindaco Veltroni, per ovvi motivi di affari – conceda a noi lo spazio per esprimerci su ciò che avviene a Roma ed in Italia, ma almeno, per cortesia, la smetta di spacciarsi per intellettuale libero da ogni condizionamento e prigioniero solo della sua visione del mondo; al pari di tanti altri, lei non è che un impiegato al soldo del suo editore.
Solo una gioia mi solleva da tante amare considerazioni: il castello di carta e di bugie eretto da lei e dai suoi simili è destinato a cadere sotto i colpi di un assedio tanto più dannoso quanto proveniente dall’interno: dopo “Il sangue dei vinti”, “Sconosciuto 1945”, “Cuori Neri”, “Centri sociali di destra”, ecco che l’ariete sta per sferrare un altro decisivo colpo: “La grande bugia”. Dio benedica giornalisti ed editori che, per quel giusto mix tra onestà intellettuale e fiuto per l’affare, si lanciano in assalti che già da tempo fanno vacillare le vostre fondamenta. Per il rimanente ….. ci pensano Prodi e Bertinotti.
Andrea Antonini – Ufficio Stampa della Fiamma Tricolore
tratto da noreporter.org


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