
Originariamente Scritto da
Sebastiano Mosc
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04/10/2006
Chiudi I NODI DELL’ECONOMIA La Corte europea assolve l’Italia: Irap lecitaEra forte il rischio per i conti pubblici: il gettito dell’imposta sfiora i 36 miliardi

CINZIA PELUSO L’Europa assolve l’Irap. Per la Corte di giustizia la tassa è lecita. Non è un doppione dell’Iva. Quindi, non si tratta di un’imposta sulla cifra d’affari. Una sentenza «toccasana» per i conti pubblici italiani. Nel caso di un pronunciamento contrario sarebbero venuti a mancare quasi 36 miliardi di euro, a tanto ammonta l’attuale gettito dovuto alla tassa regionale. Non solo. Lo Stato sarebbe stato costretto a provvedere ai rimborsi. Contro l’Irap sono stati presentati infatti ben 140.000 ricorsi. Gli eventuali effetti retroattivi, che avrebbero coperto un arco di tempo lungo cinque anni, cioè dal ’98, anno di nascita dell’imposta, a oggi avrebbero comportato esborsi per l’erario di almeno 130 miliardi di euro. Alla fine, dopo un braccio di ferro durato tre anni, l’Ue ha dato ragione così al viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, che, quando era ministro delle Finanze, aveva varato l’imposta. Ora Visco fa notare che la notizia della sentenza era attesa dal momento che l’Irap era stata «debitamente» autorizzata dalla Commissione europea. E il vice di Padoa Schioppa coglie l’occasione per polemizzare con l’ex ministro delle Finanze Augusto Fantozzi. Non lo nomina esplicitamente, ma il riferimento è chiaramente a lui quando afferma che «per il futuro sarebbe opportuno che i consulenti fiscali fossero più prudenti nel promuovere liti che fanno perdere tempo e denaro ai contribuenti». La lite di cui parla Visco è la causa promossa dalla Banca popolare di Cremona contro l’Agenzia delle entrate che nel 2003 ha dato il via al contenzioso. Fantozzi ha assistito la banca cremonese. Il ministro per le Politiche europee, Emma Bonino, pur esprimendo soddisfazione per la sentenza di ieri, avverte, però, che non bisogna abbassare la guardia sul contenzioso con l’Europa. «Tra i paesi membri l’Italia resta agli ultimi posti per il rispetto della normativa comunitaria e corre il rischio di subire molte condanne, il rischio economico che corre il nostro paese deve farci riflettere su quanto sia importante avere una legislazione conforme alle norme Ue». In realtà, se fosse passata la tesi contraria a quella della Corte di giustizia espressa in precedenza dall’avvocatura generale europea, per due volte di seguito a distanza di un anno, si sarebbe potuta creare una vera e propria voragine nei conti delle Regioni. L’Irap, sigla che sta per imposta regionale sulle attività produttive, spetta infatti alle Regioni in cui è ubicata la singola unità produttiva. In base ai calcoli della Cgia di Mestre, l’imposta finanzia il 57% della sanità in Lombardia, il 47,2% nel Lazio, mentre nel Mezzogiorno la copertura è inferiore. In Campania, ad esempio, il 24,1% della spesa sanitaria attinge all’Irap. All’ultimo posto la Calabria con il 21%. La sentenza, che afferma che l’Irap «è compatibile con la sesta direttiva Ue sull’Iva», è stata apprezzata dalla Commissione europea. Bruxelles, che, pur avendo approvato l’istituzione dell’imposta, aveva poi sostenuto la sua incompatibilità con il diritto comunitario, si è riservata comunque di studiare la motivazione della Corte. Motivazione che non è piaciuta alle imprese, che hanno sempre ritenuto ingiusta la tassa. «È un’ulteriore brutta notizia, in particolare per l’industria del turismo», fa notare Costanzo Iannotti Pecci, presidente di Federturismo- Confindustria. E di tassa «ingiusta», che grava soprattutto sulle piccole e medie imprese, parla il presidente della Confapi, Paolo Galassi.
Il viceministro Visco Beh adesso voglio vedere proprio cosa diranno i bananas,quelli che il vice ministro Visco l'avevano messo in croce proprio per questa legge