di Maurizio Blondet [06/10/2006]
Fonte: effedieffe

STATI UNITI - Il partito repubblicano al potere sta cercando
disperatamente - si spera invano - di distanziarsi
dalla vergogna di Mark Foley, un loro deputato della Florida, colto
mentre inviava messaggini licenziosi, estremamente spinti, ad
adolescenti «pages»: quei «paggi» o valletti, in genere studenti
minorenni, che prestano servizio presso il Congresso gratuitamente, in
una sorta di apparato d'onore.
Operazione difficile: ogni ora che passa porta alla scoperta che Filey
non è una mela marcia isolata, ma parte di una rete di omosessuali
pedofili vasta e potente nel partito, dedita ad atti sessuali,
masturbazioni reciproche ed altre azioni del genere nei locali stesso
del governo. (1)
E sono membri del partito-ipocrita, che ha condotto tutte le sue
campagne in nome della moralità, della famiglia e della religione, dei
«valori americani», e contro le unioni gay, allo sc opo di raccogliere
i voti dell'elettorato «cristiano» di destra.
Foley stesso, il molestatore, capeggiava un «caucus» per «la difesa
dei bambini sfruttati e smarriti».
Il topo nel formaggio.
Secondo Wayne Madsen, lo scandalo - già denominato «Pagegate» - sta
per coinvolgere un notevole numero di funzionari del partito
repubblicano al Senato e alla Camera, le cui molestie ai giovani
valletti vengono definite «più notevoli» di quelle di Foley.
Sarebbero parte della rete pedofila anche membri della direzione
nazionale del partito, che ha sede nello House Office Building, a
fianco della Casa Bianca.
Il peggio è la scoperta che l'apparato del partito era al corrente da
sempre delle molestie di Foley, e le aveva coperte per ragioni
d'immagine pubblica, continuando a promuovere la carriera di Foley.
Dennis Hastert, il capogruppo repubblicano alla Camera, è stato colto
a mentire: ha detto di aver conosciuto il vizietto d i Foley «solo di
recente», ma è stato immediatament! e smenti to da due esponenti
importanti del suo stesso partito.
Ora persino il Washington Times, di destra, chiede le dimissioni di
Hastert.

John Shimkus, il repubblicano che capeggia il comitato che si occupa
dei «paggi», aveva detto a Foley a quattr'occhi di contenersi nelle
sue avances verso i ragazzi, ormai senza ritegno e troppo palesi; ma
senza prendere né chiedere sanzioni disciplinari.
Peggio: si apprende che le prime notizie sulle attività pedofile di
Foley sono state passate ai media (alla ABC News) da procuratori del
Dipartimento della giustizia, sgomenti e irritati del fatto che i due
ministri della giustizia repubblicani, prima John Ashcroft e ora
Alberto Gonzales - il predicatore religioso ultramoralista, il
super-duro anti-crimine e sostenitore della tortura legale - messi al
corrente del fatto, non avevano fatto altro che coprire Foley.
Ora anche Jeb Bush, governatore della Florida (la sede elettorale di
Foley) sta cercando di prendere le distanze.
Ma già si contano defezioni illustri dal partito, e parecchi donatori
hanno smesso di prod igare i fondi elettorali.
Del resto, già in passato era stata messa a tacere una storia che
riguardava direttamente la Casa Bianca: il caso del «giornalista Jeff
Gannon», che dal 2003 al 2005 ha avuto accesso autorizzato alla
residenza presidenziale ed ha partecipato alle conferenze-stampa di
Bush, fino a quando si è scoperto che era il realtà certo James Dale
Guckert, di mestiere fornitore di prostituti, homosexual escort
service.
Il presunto giornalista, intimo del capo della propaganda Karl Rove,
frequentava la Casa Bianca in ore notturne: non si è capito mai bene a
«servire» chi, nello staff.
Ma forse, lo stesso presidente.
Un ricordo personale.
Parecchi anni fa, a Washington, parlai a lungo con un ex-agente della
Cia divenuto - come nei gialli di serie B - detective privato.

Tutto il personaggio pareva da giallo di serie B: mi ricevette nella
stanza di un motel da 45 dollari a notte, col grosso televisore a
moneta, invaso dal frastuono della superstrada a fianco.
La Colt a canna corta sul dozzinale tavolino di plastica.
Dalla porta semiaperta della toilet, si vedeva la camicia di nylon
non-stiro che lui stesso aveva lavato e messo ad asciugare, e che
avrebbe indossato il giorno dopo.
La sola cosa incongrua allo scenario da film mi parve la sua barba che
cominciava a brizzolare: da intellettuale, perchè certi agenti della
Cia sono o si ritengono degli intellettuali, vengono spesso da buone
università, aspirano a diventare «analisti» (anni dopo, ho rivisto la
stessa barba sul viso di George Clooney, agente della CIA in
«Syriana»).
Veniva dalla California.
Aveva preso alloggio in quel sordido motel per risparmiare, perchè,
«per 90 dollari al giorno più le spese», stava facendo r icerche in un
qualche archivio pubblico di Washington per conto di clienti che
volevano incastrare Bush padre, allora vice-presidente.
La faccenda era quella, insabbiata, dell'Iran-Contra: a pagare il
detective, avrei poi scoperto, era, attraverso un gruppo di gesuiti
spretati (il Christic Institute), il miliardario Ross Perot.
Il lavoro, e ancora più il compito, lo entusiasmava.
Odiava il gruppo di potere su cui indagava.
Me ne parlò - testualmente - come di «an extreme right-wing
homosexual, pedophile ring», che dominava il suo Paese.
Mi parve strano che una rete o anello «di estrema destra» potesse
essere definito con aggettivi come «omosessuali pedofili»: nella mia
ingenuità, associavo destra al fascismo, e fascismo a machismo.
Era un'altra destra, quella americana: destra di miliardi, di
industrie d' armi e di petrolio, parassita del potere politico
democratico.

Ora, lo scandalo Pagegate mi rende definitivamente chiare quelle
parole.
L'ex agente della CIA con la camicia di nylon appesa me ne parlava con
odio.
Da giovane marine, molto di destra, era stato avvicinato da gente che
gli aveva chiesto: «Che cosa sei disposto a fare per la tua patria?».
Tutto, aveva risposto.
Gli lasciarono intendere che «la patria» poteva chiedergli cose
illegali: ingenuo, accettò.
«Mi sono trovato a fare cose orribili», disse.
E tacque.
Imprecò ancora contro «il ring omosessuale pedofilo di estrema destra»
che deteneva occultamente il potere in USA, aveva abusato del suo
patriottismo, che l'aveva in qualche modo violentato da giovane.
Oggi, dopo anni ed anni, posso dire che lo scandalo Pagegate conferma
ciò che mi raccontò la barba brizzolata, e che mi parve una trama da
giallo «hard boiler» di serie B.
Oggi so che tutto, anche il mega-attentato alle Twin Tower s, viene da
quell'anello «di omosessuali di estrema destra» che ha oggi più potere
che mai.
Anzi, mi sono convinto che l'omosessualità non è, per costoro,
primariamente uno spontaneo piacere: è una «qualificazione» richiesta
per poter accedere ai loro piani di potere.
Sono certo, senza averne prova, che i candidati a certe cariche
istituzionali altissime, sovrannazionali o finanziarie, debbano
superare la «prova iniziatica» di atti pedofili.
Tali atti vengono ripresi, e restano come documento di ricatto
permanente: il candidato viene legato così ai segreti innominabili del
«ring».
Ma c'è ovviamente di più: compiendo atti di stupro su bambini, il
candidato si dimostra pronto a fare «qualsiasi cosa», a superare ogni
limite, a tradire ogni innocenza, e persino se stesso.
Una vera adesione a «Satana e alle sue pompe».
Per questo, spero ma non credo che lo scandalo Pagegate porti alla
rivelazione e alla vergogna di questo «anello».
Perché! l'anell o si estende dovunque, è trasversale, e il suo crollo
comporterebbe il crollo del sistema
di potere occulto mondiale in quanto tale.
Jimmy Carter, a suo tempo, licenziò un migliaio di agenti della CIA
che, sfuggiti ad ogni controllo in Vietnam, avevano fatto «cose
orribili» (decine di migliaia di torturati, e migliaia di morti sotto
tortura) per «patriottismo».
Per patriottismo si erano dati al commercio dell'oppio dei Meo,
avevano fondato persino una banca in Australia per riciclare i
proventi.
Il capo di quella rete era Ted Shackley, soprannonimato «l'angelo
biondo».
Ma il loro referente politico, il capo della CIA di allora, si
chiamava Geroge Bush, il padre; si dice che Bush si fosse gettato ai
piedi di Carter, implorando di restare al suo posto.
Carter lo mandò via comunque.
Ma non rese noto lo scandalo, non era possibile: gli USA stessi
sarebbero crollati.
Un'aggiunta apparentemente senza relazione.
A chi mi accusa di avercela troppo con la nota lobby, di esagerare, di
essere «antisemita», dedico questa lettera di Tony Judt.
E' uno storico anglo-ebraico di fama mondiale, collaboratore fisso
della New York Review of Book, e direttore dell'Eric Maria Remarque
institute.
Ecco che cosa ha scritto al New York Sun del 4 ottobre (2): «Avrei
dovuto parlare stasera a Manhattan, su invito di un gruppo chiamato
'Network 20/20' che comprende giovani imprenditori, ONG, docenti
accademici, eccetera, americani e di diversi Paesi. Il tema: 'La lobby
israeliana e la politica Estera USA'. Le conferenze si tengono, come
sempre, presso il consolato polacco a Manhattan».
«Ma ho appena ricevuto una telefonata dal presidente di Network 20/20:
l'incontro è stato cancellato perché il consolato di Polonia è stato
minacciato dall'Anti-Defamation League. In una serie di telefonate Abe
Foxman, il presidente della ADL, ha intimato loro di non ospitare
nessuna riunione in cui c'entrasse Tony Judt. Se non rinunciavano, h!
a avvisa to, egli avrebbe smascherato la collaborazione di polacchi
con antisemiti anti-israeliani (ossia il sottoscritto) su tutte le
prime pagine di tutti i quotidiani della città - cito in modo
indiretto. Si sono piegati, e Network 20/20 è stato costretto a
cancellare l'incontro».
«Comunque la pensiate sul Medio Oriente», conclude Tony Judt, «io
spero che troviate la cosa grave e paurosa come la trovo io. Questi
sono, o erano, gli Stati Uniti d'America».
Telefonate del genere arrivano ogni giorno, migliaia di volte, a tutti
i politici, direttori di giornali, banchieri del mondo.
L'intimidazione e la minaccia è parte integrante del potere della
lobby, è il suo modus operandi.
Minacciano di togliere i fondi pubblicitari ai giornali, campagne
mediatiche che rovinano la reputazione, blocco di crediti.
Il professor Steven Jones, il fisico che ha ipotizzato che nelle Twin
Towers fosse stata usata termite per fondere le c olonne d'acciaio, è
stato per questo sospeso dalla sua università, la Brigham Young dello
Utah: donatori munifici avevano telefonato al rettore minacciando di
cessare le donazioni.
Succede in America, ma anche in Italia, in Germania, in Francia: e
sempre dietro le quinte.
La democrazia viene distorta, voci importanti vengono rese mute e
informazioni ed idee sottratte al dibattito pubblico.
Senza difesa né consapevolezza del pubblico.
Invariabilmente, gli intimiditi e minacciati si piegano.
Siamo grati a Tony Judt perché, per una volta, la verità è emersa.
Stati Uniti d'America, oggi Quarto Reich.
Maurizio Blondet
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Note
1) Patrick Martin, «The Foley affair: a snaposhot of the depraved
state of american politics», World Socialist Website, 4 ottobre 2006.
2) Ira Stoll, «Poland abruptly cancels a speech by local critic of the
jewish state», New York Sun, 4 ottobre 2006.