Le rassicurazioni fornite ai cagliaritani sull’assenza di inquinamento dell’aria della “capitale” della Sardegna appaiono tanto azzardate quanto piuttosto semplicistiche, quasi parole portate via dal maestrale, da quel vento che, solo teoricamente, dovrebbe spazzar via qualsiasi pericolo. E nel mentre quanti cagliaritani andranno a riposare eternamente ?
Il sistema di monitoraggio comunale della qualità dell’aria – installato dopo numerose richieste ecologiste in base a previsione di legge (D.P.R. n. 203/1988, D.P.C.M. 28 marzo 1983, D.M. 25 novembre 1994) – verifica giornalmente i livelli di inquinamento dell'aria di Cagliari, fornendo quotidianamente le medie dei rilevamenti effettuati. E’ organizzato in sette punti fissi di monitoraggio ed una rete informatica di verifica. I sette punti di monitoraggio della qualità dell’aria sono posizionati in luoghi piuttosto aperti e ventilati (Piazza Repubblica, Piazza S. Avendrace, Via Italia – Pirri, Viale Diaz, Viale Ciusa, Mercato ittico, Colle di Tuvixeddu).
Abbiamo svolto un monitoraggio sui dati rilevati dal 16 giugno al 30 settembre 2006, anche per verificare se sono veri i “miti” della Cagliari città non inquinata, grazie al provvidenziale maestrale e della presenza delle pericolose “polveri sottili – PM 10” solo in inverno, in quanto collegate al funzionamento degli impianti di riscaldamento. Nei 105 giorni compresi dal 16 giugno al 30 settembre, per ogni sostanza inquinante monitorata (polveri sottili – PM 10, biossido di zolfo, biossido di azoto, ossido di carbonio, ozono), ci sarebbero dovute essere, conseguentemente, 525 rilevazioni. In realtà, sono numerosissime (nell’ordine delle centinaia…) le volte che le centraline erano "fuori servizio" (FS) o le rilevazioni non sono pervenute (NP) al sistema informatico di registrazione. E i dati comunque riportati non sono per niente rassicuranti. Le "polveri sottili" (PM 10) per ben 88 volte hanno avuto un valore superiore al limite di legge (50 microgrammi per metro cubo di aria, D.M. n. 60/2002). Quasi il 17 % dei campionamenti sono superiori ai 50 microgrammi per metro cubo. Picchi di 112,1 mg/m3 in Piazza S. Avendrace il 29 giugno. E proprio in Piazza S. Avendrace si riscontra il maggior numero di superamenti del limite di legge: ben 37. E sempre in Piazza S. Avendrace si sono registrati i superamenti del limite di legge più lunghi: 15 giorni continuativi fra il 18 giugno ed il 4 luglio (con la sola eccezione del 2 luglio, quando il limite venne sfiorato con 49,5 mg/m3). Qualità dell’aria pessima in relazione alle “polveri sottili – PM 10” tra il 21 ed il 30 giugno a Cagliari, con picchi il 22, il 26 ed il 28 con cinque punti di prelievo sopra i limiti di legge, mentre gli altri due erano “fuori servizio” …..
E conforta poco le avvertenze a suo tempo effettuate dall'Ufficio ecologia del Comune di Cagliari e le rassicurazioni dell’Assessore ai servizi tecnologici Angius, secondo cui i punti di monitoraggio non sono stati posizionati correttamente a termini di legge. L'aria di alcune zone di Cagliari è inquinata dalle "polveri sottili" (PM 10). Quali sono i rischi ? “Recenti studi hanno evidenziato un ruolo preminente delle polveri nel produrre effetti dannosi a carico dell'apparato respiratorio. La loro pericolosità è dovuta alle sostanze di cui sono composte e a ciò che trasportano, ma anche dalla dimensione minuta. Particelle così piccole sono capaci di entrare nell'apparato respiratorio neutralizzando tutte le difese e i tentativi del corpo umano di farle uscire. L'azione nociva delle polveri varia in rapporto alle dimensioni delle particelle: quelle con diametro superiore a 30 micron vengono trattenute nella parte alta dell'albero respiratorio ed espulse con colpi di tosse; quelle con diametro inferiore a 3 micron raggiungono direttamente gli alveoli polmonari ove si arrestano”. (fonte: sito web istituzionale del Comune di Cagliari, www.comune.cagliari.it).
A Cagliari non si vedono i necessari provvedimenti per la tutela della salute pubblica, soprattutto di quella dei bambini, per ragioni fisiche molto più prossimi ai tubi di scarico degli autoveicoli rispetto ai punti di analisi delle centraline, posti a 3 metri di altezza. E, a nostro avviso, la situazione è tale da richiedere drastici interventi da chi è preposto a tutelare la salute pubblica. Sarebbe davvero il caso di adottare efficaci provvedimenti di limitazione del traffico veicolare nelle zone maggiormente interessate dall’inquinamento. Ora, adesso.




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