BOLOGNA - «I benefici che arrivano alle imprese dal cuneo fiscale sono di 20-30 volte superiori ai danni che hanno dal Tfr». È il messaggio lanciato dal presidente del Consiglio Romano Prodi alla platea dell'assemblea di Confindustria di Bologna. «Può darsi - spiega Prodi replicando alle critiche per il trasferimento forzoso di una parte del Tfr all'Inps - che qualche impresa minore ne soffra. Troveremo il rimedio, troveremo il modo per evitarlo. Ma, il significato della misura è qualcosa che non può essere trascurato».
LA SFIDA - «Per essere rigoroso- spiega il Professore alla platea degli imprenditori- di fronte ai 3,6 miliardi che vengono quest'anno con il cuneo, il Tfr costerà secondo i miei conti un po' più di 50 milioni, meno di 1/20 dei benefici che vengono dal cuneo fiscale, facciamo cambio?». Prodi aggiunge anche: «Il sistema produttivo deve capire che c'è un problema di bilancio pubblico da tenere. Correggeremo i punti in cui qualche impresa possa essere danneggiata».
COME LA FIORENTINA - «L'ambizione - spiega Prodi ricorrendo a una metafora calcistica per illustrare gli obiettivi che intende far raggiungere all'Italia con la manovra - che ho non è portare l'Italia in Coppa Uefa, ma a centro classifica. Partiamo d'altronde più indietro della Fiorentina».
LE CRITICHE - «Mi sono stupito- continua il presidente del Consiglio- che sia stato detto che c'era bisogno di fare una finanziaria minimalista. Non ci possiamo accontentare di essere agli ultimi posti dei 25 Paesi dell'Europa perchè altrimenti andiamo incontro al declino». Per questi motivi, aggiunge, «mai avrei fatto una finanziaria che non pendesse a cuore anche lo sviluppo». Parlando poi delle critiche ricevute per non avere sufficientemente tagliato la spesa pubblica, il premier si concede una battuta polemica: «Mi sono stupito di sentire questo dopo che nell'ultimo quinquennio la spesa pubblica è aumentata di 90 miliardi di euro». Infine, l'avvertimento indirizzato a quanti (dai sindaci ad alcuni alleati) gli mettono il bastone tra le ruote: «Quando nella Finanziaria ho resistenze da un lato e dall'altro non mi turbo assolutamente: perché in questo momento ho il dovere di governare. Io non ho il dovere di accontentare nessuno - osserva il premier - ma di dare indirizzo al Paese». «Certo noi faremo anche le dovute correzioni - chiosa il presidente del Consiglio circa possibili ritocchi in Parlamento - ma le faremo sempre tenendo fermi i tre obiettivi dello sviluppo, del risanamento dei conti e dell'equità».


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