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Discussione: Uno stato con le palle

  1. #211
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    Citazione Originariamente Scritto da teschio rosso Visualizza Messaggio
    vabbè ichthys, in quanto a stranezze tu dovresti essere il primo a tacere
    A ridaje! ichthys è per i cazzi sua ma rispetto a voi è un vero camerata e nazionalista!
    Quell'Affuso mi ricorda "qualcuno"!

  2. #212
    Melkitzedeq
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Detrattore Visualizza Messaggio
    quanto a te, sono dell'idea che sei un provocatore
    o un infiltrato ma non scarto l'ipotesi che tu
    possa essere cosi' di natura, nel qual caso
    porgo le mie condoglianze.

    Purtroppo trattasi di qualche infiltrato inviato qui da chissa' quale lobby... ma la cosa piu' grave e' che c'e 'anche chi gli da spago.

  3. #213
    Melkitzedeq
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Il Detrattore Visualizza Messaggio
    impossibile : in giappone vige uno strettissimo controllo sociale, chi non si omologa viene socialmeste estromesso e considerato un pariah, e' una societa' molto ma molto diversa dalle nostre : sono tollerate tutte le follie giovanili anche le piu' estreme ma a 30 anni tutti in giacca e cravatta e zitti.
    che poi comunque e' sempre in linea con le societa' capitaliste.
    uno non e' che possano scegliere molte vie alternative : o emigra in paesi poveri a fare il missionario, o fa volontariato, o vive di rendita, o si mette in proprio.
    io lavoro in proprio ma e' stata dura e nessuno mi regala 1000 lire, non ho nessuna certezza per il futuro, ma almeno non sono piu' uno schiavo
    e questa e' la cosa piu' importante.
    non e' una cosa che tutti possono fare comunque, specie di questi tempi.
    Per curiosita': risiedi in Giappone?

  4. #214
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    Citazione Originariamente Scritto da alfredoibba Visualizza Messaggio
    Certo, la società giapponese è una vera cagata a questo punto. E poi si parla di occidente libero! Altro che andare a liberare altri popoli....
    Avevo letto di forme di ribellismo in Giappone, per cui avevo finito per nutrire qualche speranza, ma se è come dici tu, lì non c'è speranza.

    Venendo alla tua vita, futuro non c'è ne neanche se fai il lavoratore dipendente. Mettersi in proprio da la possibilità di vivere un pò come si vuole, senza mettere giacca e cravatta, senza dover essere controllato da colleghi e datore di lavoro su come vivi dopo che lavori etc.
    Qui in Italia, purtroppo, mettersi in proprio diventa sempre più difficile perchè le leggi tendono a favorire i grandi monopoli, impedendo uno sviluppo per tanti possibili piccoli produttori e venditori.
    che speranza vuoi che ci sia in Japan ?
    se non altro le tradizioni sono ancora ritenute SACRE, ma questo non cambia certo il loro stile di vita, la religione e' piu' una superstizione che altro poi...

    non e' che non esistano nazionalisti etc.
    TUTTI i japs sono molto nazionalisti e pure molto razzisti.

    cio' nonostante rimangono turbo-capitalisti e la loro vita ruota tutto intorno all'azienda per cui lavorano.
    se non altro sono decisamente un popolo "comunitario" come visione in se', non sono individualisti all'eccesso come gli occidentali o i cinesi (che fanno tutto tra famiglia e parenti).

    io ho sempre giacca e cravatta e non ci vedo nulla di male, il punto e' che in italia chi vuole mettersi in proprio e' ostacolato in tutti i modi e tartassato di tasse, che vadano affanculo.

    non per niente gli investimenti stranieri sono ai minimi storici e il turismo tira a campare rispetto ai ben tempi andati.

  5. #215
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    Citazione Originariamente Scritto da Legionario Visualizza Messaggio
    A parte il fatto che non sai quello che scrivi,
    nun se capisce come uno possa definirsi nazional-maoista ed usare come avatar la bandiera del sol levante.

    se tu sapessi di cosa parli capiresti che ambedue i sistemi mirano allo stesso risultato.

    il maoismo poi va diviso in almeno 3 fasi distinte e ben diverse tra loro.
    ovviamente non mi riferisco al maoismo della rivoluzione culturale, pensavo
    fosse implicito ma evidentemente qui si viene presi alla lettera.

    comunque ho cambiato lo slogan cosi' che non ci siano altri malintesi.

  6. #216
    alfredoibba
    Ospite

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    Tornando alla Corea del Nord, i capi di stato dei paesi più importanti del mondo sembrano dei fissati.

  7. #217
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    Citazione Originariamente Scritto da Saloth Sâr Visualizza Messaggio
    Non dimenticare l'ordinamento sociale, politico ed economico nordcoreano, veramente molto interessante, il quale è un esempio reale del Comunismo Aristocratico e Tradizionale di cui parlò a suo tempo Maurizio Lattanzio.
    Puoi dirmi qualcosa in più in merito? Mi interessa.

  8. #218
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    Citazione Originariamente Scritto da fux55 Visualizza Messaggio
    .......... [SILVIA]COMPLETAMENTE VUOTO E DISABITATO........!!![/SILVIA]

    Perché, nelle gigantesche piramidi egizie chi ci abita? Un imperatore morto e basta.
    Eppure sono fra le più alte creazioni della civiltà umana.
    Oggi l'ossessione della funzionalità ha fatto smarrire il senso della gratuità e del bello in sé, della grandiosità come mero simbolo. E questo è uno dei tanti segni di decadenza.

  9. #219
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    Un Bagliore nel Buio
    Evviva l'atomica della RPD di Corea!

    La rosicante canea massmediatica occidentalista, in prima fila i
    corifei italidioti dell'imperatore Bush II 'il demente', abbaia,
    ulula, si rotola per terra, e si abbandona a consimili manifestazioni
    canine, nell'apprendere che ora c'è una nazione, la Repubblica
    Democratica Popolare della Corea, che si è assicurato un futuro
    d'integrità e di indipendenza. Con l'esplosione di una testata
    nucleare della potenza di 15 Kt, Pyongyang ha dimostrato che, da ora
    in poi, sarà difficile aggredirla impunemente.
    Tutti (o quasi) hanno manifestato una indignazione, comicamente
    ipocrita (nel caso di India e Pakistan), sornione e di circostanza
    (nel caso di Russia, Cina e Iran), terrorizzato (nel caso del
    Giappone e della Corea del Sud), spregevole (nel caso di Regno Unito,
    Francia e Israele) e terroristico (nel caso degli USA). Hanno
    ragliato e belato contro anche altri strani animali: l'Unione Europea
    e l'ONU, organizzazioni mafiose che hanno sempre coperto e dato
    legittimità ai crimini dei loro padrini yankee e sionisti. Con
    ripugnante somma ipocrisia, che nasconde irritazione e stizza, il
    Consiglio di in-Sicurezza delle Nazioni Unite ha prontamente, su
    schioccar delle dita di Washington, condannato 'l'atto inconsulto'
    della Corea Democratica. E pensare che quando lo stato canaglia
    Israele aggredì il Libano, lo stesso consiglio di in-Sicurezza ci
    mise quasi un mese, prima di squittire qualche insulsa dichiarazione
    sull'azione di Telaviv; risolvendosi, infine a intervenire in
    soccorso. dell'aggressore.
    Certo qualche 'barba finta' della redazione spionistica-
    propagandistica nota con il nome in codice TG-2 ha, perfino,
    ventilato che si tratti di una bufala. Che volete? Mica è possibile,
    per certi 'urlatori terroristici', ammettere che un branco di 'musi
    gialli', perdipiù 'comunisti', riesca a fabbricarsi un arsenale
    nucleare. Per diana! Questa è roba concessa solo agli Herrenvolk, a
    genti divinamente elette.
    Ed ecco che Kim Chong-Il diventa il mostro del quarto d'ora di odio.
    Kim il terrorista, Kim il sadico, Kim il beone, Kim il poligamo, Kim
    il. si sprecano le approfondite analisi delle agenzie della
    disinformazione dedite alla propalazione dell'insulso e dell'idiozia.
    Non una parola sulle atomiche 'buone', circa 60, che i bravi yankee
    tengono di riserva nei depositi 'US in Korea'. Non sono una minaccia,
    sono bombe nucleari democraticamente intelligenti, che quando
    esplodono ammazzano solo comunisti, islamo-fascisti e altri
    terroristi. Risparmia donne e bambini. così giurano e spergiurano le
    nostrane 'aquile' dell'informazione (Riotta, Lerner, Ferrara,
    Borrelli, Botteri, Pagliara, Berlinguer, Rossella, Mentana, Piroso,
    Deaglio e così via, facendo raccolta differenziata.)
    Ma a fronte di tale cascata di rumori molesti possiamo ridere
    a 'trentasette denti'. Sono arrabbiati, i loro mandanti e i loro
    ufficiali pagatori lo sono ancora di più. Il numero di nemici inermi
    diminuisce a vista d'occhio. Prima il Libano, poi Tehran, oggi la
    Korea Democratica. E questo dopo che solo ieri, la Russia, ha fatto
    capire che è disposta a giocare duro. I vertici SS (Sion-
    Statunitensi) qualche settimana fa avevano dato un preciso
    avvertimento mafioso a Putin, uccidendogli il vicedirettore della
    Banca Centrale Russa. Ieri, anche in vista dell'imminente scontro con
    la Georgia del teppistello preferito di Soros e di Condy Rice,
    Saakashvili, veniva liquidata l'agente sorosiana Politkovskaja,
    novella Vlassov in tinta unica Blu-Nato. La Politkovskaja stava per
    lanciare una ennesima campagna mediatica disinformativa antirussa, in
    previsione dell'attacco US-Georgia contro l'Abchazija e l'Ossetia del
    sud. Una quinta colonna yankee in meno. E anche i pacifinti armati
    d'occidente sono sistemati. Si deve guardare così la vicenda. Il
    resto è fuffa*.
    È chiaro che è in corso l'accelerazione degli eventi. Solo il
    babbionismo di sinistra-centro-destra italidiota non riesce a
    vederlo. E men che meno lo si intuisce nell'estrema sinistra
    luxurizzata al completo**. Mentre il pacifintame armato delle ONG di
    servizio innalzavano striscioni e effigi in osanna dell'attuale
    segretario generale dell'ONU, Coffee Annan, lo zio Tom della famiglia
    Bush (da cui è ricattato per una vecchia storia di traffici illeciti
    degli aiuti destinati alla Somalia), l'amministrazione Cheney già
    presentava il candidato sostituto alla carica del fu Annan. Un certo
    Ban Ky-moon, ex-ministro degli esteri della Corea del Sud (casualità
    del momento?) è questa proposta 'Made in USA' per la presidenza
    dell'ONU. Chi è costui? Un semplice devoto della Chiesa
    dell'Unificazione del reverendo Moon***.
    E chi è il Rev. Moon? Solo il capo di una setta religiosa bizzarra,
    nota alle cronache italiane per le vicende del vescovo africano
    Milingo; ma anche nota, negli USA, per gli stretti legami tra Moon e
    la famiglia Bush e il mondo dell'intelligence: infatti il Washington
    Times, organo diretto dei servizi segreti USA è di proprietà di sua
    santità Moon, come lo è, d'altronde, l'agenzia d'informazioni UPI.
    Inoltre Moon ha costituito anche la Lega Anticomunista Mondiale
    (WACL), per cui Moon fu diretto superiore di tal Silvio Berlusconi,
    che era il direttore della WACL-Italia. Sicuramente il pedigree di
    Ban Ky-moon fornisce le opportune garanzie che l'ONU continuerà a
    operare come ha sempre fatto: al servizio dell'imperialismo Anglo-
    Usraeliano. Con una offerta in più: i graditi servizi offerti dalla
    compagnia cantante dei nani e ballerini 'pacifinti'.
    Buonanotte a tutti.

    Alessandro Lattanzio, Catania 10/10/2006
    www.aurora03.da.ru

    * Per la Politkovskaja hanno, ovviamente, versato lacrime amare
    persino Bush, Commissione Europea e sinistra di complemento stile
    Mimmo Candìto. Non mi pare che, in altre occasioni, tali amanti della
    libertà di parola e di informazione abbiano mai avuto nulla da
    ridire. Si pensi ai più di settanta giornalisti messicani assassinati
    l'anno scorso. Se ne è sentito parlare? Ovviamente no.
    Lì comanda la democrazia 'Coca-Cola Style' di Vicente Fox e dei suoi
    accoliti à la Mimmo Candìto & Friends (ovvero Rèporter Sans
    Frontières e altri sicari.)
    ** La dimostrazione è data dal fatto che nella mia città, Catania, si
    riesce a organizzare una surreale manifestazione 'antifascista': un
    circolo gay che guida una manifestazione di 'orgoglioso antifascismo'
    contro i quattro desperados di Forza Nuova, un partito fantasma che a
    Catania ha raccolto 160 voti. E mentre tale manifestazione di ghost-
    busters sciamava per la via principale, il loro 'lider minimo' Fausto
    incontrava il mini-duce rabbi Gianfranco. Ovviamente per condannare
    il passato, un passato che non hanno. E più in alto ancora ci si
    spartivano le ultime spoglie dell'Italia, ormai una espressione
    geografica.
    *** Vedasi qui:
    http://xoomer.virgilio.it/sitoaurora/Quaderno3/Quaderno3.htm

  10. #220
    Saloth Sâr
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Peucezio Visualizza Messaggio
    Puoi dirmi qualcosa in più in merito? Mi interessa.
    L'Idea di stato della Corea del Nord è un esempio reale di "Comunismo Aristocratico e Tradizionale" ovvero di riabilitazione di un ordine cosmico ispirato alle antiche società Pagane (Egitto, Sparta, etc.).

    Possiamo notare innanzitutto una similitudine tra la Corea del Nord e Sparta sul militarismo popolare, sul popolo guerriero, infatti il popolo riceve collettivamente un educazione militarista che ne fa un "popolo-esercito", mentre l'adorazione inaudita del Leader ci ricorda molto quella del Faraone nell'antico Egitto, in effetti per la salma imbalsamata Grande Leader Kim Il Sung (che conserva ancora il colorito della pelle di quando era in vita) è stato completamente chiuso il gigantesco Palazzo Presidenziale di Pyongyang, quindi trasformato nella sua tomba.

    Comunque per approfondire il concetto di "Comunismo Aristocratico" leggiti il seguente articolo di Maurizio Lattanzio tratto dal n° 162 - Luglio 1999 di Avanguardia:

    Il comunismo aristocratico


    Il progetto politico-culturale "Eurasia-Islam" non è solo il superamento del neofascismo (non ci è voluto poi molto ...) o delle sgangherate categorie destra-sinistra, bensì dello stesso fascismo europeo, del quale attualizza le potenzialità rivoluzionarie irrisolte del radicalismo popolare antiplutocratico e le potenzialità tradizionali incomprese che attengono alla ierocrazia razziale comunistico-aristocratica ispirata all'Ordine di Sparta e trasferita, secondo conformi moduli espressivi, nell'epoca delle masse.





    Comunità Politica di Avanguardia




    Un'organizzazione sociale, economica e finanziaria deve innanzitutto essere conforme ad un principio essenziale: l'elemento economico (attinente all'ordine dei mezzi, quindi caratterizzato dalla strumentalità) deve essere subordinato al principio politico (attinente all'ordine del fine).
    Fatta questa premessa, è necessario ora tratteggiare le linee essenziali e le articolazioni strutturali inerenti all'organizzazione economica e sociale dello Stato.
    Potrà sembrare strano che -mentre ci troviamo a fronteggiare l'esigenza primaria di garantire la sopravvivenza della nostra specie si indulga alla delineazione di modelli organizzativi economico-sociali.
    Innanzitutto noi riteniamo necessario potenziare e irradiare totalmente lo spettro teorico che accoglie ed esprime la nostra alterità razziale, al fine, quanto meno, di tramandare incisivi e laceranti strumenti politico-culturali ai Camerati che ci seguiranno e che continueranno la nostra lotta perpetuando I'ontologia della comunità di popolo nella quale ci riconosciamo. Ma, cosa oggi forse più importante, è altrettanto necessario indicare degli orizzonti che, prescindendo dalla più o meno immediata attuabilità pratica, contribuiscano a rompere, a recidere le radici malate lungo le quali corre il riflesso condizionato che, consapevolmente o meno, può ancora indurci a prestare orecchio agli echi di parole d'ordine che furono e sono della destra.
    Il modello organizzativo che fisseremo e che cercheremo soprattutto di motivare nelle sue valenze tradizionali, ha dunque una considerevole efficacia di «provocazione» politico-psicologica, pur non venendo meno ad una rigorosa conformità ed omogeneità rispetto alla cultura della tradizione.
    L'organizzazione statuale si configura come Stato popolare, forma di comunismo aristocratico di tipo spartano e di ispirazione platonica, caratterizzato dall'abolizione della proprietà privata in ogni sua forma di manifestazione.
    Non bisogna innanzitutto confondere l'organizzazione comunistica della sfera economica con il socialismo marxista, le cui proposizioni, a loro volta, possono benissimo esplicarsi anche nel quadro di una società che non sia nè integralmente nè strutturalmente comunistica. [1]
    Di solito il termine «comunismo» si riferisce a ideologie che affermano concezioni fondate sulla statalizzazione del ciclo produzione-consumo; la terra e i mezzi di produzione sono proprietà dello Stato e possesso del popolo che ne usa in funzione degli obiettivi fissati dalle autorità centrali mediante lo strumento costituito dalla pianificazione dei bisogni e delle fruizioni.
    Oggi il termine comunismo viene automaticamente associato all'ideologia marxista quale sua necessaria conseguenza nel dominio socio-economico. È una sorta di riflesso condizionato che induce a considerare il regime comunistico della proprietà e del diritto come monopolio esclusivo del marxismo. Tale riflesso è indubbiamente sollecitato dall'incontestabile rilevanza assunta dall'ideologia marxista, che, del resto, ha applicato questo schema sociale ed economico nel corso della sua vicenda storico-politica dell'ultimo secolo. Ma ciò non deve trarre in inganno: è bene sapere che elaborazioni teoriche ed applicazioni pratiche di tipo comunistico risalgono ad epoche ben anteriori rispetto alla nascita alla nascita del socialismo marxista.
    Oltre al regime comunistico vigente nella Sparta dorica, va innanzitutto ricordato il «comunismo platonico» teorizzato appunto da Platone ne “Lo Stato”.
    Ne “Lo Stato” di Platone il regime comunistico è addirittura un privilegio spettante -in armonia con la superiore funzione- ai custodi (fylakes), cioè ai primi due ceti formati dai sapienti e dai guerrieri, con rigida esclusione degli artigiani e dei contadini. Il regime comunistico spettante ai custodi non si riferisce solo alla proprietà, ma si estende anche alle famiglie, al fine di cementare l'assoluta coesione etica e l'altrettanto assorbente dedizione al bene comune dei membri del sodalizio aristocratico. I rapporti tra giovani e anziani -ognuno dei quali potrebbe essere rispettivamente il figlio o il padre dell'altro- saranno radicati su di un solido tessuto solidaristico alimentato dalla disindividualizzazione dei vincoli di sangue, integralmente estesi all'intera comunità degli aristocrati. Le unioni saranno disciplinate dallo Stato conformemente alle regole dell'eugenetica, mentre le donne (le femministe sono giunte in ritardo ...), che affideranno ben presto i loro figli ai modelli educativi impartiti nelle organizzazioni dello Stato, potranno riprendere la loro attiva partecipazione alla vita pubblica. È una ascesi verticale, un volo imperiale, un radicale superamento dell'intreccio soffocante fatto di possessivismo e gelosia, ipocrisie e convenzioni, che caratterizza i rapporti interpersonali nella decomposta e degradata famiglia borghese.
    «Un giorno gli operai vivranno come i borghesi, ma al di sopra di essi, più povera e più semplice, la casta superiore. Essa possiederà la potenza». [2]
    È un comunismo aristocratico ed ascetico, antidemocratico ed antiegualitario, che, comunque, non avrà più un completo riscontro nelle raffigurazioni di società comunistiche non marxiste o città ideali fiorite in periodo rinascimentale o in margine al cristianesimo originario.
    Nel secondo libro della sua opera principale, “Utopia”, Tommaso Moro descrive i profili ideali della repubblica perfetta. È la repubblica di Utopia, nella quale è abolita la proprietà privata e l'uso dei beni è concesso ad ognuno conformemente ai propri bisogni. È soppresso anche l'uso del denaro, poichè i beni sono stimati per il loro intrinseco valore e non come merce di scambio; ciò al fine di evitare processi di tesaurizzazione e fenomeni di speculazione. Il lavoro è un dovere sociale per tutti, mentre le leggi sono poche, semplici e di facile interpretazione per chiunque. In Utopia ognuno professa liberamente la religione che vuole, ma tutti ammettono l'esistenza di un essere supremo, l'immortalità dell'anima, il premio per la virtù e il castigo per il vizio.
    Alla Città del Sole -notevolmente influenzata dai modelli statuali di Platone e Tommaso Moro- Tommaso Campanella affida le sue aspirazioni relative alla politica «renovazion del secolo».
    I solari vivono in una repubblica -la "Città del Sole"- retta da un re-sacerdote, il «Metafisico», e da tre magistrati (Pan, Sir, Mor), cioè potenza, sapienza e amore, simboleggianti i tre fondamentali attribuiti dell'Essere teorizzati nella "Metaphysica". I solari seguono una religione naturale ed hanno in comune la proprietà e le donne, mentre la procreazione dei figli è disciplinata da norme eugenetiche. Secondo Campanella l'educazione deve fondarsi sull'esperienza e su prove di selezione attitudinale e non sui libri, mentre la sua concezione politica si fonda su di una visione etico-religiosa e cosmico-magica dell'universo.
    Nel XVIII secolo Morelly ritiene che la proprietà privata abbia rotto l'armonia dello stato di natura, della cui esistenza storica Morelly, al contrario di Rousseau, era convinto. Nello stato di natura regnano la più completa uguaglianza (con Morelly ci troviamo di fronte a una teorizzazione comunistica che, pur non essendo marxista, è comunque già egualitaria) e la comunità dei beni; l'introduzione della proprietà privata corrompe i costumi degli uomini e ne cancella le naturali disposizioni. Il nuovo stato di natura -la cui configurazione comunistica è tratteggiata nella Basiliade e nel Codice- sarà caratterizzato dalla valorizzazione dell'agricoltura e dell'artigianato, mentre leggi suntuarie impediranno l'eccessiva accumulazione di ricchezza e gli effetti corruttori del lusso. L'influenza di Morelly sarà notevole nei confronti dell'ala più radicale della rivoluzione francese e sul successivo socialismo utopistico.
    Charles Fourier accusa filosofi e politici di venerare due scellerate istituzioni della società: il commercio privato e la famiglia. Entrambe sarebbero basate sull'incoerenza, ossia sulla frammentazione della società in piccoli nuclei ostili e concorrenti, nonchè sulla menzogna.
    Il commercio è il cancro dell'economia in quanto rappresenta un'attività parassitaria e fraudolenta, atta a creare le condizioni favorevoli ad ogni attività e manovra speculativa, mentre l'anarchia della produzione e della circolazione, il cosiddetto «libero scambio», è causa delle crisi economiche mondiali.
    Per quanto riguarda la famiglia borghese, basata sull'egoismo di coppia e sul matriarcato, essa è il ricettacolo dell'ipocrisia e della convenzione, della sterilizzazione delle passioni e della meschinità dei sentimenti (logico avvilente epilogo di una umoristica pretesa di eternità [sic!] fondata su di un «si» pronunciato davanti ad un prete o ad un sindaco). Ci si consenta di sottolineare che oggi la famiglia è questo, mentre, causa «mancanza di padri», è ormai estinta qualsiasi funzione educativa della famiglia nei confronti dei figli, ai quali si trasmettono solo egoismo, viltà e opportunismo. Essi non potranno essere che dei deboli. La famiglia borghese? Una carcassa in putrefazione ...
    Per Fourier il «lavoro attraente» deve svolgersi all'interno di comunità denominate «falansteri», le quali saranno costituite da un numero di persone non superiore a 1600. Esse dovranno svolgere attività legate per lo più al territorio circostante, ma tali da prevedere anche una piccola parte di industria e di lavoro artigianale. Ostile ad ogni forma di socialismo egualitario e moralistico, Fourier pensava che non bisognasse sopprimere la proprietà privata e la disuguaglianza sociale (il reddito di ciascun societario è proporzionato al suo lavoro, al suo talento e ai capitali eventualmente investiti), ma ciò non avrebbe dovuto comportare il recupero di forme di concorrenza e sfruttamento legate alla proprietà privata borghese.
    * * *
    Lo Stato popolare dovrà costituire il tessuto organizzativo-istituzionale che accompagni l'opera di formazione dell’«uomo nuovo», preziosa sostanza cellulare del mai estinto aureo filone della razza ario-europea. Occorrerà frantumare e sbriciolare i supporti politici, sociali ed economici che alimentano -in qualità di solide piattaforme- i processi di ricambio delle oligarchie borghesi e plutocratiche che egemonizzano i regimi democratico-parlamentari.
    Legami clientelari -rigogliosamente e prepotentemente intessuti in società dove l'uomo è latitante ed il verme predominante- annodati intorno alle burocrazie di Stato, di partito e di sindacato; consolidati status sociali borghesi (poichè si ha un bel dire che la borghesia è prima di tutto una mentalità -e su questo siamo d'accordo- ma non è solo questo, poichè essa si esprime simultaneamente anche nella detenzione del potere e del privilegio da parte di stratificazioni sociali ben definite, concrete e socio-economicamente individuate); potenti e condizionanti concentrazioni di ricchezza economico-finanziaria comunque acquisite, sono le batterie nelle quali e attorno alle quali (ci sono anche e soprattutto i pesci-pilota) vengono allevati e dalle quali, successivamente, incastrati all’ingrasso all'interno delle strutture dello Stato democratico, gli affermatori o, meglio, i servi che assicureranno l'egemonia sociale del partito unico della borghesia.
    Si tratta di gregariato spacciato fraudolentemente per classe dirigente, la cui unica opacissima parvenza di identità è conferita artificiosamente dall'adesione alle convenzioni sociali, alle parole d'ordine delle mode culturali e a quel dominio dell'apparenza nel quale consiste e trova sanzione e riconoscimento la micromorale utilitarista e i criteri di valutazione quantitativi e materialistici dell'«ultimo uomo». E qui ci riferiamo all'insetto travestito con grottesche maschere sociali, che, nella società borghese, sia pure tra mille sforzi, sembrano conferirgli un sembiante più o meno umano.
    Nello Stato popolare la formazione dell'aristocrazia politica fluisce al di fuori di qualsiasi condizionamento economico e sociale promanante dalla società civile. La qualità dell'uomo andrà commisurata alla capacità di adesione ad una visione del mondo centrata su valori etici e, ove si pongano le condizioni spirituali.
    AI rapporto borghesia-società, cioè alla relazione intercorrente tra occupante e spazio di occupazione, si sostituirà il rapporto Stato-Comunità di Popolo, laddove il primo è I'evocatore e la seconda è l'ambito sociale a cui si rivolge la chiamata dello Stato, alla quale solo una minoranza di eletti risponderà, anzi, meglio, potrà rispondere, al fine di assicurare il necessario, fisiologico, ricambio organico all'aristocrazia politica del popolo.
    Inseriti nelle organizzazioni popolari dello Stato, i membri della comunità, fin dalla prima infanzia, sono posti su di una posizione di parità di condizioni sulle quali non incidono, in una parola non pesano, precostituiti status economico-sociali più o meno favorevoli o posizioni di privilegio comunque acquisite. L'impossibilità tecnica -garantita dall'ordinamento comunistico, che, però, deve coniugarsi con la nascita di un nuovo tipo umano- di accumulare individualmente beni economici strumentali e di consumo, impedisce che i membri dello Stato popolare definiscano il loro rango nell'ambito delle strutture statuali sulla base del possesso di ricchezze materiali. Si svilupperà quindi un processo di differenziazione gerarchica, radicata sulla diversa natura fisica, intellettuale, etica e spirituale (meglio ancora: razziale) di ognuno. Non offensive disuguaglianze basate sulla ricchezza e sulla provenienza sociale, ma autentiche gerarchie qualitative fondate su di una diversa morfologia ontologica.
    L'organizzazione comunistica dello Stato popolare dovrà costituire spazi assolutamente liberi rispetto ai meccanismi e alle dinamiche contrattuali e mercantili che caratterizzano la società borghese, ovvero dovrà suscitare i presupposti tecnico-strutturali idonei ad integrare l'opera di disintossicazione con cui l'uomo sarà liberato dai veleni inoculati dall'etica mercantile giudeo-borghese. Necessario l'abbattimento dei pilastri sui quali I'«era economica» si è consolidata e ha prosperato, individuando e distruggendo le istituzioni economiche e sociali che, oggettivamente, hanno costituito I'humus nel quale il partito unico della borghesia ha articolato la propria dittatura egemonica.
    Uno Stato che voglia realizzare la sua essenza aristocratica e gerarchica al fine di consentire ai suoi membri di vivere un'esistenza organica, non può prescindere da soluzioni radicali che, situandosi oltre il nichilismo, cancellino le formule economiche mercantili: «... deve essere isterilito I'ambiente da cui il borghese trae vita: ecco il motivo di un ordinamento economico comunistico!». [3]
    Il regime comunistico dei beni avrà il compito di eliminare il diaframma economico e contrattuale che, dopo l'affermazione della borghesia, è l'unico nesso di collegamento che ponga in relazione un uomo con un altro. La soppressione delle articolazioni strutturali del capitalismo, una volta confinata l'economia in un'area marginale ed inessenziale (dunque: strumentale), creerà uno spazio libero tale da consentire all'uomo di raccogliere ed esprimere la sua reale dimensione etico-spirituale. L'inesistenza di fini individualistici estranei allo Stato, renderà naturale e conseguenziale l'abolizione del regime di titolarità privata dei mezzi di produzione, della ricchezza immobile e della concentrazione finanziaria, elementi e interessi oggettivamente estranei rispetto ai fini dello Stato.
    Si dovrà però convenire che la funzione esercitata dalla proprietà privata nella civiltà classica o in quella romano-germanica medioevale [4] non fosse quella attribuitale nelle società borghesi: cioè di una entità economica e quantitativa oggetto di sfruttamento produttivo, procacciatrice di benessere materiale e denaro, passaporto che permette di arrampicarsi sulla scala dei cosiddetti (sic!) «livelli sociali». Inoltre non si può negare che il quadro economico, qualificato da un equilibrato rapporto tra produzione e consumo, non fosse certo quello dell'odierna «demonia produttivistica», ma, invece, presentasse singolari analogie e sintonie con quello che, oggi, potrebbe attuarsi anche nel quadro di una economia comunistica.
    La proprietà privata, se non per il pensiero liberaldemocratico (vedi Locke), non ha mai rappresentato un valore a se stante: non ha mai avuto un crisma di «sacralità» e di inviolabilità; non ha mai posseduto un'autonoma, intrinseca essenza tale da conferirle un valore che la innalzi oltre la destinazione meramente strumentale. Che sia ben chiaro: noi nichilisti-rivoluzionari non abbiamo feticci da idolatrare, e la proprietà privata è senz'altro uno degli idoli del mondo borghese. Essa è oggi la proiezione organizzativa e strutturale del frazionismo individualistico-borghese. Per noi il regime giuridico a cui sono assoggettati i beni materiali è funzione dipendente, -dunque: relativa e strumentale- della categoria del Politico, la quale non ammette e non tollera l'esistenza di grandezze assolute e intoccabili sul piano contingente della sfera socio-economica.
    «Sul principio si avevano beni perchè si era potenti. Ora si è potenti perchè si ha denaro. Solo il denaro innalza lo spirito su di un trono. Democrazia significa identità perfetta tra denaro e potere». [5]
    Prima proprietà e ricchezza seguivano posizioni di potere qualificate da forme di grandezza interiore; ora le posizioni di potere seguono la consistenza del patrimonio economico e finanziario, acquisibile con le doti tipiche della mentalità bottegaia giudeo-borghese.
    Esisteva dunque un organico e immateriale legame tra personalità e proprietà, tra funzione svolta e ricchezza, tra la dignità personale e il possesso dei beni. Ciò, conferendo all'economia un senso che la trascendeva, le impediva di autonomizzarsi e di costituirsi ragione a se stessa, cioè obiettivo che sovrasta, soffoca e irride ogni forma di dignità, di aspirazione e di sensibilità.
    Queste osservazioni dovrebbero essere sufficienti a dimostrare l'infondatezza di eventuali contestazioni mosse da chi dovesse ravvisare nell’utopia comunistico-aristocratica dello Stato popolare una goffa imitazione dei regimi socialisti, più o meno reali, di ispirazione marxista.
    Ma, per rigore espositivo, è bene intendersi sul termine comunismo.
    Comunismo, nell'accezione marxista, non è comproprietà, poichè questa è un modo di essere della proprietà privata, assimilabile al concetto di «communio» elaborato dal diritto romano. Solo una persona o una comunità di persone o un'entità avente contenuto ontologico [6] possono essere titolari di una proprietà.
    Lo stato socialista, che, secondo, Lenin, è destinato a finire «nella spazzatura della storia», non può essere titolare dei beni della nazione, poichè esso è una mera sovrastruttura, priva di un'essenza che possa farne una realtà ideale di tipo platonico. Per i marxisti lo stato è un apparato burocratico-repressivo, uno strumento utile durante la fase di transizione nel corso della quale dovrebbe avvenire il passaggio dal socialismo al comunismo. Quindi, nelle società marxiste, l'abolizione della proprietà privata è in realtà espropriazione della proprietà del popolo a vantaggio dell'oligarchia tecnico-burocratica, nelle cui mani si realizza la coincidenza tra potere politico e potere patrimoniale. Infatti proprietà senza proprietario non esiste: essa è del popolo o dell'oligarchia: la proprietà attribuita a strumenti o a fantasmi giuridici carenti di contenuto umano o ontologico (lo stato marxista) è soltanto un paravento che nasconde la spoliazione del popolo da parte del potere oligarchico, il quale concentra nelle sue mani il monopolio discrezionale dei beni di una nazione.
    Nelle concezioni tradizionali, invece, lo Stato è il luogo delle forme ideali, degli archetipi ontologici preesistenti e superiori alla realtà concreta che su di essi è stata modellata. Lo Stato, dunque, «è», non costituisce uno strumento ma un centro reale di potenza che può, di conseguenza, essere titolare della proprietà dei beni della nazione, dei quali concede il possesso ai membri della comunità di popolo, che debbono usarne in conformità al bene comune.
    * * *
    L'unicità della Tradizione informale [7] si esprime sul piano storico nel quadro di forme tradizionali diverse e molteplici, le quali possono presentare fra loro anche dei caratteri apparentemente contrastanti. Non è quindi escludibile a priori che l'organizzazione economica di un assetto politico ispirato ai valori della Tradizione possa configurarsi in termini comunistici.
    Una volta fissata la distinzione fra piano dei Politico e piano dell'economico, quest'ultimo potrà assumere le connotazioni organizzative più diverse. L'essenza spirituale della Tradizione non comporta necessariamente la sua concreta manifestazione in un quadro economico istituzionalmente e organizzativamente determinato a priori. Anche un quadro economico strutturalmente comunistico potrà essere sorretto e alimentato, permeato e informato dai valori tradizionali. La vita economica sarà caratterizzata da rapporti gerarchici e solidaristici, dalla coincidenza tra vocazione e professione, e dalla serena consapevolezza di seguire un'esistenza organicamente correlata con il Tutto e conforme alla propria natura, la quale, a sua volta, permette un cosciente e responsabile apporto al conseguimento dei fini dello Stato.
    Lo Stato non è capitalista nè comunista, poichè, riconnettendosi ad un piano di valori trascendenti lo spazio economico, non si identifica nè può essere ricondotto, condizionato o definito da una determinata forma economica organizzata. La differenziazione qualificante va invece ricercata nell'influenza che il principio economico esercita in una società, nell'autonomia decisionale e operativa e nella capacità di controllo che lo Stato detiene rispetto all'economia. Non va certo ricercata nelle diversità di carattere tecnico-organizzativo.
    «L'antitesi vera non è dunque quella tra capitalismo e marxismo, ma è quella esistente tra un sistema nel quale l'economia è sovrana, quale pure sia la forma che essa riveste, e un sistema nel quale essa è subordinata a fattori extraeconomici entro un ordine assai più vasto e più compiuto, tale da conferire alla vita umana un senso profondo e di permettere lo sviluppo delle possibilità più alte di essa». [8]
    Non c'è conflitto tra sistemi economici tecnicamente considerati ma tra le differenti posizioni che l'economia occupa in una società e tra le diverse strutture interiori dei tipi umani che si pongono di fronte ad essa. Risulta così fittizia la distinzione tra diversi sistemi di produzione e distribuzione dei beni e della ricchezza -riducendosi essa al semplice dominio organizzativo-strumentale- quando il benessere delle masse risulti l'obiettivo ultimo attorno al quale questi sistemi fanno convergere i loro sforzi.
    Respingere consapevolmente e non epidermicamente il dogma del determinismo marxista, con cui si pretende di modellare l'uomo e le sue culminazioni spirituali, culturali e politiche sulla base dei rapporti di produzione, significa attribuire fondamentale importanza non alla sfera economica in sè considerata, ma alla posizione da essa occupata, all'influenza da essa esercitata e all'attitudine con cui il singolo si pone di fronte al fatto economico.
    Consideriamo dunque il progetto comunistico-aristocratico dello Stato popolare ormai acquisito nel patrimonio culturale tradizionalistico; anzi, riteniamo auspicabile una elaborazione culturale che conferisca ulteriore spessore teorico a questa soluzione organizzativa.
    Non bisogna porre alcuna pregiudiziale nei confronti delle forme economiche che assumerà la futura Restaurazione tradizionalista; al suo interno, anche lo schema organizzativo dello Stato popolare potrà proporsi come soluzione funzionale.
    Maurizio Lattanzio
    Note:
    1) Il pensiero marxiano mira alla costruzione di un sistema socio-economico basato sull'attribuzione indifferenziata ed egualitaria del benessere materiale (benessere di cui, all'epoca della speculazione di Marx, nelle società borghesi godevano solo alcune classi sociali) all'intera società civile, nella prospettiva dell'estinzione dello Stato, della completa omogeneizzazione sociale e dell'eguaglianza economica ... In Svezia, Norvegia, Danimarca, ad esempio, si è realizzato -in quadro strutturalmente diverso da quello immaginato da Marx- il sogno messianico della «società senza classi» vagheggiata dall'intellettuale giudeo. In queste queste società sono praticamente scomparse le differenze sociali o di classe, mentre il godimento generalizzato dei beni materiali e dei servizi sociali ha largamente valicato il confine del superfluo, nell'ambito di un sistema sociale caratterizzato dalla presenza di una sterminata, grassa e soddisfatta (anche se I'alcoolismo e i suicidi hanno una rilevante incidenza) borghesia di massa, irretita e ottusa da un narcotizzante materialismo pratico che non è certo così assorbente nelle società del cosiddetto «socialismo reale». Non esiste una questione sociale, mentre la religione protestante, lungi dall'essere I'«oppio dei popoli», è il lievito che permette alle masse borghesi di sublimare nei Vangeli la visione mercantile, utilitarista e materialista della vita ... Marx avrebbe potuto desiderare di più?
    2) Friedrich Nietzsche, “La volontà di potenza”;
    3) F. G. Freda, “La disintegrazione del Sistema”, Ed. di Ar, Padova 1980. L'ambiente è l'insieme delle condizioni fisiche, chimiche, biologiche in cui si sviluppa la vita di una comunità di organismi. Nella società democratica, I'ambiente è l'insieme delle condizioni o circostanze istituzionali e strutturali, dei meccanismi economici e sociali, che consentono al borghese di agitarsi coerentemente con la propria mentalità mercantile. Banche e industrie private, contratti e usura, libera iniziativa economica e proprietà privata, rappresentano i veicoli giuridico-istituzionali strutturalmente e funzionalmente adeguati all'espansione infettiva e all'attuazione operativa della forma mentis borghese-capitalista. La soppressione di queste istituzioni economiche e di queste formule giuridiche determinerà il disarmo materiale del borghese, privandolo del supporto strumentale idoneo ad attivare le sue potenzialità mercantili. É, insomma, la sterilizzazione dell'ambiente, alla quale, però, dovrà organicamente accompagnarsi un'efficace terapia volta a debellare la mentalità borghese, favorendo, nel contempo, la nascita e l'affermazione dell'«uomo nuovo».
    4) Tra gli antichi Germani, così come nella civiltà classica e in quella romano-germanica medioevale, la proprietà -permeata da valori spirituali, religiosi ed etici ed organicamente integrata nel tessuto sociale- concorre funzionalmente alla conservazione dell'equilibrio economico della comunità del popolo.
    La Sippe (corrispondente alla gens romana) degli antichi Germani, conosciuti e descritti da tacito nel suo “De origine, situ, moribus et populis Germaniae”, riunisce in un quadro di rapporti sociali solidaristici un gruppo organico di famiglie discendenti da comuni antenati di stirpe divina. All'interno della Sippe il singolo non esiste quale soggettività individualistica di diritto, ma radica la propria identità individuale nel gruppo di cui è parte organica integrante. I membri del gruppo gentilizio coltivano gli appezzamenti di terra circostanti, i quali non costituiscono una proprietà individuale ma appartengono solidalmente, come del resto le foreste e i pascoli, alla Sippe. Fustel De Coulanges (“La città antica”, Sansoni ed.) scrive: «Noi conosciamo il diritto romano dell'epoca delle XII Tavole; è chiaro che in quest'epoca l'alienazione della proprietà era permessa. Ma ci sono le ragioni le quali fanno pensare che, con riferimento all'epoca originaria della Romanità, la terra fosse sottoposta ad un regime giuridico di inalienabilità». Il proprietario di un bene fondiario non è mai un singolo, ma una famiglia o una stirpe: «L'individuo -scrive De Coulanges- riceve la terra solo in possesso: essa infatti appartiene anche a quelli che sono morti e a quelli che nasceranno». Nel Medioevo romano-germanico il regime della proprietà è fondato sul beneficio, il quale è la concessione di un determinato territorio da parte del signore feudale o del sovrano ad un vassallo a lui subordinato, nel quadro di un ordine gerarchico piramidale a contenuto spirituale ed etico. Questa concessione non riguarda diritti di proprietà ma solo l'usufrutto del bene (terre e castelli). In cambio il vassallo -oltre a fornire determinati contributi di carattere economico (prodotti della terra ecc.)- giura fedeltà personale al suo signore per il quale si impegna a combattere in caso di guerra.
    5) Oswald Spengler, “II tramonto dell'Occidente”, Mondadori, Milano 1970.
    6) «Ontologia» è un termine introdotto nel vocabolario filosofico a partire dal XVII secolo per indicare la «scienza dell'essere», compito che Aristotele assegna alla filosofia prima o metafisica. L'espressione «contenuto ontologico» può essere riferita ad un'entità che «è» in quanto oggetto di studio da parte dell'«ontologia». L'essenza -dunque: la realtà- può costituire il fondamento della titolarità di un bene economico. La proprietà di un bene non è dunque prerogativa esclusiva di una persona fisica o di una comunità di persone, ma può essere attribuita ad ogni entità che -al di là della fictio iuris della persona giuridica (sic!)- abbia un'essenza e, quindi, «contenuto ontologico».
    7) La Tradizione informale, il cui piano si situa in una dimensione cosmica trascendente, è costituita da un'unica essenza; essa si manifesta, svolge e attualizza sul piano storico nel quadro di forme tradizionali organicamente differenziate, e, quindi, adeguate alla mentalità e alle disposizioni spirituali delle comunità a cui essa si rivolge. La Tradizione informale è il Principio metafisico non-manifestato o totalità della Possibilità Universale. La manifestazione del principio metafisico comporta un processo di determinazione nel quadro di una forma spazialmente, temporalmente e storicamente delimitata. La Tradizione informale si differenzia e formalizza nel modo di espressione, ma è unica nell'essenza trascendente.
    8) Julius Evola, “Gli uomini e le rovine”, Ed. Volpe, Roma 1972.

 

 
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