Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    albisca
    Ospite

    Predefinito Giampaolo Pansa. Nuovo Libro.

    "La grande bugia è quella che la sinistra storiografica e politica ci ha raccontato per 50 anni. Più che raccontato, direi, imposta: i vinti non hanno mai potuto commemorare i loro morti. Le donne che furono strupate dai partigiani rossi non hanno mai potuto chiedere giustizia."

    "La colpa è dei partiti di sinistra attuali, che ora sono in altre facende affacendati. Da loro potrebbe partire una giusta riconciliazione".

    "Ho ricevuto insulti, minacce fisiche e professionali da molti volti noti della sinistra attuale. Se dicessi i nomi, avrei paura per me stesso."

  2. #2
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    169,423
     Likes dati
    12,229
     Like avuti
    15,352
    Mentioned
    587 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    In questo quinto libro dedicato a una "rilettura" della Resistenza, Pansa assembla le stroncature ai volumi precedenti e alcuni episodi storici nuovi.
    Ma anche alcune forzature: eccole.

    Pansa, requiem per l’Antifascismo
    Bruno Gravagnuolo
    10 Ottobre 2006

    E cinque! Accompagnato dal solito spiegamento promozionale adesso la corazzata Pansa è al completo. Corazzata Potemkin, o Invincibile Armata fatta di cinque navi ammiraglie, ciascuna delle quali di centinaia e centinaia di pagine, per un ammontare di quasi 2500 o giù di lì.
    Dopo I figli dell’Aquila, Il sangue dei vinti, Prigionieri del silenzio e Sconosciuto, è arrivata infatti per Sperling&Kupfer anche La Grande Bugia (pp. 469, euro 18,00) che nel titolo e nel sottotitolo («Le sinistre italiane e il sangue dei vinti») riespone all’indietro l’intero tormentone dell’ultimo Pansa (ultimo?).
    Intanto, chi ha avuto la ventura di leggere dalla prima all’ultima quelle pagine, non può che essere colpito da un mistero. E cioè, come fanno quelli che le reclamizzano con enfasi - nella data imperiosamente imposta dall’editore alle redazioni - ad essersele sciroppate sempre tutte e per benino? Ogni volta! E come fanno le redazioni a scegliere e decidere il «taglio», e i recensori a distillare un giudizio meditato? Domanda ingenua, inutile. Pansa va, tira. E perciò va messo in pagina subito e all’unisono, a maggior gloria del «bavardage» mediatico e dell’editore. Perché conta il caso non la cosa. Basta anticipare all’ultimo minuto qualche pagina «urticante», accompagnata da scheda laudativa o intervistina. Come hanno fatto ad esempio Repubblica e Stampa, benché siano poi covi di azionisti e sacerdoti della «vulgata antifascista», quella appunto stramaledetta da Pansa nel suo libro, in effigie e nome per nome, secondo i moduli della «colonna infame» (castigo che l’autore infligge agli altri, dopo aver deplorato di averlo subito!). Entusiasta la stampa di destra, e a sinistra altri squilli di tromba. Con l’immancabile peana «terzista» di Ernesto Galli Della Loggia sul Corsera, sfalsato di qualche giorno, ma come scritto a prescindere («Resistenza mito da sfatare», «egemonia di sinistra», finalmente la verità! etc.) E la recensione benevola di Edmondo Berselli sull’Espresso che abilmente definisce l’ultimo libro pansiano «un esorcismo per riportare la nostra storia nel solco della verificabilità». Stemperando così tenui riserve in un giudizio encomiastico, che ripete le tesi dell’autore senza un briciolo di critica. Per planare con un salto storiografico da cavoli a merenda nell’esaltazione di De Gasperi e della Dc, come risposta vincente al dissidio fascismo/antifascismo. Insomma, altro che persecuzione e altro che gogna! A Pansa tra poco lo faranno santo da vivo, e senza processi di beatificazione e avvocati del diavolo.
    E allora proviamo noi ad avanzare qualche dubbio, a usare qualche argomento, ben sapendo che l’optimus Scriptor e i suoi innumerevoli laudatores se la caveranno con la solita alzata di spalle corriva e facilona: pedanteria, ideologia, etc. Tanto per cominciare abbiamo appurato che Pansa non è un perseguitato, e che al contrario è molto gettonato. E questa è la prima Grande Bugia del libro, che con la scusa di alcune veementi stroncature alle sue tesi (De Luna, Luzzatto, Aniasi, Bocca, Anpi, Curzi) accredita l’idea di un antifascismo ottuso e menzognero lungo tutto il dopoguerra in Italia. Del quale lui Pansa, sarebbe lo smascheratore coraggioso. Ma c’è di più, tutta la «Grande Bugia» - titolo plateale e «fallaciano» pensato per fare ammuina - è una grande esibizione vittimaria e narcisistica. Un gigantesco zibaldone fatto di contrattacchi agli avversari. Farcito di qualche episodio nuovo tipo «sangue dei vinti» (ma meno sanguinolento) e due lunghe interviste, interessanti per altro (una al fratello di Pisanò e l’altra a un ricercatore reggiano di destra, Luca Tadolini). Ebbene in realtà la «Grande Bugia» che Pansa brandisce, è costruita a sua volta su alcune rimarchevoli bugie, che sono poi il vero filo conduttore di tutto il «pamphlettone». Vediamole in ordine sparso. Prima bugia: la sinistra e il Pci hanno negato la realtà della «guerra civile» nel 1943-45. Falso. Pansa confonde il piano politico della «rivoluzione antifascista» togliattiana, tesa a valorizzare il dato nazional-unitario e risorgimentale, con la concreta attività storiografica e memorialistica anche in area Pci. Di fatti la percezione dell’aspetto «guerra civile» - di là della sua effettiva portata e verità - c’è eccome nelle pagine dei «sinistri» Secchia, Longo, del «destro» Amendola e persino in quelle di Roberto Battaglia. Senza dire del citatissimo Fenoglio (criticato fino al 1953), di Calvino (Il sentiero dei nidi di ragno) e di tutta la memorialistica azionista, con Valiani e Foa in testa (fino a Murialdi, Pavone, Del Boca), che hanno sempre valorizzato in chiave radicale la componente «guerra civile».
    Seconda bugia: la censura in Italia delle vendette partigiane per colpa dell’egemonia di sinistra. Falso. Cominciò (giustamente) Enzo Biagi nel 1946, ma il tema fu al centro delle paginate di Oggi, Gente, delle dispense di Pisanò (e Pansa deve registrarlo). Della polemica di Montanelli, di quella di Guareschi. E poi di quella di Gianna Preda e Tedeschi sul Borghese (oltre naturalmente che di tutta la stampa di destra). Anche De Gasperi tuonò contro gli aspetti «fratricidi» della Resistenza, che del resto fino agli anni 70 non fu mai «religione civile» imposta dalla sinistra, e fu anzi spesso criminalizzata e ridotta a innocua cerimonia.
    Terza bugia: il misconoscimento del consenso al fascismo per colpa della sinistra. Falso. Gramsci e Togliatti in parallelo hanno sempre invitato a guardare dentro il largo «blocco di potere fascista», che le analisi leniniste e staliniste non valevano a decifrare. Al ruolo della piccola borghesia, dei giovani, di settori del lavoro e di rurali, gerarchizati dal «regime reazionario di massa» all’ombra del compromesso capillare con grande industria, Chiesa e Corona. Non solo Togliatti e Gramsci invitavano a guardare dentro il fascismo, ma anche Amendola e tanti altri, prima di De Felice che dalla tradizione gramsciana e «taschiana» proviene. E anche gli storici della manualistica ai tempi del nostro liceo (anni 60) parlavano di isolamento degli antifascisti, specie negli anni trenta e con l’Impero (Rosario Villari).
    Quarta bugia: la Resistenza spacciata come fatto unitario. Falso. Tutto il dopoguerra è costellato di polemiche sulla Resistenza come «occasione mancata», come inganno pseudo-unitario, come «Resistenza rossa» oppure «tricolore». E lungo l’intero arco culturale che va dai liberali, ai cattolici, passando per il Pci, agli azionisti e agli estremisti rossi figli del 1968.
    Quinta bugia: la finta idea democratica del «doppio» Togliatti «costretto» a fare il democratico in vista dell’ora X. Falso. Al contrario di quel che scrive Pansa, Togliatti lancia per primo l’idea del riconoscimento di Badoglio e della Monarchia come alleati al governo, nella prospettiva di una via continuista e legalitaria dopo la cacciata dei nazifascisti. Ben prima di Yalta che è del maggio 1944. E lo fa a fine settembre 1943 da Mosca e contrastato dai Russi attendisti e dai compagni italiani. Ercoli intuisce cioè che il quadro in cui il Pci deve operare è quello nell’orizzonte geopolitico di allora. E fa di necessità virtù, rimeditando - a partire dalla sconfitta «massimalista» in Spagna - la via al potere. E identificandovisi pienamente, di là del conclamato ruolo dell’Urss che rese ambigua e non coerente l’identità ideologica della via nazionale al socialismo. Falsa perciò anche una delle tesi principali del libro di Pansa, di nuovo orecchiata senza riscontri d’archivio (tra Mosca e Salerno) dalle tesi di Zaslavski e Aga-Rossi: Togliatti imbeccato da Stalin. E all’inizio proclive alla presa del potere sul territorio con la forza e con l’eliminazione degli avversari. Non solo Togliatti contrastò duramente la violenza nel «triangolo rosso» fin dal settembre del 1946, ma fu proprio lui a denunciare la «doppiezza». Già nel ’44 vi alluse, e non attese il ’56, come crede Pansa.
    Sesta bugia: il nascondimento protratto degli omicidi in Emilia e altrove (foibe o Porzus). Falso. Sono alcuni decenni e anche più che la storiografia di sinistra ne parla apertamente: Pavone, Dondi, Storchi, Crainz, Valdevit, Oliva, Pupo, Galeazzi, Bianchini e tantissimi altri. E non solo per un’editoria minore o locale. E quando Otello Montanari disse ai primi anni 90 - a proposito dell’omicidio di Don Pessina - «chi sa parli», con coraggio il Pds appoggiò quella denuncia (laddove, se la memoria non ci inganna, Pansa parve piuttosto preoccupato dell’uso «craxiano» del caso).
    Queste dunque le principali «bugie» e forzature nella Grande Bugia di Pansa. Che per il resto non fa che ribadire la tesi di fondo dei suoi libri precedenti: antifascismo come feticcio ideologico. Che si ostina marmoreo a riproporsi come caposaldo delle istituzioni e non riconosce le ragioni degli altri (Salò, i fascisti). Una tesi martellata e ripetuta con la risorsa emotiva del mattatoio vendicativo alla moviola dopo il 25 aprile. Ma che rimuove zona per zona i contesti. Non fa confronti con le altre Resistenze. Cancella il dato primario di un’Italia ostaggio per venti mesi dei nazifascisti che imposero la guerra ai civili. Con stragi, deportazioni, lavoro coatto, torture, leva forzata (disattesa - dati di De Felice, dal 43% di renitenza e diserzioni al 13%). Ecco le cifre, non contestabili: 40 mila caduti, 15 mila vittime di stragi, 8 mila ebrei deportati e mai tornati. E il tutto all’insegna di una pedagogia funeraria e scenica imposta dall’immaginario vendicativo dei repubblichini e con meticolose istruzioni ai fotografi «embedded». Dalle file di impiccati al nord all’esposizione dei fucilati nei punti stradali chiave, alla macabra mostra davvero riassuntiva dei 15 assassinati a Piazzale Loreto che dovevano star lì - diceva il cartello - finché i partigiani non ci sarebbero stati più. Certo che è giusto indagare sui 9-10 mila fascisti o presunti tali uccisi dopo il 25 aprile, riaprire ferite, ripercorrere memorie divise. Senza pudori e reticenze. E l’argomento Anti-Pansa del cui prodest è sbagliato. Lo Scriptor ne fa un sol boccone! E nondimeno la storia è fatta di campi lunghi, di «grandangoli» e confronti. Che includano nella visuale in simultanea tutto lo scenario emotivo circostante, e non solo una parte a fini polemici o di giustizia risarcitoria. Altrimenti si fa torto a tutta l’Italia straziata e devastata di quel tempo e si torna ad alimentare revanche e risentimenti, proprio nel momento in cui si dichiara di voler svelenire la memoria. Ma è esattamente questo quel che accade con la «moviola» di Pansa, sempre in bilico tra denuncia, testimonianza, fiction dialogante (che si fa tornare i conti) e aggressività polemica. In un comodo intreccio multiforme che non rischiara ma offusca.
    Da ultimo una considerazione generale. Pansa protesta vivacemente in nome della sua libera ricerca contro le accuse di voler portare acqua al mulino della destra anti-antifascista. E ha ragione in linea di principio. E però il suo modo di far storia attira la destra come la lampada le falene. E non per caso, usando il suo libro, Marcello Pera ha picconato apertis verbis la matrice antifascista della Costituzione. È un caso? No, non è un caso. Tanto è vero che Pansa si dichiara apertamente d’accordo con l’ex Presidente del Senato, raccontandoci lusingato del giorno in cui Pera esternò in tal senso, in un dibattito alla Biblioteca del Senato sul Sangue dei vinti. D’accordo, salvo la piccola cautela realistica nel riconoscere che «l’antifascismo è un collante molto forte per una parte dell’opinione pubblica». Sicché è Pansa stesso a svelarci che c’è un nesso interiore, tra la sua polemica «storiografica» e l’«idea meravigliosa» di Pera. E che quel nesso è etico-politico e ha nome e titolo preciso: Requiem per l’antifascismo. Come memoria fondativa della Repubblica. Basta dirselo, e Pansa ce lo dice.

  3. #3
    a.k.a. tolomeo
    Data Registrazione
    18 Jul 2005
    Messaggi
    42,306
     Likes dati
    0
     Like avuti
    12
    Mentioned
    7 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il punto centrale delle tesi sostenute da Pansa si può riassumere nel fatto che «per molti quadri del PCI la guerra di liberazione era soltanto un capitolo di una grande guerra europea prossima ventura» e, poiché essi si consideravano «comunisti staliniani ancor prima che comunisti italiani», la conseguenza politica che ne deriva è che il PCI, una volta vinta la guerra, era intenzionato ad instaurare su suolo italiano «una democrazia popolare comunista dominata da un partito unico e subalterna al totalitarismo sovietico».


    B]La resistenza e i miti da sfatare[/B]

    di Ernesto Galli Della Loggia - Un libro «vergognoso, non revisionista ma falsario», «una vergognosa operazione opportunista», «libro vergognoso di un voltagabbana», «una cinica operazione editoriale»: sono solo quattro (rispettivamente di Aldo Aniasi, di Giorgio Bocca, di Liberazione e di Sandro Curzi) delle decine e decine di definizioni ingiuriose piovute sulla testa di Giampaolo Pansa quando pubblicò pochi anni fa Il sangue dei vinti.
    Che cosa gli rimproverava la sinistra più conservatrice e aggressiva, quella, come lui la chiama, degli «uomini di marmo»? Semplicemente di aver rotto il tabù delle migliaia di fascisti (o presunti tali, o addirittura, in più di un caso, di antifascisti perfino) brutalmente fatti fuori dai partigiani all'indomani del 25 aprile. Di avere smascherato cioè La Grande Bugia, «il racconto per metà falso (...) dilagato anno dopo anno in centinaia di libri, per migliaia e migliaia di pagine», e diventato «un'immensa tomba destinata a seppellire per sempre la verità della guerra civile italiana: quella stessa Grande Bugia che dà il titolo al libro che Pansa ha appena mandato in libreria (Sperling & Kupfer editori, pp. 469, e 18).
    Si tratta in un certo senso del completamento del Sangue dei vinti. Sia perché aggiunge nuovo materiale (nuovo perlomeno per il grande pubblico) sui delitti efferati che dopo la Liberazione insanguinarono per mesi alcune zone del Paese, tra l'altro con molte vittime svanite nel nulla non essendosene mai più trovati i corpi (nella sola provincia di Reggio Emilia la cifra oscilla intorno ai 130-140!); sia perché in queste pagine Pansa cerca di spiegare le ragioni a suo avviso di quella mattanza, e insieme il perché della furibonda volontà di mantenere in piedi ancora oggi la menzogna di cui sopra.
    Sulle ragioni della mattanza il nostro autore non ha dubbi. Si trattò di «un'operazione pianificata messa in atto da veri e propri squadroni della morte». Non si può attribuire alcun valore, insomma, alla spiegazione / giustificazione avanzata mille volte da quando la verità ha cominciato a farsi strada e che a un dipresso suona così: «Che c'è da scandalizzarsi? Si sa, le guerre civili mica possono finire d'un tratto. Esse si lasciano sempre dietro una scia di odi che dura a lungo». Già, ma come spiegare allora — se lo è chiesto per primo Paolo Mieli — il fatto che a questa, chiamiamola così, vischiosità della guerra fossero sensibili solo i partigiani comunisti? Non risulta neppure un caso, infatti, di un commando azionista, socialista o cattolico, che settimane e settimane dopo la fine delle ostilità si sia recato a casa di qualcuno o lo abbia aspettato dietro una siepe, lasciandolo stecchito o facendone scomparire per sempre anche il cadavere. Ripeto, neppure un caso: come mai?
    Invece tutti i casi che conosciamo riguardano assassini commessi da uomini delle formazioni comuniste ai danni di persone che seppure avevano talvolta, ma solo talvolta, degli insignificanti trascorsi fascisti, si segnalavano soprattutto per rappresentare posizioni politiche o di classe potenzialmente ostili a quelle rappresentate allora dal Partito comunista. A cominciare da esponenti anticomunisti dello stesso mondo partigiano, come il popolarissimo comandante della divisione Cichero, Aldo Gastaldi, detto Bisogno, ventiquattrenne ex sottotenente del Genio, che nella primavera del '45, ci racconta Pansa, protesta sempre più duramente contro l'egemonia del Pci nelle file delle bande nonché la sua strumentalizzazione della Resistenza («Un giorno — scrive — dovremo vergognarci di essere scesi a Genova alla loro testa»), e alla fine trova la morte in un «inverosimile incidente stradale» subito dopo la Liberazione.
    Del tutto ragionevolmente a parere di chi scrive, Pansa è convinto che i delitti riferibili ai membri delle formazioni comuniste non fossero per nulla casuali, bensì che dietro di essi vi fosse un disegno più o meno compiuto e consapevole di conquista del potere; perlomeno che un tale disegno vi fosse in settori significativi del partito, specie nel Nord, i quali non intendevano affatto la Resistenza come una guerra contro nazisti e fascisti, ma soprattutto come una guerra di classe destinata a sfociare in un regime socialista di tipo sovietico.
    Dunque, l'immagine della Resistenza dominata dalla dimensione antifascista e combaciante sostanzialmente con essa è la prima delle «leggende da sfatare» che secondo l'autore costituiscono a loro volta la «Grande Bugia» che la sinistra ha finito per far credere al Paese. Le altre quattro sono: che la repubblica di Salò non abbia avuto una consistente e convinta base di massa; di converso che la Resistenza sia stata davvero una «lotta di popolo» con i contadini in particolare tutti schierati con i partigiani; che non ci sia stata — come invece c'è stata, e come! — una vasta «zona grigia» di attendisti, e infine è pure un'assoluta leggenda, secondo Pansa, quella che continua a chiamarsi «l'unità politica della Resistenza». La quale fu invece attraversata da rivalità e contrapposizioni anche feroci: «Tutti diffidavano di tutti, leggiamo, i comunisti volevano imporre la loro supremazia. E quasi sempre ci riuscivano. Gli altri si difendevano con durezza. Il braccio di ferro è stato continuo, senza pause. E spesso si è lasciato alle spalle dei morti. Ossia partigiani uccisi da partigiani». Pur essendo sempre stato e continuando ad essere un uomo di sinistra, Pansa non esita a definire l'antifascismo della vulgata storica alimentata dalla sinistra con le leggende ora dette una «ideologia proterva». Ideologia che per mantenersi in vita è ricorsa sempre più spesso negli ultimi anni ad uno strumento in particolare (di cui il nostro autore ha fatto le spese come pochi altri): l'accusa di «revisionismo», «un'arma contundente» usata senza scrupolo contro chiunque rifiutasse di credere alla «Grande Bugia».
    Ma perché, ci si può chiedere, la sinistra si è trovata costretta a dover «campare di antifascismo», come scrive icasticamente Pansa: dell'antifascismo di una vulgata così bugiarda? a puntare su una costruzione ideologico- retorica così priva di basi reali? La sua risposta è che ciò è dipeso in parte dall'arroganza della sinistra stessa, congenitamente incapace di riconoscere i propri torti, ma soprattutto dal suo rifiuto di tenere nel minimo conto le ragioni degli «altri», dei fascisti, e dunque dalla conseguente necessità di operare una costante manipolazione / negazione dei fatti al fine di nascondere la verità. Personalmente spingerei lo sguardo più lontano. Sono convinto, infatti, che l'origine prima della vulgata resistenzial-antifascista sia stato (oltre l'ovvia necessità di nascondere lo sporco sotto il tappeto) il tante volte sottolineato bisogno del Partito comunista di trovare una legittimazione nella nascente democrazia italiana che la sua natura totalitaria gli negava.
    Grazie all'egemonia culturale questo orientamento ha fondato un vero e proprio luogo comune, un topos storiografico, a cui hanno supinamente acceduto tanti altri, che oggi tuttavia, credo, viene difeso con aggressività smisurata per una ragione diversa da quella originaria.
    In realtà l'antirevisionismo odierno, infatti, rappresenta un momento essenziale della battaglia della sinistra per continuare a pensare se stessa come detentrice del monopolio del Bene. Ma solo se trova ogni volta qualcuno da dipingere come portabandiera del male, la sinistra, nata storicamente all'insegna di un forte rapporto con esigenze di tipo etico, continua a poter nutrire la sua illusoria certezza di essere buona o comunque migliore in modo sostanziale dei propri avversari. Cattivo è ovviamente chiunque non condivida il suo pensiero medio, i suoi pregiudizi e i suoi tabù, e siccome il fascismo è altrettanto ovviamente il prototipo del male, ecco perché — specie in anni in cui lo sgretolamento ideologico ha reso sempre più scarsi i nemici reperibili sul mercato interno (con la fortunata eccezione di Berlusconi) — ecco perché i «revisionisti» vengono automaticamente qualificati come «fascisti» più o meno mascherati, comunque dei poco di buono in qualche modo collusi con il potere cattivo.
    Anche così, anche con questi metodi, si è costruita quell'egemonia il cui successo consolidatosi negli anni spiega perché — come scrive Pansa, che l'ha imparato a proprie spese — nello scontro polemico è sempre meglio avere per nemica la destra piuttosto che la sinistra (...) La destra ha poche armi, pochi giornali, poche case editrici. Pochi clan intellettuali che contano. (...) La sinistra, invece, possiede tutto ciò che manca alla destra: una capacità di fuoco capace di stroncare chiunque». Soprattutto, nella guerra per la memoria del Paese essa ha dalla sua la stragrande maggioranza della storiografia accademica. La quale, non per nulla, a suo tempo è scesa massicciamente in campo contro Il sangue dei vinti e il suo autore. Ricorrendo alle più svariate motivazioni: da quella pregna di boria professorale che i libri di Pansa «non sono libri di uno storico» (Angelo D'Orsi: come se contasse questo e non già la verità delle cose dette), a quella di fornire «benzina per nuove molotov contro l'antifascismo e la Resistenza» (sempre D'Orsi), a quella di scrivere al solo scopo di «suscitare orrore e ripugnanza» (Giovanni De Luna), all'accusa di avere indebitamente alimentato «il piagnisteo sul sangue dei vinti» (Sergio Luzzatto).
    La sinistra di tradizione comunista o che in essa è confluita cerca insomma di difendere a tutti i costi l'idea che il binomio antifascista- Resistenza (ivi inclusa l'analisi storica di entrambi) debba essere una sorta di suo appannaggio personale in quanto parte della sua specifica identità e — essa vorrebbe far credere — solo della sua. Ma per fortuna non è così. In quanto espressione e impegno per la libertà, antifascismo e Resistenza sono conseguenza naturale di ogni fede democratica e non sopportano né pudori né clericalismi ideologici di alcun tipo. Contribuisce davvero a rafforzare quella fede perciò non chi si straccia le vesti sui suoi supposti dogmi, ma quelle personalità libere, come è appunto Giampaolo Pansa: un giornalista, sì un semplice giornalista (e sono sicuro che a lui piace essere definito solo così), che tuttavia, per restituire agli Italiani la verità sul loro passato ha fatto molto, molto di più di tanti storici di professione.
    da: corriere.it
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  4. #4
    Shedim
    Ospite

    Predefinito

    Ho seguito il dibattito sul libro che si è svolto questa mattina a Omnibus, su La7, dove Pansa ha difeso con ordine le sue tesi, malgrado avesse contro tutti gli altri convenuti (Pezzotta, il direttore del Riformista) e soprattutto il conduttore della trasmissione, che cercava chiaramente di trasformare la puntata in un processo ai suoi danni.

    Mi ha colpito una frase di Pansa, quando, riferendosi alle violente polemiche che stanno accompagnando l'uscita del suo lavoro, ha osservato: "Ma perchè la sinistra continua ad avere tanta paura di questo libro, quando per tradizione e formazione dovrebbe essere la prima a difendere il revisionismo?"

  5. #5
    Forumista junior
    Data Registrazione
    26 Jun 2007
    Messaggi
    1
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La nostra storia prima di tutto

    Giudicare un libro e il suo autore con parole tanto violente utilizzando i mezzi di informazione per me equivale a dare fuoco ai libri in piazza.
    Cosa c'è di sbagliato in quello che dice Pansa?
    Nulla...denuncia il silenzio colpevole della sinistra.
    Io vivo in una città dove la Resistenza era forte e ancora oggi (molto meno) ne ha un ricordo orgoglioso.
    Le storie giunte alla mie orecchie da parenti e conoscenti sono sempre state le stesse.
    Da noi i veri partigiani erano pochi, venivi ammazzato per niente, e le formazioni più importanti, cioè i Comunisti, erano spietate.
    Le analisi di illuminati storici servono a poco per un motivo semplice....i nostri nonni, padri e parenti hanno vissuto per primi le vicende del ventennio e della guerra civile....e i fatti accaduti li conoscono tutti.
    L'Italia era fascista tutti avevano la tessera e tutti erano per il Duce e per il Re...esattamente come mio nonno nato cresciuto ed educato nel ventennio Fascista, l'opposizione era impalpabile. Con l'arrivo della guerra dovuta a scelte politiche scellerate e criminali la maschera è caduta.
    Poi con la guerra improvisamente chi era fascista diventava partigiano...tanti per scelta ma tanti soprattutto per convenienza...magari pure come partigiani comunisti...come dalle mie parti...ovvio... erano i più forti e violenti...per carità! C'era da far fuori una dittatura di 20 anni e i nazzisti.... la mano pesante era obbligatoria....ma con i militari in campo aperto!
    Bombe mal piazzate che uccidono innocenti, inutili aguati a fascisti e tedeschi che provocavano fucilazioni di tanta gente innocente.
    Poi a guerra finita torture, stupri, violenze su cittadini perchè avevano la tessera fascista (Che avavano tutti!!!!!) e poi ancor peggio eliminazioni mirate a sfondo politico per la tanto desiderata Rivoluzione.... erano la norma.
    Da me sanno tutti quello che accadeva alla Colonia di Rovegno !!!
    Giovani soldati italiani che hanno creduto ad in'idea sbagliata sono stati assassinati con terribili violenze a guerra finita per vendette spesso ingiuste e motivate solo dall'odio di classe diffuso da ideali appliccati in maniera vergognosa....applicati in stile nazzista.
    I carnefici spesso erano partigiani del'ultimo minuto....che per essere tranquilli
    facevano di tutto per dimostrare la loro avversione al regime decaduto...loro erano i più infami per codardia e violenza.
    Gente conosciuta con la coscenza sporca ma automaticamente protetta dal clima di impunita onnipotenza dei "liberatori d'Italia".

    La guerra civile fu anche questo al pari delle atrocità Nazifasciste.

    Ebbene questo capitolo tanto doloroso non è uno scontro tra l'Italia di sinistra e l'Italia di destra ma è una parte di storia del nostro paese, una storia grondante di sangue ed ingiustizia con cui non abbiamo mai fatto i conti seriamente e con onestà.

    Il 25 Aprile non è più una festa degli italiani...per me non lo è mai stata...ma non perchè sono fascista....ma perchè non sono di sinistra.

  6. #6
    the dark knight's return
    Data Registrazione
    06 Jul 2006
    Località
    Gotham City
    Messaggi
    26,970
     Likes dati
    786
     Like avuti
    1,581
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    benvento concittadino

  7. #7
    Tomista per caso
    Data Registrazione
    09 Jul 2009
    Messaggi
    11,341
     Likes dati
    4
     Like avuti
    67
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    scusate, mi sapete dire quali sono gli altri 2 libri? io conosco solo Il sangue dei vinti, Sconosciuto1945 e appunto il suddetto La grande bugia.

    Grazie

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Ciociaria Felix Chiamami al 348-3406101
    Messaggi
    29,651
     Likes dati
    1
     Like avuti
    24
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da seruzzi70 Visualizza Messaggio
    scusate, mi sapete dire quali sono gli altri 2 libri? io conosco solo Il sangue dei vinti, Sconosciuto1945 e appunto il suddetto La grande bugia.

    Grazie
    I figli dell'aquila e Prigionieri del silenzio

  9. #9
    Tomista per caso
    Data Registrazione
    09 Jul 2009
    Messaggi
    11,341
     Likes dati
    4
     Like avuti
    67
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Dottor Zoidberg Visualizza Messaggio
    I figli dell'aquila e Prigionieri del silenzio
    grazie di nuovo

 

 

Discussioni Simili

  1. Salvare il PD è impossibile (Giampaolo Pansa)
    Di Nicola bis nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 12-01-09, 03:16
  2. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 16-05-08, 22:08
  3. Bestiario di giampaolo pansa
    Di benfy nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 05-06-04, 14:26
  4. Bestiario di Giampaolo Pansa
    Di benfy nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 29
    Ultimo Messaggio: 05-06-04, 14:25
  5. Giampaolo Pansa : un uomo libero
    Di ardimentoso nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 47
    Ultimo Messaggio: 01-05-04, 21:23

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito