Quest'articolo precede di qualche anno l'uscita del "Codice da Vinci" che ha fatto un polpettone di mezze verità e bufale storiche, ben sponsorizzato da una certa "fratellanza" anglo sassone...
Da La Padania, 26 aprile 2001:
Riflessioni in margine a un acceso dibattito
tra storici in televisione
Ma i fratelli massoni non sono figli dei Templari
di Fabio Giovanni Giannini
Domenica scorsa abbiamo assistito a “Stargate-Linea di Confine”, in onda alle 20.30 su Telemontecarlo, a un interessante dibattito sulla storia dei Templari. A confronto lo storico Franco Cardini e il direttore di Era, Adriano Forgione: un confronto impari per Forgione e in qualche fase anche concitato, da cui è scaturito, per usare le parole del moderatore, un «modo sanguigno» di esporre le proprie tesi. Non poteva che essere così, vista la materia trattata e le opposte angolazioni da cui è scaturita la discussione.
In effetti erano a confronto, attraverso i due interlocutori, i Templari e alcune frange del Templarismo.
La storia dei primi si dipana per circa due secoli, dal 1119 al 1314. L’altra, quella prevalentemente dedotta e in parte attinta dalla simbologia medioevale, si articola dopo il 1600 e giunge ai nostri giorni ammantata di mistero e di esoterismo.
LA COMPARSA DEI MONACI GUERRIERI
Sotto il profilo storico non si può che dare ragione a Cardini, quando sostiene che solo una seria e comprovata documentazione consente di dimostrare il vero e non il presunto, e quindi di evitare voli pindarici, che nulla hanno a che vedere con la tradizione monastico-cavalleresca.
Quella tradizione che ha le sue premesse nella prima Crociata, quando i Milites Crucisignati o Cruciferi, cavalieri nobili, oltre a giurare di liberare la Terra Santa, scelsero, nel caso di morte in battaglia, di presentarsi al creatore in stato di purezza, assumendo i voti di povertà e castità.
Da queste esperienze sorsero i vari ordini crociati, fra cui oltre i Templari, gli Ospitalieri, i Teutonici e molti altri. Prerogativa comune: la figura del monaco guerriero, novità assoluta per la cristianità.
Di quasi tutti gli ordini esiste un’ampia documentazione; dei Templari poco o nulla, se si esclude quanto i cronisti dell’epoca ci hanno riferito sulle loro vicende.
ROVINATI DALLE LORO STESSE RICCHEZZE
Con la caduta della roccaforte di Acri (1291), tutti gli ordini combattenti ripiegarono in Occidente e i Templari, che nel frattempo avevano raggiunto l’apice della loro espansione e potenza in tutta Europa, a causa dei vasti possedimenti acquisiti e per le ingenti somme di danaro che l’ordine amministrava, suscitarono le attenzioni del re di Francia, Filippo il Bello.
Per la sua cupidigia e la debolezza di un papa, Clemente V, furono arrestati, torturati e processati.
Alcuni di loro finirono al rogo come eretici. Il tutto finalizzato alla sottrazione e spartizione dei beni dei Templari.
INESATTEZZE E FORZATURE
Ma poiché il tempo è galantuomo, la loro memoria non è mai caduta nell’oblio e continua ad essere viva ai nostri giorni.
Fra i molti che sostengono la continuità dell’ordine del Tempio vi è anche Forgione, che pur commettendo madornali inesattezze storiche, tenta di avvalorare una sopravvivenza della tradizione templare, la cui presenza sarebbe evidente in quelle correnti esoteriche sorte dopo il ’700 come i Rosacroce, i Martinisti e la Massoneria. Legame tra l’antico e il moderno: le cattedrali gotiche costruite dai Templari.
Ora, i Templari non costruirono alcuna cattedrale. Semmai contribuirono alla loro edificazione con offerte economiche e donazioni all’ordine cistercense.
Questi straordinari monumenti di pietra sono sorti all’improvviso, forse per una intuizione benedettina, ma furono realizzati, in modo inconfutabile, dai monaci cistercensi che progettarono e diressero in prima persona la costruzione di ogni abbazia, affidandone la realizzazione pratica e manuale alle corporazioni di mestiere.
Semmai, la logica e gli atti possono fornirci la prova che l’ordine continuò, in quanto solo una parte dei cavalieri fu condannata a morte e la stragrande maggioranza sopravvisse, confluendo in altri ordini cavallereschi o nelle congregazioni monastiche.
È possibile quindi che una continuità ci sia stata; possiamo anche immaginare una catena di trasmissione da cavaliere a cavaliere.
Ma è un’ipotesi, non provata né documentata sul piano storico.
UN DOCUMENTO CONTROVERSO
Al contrario, è completamente diverso l’uso che è stato fatto dei processi da parte di quelle correnti esoteriche del ’700 sopra menzionate, al fine di sostenere una legittima discendenza che nei secoli in modo occulto è pervenuta fino a noi.
Quasi tutto il Templarismo moderno, che si dichiara legittimo erede di quell’antica tradizione, fa riferimento a un documento apparso nel 1705 e presentato da Filippo d’Orleans, reggente di Francia, quale prova della trasmissione segreta dei poteri di reggenza dal Gran Maestro Jacques de Molay a Jean Marc dell’Armenie. Segue poi un elenco di presunti Gran Maestri.
Ebbene, questa pergamena sia per come è scritta che per quanto contiene, suscita più di un dubbio sulla sua autenticità.
Anche perché è priva proprio della firma e del sigillo di Jacques de Molay.
E nel caso fosse attendibile dimostrerebbe ben poco, perché quella fase del Templarismo che appare nel 1705 e che annuncia la ricostruzione dell’ordine, è un’assemblea laica e monarchica.
Conclude la propria presenza nella storia nel 1792 sotto la Gran Maestranza di Louis-Timoléon de Cossè de Brissac, che muore difendendo la corona di Francia. Solo dopo la Rivoluzione francese, nel 1808, appare un Templarismo più rispondente alle tesi sostenute da Forgione.
IL PRIORATO DI SION È UN FALSO STORICO
Questa corrente Joannita è sotto la guida di Bernard Raimond Fabré Palabrat e subisce per la sua eresia gnostica un susseguirsi di scissioni, da cui pervengono la maggior parte dei vari rami templari presenti oggi in Europa.
Da questa degenerazione sono scaturiti i maggiori falsi storici, con l’intento di avvalorare discendenze e continuità con l’antico ordine del Tempio.
Fra di esse spicca il Gran Priorato di Sion, citato appunto da Forgione come sede depositaria di antichi segreti.
Purtroppo di segreto ha ben poco e di antico assolutamente nulla: si tratta di un’operazione paramassonica di cui sono note le varie manipolazioni.
In due documentari realizzati per la BBC e nel volume “The Holy Blood and The Holy Grail” (in Italia “Il Santo Graal”, Mondadori 1982), Henry Lincoln affermò una discendenza regale diretta da Gesù Cristo, che sposato con la Maria Maddalena e sopravvissuto alla crocifissione sarebbe sbarcato a Marsiglia.
La dinastia Merovingia ne è la testimonianza storica e Goffredo di Buglione uno dei discendenti.
Si sarebbero così riuniti i due poteri, la Corona e la Chiesa.
Inoltre una cerchia di saggi ed illuminati avrebbe dato vita al fantomatico “Priorato di Sion” per sorvegliare sulle sorti del mondo intervenendo là dove la storia lo richieda.
Tale priorato sarebbe anche l’ispiratore della antica fondazione templare e attraverso le varie maestranze ne avrebbe diretto i destini fino ai nostri giorni.
UNA RICOSTRUZIONE CHE NON REGGE
Premesso che è abbastanza nota la fine di Gesù Cristo, grazie al lavoro dei quattro evangelisti, ma almeno per il gusto del confronto, ammettendo che egli sia sopravvissuto, ci chiediamo perché avrebbe dovuto scegliere la Francia e Marsiglia.
Sembra una riedizione della tesi sostenuta dai Mormoni che vorrebbero un viaggio del Cristo in America, o di altre versioni afgane, pakistane, indiane che lo collocano nei loro Paesi.
Oltre a non reggere dal punto di vista storico, la forzatura di Marsiglia è tanto più evidente quando si cerca di collegarla alla dinastia Merovingia, in chiave palesemente politica e partigiana.
Ancora, l’aver falsato il nome del 14° Gran Maestro dell’ordine per avvalorare le pergamene di Gisors conferma la tesi di un complotto contro la buona fede dei lettori più sprovveduti.
Infine, i vari governatori del priorato scelti apparentemente per il nome altisonante e per la fama raggiunta - come Renato d’Angiò, Leonardo Da Vinci, Ferrante I Gonzaga, Isaac Newton, Carlo di Lorena, Victor Hugo, Claude Debussy e Jean Cocteau - sosterrebbero la tesi di un gruppo di saggi illuminati uniti dal desiderio di spronare l’umanità.
Gli autori trascurano però alcuni dettagli, per cui Eduard de Berre sarebbe stato eletto a... cinque anni e Renato d’Angiò a dieci.