Lotta all'evasione ed equità.
Nel dibattito in corso tutti sembrano convinti che un successo della lotta all'evasione possa comportare, oltre a maggiori risorse per lo Stato, anche il ristabilimento di una certa equità tra le varie categorie di cittadini.
Questo sarebbe vero se l'evasione interessasse una piccola percentuale di contribuenti mentre non lo sarebbe nel nostro paese dove l'evasione di alcune categorie è generalizzata.
Dividendo i contribuenti in due grandi categorie, quelli a reddito fisso e quelli che possono modulare il loro reddito agendo su prezzi e parcelle (autonomi) ed accettando la convinzione corrente che l'evasione è essenzialmente praticata dalla seconda di queste categorie, gli autonomi (commercianti, professionisti ed artigiani), una volta costretti a pagare tutte le tasse si vedrebbero ridotto il reddito disponibile e, per evitare che ciò si realizzi o comunque per ridurne la portata , aumenterebbero prezzi , parcelle e costo delle prestazioni.
Questo non sarebbe possibile se gli evasori fossero una minoranza: con un simile comportamento verrebbero infatti espulsi dal mercato per la concorrenza della stragrande maggioranza dei loro colleghi, che, non avvertendo lo stesso bisogno, continuerebbero a praticare i vecchi prezzi.
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Pertanto, nella nostra situazione, si corre il rischio, in caso di successo della lotta all'evasione, che gran parte di quanto incassato in più dallo Stato sia alla fine pagato in termini di prezzi dai contribuenti a reddito fisso.
Anche qualora lo Stato decidesse, per assurdo, di restituire tutto il gettito recuperato riducendo le imposte dirette ciò non farebbe che aumentare l'iniquità in quanto la "restituzione" non interesserebbe gli "incapienti" (a reddito più basso e in ogni modo colpiti dagli aumenti dei prezzi) mentre premierebbe gli autonomi che avevano già recuperato buona parte del reddito eroso con l'aumento dei prezzi.
Un poco meglio sarebbe se la restituzione fosse attuata abbassando le imposte sui consumi, ipotizzando, ma in Italia non è automatico, che ciò possa comportare una riduzione di prezzi: ma anche in questo caso gran parte delle imposte recuperate continuerebbero a essere pagate dai contribuenti a reddito fisso.
Nel medio lungo periodo, poi, l'aumento dei prezzi ridurrebbe la capacità di spesa (in volume) di gran parte dei contribuenti a reddito fisso per cui ne soffrirebbero sia la produzione e quindi l'occupazione "produttiva" sia gli stessi autonomi che si vedrebbero ridotto il mercato.
Un successo della lotta all'evasione potrebbe essere quindi molto pericoloso e innescare un ciclo perverso che potrebbe compromettere la crescita e aumentare le diseguaglianze.
Qualcosa di simile è già avvenuto con i condoni: se si confronta la tempistica dell'anomalo aumento dei prezzi, impropriamente attribuito all'euro, con quella delle scadenze dei pagamenti dei condoni il sospetto che l'aumento dei prezzi abbia in ultima analisi pagato i condoni appare molto solida; con il risultato che pagate le rate gli aumenti sono rimasti.
Coloro che hanno aderito ai condoni hanno in pratica agito da rapaci esattori nei confronti di chi le tasse le aveva sempre pagate. (Il governo non ha "messo le mani nelle tasche degli italiani" si è limitato a farle mettere ad altri. )
E in seguito le conseguenze sopra descritti si sono puntualmente realizzate.
Coniugare l'equità generale con quella fiscale non è pertanto impresa facile ne tanto meno l'una è un effetto scontato dell'altra: l'equità generale è realizzabile solo diminuendo il rapporto fra il reddito disponibile degli autonomi e quello degli altri; come si è visto questo rapporto non è determinato solo dal sistema fiscale ma anche e forse soprattutto dal livello dei prezzi.
Questo rapporto è in Italia a livelli molto più alti che nei paesi europei più evoluti tanto da far sospettare che possa essere un ìndice di evoluzione di un paese.
Ma come fare?
Considerato che i prezzi non si possono bloccare od imporre
si potrebbe pensare di realizzare la lotta all'evasione per fasce omogenee, (per territorio, dimensione, …) in cui ogni categoria potrebbe essere divisa: se le fasce fossero affrontate in tempi abbastanza diversi, quelle non ancora toccate potrebbero agire da deterrente contro la rivalsa sui prezzi da parte delle altre e queste, una volta abituate alla nuova situazione, potrebbero fare altrettanto nei confronti di quelle regolarizzate in seguito.
Ma soprattutto bisogna agire senza parlare troppo: gli annunci spesso innescano certi processi di autodifesa anche più e certamente prima dei fatti concreti (che peraltro spesso risultano di portata molto minore rispetto agli annunci).
In conclusione mi pare emerga in modo chiaro la necessità che la lotta all'evasione vada perseguita con grande cautela e soprattutto senza mai trascurare di prevedere, monitorare e contrastare gli effetti collaterali negativi che da essa possano essere generati