Pagina 5 di 7 PrimaPrima ... 456 ... UltimaUltima
Risultati da 41 a 50 di 62
  1. #41
    Registered User
    Data Registrazione
    30 Jun 2003
    Località
    centro Italia
    Messaggi
    2,800
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Fiamma Nirenstein sul Giornale

    16.01.2007 Antiamericanismo e antisemitismo in Italia sono rischi reali
    un commento di Fiamma Nirenstein



    Non è davvero il caso per il governo di trattare con noncuranza o, peggio ancora, con disprezzo, l’accusa di antiamericanismo che Berlusconi gli ha mosso. L’antiamericanismo non è, in Italia, un’influenza, poche linee di febbre che si trattano con un’aspirina, ma una delle malattie più gravi del nostro secolo e del secolo passato, e il nostro paese ne è affetto storicamente, con gravi risultati identitari e politici. In secondo luogo: una sinistra debole e in crisi come quella odierna, sempre alla ricerca di punti di convergenza e di contatto con una base volatile e sfuggente, rischia continuamente di farne uso strumentale per cementare alleanze e per catturare consensi. In terzo luogo: l’antiamericanismo è diventato una malattia molto popolare specie quando si coniuga col virus dell’antisemitismo travestito da antisraelismo, di cui la sinistra italiana è campione. Spesso questa contaminazione si incentra su teorie cospirative che si sentono ripetere così spesso, per cui gli ebrei in America controllano la stampa, le banche, il Pentagono, le università e suggeriscono all’orecchio di George Bush (i neoconservatori, potenti guerrafondai) la politica internazionale e realizzano così una fantasia degna dei Protocolli dei Savi di Sion: l’America imperialista e colonialista ha portato la guerra in Irak e in genere in Medio Oriente per ispirazione ebraica, ovvero israeliana. Guerra è l’odiata parola chiave che costituisce il distintivo dell’immaginazione europea sugli Usa, la reiterata condanna dello scontro contro un terrorismo pure in piena mobilitazione, l’arma più a buon mercato per mobilitare la nostra affaticata coscienza europea........
    Il ministro degli Esteri D’Alema afferma mentre l’America agisce contro le Corti islamiche in Somalia che “l’Italia si oppone a interventi unilaterali che possono aggravare la situazione di un’area instabile”.....
    Intanto, il mosaico è grande: l’andare a braccetto con gli Hezbollah a Beirut, suggerire che essere un gruppo terrorista non è la caratteristica principale di Hamas, incontrare Bashar Assad o Ahmadinejad come ha fatto Prodi nonostante la loro sponsorizzazione del terrorismo, condannare a a ogni occasione Israele, la tormentosa insistente sottolineatura degli errori americani in Irak, persino il tormentone della condanna alla sentenza di Saddam Hussein, il rifiuto di D’Alema, (da Doha) del piano di Bush, la prosopopea morale con cui la linea del ritiro delle nostre truppe è stata gestita, hanno il fine di comunicare una sostanziale opposizione, un distacco che confina con il disgusto proprio perché l’oggetto del dissenso, intendo l’oggetto di base, ha un fortissimo contenuto morale: la guerra, intesa come anima di quello che invece è il Paese che ha soprattutto due contenuti centrali. La democrazia, la modernità....
    Certo, è molto più semplice dire “Odio George Bush” e conservare il simulacro della cosiddetta “altra America”, quella che è invece cara a tutti, Kennedy, Bob Dylan, Martin Luther King: così è stato a lungo più facile dire “odio Sharon” invece di dire “odio Israele”. Ma la verità è che l’antiamericanismo è un’ossessione europea, la sua potenza e il suo senso di identità sono oggetto di disprezzo e di invidia nello stesso tempo; gli americani del discorso popolare sono prepotenti, materialisti, sciocchi, avidi di dollari e incapaci di pulsioni che non siano petrolifere. Questi sono i contenuti che gli italiani rischiano di fare propri se i messaggi vengono gestiti alla leggera o con cinismo, e lo si può facilmente verificare al bar e nei posti di lavoro e allo stadio; indicare gli Usa come una nazione che viola sistematicamente i diritti umani, o la legalità internazionale, mentre si ignorano, che so, la guerra russa in Cecenia, l’oppressione cinese in Tibet, le persecuzioni genocide in Darfur, o spendere tutte le proprie preoccupazioni per i diritti degli iracheni violati dall’”invasione” americana, mentre ai tempi di Saddam gli stessi che ora si sbracciano a difenderli contro gli Usa, li ignoravano… ci priva del senso della giustizia e del nostro migliore amico nella guerra contro il terrorismo che minaccia anche noi. L’antiamericanismo, se praticato e cavalcato, è molto rischioso per noi: ha la sua base storica sia nel fascismo (Mussolini odiava le plutocrazie americane idiote e interessate) che nel comunismo (Togliatti: “L’America non conosce altro Dio che il dollaro”) e in parte del cattolicesimo (ha sempre tacciato gli Usa di materialismo), è una religione diffusa, abbracciata da intellettuali e giornalisti, che ha ancora dentro di noi il pessimo retaggio della sostanziale indifferenza di queste ideologie, così potenti nella nostra storia nazionale, verso la democrazia.
    omar proietti

  2. #42
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    23 Oct 2009
    Messaggi
    9,385
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    lincoln mi hai mandato un messaggio, ma io non posso aprire la cartella dei pvs. per cortesia scrivimi a kid_cincinnati@yahoo.it

  3. #43
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Due sinistre ma una sola cialtronaggine

    di Arturo Diaconale

    Le due sinistre di governo sono una più cialtrona dell’altra. Quella massimalista denuncia la politica estera della coalizione, protesta contro la base Usa a Vicenza, minaccia di non votare per il mantenimento della missione in Afghanistan ed organizza dure contestazioni, a colpi di uova, contro il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Ma si guarda bene dall’uscire dalla maggioranza. Ed, anzi, usa la lotta di piazza e di parola per aumentare il proprio potere di ricatto nei confronti di un presidente del Consiglio ostaggio del suo disperato desiderio di rimanere comunque a Palazzo Chigi. A sua volta la sinistra riformista proclama ad ogni piè sospinto la propria volontà di caratterizzare l’azione di governo con una serie di riforme ineludibili, respinge a parole le minacce, le pressioni ed i condizionamenti dei partiti estremisti. Ma si guarda bene dal trarre le logiche conseguenze di questo malessere crescente e piega la testa passivamente di fronte a tutte le intemperanze dei massimalisti ed all’ottuso opportunismo di Romano Prodi. Le due forme di cialtronaggine hanno trovato un perfetto punto di equilibrio nella comune volontà di continuare a mantenere in piedi la coalizione.

    Le due sinistre si rendono perfettamente conto che l’occasione offerta dal risultato delle politiche dello scorso anno è assolutamente irripetibile. E pur di non uscire, probabilmente per un tempo indefinito, dalla stanza dei bottoni, sono disposte a sopportarsi a vicenda da qui fino alla fine della legislatura. L’esperienza insegna che un governo può tranquillamente reggersi su un equilibrio del genere. Per cui non ha affatto torto Prodi quando insiste nell’affermare che, malgrado la debolezza dei numeri e l’inesistenza delle idee e dei programmi, il governo andrà avanti per l’intera legislatura. Ma l’esperienza insegna anche che equilibri di questo tipo si fondano solo sull’impegno tacito al non fare. Ogni iniziativa può provocare sconquassi. Per cui meno si fa, meno rischi si corrono. Ma un paese come il nostro, che soffre più di ogni altro la concorrenza internazionale e stenta drammaticamente ad invertire la corsa verso il declino, può permettersi il lusso di rimanere paralizzato per i prossimi quattro anni. E solo per consentire a Prodi di rimanere a Palazzo Chigi, per permettere alla sinistra antagonista di allargare il proprio elettorato e dare il tempo a quella riformista di capire come uscire dal guado in cui si è cacciata?

    tratto da http://www.opinione.it/

  4. #44
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    23 Oct 2009
    Messaggi
    9,385
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito per lincoln

    ho letto solo ora il tuo messaggio, ti ho lasciato un mio indirizzo email per contattarmi. Conidivido molte delle cose che mi dici e magari bisogna che se ne parli a voce un giorno che sei a roma.

  5. #45
    Registered User
    Data Registrazione
    30 Jun 2003
    Località
    centro Italia
    Messaggi
    2,800
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dall' OPINIONE di oggi, 20/01/2007, a pag.2, la cronaca di Dimitri Buffa sulla mancata visita di Massimo D'Alema alla comunità ebraica romana.

    L'assessore alla cultura delle comunità ebraiche romane, Luca Zevi, figlio del grande Bruno (indimenticato presidente del Partito radicale) e di Tullia Zevi, grande vecchia dell'ebraismo italiano, non è stato sicuramente dotato nella vita di gran fiuto politico. Nè,a dire il vero, di fortuna.
    Almeno non nella circostanza che lo ha convinto a invitare martedì prossimo nella scuola "Vittorio Polacco", nel cuore di quello che era l'ex ghetto ebraico di Roma, nientemeno che il ministro degli Esteri Massimo D'Alema per presentare il libro edito da Guerini e scritto da Luca Riccardi, "Il problema Israele - Diplomazia italiana e Pci di fronte allo stato ebraico (1948-1973)".

    D'Alema infatti, dopo le ultime uscite (intervista sullo scorso numero de "L'espresso" e intervento sull' "Unità" a commento del libro di Bice Foà) contro il governo israeliano ritenuto responsabile anche delle faide interne alle fazioni politiche del terrorismo palestinese e dopo avere più volte ipotizzato una presunta distinzione tra ebrei democratici e non all'interno delle comunità italiane, lamentando per di più che nessuna pressione sia stata fatta su Israele per criticare la sua politica, parlando altresì di lobby ristretta di suoi detrattori, si è messo in condizione di venire quasi dichiarato "persona non grata"a Portico d'Ottavia e dintorni.

    Tanto che da giovedì sera tutta la zona era stata tappezzata con volantini che più espliciti non potrebbero essere circa l'intenzione dei residenti di voler protestare contro la presenza in loco dello stesso D'Alema per presentare un libro che più che la storia dei complicati rapporti tra il Pci e Israele potrebbe essere il simbolo dei difficilissimi rapporti che lui stesso ha con lo stato ebraico e con la comunità italiana della diaspora.

    Dice un suo amico, l'ex senatore del Pci Amos Luzzatto, fino a pochi mesi fa presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane: "sarebbe un precedente veramente rischioso secondo me se si pretendesse che la comunità ebraica italiana facesse pressione sullo stato di Israele perchè modificasse la propria politica con i palestinesi, io credo che gli ebrei italiani abbiano pieno diritto a partecipare alla politica italiana, ma che c'entrano con quella israeliana? E poi basta di chiamarci lobby, troppi brutti ricordi evoca quel termine."

    Alla comunità ebraica promettono un rumorosissimo sit in di protesta davanti alla scuola e i volantini parlano ancora più chiaro: "sit in contro la visita dell'on. Massimo D'Alema".

    La parola "contro" è bene in evidenza.

    Luzzatto preferisce i toni diplomatici ma dice chiaro e tondo che "D'Alema sbaglia quando risponde in diretta ai telegiornali che gli chiedono quale sia la causa della guerra civile tra fazioni opposte di palestinesi che la colpa è di Israele." Altri parlano di riflessi condizionati o pavloviani.

    E lo stesso libro che D'Alema vorrebbe presentare racconta in pratica questo difetto degli illustri antenati comunisti del ministro degli Esteri. Victor Majar, anche lui di "Sinistra per Israele", è assai poco tenero con D'Alema: "fatta salva la dovuta ospitalità per il ministro e il rispetto per le istituzioni ebraiche che hanno organizzato la cosa, la serata non permette un confronto duro come pure dovrebbe esserci, la cosa andrebbe ripensata o forse persino annullata, anche se capisco che quando sono stati fatti gli inviti ancora non erano uscite le interviste e gli interventi sull' Espresso e sull'Unità."

    Luca Zevi che è figlio di Tullia, che recentemente a D'Alema di certo non gliele ha mandate a dire dalle colonne del "Corrierone", non è stato baciato dalla fortuna nel ritrovarsi a gestire questa papata bollente e qualcuno, sotto sotto, spera pure che sia D'Alema, per una volta, a capire di essere "persona non grata" e a dare un qualche diplomatico forfait per evitare il ripetersi di manifestazioni di aperta ostilità da parte degli ebrei romani come già avvenne, mutatis mutandis, nel 2002 sotto gli uffici del partito di Bertinotti, all'epoca infausta dell'inizio della seconda Intifada, quella caratterizzata dal terrorismo dei cosiddetti "martiri suicidi" di Hamas e della Jihad islamica. Un terrorismo che molti esponenti di Rifondazione allora giustificavano.

    Il portavoce della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici da parte sua assicura che la visita non è a rischio e che "il diritto a manifestare pro o contro qualcuno o qualcosa, dalla base americana a Vicenza alla politica estera fin qui seguita da D'Alema, è previsto dalla costituzione italiana".
    Qualcuno però spera che lo scontro sia evitato. O almeno rimandato, perchè un vero miracolo sin qui il leader Maximo dei Ds sembra averlo fatto: contro di lui è riuscito a mettere d'accordo tanto gli ebrei di destra quanto quelli di sinistra.
    omar proietti

  6. #46
    colleziono trofei
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Bergamo, Italy
    Messaggi
    145,007
     Likes dati
    3,863
     Like avuti
    14,809
    Mentioned
    3958 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    La sinistra dovrebbe togliere i ricchi contributi statali all'Opinione di Arturo, che con una vera truffa ai danni dello stato finge di essere un organo ufficiale di partito per portarsi a casa 500.000 euri l'anno.

    VERGOGNATI ARTURO, VERGOGNATI DIMITRI BUFFA, SIETE DUE MANTENUTI ALLE SPALLE DEL CONTRIBUENTE PADANO. IN GALERA.

  7. #47
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Nuova retromarcia del governo: l’età pensionabile non si alzerà

    di Gian Maria De Francesco

    Roma - «La storia dell’innalzamento dell’età deve finire, non l’alzeremo. Non voglio mettere le mani nelle tasche degli italiani». Il ministro del Lavoro, il diessino Cesare Damiano, ospite di Domenica in prima di incontrare i sindacati a Palazzo Chigi ha in pratica avallato l’abbattimento dello «scalone» della riforma Maroni che dall’anno prossimo consentirà di andare in pensione a 60 anni con 35 di contributi anziché a 57. «Io vorrei scendere sotto questa soglia, consentire alle persone di andare un po’ prima. Soprattutto a chi fa lavori usuranti», ha aggiunto.

    Perché questo cedimento ai diktat della sinistra estrema? Perché Damiano non ha approfittato di una fase nella quale Cgil, Cisl e Uil non sono ancora riuscite ad esprimere una posizione unitaria? Il motivo non è banale: tenere unito il governo e non far esplodere nuove contraddizioni. Ieri sul Corriere, il presidente della Camera, Fausto Bertinotti è stato chiaro. «Se si vuole cambiare la società - ha detto - anche il governo deve assumere la lotta come un fattore di riforma. Il punto veramente rilevante è stato quello di Mirafiori. La rivalutazione del lavoro deve entrare ossessivamente nella costruzione della coscienza nazionale».

    Tanto è bastato perché il ministro del Lavoro sentisse il bisogno di far capire al Paese in uno dei programmi di massimo ascolto che il governo è «di lotta». Anche le velate minacce del segretario del Pdci, Oliviero Diliberto hanno avuto il loro peso. «L’innalzamento dell’età pensionabile - ha sottolineato - sarebbe forse letale per il centrosinistra. Non c’è nulla nel programma. A questo punto farlo lo stesso sarebbe un errore gravissimo».

    Pure da parte sindacale è giunto qualche veto sui temi del vertice. «Bisogna che il governo riparta con tavoli di confronto che si definiranno nei prossimi giorni con le parti sociali. Comunque la si voglia chiamare, la fase che si apre è quella decisiva per le sorti del governo e per una parte del Paese stesso». Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, in un’intervista all’Unità ha «suggerito» di rimandare tutto a tavoli ad hoc.

    Sull’argomento pensioni, poi, la Cgil non vuol farsi dettare l’agenda da Prodi, ma piuttosto dettarla. «Per prima cosa - ha sottolineato Epifani - metterei da parte l’innalzamento dell’età voluto dal governo precedente, il cosiddetto scalone. A questo si aggiungano i coefficienti di trasformazione voluti dalla legge Dini che diventano un elemento troppo penalizzante per i giovani. Vorremmo anche che si rivalutassero i redditi molto bassi di chi è già in pensione». Le dichiarazioni del segretario della Cgil non sono molto distanti dalla proposte presentate dal Prc.

    Ma nessuno, per ora, intende solleticare i massimalisti e provocare scollamenti di un governo «amico». Come ha spiegato alla Stampa il segretario Cisl, Raffaele Bonanni, «il governo non può parlarci di pensioni per due motivi: il primo è che al proprio interno non esiste una visione comune» e il secondo «è che non ha nessun senso parlare di previdenza se non in un discorso più generale sullo sviluppo». Bonanni ha messo in evidenza che «la priorità è rivalutare le pensioni, una attenzione ai lavori usuranti e una soluzione per evitare lo scalone». L’ordine di importanza non è quello di Epifani.

    Su questo Damiano poteva «giocare». Ma ha subito esaurito il caricatore deludendo ancora una volta i riformisti come Daniele Capezzone («ulteriore grave arretramento»), Enrico Boselli («Damiano fa come i gamberi») e Nicola Rossi («Prodi faccia chiarezza o stia zitto»).

    tratto da http://www.ilgiornale.it/

  8. #48
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Sotto la Quercia non c’è posto per le riforme

    di Stefania Craxi

    L’assenza dei Ds alla cerimonia per la consegna del volume con i discorsi parlamentari di Bettino Craxi, e la diserzione ad Hammamet nella ricorrenza della sua scomparsa, hanno una spiegazione e una giustificazione di fondo: il riformismo non alberga più nell’animo dei Ds, anche se sarebbe più esatto dire che non vi ha mai preso posto. Le continue defezioni di questi mesi cosa sono se non il segno tangibile del loro fallimento, della loro incapacità politica ad imboccare la strada di una sinistra liberale, riformista, di governo? La strada che aveva indicato Craxi a tutta la sinistra. La fuoriuscita di Nicola Rossi dai Ds e, soprattutto, le sue argomentazioni, ci offrono una prova ulteriore. Rossi dice che il riformismo dei Ds è solo predicato e non praticato: «È un riformismo da convegni».

    Dice che una forza riformista non si pone l’obiettivo di ridistribuire le risorse, ma punta ad allargare il campo delle opportunità, premia le possibilità di chi è economicamente più debole di far valere i propri meriti e diventare così più forte. Queste argomentazioni hanno un solo difetto: arrivano in ritardo di 25 anni rispetto a Craxi e alla conferenza programmatica di Rimini del 1982, il punto più alto della progettualità riformista in Italia. Il film che i cattivi predicatori, alla Scalfari o alla Mieli, di un riformismo senza riformisti (anzi, nemico dei riformisti, da Turati fino a Walter Tobagi, a Craxi e a Biagi) hanno cercato di mettere in scena, è basato sull’idea che il comunismo possa essere riformato dal suo interno, per imboccare, contromano, la strada opposta, quella del riformismo. Era, ed è, un’idea politicamente e intellettualmente disonesta.

    Tutto l’armamentario post-comunista loro lo chiamano «riformismo col popolo» o «riformismo forte», distinguendolo dal «riformismo senza popolo» o dal «riformismo debole», che sarebbe quello di Craxi. Sciocchezze! I riformisti non sanno che farsene del popolo dei Travaglio, dei Di Pietro e dei Santoro, anzi ne hanno profonda disistima. I riformisti competono con i massimalisti, non subiscono imposizioni fondamentaliste contro i «ricchi» che guadagnano 1500 euro al mese. I riformisti competono con i massimalisti nel senso che si pongono in alternativa, come fece Craxi con Berlinguer, che inventò la più disonesta delle politiche, la «questione morale» (mentre il suo partito continuava a prendere i soldi di una potenza nemica e del finanziamento irregolare). Non esiste un riformismo forte, quello delle riforme di sistema, nel migliore dei casi è massimalismo debole, è post-comunismo, che dal comunismo ha ereditato i vizi peggiori: la doppiezza di Togliatti, la cultura giustizialista della forza di Stalin, la cultura del potere di Lenin, il moralismo di Berlinguer, la cultura dell’egemonia di Gramsci, la presunzione razzista di sentirsi superiori sul piano morale e culturale. Le riforme radicali sono all’opposto del riformismo. Una volta fatte, producono spirito di conservazione, buone o cattive che siano, diventano totem ideologici da difendere a prescindere dal merito e dal tempo che cambia.

    Il riformismo è, come diceva Craxi, l’idea di progresso che incontra la realtà. I riformisti promuovono le riforme non una volta per tutte ma una alla volta, perché sanno che si può sbagliare e vogliono fare le riforme pezzo per pezzo, fare le cose conoscendo i fatti concreti, rifare le cose quando la realtà cambia. Il riformismo promuove l’alleanza tra i meriti e i bisogni. Per queste ragioni il riformismo non è di questa sinistra, sia di quella in salsa romana (Rutelli e Veltroni), sia di quella emiliana (Bersani) come di quella bancaria (D'Alema e Prodi).

    Perché questa è la sinistra delle ragioni opposte, dei Monopoli, del grande fratello fiscale, della cultura del potere per il potere che anima il Governo autoritario di Bazoli e Profumo. È la sinistra crepuscolare del tramonto dei valori. È la sinistra giustizialista di Violante. Un fatto è certo: ogni giorno che passa, diventa più evidente il conservatorismo della sinistra e il trasferimento alla destra del ruolo di forza di progresso; non è un caso se in questi anni è stato il centrodestra sotto la guida di Berlusconi a portare avanti la visione di una società attiva, libera, basata sulle opportunità e sulla responsabilità. Non è un caso che sia stato il governo Berlusconi a promuovere quelle riforme

    tratto da http://www.opinione.it/

  9. #49
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Bocca, il razzismo del bollito

    di Mario Giordano

    Baluba, fora dai ball. Tornatevene a casa vostra. Mi avete rovinato il bollito. Finalmente un editoriale come si deve di Giorgio Bocca: dimenticati per un attimo le montagne partigiane e l'antiberlusconismo ad alta gradazione, il giornalista cuvée centra l'argomento da par suo: non se ne può più di tutti questi extracomunitari. Hanno rovinato il nostro Paese. Questa volta bisogna dirlo. Perché si può anche sopportare il fatto che rubino o che spaccino o che mandino le donne a battere sui viali. Si può accettare che reclutino kamikaze in viale Jenner, si può chiudere un occhio se ci accoltellano all'angolo della strada o se stuprano le nostre ragazze. Ma c'è una cosa che proprio non si può tollerare: non sanno cuocere la carne. Ci hanno guastato il bollito.

    Non stiamo scherzando, è un problema serio. Merita un editoriale sull'Espresso, merita l'attenzione di Giorgio Bocca. Perché l'integrazione va bene, l'accoglienza, il dialogo, il reciproco rispetto, il multiculturalismo, la convivenza e la tolleranza sono virtù indiscutibili. Che, però, sia chiaro, si fermano a un passo dal cotechino con salsa verde. Due metri prima dello zampino con la peverada. Perché, diciamocelo, questi immigrati non imparano la lingua, ma soprattutto non imparano la testina, la lonza e la rollata. Ma ci pensate? Se parli loro di coda pensano alla questura e non alla vaccinara; se dici guanciale ti portano un cuscino. E soprattutto non rispettano le regole della mostarda e dei funghi trifolati. Infrangono la legge. Dello Stato? Sì, ma soprattutto della lepre al civet.

    Sia chiaro: questo non è razzismo. Al massimo, razzismo del bollito. Con contorno di patata lessa. Molto lessa, per la verità. Ma in quanto pubblicata su settimanale debenedettiano, assai radical e assai chic, riteniamo che il sentimento gastro-xenofobo sia sdoganato nei salotti buoni del Paese. Per cui citiamo, con deferenza da gourmand: pagina sette, firma in rosso, fotina sobria. Titolo: «Il bollito sempre cotto al punto sbagliato». Più che un titolo, un grido di dolore. Ora io dico: com'è possibile fargli un torto così? Il bollito, capite? Proprio il bollito cotto male? A lui che, si sa, non è mai stato di Bocca buona. Di questo passo dove finiremo? Passi l'11 settembre, passino Bin Laden e la testa tagliata a Nick Berg: ma la vera tragedia è che non si trova una cuoca che sa fare la bagna caouda.

    Ma sì, persino nelle Langhe sono arrivati cous cous e kebab, che mal si sposano col dolcetto e pure col barbaresco. E così il grande inviato ha ben ragione di lamentarsi: abbiamo abbandonato le nostre tradizioni. Il crocifisso? Il presepe? Le radici cristiane? Macché: «Il modo di cuocere, condire, friggere, mettere in savor». Si capisce: non sappiamo più mettere in savor. Soprattutto non lo sanno fare a casa Bocca: «Avrò cambiato in questi anni sei o sette immigrate ai fornelli, ma un bollito cotto da bollito, piemontese o emiliano, non l'ho più mangiato, sempre stopposo, sempre cotto al punto sbagliato». AAA, cercasi disperatamente donna di servizio per illustre giornalista. Si richiede: conoscenza dell'arrosto, pratica di scaloppine, buone referenze sullo stufato di bue. E, possibilmente, razza ariana.

    Diciamolo una volta per tutte: basta con questi neghèr in cucina. Com'è che diceva Calderoli? Ecco, bravi: basta con i bingo bongo ai fornelli. Giorgio Bocca, che già fu razzista antisemita in gioventù e poi sostenitore del leghismo barbaro delle origini, ha trovato finalmente una nuova collocazione politica: la xenofobia enogastronomica, il lepenismo dei fornelli, il pogrom quattro stelle michelin. Gli immigrati vanno cacciati coi forconi, anzi no, con le forchette in pugno. Basta con queste cuoche che infarciscono le carni piemontesi di agli e radici schiacciate, basta con gli odori d'Oriente, con il meticciato culinario, la mescolanza di condimenti. Ci vuole la purezza del sangue. E, ammesso che ci sia qualche differenza, del vino. Barbera rossa la trionferà.

    L'articolo è ricco di spunti, oltre che di spuntini. Bocca si lamenta anche per il fatto che non ci sono più i camerieri di una volta, le persone di servizio di una volta, le tate di una volta. «Signor padrone», si sa, non suona bene quando viene pronunciato con accento ecuadoregno o filippino, anziché con la «o» larga delle madamin d'na vota. E poi questi immigrati pensano sempre ai fatti loro, pensate un po': vorrebbero persino guadagnare due soldi lavorando, al contrario del grande inviato che, come è noto, scrive i suoi articoli gratis. Articoli, sia chiaro, che si bevono tutti d'un fiato come certi bicchieri di barbera. Anche l'effetto è simile: alla fine, in realtà, l'impressione è che la fotina in alto sia l'unica cosa sobria della pagina. «Ecco perché non amiamo questa umanità forestiera», riassume il distico. La foto mostra una cuoca ai fornelli, pentolone e condimenti. Sintesi finale: non amiamo questa umanità forestiera perché non sa cuocere stinco e muscoletto. E noi non possiamo, per una volta, che essere d'accordo con il maestro antica riserva: ci vuole la purezza della carne. Il neo-razzismo al rosmarino. La selezione dell'abbacchio che si scioglie in Bocca. Perché, chiaramente, l'umanità si divide in due: quelli che non fanno i bolliti. E quelli che lo sono.

    tratto da http://www.ilgiornale.it/

  10. #50
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Intervista a Renzo Foa/L'"equivicinanza" di Massimo D'Alema è solo una mossa propagandistica
    I riformisti? Non possono stare accanto ai massimalisti

    di Riccardo Bruno

    "L'Italia Libera" del 1945 riproduceva nel taglio alto della sulla prima pagina l'intervento di Ugo La Malfa all'ultimo congresso del Partito d'Azione. Nel taglio basso, quello di Vittorio Foa. Non potendo chiedere a Ugo La Malfa cosa pensa dell'alleanza del Pri con Berlusconi, possiamo almeno chiedere al figlio di Vittorio, Renzo, vice presidente della fondazione Liberal, fresco reduce da un convegno dedicato al "berlusconismo", cosa pensa suo padre della scelta di sostenere il Cavaliere al punto di elevarlo ad un fenomeno politico.

    Non è che dopo il convegno sul berlusconismo suo padre Vittorio le ha tolto il saluto?

    Veramente i rapporti con mio padre sono eccellenti. Del resto egli non è mai stato l'esponente di una visione dogmatica della politica. Egli non ha mai riconosciuto un imperante monolitismo secondo cui bisogna stare dove si è sempre stati. Perché questa è una bugia che si racconta agli altri e a cui non crede nemmeno chi la racconta. Prenda una data: il 1990. Vogliamo ricordare le figure pubbliche di allora, ancora presenti sulla scena pubblica di oggi? Quali posizioni ricoprivano nella vita politica? Fino al 1990 si parlava di sinistra o di appartenenza ai partiti? Quando non c'era il bipolarismo era dirimente stare nel Pci, nel Psi o no? Quali erano i rapporti fra il Pci ed i movimenti? Forse che erano nello stesso blocco bipolare Bifo e Pecchioli? Oppure quando mai il Pci fu alleato di governo con il Pri o in maggioranza con Craxi? Siamo adulti e non crediamo più alle favole.

    Ci dica allora qual è la realtà.

    Beh, magari questo è pretendere troppo. Ma posso dire con una certa tranquillità che la trasposizione della storia d'Italia nel bipolarismo è un'impresa impossibile. Dove sta la sinistra? Guardi che anche nella Prima Repubblica il Pci dal ‘45 all'80 cambiò profondamente, figurarsi cosa è accaduto in un bipolarismo nato intorno alla figura di Berlusconi, che è un fenomeno complicato, troppo per chi è convinto che il mondo cambia, è vero, ma che, ciononostante tutto, deve restare come prima.

    E suo padre, mi perdoni, a che sinistra appartiene?

    Vittorio Foa è sempre stato un irregolare. E, come ogni irregolare, uno che si è mosso molto, che ha una vera difficoltà personale a uniformarsi politicamente. La sua curiosità intellettuale lo ha distinto più della collocazione politica, e questa sua irrequietezza è il suo principale pregio, che ne ha fatto non un uomo di schieramento, ma un critico di tutte le posizioni.

    Va bene, ma Berlusconi mica è di sinistra?

    Perché mai no? Viene da una famiglia socialista antifascista. Era legato a Craxi, di cui ora i suoi nemici riconoscono le ragioni riformiste. Con questo metro, se Intini e Bobo Craxi sono di sinistra, lo dovrebbe essere anche Berlusconi.

    Quale è il metro che dobbiamo usare, invece?

    Che Berlusconi ha avuto un peso sostanziale nella vita italiana e lo ha avuto in senso progressista, non conservatore.

    Ce lo dimostri!

    Ma perché con tutti i suoi limiti da non professionista della politica, ha saputo interpretare le culture che con la fine del comunismo e la crisi della socialdemocrazia cercavano libero spazio in Europa, che emergevano con prepotenza. Torniamo all'89. Crolla il muro di Berlino, si sgretola il mondo del socialismo reale, ma è anche immediata la ripercussione devastante sulle socialdemocrazie occidentali.

    Ricordo un Craxi a Berlino che rimane stordito davanti alla scritta "sozialism kaputt".

    Per l'appunto. La socialdemocrazia europea ha espresso un modello di welfare che ha retto per tutto il secondo dopoguerra e che poi non trova più risorse ed idee per fronteggiare l'allargamento ad Est.

    Va bene, ma che c'entra Berlusconi?

    Berlusconi comprende che il cittadino non può fare a meno del welfare, ma sa anche che può produrre ricchezza e contribuire individualmente allo sviluppo della nazione. La sinistra, quella magari di origine comunista in Italia, non è in grado nemmeno di comprendere questo fenomeno. E tanto meno la vecchia Democrazia Cristiana.

    Perché?

    Ma perché il Pci e la Dc avevano una comune impostazione dirigistica, il loro riformismo, chiamiamolo così, è dall'alto verso il basso e si svolge sempre comunque attraverso l'intervento dello Stato. Guardi la politica dell'equo canone. Le intenzioni magari sono eccellenti, i risultati sono che non si trovava più un affitto in tutta Italia. Un fallimento terrificante. E' fin troppo ovvio che dopo cinquant'anni così occorresse dare la misura che il contributo individuale di ciascuno può essere più importante di un intervento programmato dello Stato. Era questa la spinta che veniva dall'Est europeo, soprattutto, che aveva investito la Germania ed arrivava anche in Italia. Berlusconi ha dato espressione politica a questa spinta.

    E in che modo, scusi?

    Innanzitutto con l'idea della riduzione delle tasse.

    Beh, mica le ha poi così ridotte.

    Ma il suo governo non le ha aumentate. E' stato il primo governo della Repubblica italiana che non ha aumentato la pressione fiscale. Sono arrivati questi di adesso e gli italiani hanno subito visto cosa significa, tanto che Berlusconi, che si dava per spacciato, oggi viaggia nei sondaggi.

    Che viaggi pure, tanto mica si vota!

    E chi può dirlo? Poi vi è un altro elemento: la visione del mondo.

    Berlusconi?

    Sì Berlusconi: una visione di libertà e di responsabilità che al nostro Paese mancava e che si è incarnata nella missione a Nassiriya, anche a Kabul è ovvio, ma soprattutto a Nassiriya. Una volta la sinistra italiana era internazionalista, adesso lei forse non si è accorto che è diventata isolazionista.

    Ma come? La sinistra sostiene il multilateralismo. Non vede D'Alema?

    Per l'appunto, un'idea che pretende un governo globale. Un ‘appeasement' con tutti. Cos'è che sosteneva D'Alema?

    L'equivicinanza.

    Appunto: ma se lo immagina lei essere equamente vicini a due stati in guerra fra loro? Ma come si fa a spararle così grosse? Noi ci siamo svegliati nell'89 sapendo che le tirannie si abbattono, non si evolvono. Chi aveva confidato nella perestrojka gorbacioviana, nella morbida riforma di un sistema tirannico, si è dovuto disilludere in fretta. E un governo serio, responsabile, le tirannie le affronta. E guardi che non si tratta di un problema di diritti umani: è un problema di libertà dell'individuo. E Berlusconi nella sua politica, ad eccezione nel rapporto con Putin, ha dato corpo a questo principio.

    Insomma, fra tasse ed Iraq il governo Berlusconi è stato prodigioso!

    Per la verità i suoi risultati politici sono stati modesti. Sono state fatte meno riforme di quanto si poteva sperare, se escludiamo la legge Biagi. Lo scalone di Maroni è pur sempre stato un passo avanti. La riforma Moratti aveva un impianto buono, tanto che lo riconosce anche questo governo, e poi le grandi opere per ammodernare il Paese e far circolare un po' di denaro. Ma è anche stato assente in tanti altri settori importanti, facendo meno di quello che ci si aspettava. Sono dell'idea che la sua riforma più importante resta quella di non aver aumentato le tasse.

    In fondo Ricolfi sostiene che Berlusconi ha soddisfatto il 75 per cento o quasi del suo patto con gli italiani, nemmeno malaccio.

    Berlusconi ha dato una scossa e questo ne fa un leader politico autentico.

    Ho capito, ma è proprio di questo che si discute. Voi avete fatto un convegno sul berlusconismo: non è che il berlusconismo è il problema della successione a Berlusconi?

    Una leadership politica non necessariamente coincide con la guida del governo. E' chiaro che se oggi si dovesse andare a votare, Berlusconi sarebbe il candidato premier della sua coalizione. Tra quattro anni non lo so. Il fatto è che la leadership la si conquista sul campo e tutto si può dire fuorché che quella di Berlusconi sia logorata. Semmai il problema è inverso: e cioè come si potrà affermare una leadership al posto di Berlusconi.

    Secondo lei nel centrosinistra c'è una leadership?

    Certo. Prodi è il vero leader del centrosinistra, anche se di centro ha sempre meno.

    Pensa che Prodi abbia rotto con la sua matrice democristiana?

    Al contrario: conferma che nella Dc esisteva una cultura comune alla sinistra ottocentesca: ridistribuzione, dirigismo, statalismo, sono il collante fra tutte le componenti del centrosinistra, radicali esclusi ovviamente. Prodi la esprime perfettamente, e questo gli va riconosciuto. Semmai difetta nei rapporti con i poteri non rappresentativi. De Benedetti, per dire. Ma se gli regala l'Alitalia, credo che anche quei rapporti miglioreranno.

    Anche Berlusconi ha avuto dei problemi con il mondo dei poteri rappresentativi. Non ha fatto niente per contrastare l'elezione di Montezemolo alla presidenza di Confindustria quando era premier.

    E' lo stile di Berlusconi, che si compensa con la performance di Vicenza.

    La mia impressione semmai è che il centrodestra non abbia mostrato una particolare capacità di occupazione del potere.

    Se per questo il centrodestra è stato del tutto incapace. E sotto questo profilo si prenderà una sonora lezione dai nuovi vincitori. Anche questa è una questione culturale, l'imprenditore Berlusconi non ha un retaggio gramsciano di conquista "delle casematte", lui si fida della parola data. Mentre la politica è l'arte della parola smentita.

    Ma non è che voi che avete militato e poi lasciato il Pci, lei, Adornato, Bondi, Ferrara, siete tutti affascinati da Berlusconi come suprema eresia, come il gusto per il proibito?

    Io sono convinto che vi sia una complessità culturale maggiore fuori dalla sinistra tradizionale nella quale pure mi sono formato politicamente fin da giovanissimo. Berlusconi ha saputo provocare le remore ed i tabù di questa sinistra, incontrando non solo il mio sostegno o quello di Bondi, ma quello di almeno metà degli italiani che gli hanno riconosciuto questa capacità e che ancora gliela riconoscono. La sinistra, invece, rispondendo con la demonizzazione, lo ha sottovalutato.

    E' anche vero che la sinistra vent'anni dopo sa riconoscere i suoi errori, veda con Craxi.

    Guardi, non mi sento di escludere che se non in venti anni, in dieci, ci sarà qualcuno a sinistra a dire - come disse D'Alema con Craxi - che anche Berlusconi aveva ragione. "Lui e non noi". Ma è un po' inutile questa rincorsa al passato dei vecchi marxisti. La politica hai i suoi tempi e le sue occasioni, se si perdono, difficilmente si recuperano.

    Ma insomma, ci sarà un momento nel quale supereremo Berlusconi?

    Solo quando la sinistra si dividerà. Quando riconosceranno che i riformisti non stanno accanto ai massimalisti. Quando la smetteranno di inseguire terze vie in politica estera. Guardi, questi sono i figli cresciuti male di Berlinguer. Berlinguer voleva "la terza via", ma essa era comunque un modo per allontanarsi dall'Unione sovietica. D'Alema nella sua neutralità sul conflitto fra terrorismo ed Occidente, prende le distanze financo dalla socialdemocrazia europea, e nemmeno se ne accorge. Lui se ne va a passeggio con gli esponenti di Hezbollah. Ma sa chi per primo in Europa denunciò Hezbollah come organizzazione terroristica? Il leader del Pse Lionel Jospin nel 1998. Ma D'Alema che ne sa? Per lui Israele è la Palestina.

    tratto da http://www.pri.it

 

 
Pagina 5 di 7 PrimaPrima ... 456 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 20-01-11, 06:01
  2. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 09-05-08, 19:52
  3. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 19-06-07, 23:22
  4. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 01-02-07, 13:40
  5. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 18-02-04, 03:59

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito