Il colpevole silenzio sulla poligamia
di Romano Bracalini
Dice un antico proverbio cinese:”Non dire a tua moglie perché la batti. Lei lo sa”. Le culture primitive hanno sempre relegato la donna in un angolo di umiltà. Le donne italiane ebbero il diritto di voto solo nel 1946. Acquisirono uno status di parità. La legge ne proteggeva la persona e la dignità. Il marito manesco andava in galera. Il nostro costume comincia a fare parecchie eccezioni alla regola. Se un imam immigrato in Italia può predicare pubblicamente che “le donne non hanno l’anima e se sbagliano è giusto punirle perché così vuole il Corano”, non farà meraviglia che qualche marito musulmano applichi alla lettera il precetto nella migliore interpretazione filologica del “libro sacro”. Non solo nessuno si ribella e la notizia passa in forma di cronaca senza commento. Ma nel silenzio assenso del femminismo residuale nostrale passa perfino l’idea del gineceo ammesso per legge, dell’harem di conforto per il marito-califfo, della poligamia già praticata clandestinamente e ufficialmente richiesta dal famigerato Ucoii come norma da introdurre nel nostro ordinamento. Non ancora la lapidazione. E non fa scalpore che proprio essa, la poligamia, non sia più consentita nemmeno in certi paesi arabi, Tunisia e Marocco, sicché per non offendere le altrui tradizioni, ma senza porre una difesa alle nostre, l’Italia rischia di essere più arretrata e medievale del Maghreb in fatto di diritto di famiglia.
Intanto la si tollera ben sapendo che molti musulmani la praticano di straforo con le arti levantine più subdole, tenendo una moglie alla luce del sole e la seconda, più giovane e più bella (chiamali fessi!), sposata con rito musulmano e fatta passare per domestica dalla quale avere un’altra carrettata di figli per infoltire il nostro magro bilancio di nati vivi (ma almeno nel rispetto della legge). Meglio la poligamia che l’infedeltà dei mariti occidentali, ribattono i califfi, come se l’infedeltà fosse la stessa cosa! Perfino l’Imam di Segrate, noto alle cronache televisive per la compostezza e la civiltà dei modi, uno dei fondatori dell’Ucoii, può infrangere la legge del paese che l’ospita accompagnandosi a una seconda moglie sposata con rito levantino senza aver “avvertito” o ripudiato la prima. E a denunciarlo è stata un’altra integralista somala musulmana, già arruolata da Prc, Dacia Valent, in una specie di guerra tribale che continua in Italia con altri mezzi. Così, in spregio alla legge si può “gonfiare” lo stato di famiglia. Picchiare la moglie non è reato. Il femminismo irrancidito del “Manifesto”, insieme alle croniste ex guardiane della rivoluzione dell’Unità, tacciono dopo l’abbuffata di slogan del ’68, poi acquietatosi nel burocratico accomodamento dei suoi adepti. Tutti i regimi autoritari disprezzano la donna. Dell’oppressione femminile l’Islam ha fatto un’arte insuperabile e un vanto che sfida la modernità. Può stupire che certo sinistrismo femminile nostrale abbia abbracciato l’Islam oscurantista in odio all’Occidente? E che cos’erano le pallosissime assemblee studentesche se non interminabili orgasmi collettivi in cui si sperimentavano le regole del “libero amore” proletario?
Così un’altra volta, finita la rivoluzione in pastasciutta, le suffragette d’una volta si son fatte beffe delle regole borghesi, occidentali, immolandosi al codice di macelleria di Maometto in cui la donna eguaglia l’uomo solo se diventa carne da cannone. Anche durante il fascismo la donna era relegata al ruolo secondario ma esaltato di madre prolifica, angelo del focolare, con tutte le virtù domestiche che le competevano. L’università era ancora un modo separato, tutto maschile, ostile alle donne. Diceva un elegante ritornello cantato dai goliardi fiorentini: “Noi non vogliano le donne all’università/ma le vogliamo nude distese sul sofa”. L’imam di Segrate sarebbe stato d’accordo. Le donne non stavano meglio sotto il totalitarismo comunista. I dittatori non rispettano le donne. Però volentieri se ne circondano. Il Duce, modello di virilità fascista, ne era un forte consumatore. L’italiano medio, testimonia Margherita Sarfatti, prima amante di Mussolini, ambiva ad atteggiarsi come lui, a parlare come lui, a fottere come lui. Lenin scrisse un trattato sull’emancipazione femminile in URSS. Ma la condizione della donna sovietica rimase subalterna. Il cattolicesimo integralista, sessuofobo, antifemminista, è stato riformato dal pensiero filosofico occidentale. Il dogma è dovuto venire a patti con la ragione. Nell’Islam è ancora tutto di là da venire e nel frattempo il marito picchia la moglie (quando non sono due). Il Corano sa perché!
tratto da http://www.opinione.it/




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