OMNIA SUNT COMMUNIA
La Wal-Mart americana progetta una forza-lavoro ultraflessibile
Ecco come i padroni usano “Il Capitale”, mentre ai lavoratori viene inculcato che Marx è superato
redazionale
E’ nota la tesi di Marx degli strumenti utilizzati dai capitalisti per accrescere la produttività e quindi i tassi di profitto: 1) l'aumento del plusvalore assoluto, attraverso l'intensificazione dello sfruttamento, la diminuzione dei salari reali, l'aumento degli orari di lavoro, la diminuzione del costo del lavoro tramite l'evasione fiscale, ecc.; 2) l'aumento del plusvalore relativo, ovvero attraverso investimenti produttivi che introducendo macchinari sempre più automatizzati rendono il lavoro operaio più produttivo.
A seconda delle fasi storiche e delle condizioni socio-politiche il capitale ha operato umiliando la prima leva, la seconda o una combinazione di entrambe. A partire dalla metà degli anni ’70 del secolo scorso, soprattutto in alcuni settori dell’industria pesante e dell’automobile, per le caratteristiche intrinseche di questi settori ma anche per una significativa resistenza operaia, il capitale operò attraverso l’aumento del plus-valore relativo. Tuttavia, e lo si è visto negli ultimi anni, le aziende non ha mai pensato – tanto più i rapporti di forza tra le classi lo permettono – di abbandonare la leva del plusvalore relativo, ovvero quello della mero spremimento della forza-lavoro disponibile. Prova ne sono le politiche di flessibilizzazione, riduzione relativa e assoluta dei salari, riduzione dei contributi pensionistici, licenziamenti dei lavoratori a bassa produttività, malati o inabili.
Un interessante esempio di come la corsa all’accrescimento del plusvalore relativo potrà svilupparsi anche in Europa è fornito dalla catena di negozi americani Wal-Mart (1,3 milioni di dipendenti). Un articolo pubblicato sul New York Times del 6 ottobre ci informa che l’azienda intende flsibiliare ancora di più la forza-lavoro imponendo tetti salariali, umiliando ancora più massicciamente il part-time (passando dal 20% al 40%) e imponendo orari notturni e nei week-end in modo più esteso. La Wal-Mart di fronte a una caduta dei suoi titoli del 10% negli ultimi 3 anni, non trova altro mezzo per rialzare i suoi tassi di profitto se quello di far pressione sui lavoratori. Charles Grom, un analista della J. P. Morgan Chase, di cui è cliente la Wal-Mart, ha affermato che non vi è altra strada, in quanto le vendite si stanno concentrando sempre di più negli orari del pasto, la sera e nei week-end. A una lavoratrice della Wal-Mart dell’Oklaoma, Sally Wright di 67 anni che guadagna 11 dollari l’ora è stato proposto di passare dalle attuali 32 ore o 8 ore settimanali di lavoro perdendo così la protezione sanitaria e riducendo al minimo i suoi contributi pensionistici. In realtà la lavoratrice giustamente pensa che l’azienda non voglia far altro che liberarsi di lei. Un documento confidenziale dell’ufficio “risorse umane” (sic!) della Wal-Mart del 2005 segnalava come i salari dei lavoratori più anziani fossero molto più alti di quelli appena assunti e garantissero di fatto meno produttività. in questo senso il passaggio massiccio al part-time è da vedere come tentativo di liberarsi dei lavoratori più anziani per sostituirli con i giovani a part-time.
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