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  1. #1
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    Predefinito Dove andrà l’Ecuador?

    Dove andrà l’Ecuador? 18/10/2006 La scorsa domenica si è votato per eleggere il presidente della Repubblica dell’Ecuador. Questo Stato e la Bolivia si contendono il titolo di Paese più instabile dell’America meridionale. In dieci anni l’Ecuador ha cambiato otto presidenti, nessuno degli eletti è riuscito a portare a compimento il mandato ricevuto dagli elettori. L’ultimo è stato estromesso da quello che gli analisti politici ormai definiscono il “golpe delle strade”, ovvero sommosse popolari che hanno sostituito quello storico dei colpi di Stato militari. L’Ecuador negli ultimi dieci anni ha avuto vicende come quella del presidente Abdala Bucaram, deposto dal Parlamento perché dichiarato “infermo di mente”, o la sostituzione della svalutatissima moneta nazionale, il sucre, con quella degli Usa che costò al suo inventore, il presidente Mahuad, la deposizione da una piazza composta da indios del Conaie (Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador) e da militari di sinistra guidati dal colonnello Lucio Gutierrez. Anche lui, dopo aver vinto le elezioni nel 2002 con un forte programma di sinistra, è stato costretto alle dimissioni da grandi manifestazioni di popolo sotto l’accusa di aver ricevuto denaro da persone legate al traffico di droga per la sua elezione. Il sui vice, Palacio, ha condotto il Paese alle attuali elezioni. In questa situazione la prova elettorale è particolarmente significativa per dare stabilità al Paese, ma anche per il quadro politico dell’America del Sud. Con le elezioni in Ecuador, in Nicaragua e in Venezuela si farà più chiara la politica di questa parte del mondo. Ormai si può parlare, salvo la Colombia e il Paraguay che sono chiaramente a destra, di un continente collocato a sinistra, anche se con enormi differenze al suo interno. Da una parte lo schieramento Cuba-Venezuela-Bolivia, collocato su posizioni di sinistra radicale, dall’altra un variegato ventaglio di Paesi retti da schieramenti di sinistra moderata o socialdemocratica, anche se con sfumature molto diverse. Si pensi al Cile della Bachelet e al Brasile di Lula. Non è quindi un caso che la politica estera abbia avuto spazio nel dibattito politico tra i candidati alla presidenza. I sondaggi hanno sempre indicato l’Ecuador come il Paese dove Chavez raccoglie i maggiori consensi nell’America Latina. Dato che forse è all’origine della incredibile crescita di Raffael Correa Delgano, economista ed ex ministro dell’Economia che, con una dichiarata amicizia con Chavez e posizioni di estrema sinistra e furiosamente anti Usa, è salito dal 5% di partenza al 25 o 26% e comunque al secondo posto, nonostante parli di truffe elettorali che gli avrebbero tolto il primo posto alle elezioni di domenica scorsa. L’altra grande sorpresa è il risultato del candidato Alvaro Noboa Ponton, arrivato primo, che lo porterà al ballottaggio del 26 di novembre. Se Correa si è collocato con forza e chiarezza su posizioni di estrema sinistra terzomondista, Noboa, considerato l’imprenditore più ricco del Paese, non ha mai nascosto di essere un liberale conservatore, rigettando i modelli cubani e venezuelani. Con chiarezza ha dichiarato di voler fare dell’Ecuador un Paese come il Cile, gli Stati Uniti, l’Italia o la Spagna dove c’è libertà e democrazia. Schiacciato dalla polarizzazione del Paese, è risultato il candidato socialdemocratico Roldos, il suo partito è membro dell’Internazionale socialista, con il 15,81%. Lo stesso dicasi della socialcristiana Viteri con il 10,94%. Non piccola affermazione quella del fratello del deposto presidente Gotierez con il 15,18% dei voti. Il 26 di novembre i nove milioni di residenti nel Paese e i milioni di residenti all’estero faranno una scelta decisiva per la stabilità, la democrazia e il benessere economico del Paese equatoriale. rob.lovari@virgilio.it
    Roberto Lovari

  2. #2
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    avevo aperto una discussione a riguardo ma non ha avuto molto seguito, eppure la questione è di estrema importanza. Il riconteggio manuale dei voti da la vittoria a Correa e svela i terribili brogli elettorali commessi dal programma di conteggio elettronico brasiliano. Spero non ci sarà un altro caso come in Messico dove ad Obrador è stata truffata una vittoria indiscutibile attraverso brogli superpalesati e dove lo stesso Obrador s'è autoproclamato vincitore leggittimo insieme alla sua parte politica e il paese è diviso in due. Io penso che alla fine dopo le proteste anche che ci sono state la spunterà Correa nel ballottaggio dandola ''in culo'' all'amministrazione nordamericana che cerca di falsare la volontà democratica.

  3. #3
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    e' uno scenario molto delicato quello latino americano.

    Non sono ottimista e temo che gli USA torneranno presto alla solita politica imperialista esercitando pesanti ingerenze sugli Stati dell'America Latina.

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    Il Berlusconi dell'equador mi mancava

  5. #5
    Viva la piadina!!!
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    Citazione Originariamente Scritto da shuren Visualizza Messaggio
    avevo aperto una discussione a riguardo ma non ha avuto molto seguito, eppure la questione è di estrema importanza. Il riconteggio manuale dei voti da la vittoria a Correa e svela i terribili brogli elettorali commessi dal programma di conteggio elettronico brasiliano. Spero non ci sarà un altro caso come in Messico dove ad Obrador è stata truffata una vittoria indiscutibile attraverso brogli superpalesati e dove lo stesso Obrador s'è autoproclamato vincitore leggittimo insieme alla sua parte politica e il paese è diviso in due. Io penso che alla fine dopo le proteste anche che ci sono state la spunterà Correa nel ballottaggio dandola ''in culo'' all'amministrazione nordamericana che cerca di falsare la volontà democratica.
    " Spero non ci sarà un altro caso come in Messico dove ad Obrador è stata truffata una vittoria indiscutibile attraverso brogli superpalesati e dove lo stesso Obrador s'è autoproclamato vincitore leggittimo insieme alla sua parte politica e il paese è diviso in due."


  6. #6
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    Certo ora il "destino degli USA" dipende dall'Ecuador!!!

    MA NON AVETE CAPITO UNA MAZZA!!

    Agli USA del sud-america non importa piu una niente!!

    Ormai le regioni del mondo che contano sono,
    MEDIO-ORINTE E PACIFICO, il resto (a parte
    l'europa occidentale) e MERDA!!!

    Dal medio-oriente si controllano le riserve di energie
    e le vie di comunicazione, mentre il pacifico con
    le sue regioni abitate da oltre 2,5 miliardi di
    abitanti costituisce un esauribile serbatoio
    di manodopera e consumatori....il sud-america con
    i vari peones sfaticati morti di fame NON C'ENTRA!!

  7. #7
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    il sud-america con i vari peones sfaticati
    Diventano laboriosi solo una volta arrivati in USA???

  8. #8
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    Diventano laboriosi solo una volta arrivati in USA???
    Quelli che vanno negli USA sono pochi, rispetto
    alla marmaglia che a vive in sud-america
    stiamo parlando di quasi 400 milioni di abitanti
    (messico escluso).

    Tra l'altro dagli USA escono come rimesse oltre 50 miliardi
    di dollari che gli immigrati latinos mandano
    a loro parenti nel sud.......

  9. #9
    Hanno assassinato Calipari
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    Citazione Originariamente Scritto da capitanamerica7 Visualizza Messaggio
    Certo ora il "destino degli USA" dipende dall'Ecuador!!!

    MA NON AVETE CAPITO UNA MAZZA!!

    Agli USA del sud-america non importa piu una niente!!
    AHAHAHAHAHA LA VOLPE E L'UVA

  10. #10
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    AHAHAHAHAHA LA VOLPE E L'UVA
    Invece di starnazzare come una vecchia gallina
    prova a ragionare ed analizza i fatti.

    Se il centro e sud america fosse strategico per
    gli USA i 150mila soldati oggi impegnati nel
    medio oriente e asia si troverebbero li.

    Le corporation americane andrebbero ad investire
    in Venezuela o in Paraguai piuttosto che in
    Cina o India!!!

    Tutto questo NON ACCADE E i vari peones del
    sud se ne sono accordi. L'ondanta anti-americana
    del continente latinos è a detta degli esperti una
    reazione all'impotenza rispetto al corso della storia
    economica degli ultima 15 anni.

    Dopo la caduta del muro di berlino i latinos si sono illusi che gli investimenti industriali e finanziaria sarebbero
    arrivati in massa. Per un po infatti cosi sembrava, ma
    poi alla meta degli anni 90 è arrivata la Cina che accordandosi con il governo Clinton e Wall Street
    ha rovesciato il trend. I capitali fuggono in Asia e i
    latinos rimangono con le mosche in mano!!

 

 
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