Iran: Imprenditore italiano, a Teheran ci sarebbero contratti per altri 50 anni per le compagnie italiane Stampa
Venerdì 05 Febbraio 2010 10:08
TEHERAN - "Lasciare l'Iran? Veramente ci sono ancora 22 societa' italiane attive nel paese, e si tratta di grandi nomi, da Tecnimont a Eni, da Danieli a Edison.
La verita' e' che se ci fossero finanziamenti e coperture assicurative, qui ci sarebbero contratti per i prossimi cinquant'anni". È lo sfogo, raccolto da ADNKRONOS, di un manager italiano, che opera a Teheran da molti anni e vive quotidianamente la realta' iraniana cogliendone potenzialita' e contraddizioni. "Dal 2008 le cose sono cambiate - ammette - Il contratto della mia azienda scade a fine anno, ma se ci fosse la possibilita' di rinnovarlo avremmo un problema di copertura" come confermato dalle parole pronunciate da Berlusconi a Gerusalemme, ricordando che e' stata gia' bloccata "l'assicurazione Sace per chi investe in Iran". "Per ora, comunque, i contratti in essere restano assicurati" spiega. I contatti fra Iran e Italia, a livello imprenditoriale, non si sono interrotti, come testimonia la visita compiuta alla fine di gennaio da alcuni rappresentanti di aziende venete. Uno strumento di scambio di conoscenze e' rappresentato dalla locale Camera di commercio irano-italiano, che dal 2004 ha ripreso la sua attivita' e raccoglie oggi numerosi imprenditori di Teheran. "Ma molti soci locali devono fare i conti con i problemi bancari e burocratici, quando operano con l'Italia. Senza contare che i cinesi offrono sempre prezzi piu' bassi". Proprio l'aggressivita' degli imprenditori asiatici e' un elemento da non sottovalutare, suggerisce l'imprenditore. "I cinesi continuano a fare affari a piu' non posso", osserva, "Ma d'altro canto anche Total dice di andarsene dall'Iran, ed e' sempre qui...".
È degno di nota che il premier italiano Berlusconi, ignorando i circa 7 miliardi di dollari di interscambio annuale Iran-Italia e quindi ignorando gli interessi economici del suo paese, ha aggredito l’Iran con pesanti critiche mettendo così a repentaglio le buone relazioni economiche Teheran-Roma.




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