Stop alla riproducibilità degli articoli sulla rete. Ferma tu la legge contro i blogAlessandro CarusoRoma, 19 Ottobre 2006
CONTROCORRENTEIl problema del nostro tempo è che non c'è certezza di verità.
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Pagina 1 di 79 >>Alessandro Caruso segnala la notizia sul sito www.disnformazione.it. All'interno della Finanziaria 2006, (articolo 32), è passata sotto il classico e vergognoso silenzio dei media compiacenti e manipolati, una legge che imbavaglierà totalmente o quasi la maggior parte dei siti e/o blog che si occupano d'informazione!
Per coloro che ancora credono nella sinistra; per coloro che ancora credono nella politica in generale (dimenticando per comodità, ignoranza o per condizionamenti che non esiste la destra e la sinistra ma solo il potere economico, privo di colori e bandierine), questo dovrebbe essere un grande insegnamento di vita. Almeno lo spero.
Ciò che è stato iniziato dai governi precedenti, di presunta destra, liberali, conservatori, lo stanno portando avanti le presunte sinistre, i riformatori, i democratici.
Cambiano i governi, si sostituiscono i burattini, ma le strategie del Sistema vanno avanti a ritmo battente; anche perché i veri Burattinai rimangono al loro posto, nelle loro logge...
Ecco cosa dice l'articolo 32 inserito nella Finanziaria 2006:
Articolo 32. Riproduzione di articoli di riviste o giornali
1. All'articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, è inserito il seguente: «1-bis. I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.».
In soldoni, dal 3 ottobre 2006 (data dell'entrata in vigore della legge), per il democratico e sinarchico governo Prodi - il più vicino alle oligarchie bancarie internazionali (vedi Goldman Sachs e leggasi imperi anglo-ebraici), la «riproduzione totale o parziale di articoli», in pratica tutto, «devono corrispondere un compenso agli editori».
E se qualcuno, come per esempio noi, non ha i soldi per pagare l'editore, non pubblica nulla o rischia sanzioni economiche pesantissime!
Avete capito qual è l'obiettivo?
Forse c'è ancora chi crede nella libertà d'informazione e d'espressione?
Eppure se non ricordo male, la Costituzione della Repubblica italiana all'articolo 21 non lascia spazio a dubbi:
Articolo 21 della Costituzione italiana
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".
Se una simile castroneria legislativa l'avesse fatta Berlusconi & C. (che di castronerie ne hanno fatte eccome, basta ricordare le censure e le epurazioni mediatiche), si sarebbero mobilitate milioni di persone in piazza; ma siccome la legge l'ha fatta un governo, "vicino" ai cittadini e alle classi meno abbienti - che controlla pure i sindacati - allora nessuno si muove e soprattutto nessuno ne parla!
E altresì logico che nessuno ne parla: le major editoriali italiane, cioè coloro che hanno applaudito la nuova legge (Rcs, Mondatori/Fininvest, Caraccciolo/l'Espresso) hanno tutti gli interessi affinché chiudano la libera concorrenza e blocchino le libere espressioni.
Però noi cittadini italiani, forse non lo sappiamo a dovere, ma paghiamo di tasca nostra le imprese editoriali con i finanziamenti della legge sull'editoria (vedi trasmissione Report del 23 aprile 2006 http://www.report.rai.it/R2_popup_ar...90227,00.html).
Ogni anno noi, che ci piaccia o non ci piaccia, sovvenzioniamo i giornali con la bellezza di 667 milioni di euro!
Noi, base della piramide del potere, possediamo però un'arma molto potente, un'arma molto pericolosa: la scelta di acquistare o meno un prodotto! Perché allora non proviamo ad astenerci dal comperare giornali e/o riviste di regime? Forse non cambierà nulla, ma sicuramente migliorerebbe la nostra informazione, avremo più soldi da spendere meglio, e soprattutto daremo un segnale forte al Sistema!
Un segnale che la gente, nonostante "Bulli e Pupe", "Circus", "L'isola dei famosi" e altre trasmissioni demenziali create ad arte, non è tutta priva della capacità pensante.
Una proposta viene pure da Grillo, assai praticabile. "La legge dice nella sostanza che bisogna pagare per riportare on line parte degli articoli pubblicati dai giornali o dalle riviste - attacca il comico -. E' un incentivo a non copiare più il falso, a non diffondere le menzogne dei gruppi economici e dei partiti. E' come la legge che vietava il fumo, anzi meglio, è una legge che frena la diffusione delle balle. Il legislatore è certamente un infiltrato della Rete. Grazie legislatore!".
Gli editori non la prenderanno troppo bene, dice Grillo. "Quando vedranno il numero di citazioni e di riferimenti ai loro siti scendere. Quando il traffico diminuirà. Quando gli inserzionisti pubblicitari non gli telefoneranno più. Allora potranno suicidarsi in modo definitivo, virile. E fornire solo a pagamento l'accesso ai loro siti" .
L'idea di Grillo è questa: "Diffondiamo il Creative Commons in tutti i blog, in tutti i siti di informazione libera, per permettere la distribuzione dei contenuti pubblicati. Se i gruppi editoriali italiani vorranno citarci lo potranno fare in tutta libertà. Noi, in compenso, non li citeremo più".
riferimenti: http://www.comincialitalia.net/inter...d_articolo=905
(andiamo sempre verso il meglio... )




Stop alla riproducibilità degli articoli sulla rete. Ferma tu la legge contro i blogAlessandro CarusoRoma, 19 Ottobre 2006
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