Roma. Ecco, ci mancavano solo i fischi.
In uno stadio, poi. Da un’adunata di preti e monache e gente di parrocchia, nientemeno.
Grande contestazione, seppur poco caritatevole, per un cattolico adulto. Quello che è accaduto a Verona a Prodi è la degna (o indegna, dipende) conclusione di una giornata di passione per il premier, con altro sale sulla piaga visto che, fischiato lui, sono passati ad applaudire il Cav.
L’ennesima giornataccia, viene da dire. La solita, si potrebbe meglio dire.
La prova del nove il capo del governo avrebbe potuto agevolmente farla sfogliando, prima della messa del Papa, un ex giornale di riferimento come Repubblica.
Un sondaggio che racconta di un crollo di consensi del governo (18 punti in meno in tre mesi) e un crollo per Prodi personalmente, mentre D’Alema, il meno
gradito al Professore, risulta il più gradito della sua compagnia.
Sullo stesso giornale, un editoriale di Massimo Giannini, da levare la pelle:
“Dire che c’è confusione, a questo punto, è un puro eufemismo”.
Ironizza Stefano Menichini, direttore della rutelliana Europa:
“Se ci fosse davvero un Partito dei giornali che accerchia Palazzo Chigi, Repubblica sarebbe il capo di questo partito. Fa impressione, altro che il Giornale di Belpietro”.
E qui, tanto per cominciare, tra i fischi di massa e l’allarme per l’informazione
che rema contro, già saltano agli occhi le prime singolari coincidenze tra la
sorte berlusconiana e quella prodiana.
Pure il Cav. fu fischiato in mondovisione, alle Olimpiadi invernali di Torino. E se Prodi si è lagnato, “giornali e tv contro di me”– riservando alla sua difesa solo l’Unità, che pure nelle settimane passate, con una serie di interviste, lo ha fatto a pezzi sul terreno della comunicazione – la stessa lagna il Cav. l’ha ripetuta per anni e anni, quantificando anche all’85 per cento la percentuale
di giornalisti comunisti.
E non è finita. Proprio il sondaggio di Repubblica fa emergere un’altra coincidenza: il vice che presso l’opinione pubblica guadagna consensi
a scapito del capo. Così D’Alema con Prodi, così a lungo è stato per Fini con Berlusconi.
“Ma c’è una bella differenza – aggiunge Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, il quotidiano del Prc – Berlusconi aveva di suo un carisma che i suoi vice neanche si sognavano. Per Prodi forse è vero il contrario”.
Un inseguirsi continuo di eventi e di strategie, tra le due figure che da quindici anni dominano la scena politica italiana. Come sul fronte del bipolarismo alla meno peggio (o alla peggio): se il Cav. lo spingeva sulla linea di frontiera della Padania, Prodi lo zavorra sempre di più a sinistra, molto concedendo a Rifondazione e sinistra radicale, molto mettendo in difficolta la Margherita, un Capezzone che non sa più come fare per dire che la Finanziaria
lo ripugna, persino a volte i disponibili diessini. E se sul fronte cattolico (“i preti rossi” furono un classico delle battaglie del centrodestra) il Cav. pagò pegno, con le monache che respingevano orripilate la sua pubblicità, oggi sul fronte cattolico fa la parte del san Sebastiano il suo successore.
E per finire i sondaggi: che scaricano insieme adrenalina e depressione nella strategia berlusconiana e che ieri hanno lasciato il segno nell’epica prodiana.
Allarme rosso a Palazzo Chigi
E’ allarme rosso, dalle parti di Palazzo Chigi. Chi evoca le solite manovre dalemiane (a cominciare dal sondaggio di quelli di Largo Fochetti), chi tira fuori il nome di Marini, chi aspetta Natale e si vedrà.
Rosa nessuno vede più.
E siccome tutti nella maggioranza dicono che se Prodi crolla si rivota, si vede che molti nella maggioranza della caduta di Prodi stanno parlando.
“Se cade si va alle urne”, dice il ministro diessino Chiti. “Anche nell’Unione c’è chi vuol far cadere Prodi”, dice il segretario dello Sdi Enrico Boselli. “Questa fase – spiega Menichini – pare la fine di una storia precedente, la chiusura della partita tra Berlusconi e Prodi, piuttosto che l’inizio di un’altra vicenda.
L’Unione sembra nata più per la necessità di chiudere un ciclo che per aprirne
dinamicamente un altro”.
Il sottosegretario all’Economia, il verde Paolo Cento, vede un strada:
“Ritrovare una missione. Prodi dovrebbe andare in televisione, a reti unificate,
e parlare agli italiani. Spiegare gli obiettivi, non continuare a dar spago a ogni
starnazzamento di Confindustria”.
E il ds Roberto Cuillo: “C’è davvero una difficoltà di questo governo a raccontarsi. Manca una regia, serve una metodologia più accorta. Sennò si faccia come Humphrey Bogart: è la stampa, bellezza. E andiamo avanti senza
farci troppo condizionare”.
su il Foglio di oggi
saluti




Rispondi Citando
