Il 7 agosto 1979 l’ayatollah Ruhollah Khomeini invocò il risveglio delle coscienze islamiche dinnanzi allo scandalo dell’esistenza di Israele.
L’ultimo venerdì di Ramadan fu eletto giorno di al Quds (Gerusalemme) e anno dopo anno il regime ha inondato le piazze ritualizzando l’odio in una manifestazione di catarsi collettiva.
Ma per definirsi e rappresentarsi l’Iran khomeinista ha sempre guardato anzitutto a Washington. Nonostante i tentativi di affrancare la Repubblica islamica dalle chimere occidentali rappresentate dagli Stati Uniti, il fantasma americano si è annidato nel cuore del sistema.
E’ stato il rapporto schizofrenico con il “grande satana” statunitense piuttosto che con il “piccolo satana” israeliano a determinare il baricentro simbolico dell’Iran rivoluzionario.
Ma per Mahmoud Ahmadinejad il nemico naturale e più volte dichiarato, invece, non può che essere Israele.
Attraverso il prisma dei conflitti mediorientali vede soltanto il rinnovarsi di una guerra antica tra islam e occidente.
Israele rappresenta per il presidente pasdaran un male assoluto e non un antagonista politico e questo va ripetendo da più di un anno, nell’impunità generale, senza i sofismi cari ai suoi predecessori.
All’acme di questa tensione parossistica, escatologica e ideologica insieme, corre quasi indisturbato verso la Bomba, si smarca dalla tutela dei grandi vecchi della rivoluzione e si candida nella più vasta comunità islamica al rango di angelo vendicatore.
saluti




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