
Originariamente Scritto da
Barsanufio
Recentemente, con un amico, ipotizzavamo un viaggio all'Athos. La favolosa terra monastica ci incantava. 'Ma dovremo farlo senza donne, questo viaggio...' dicevo io triste. Ma lui si era informato, diceva che c'era un paese alle pendici delle scogliere, in cui le donne potevano attendere in un gradevole ambiente marino mentre gli uomini salivano al Monte. Qualcosa in me pensava - lo riconosco - che quindi quel paese fosse pieno di fanciulle sole, il che lo rendeva appetibile almeno quanto l'Athos. Poi però il mio amico ha detto: 'Pare che, in deltaplano o in parapendio, le donne possano atterrare all'Athos...' 'Cosa?' 'Sì: non possono impedire agli animali-femmina, per esempio alle gabbianelle, di posarsi sul loro suolo' 'Incredibile' (io ero esterrefatto). Ma lui ha soggiunto ridacchiando: 'In verità questa cosa l'ho vista in un cartone animato, non penso che sia tanto attendibile...'
In verità io penso che la radicale negazione del femminile e del femminino che viene realizzata all'Athos sia abbastanza erotica. Paradossalmente.
Voglio dire, è un po' come l'iconostasi nelle chiese orientali: che non è la mortificazione del senso della vista, ma la sua esasperazione. Il mistero si compie dietro a un velo, ma l'occhio del fedele, che vuole guardare e trova l'impedimento, accresce infinitamente la propria potenza, diventa una specie di raggio laser che trapassa le icone (che compiono in quel momento la loro esatta funzione, che è di esser trapassate). Vengono mobilitate immaginazione, fantasia. L'iconostasi è come un'immensa diga per lo sguardo, che trasforma ciò che sarebbe un misero ruscelletto in un immensa mole d'acqua capace di illuminare una città.
Ecco, l'assenza assoluta di donne, di femmine, del femminile (eccetto la Madre di Dio), mi sembra un immensa diga per il desiderio sessuale, capace di trasformare ciò che nel buon borghese è un fiumicello in perenne siccità, e nel libertino spesso una palude gonfia e molle, in una enorme diga che genera una quantità spaventosa di energia. E - sì, fantasticherie, certo - immagino gli Athoniti come degli atleti supremi alle prese con il loro desiderio sessuale, con la loro immaginazione che prende corpo, forma, profumo, sapore (spesso corpi, forme, profumi e sapori più reali di molti corpi cosiddetti reali, come direbbe Wendy Doninger in Dreams, Illusions and other Realities). Per combatterle, queste fantasie? Certo, forse anche per combatterle: ma al modo del pugile che, per colpire l'avversario, a volte deve abbracciarlo, incorporarlo, stringerlo a sé. Quell'abbraccio fra i lottatori e i pugili che è assieme conflitto e unità ma (l'uno e l'altra) senza quartiere.
Chiedo scusa agli amici di tradizione orientale: forse queste sono solo fantasticherie su dimensioni che magari la loro tradizione interpreta in modo diverso e addirittura opposto. Consideratele solo fantasticherie, nulla di più.
Grazie, Barsanufio