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23 ottobre 2006
Maroni: «La Cdl non c'è più. La Lega? Con le micro imprese del Nord colpite dalla Finanziaria»
di Sara Bianchi
Ha fatto parte della Lega fin dalla sua fondazione, prima come segretario provinciale a Varese, poi dal '92 come deputato. È stato Ministro dell'Interno e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, per otto mesi, nel 1994, nel primo governo Berlusconi.
Al fianco di Umberto Bossi nella svolta secessionista della Padania, nell'ultima legislatura ha ricoperto l'incarico di Ministro del Welfare. È capogruppo della Lega Nord alla Camera.
Onorevole Roberto Maroni, mani libere avevate annunciato, mani libere avete utilizzato sulla questione Libano e ora sulla Finanziaria avete presentato una serie di vostri emendamenti. Come definisce in questo momento il rapporto della Lega con gli alleati della Cdl?
Abbiamo preso atto che in Parlamento non c'è azione comune, condivisa da parte dei partiti della Cdl. Ne abbiamo preso atto con rammarico perchè siamo stati noi a proporre un coordinamento. Ora, visto che non si è realizzato, registriamo che almeno in Parlamento la Cdl non c'è più e quindi ci comportiamo di conseguenza. Abbiamo presentato una serie di emendamenti orientati alla tutela dei legittimi interessi di lavoratori e imprese del Nord. Ma questo segna anche una svolta nei rapporti interni alla Cdl e potrà avere conseguenze più generali, sulla politica.
Cioè?
Il fatto che in Parlamento ognuno vada per conto proprio significa che occorre cambiare la coalizione rispetto a quello che è stata, quando ha governato l'Italia negli ultimi cinque anni. Fini mette in discussione la leadership di Berlusconi, lo stesso fa Casini ormai da due anni. E ora c'è un movimento attorno alla legge elettorale in grado di scompaginare davvero le alleanze: tutto questo significa che il cantiere politico si è riaperto, quello stesso cantiere che si era chiuso con la costruzione della casa comune del centrodestra, la Cdl, con Berlusconi leader. Adesso siamo in una situazione di lavori in corso. Sappiamo qual è stato il consenso al centrodestra nelle ultime elezioni, i sondaggi dicono che ora è in aumento: non siamo preoccupati che questa ristrutturazione del livello politico di rappresentanza della Cdl possa produrre una perdita di consenso, ma dobbiamo farla in fretta, sapendo che la maggioranza degli elettori italiani se si votasse oggi voterebbe non a sinistra.
Avete annunciato azioni rivolte soprattutto a Lombardia e Veneto, dove si raccoglie il vostro maggior consenso. Come contate di procederete in queste aree?
Il calo di consensi del centrosinistra è concentrato nelle regioni del Nord, perchè il mondo delle professioni, delle imprese, soprattutto delle piccole-medie imprese, dell'artigianato e del commercio si sente vittima di una Finanziaria che scarica su loro tutto il peso. Il mondo delle imprese, delle micro imprese è accentrato in buona parte delle regioni del Nord, compresa l'Emilia Romagna, dove evidentemente la disciplina di partito prevale sui propri interessi, anche se ci sono delle prese di posizione significative di associazioni vicine alla sinistra, la Cna e la Confesercenti, che hanno criticato misure incomprensibili, come l'aumento dei contributi per l'apprendistato e l'inversione dell'onere della prova negli studi di settore: interventi che tendono a criminalizzare interi settori dell'economia dipingendo come evasori totali o quasi professionisti-imprenditori che fanno il loro mestiere. Per protestare contro questo stato di "quasi polizia fiscale" abbiamo chiesto una grande mobilitazione che faremo, con gli altri alleati della Cdl, a dicembre, nel frattempo ci sono altre manifestazioni alle quali abbiamo aderito, come quella di sabato scorso (21 ottobre, ndr) a Vicenza . Voglio chiarire che continuo a parlare di Cdl per intenderci, non perchè ci sia ancora un vincolo che politicamente ci tiene insieme, sarebbe meglio parlare di opposizione. Con queste manifestazioni, dicevo, faremo sentire ai nostri elettori e anche a chi si considera di sinistra o non si considera di sinistra, ma si sente colpito dalla Finanziaria che c'è un'opposizione in grado di fare proposte valide.
Ma allora qual è lo schema che lei privilegia rispetto ai rapporti tra Lega e centrodestra? Forse un nucleo costituito da Fi, An e Udc e poi, a parte, il Carroccio in un'area di maggiore autonomia rispetto agli altri tre partiti?
Questo è uno degli schemi, ma non è quello adeguato a interpretare cosa sta accadendo nel centrodestra. È vero che la Lega, per sua natura, come partito autonomista e regionalista non è nato come partito di destra o di sinistra e per questo ha la tendenza più di altri ad avere mani libere, ma anche l'Udc manifesta da tempo questo atteggiamento. Penso che i lavori verso un partito unitario riguardino principalmente Fi e An, che stanno progettando intensamente in questa direzione, anche attraverso una modifica alla legge elettorale, con il famoso premio di maggioranza al partito che prende più voti, non alla coalizione più votata. Con una legge elettorale che premia il partito più grande e cancella i partiti minori dal punto di vista della rappresentanza politica in Parlamento, anche per noi vale la regola del "primum vivere deinde philosophari": bisognerà capire come e che cosa fare, ma in questo momento non escludo nulla. C'è il progetto Fi-An per il partito unico dei moderati, c'è il progetto dell'Udc che guarda oltre il confine con il centrosinistra e c'è il progetto della Lega: mi alleo con chi mi dà il federalismo. Finora l'abbiamo fatto con il centrodestra, una decina di anni fa l'abbiamo fatto con il centrosinistra, in alcune realtà territoriali siamo alleati con la sinistra, nella stragrande maggioranza con il centrodestra, in altre da soli. Per noi tutte le opzioni sono aperte, soprattutto perchè non sappiamo quale sarà la nuova legge elettorale e la nuova casa comune dei moderati.
Sulla legge elettorale siete per il mantenimento del proporzionale con il premio di maggioranza alla coalizione...
Il proporzionale è un sistema che premia i partiti a forte identità e a forte radicamento territoriale, quindi noi siamo sempre stati teoricamente più favorevoli al proporzionale che al maggioritario. La riforma fatta dal Governo Berlusconi potrà essere migliorata certamente, ma non credo che qualcuno voglia tornare al sistema maggioritario uninominale. Penso che verrà mantenuta, ma la questione importante è: resta il premio di maggioranza alla coalizione? In questo caso il ruolo dei partiti piccoli rimane e si rafforza e se questa è la prospettiva per la Lega, come per l'Udeur, per Comunisti o per i Verdi c'è lo spazio per un'azione politica fortemente identitaria. Se invece la prospettiva è quella di una legge elettorale che consegna il premio di maggioranza ad un partito e gli altri soggetti, anche collegati in coalizione restano fuori, la prospettiva cambia. Sarà questo ad essere determinante nei prossimi mesi e comporterà un'accellerazione verso il partito unitario, a destra e a sinistra, con reazioni anche molto forti. Se il Governo cade si torna a votare con questa legge, se il Governo non cade penso che nel 2007 ne vedremo delle belle sul fronte dell'organizzazione dei partiti.
Come definisce il rapporto con Silvio Berlusconi?
Molto buono. Il rapporto personale di Bossi, poi è ottimo. Riconosciamo a Berlusconi di aver mantenuto tutti gli impegni. Però il giudizio storico molto positivo non deve compromettere la prospettiva che abbiamo di fronte, che può essere diversa. Credo che la Lega farebbe un errore se si limitasse nei prossimi mesi a mantenere questa posizione nei confronti di Berlusconi senza fare nulla. Dobbiamo capire quale sarà la costruzione che viene fatta ma soprattutto ricominciare a muoverci dopo un periodo non facile in cui abbiamo avuto una sconfitta politica: il referendum e non una brillante prestazione elettorale (per usare un eufemismo); dobbiamo riscoprire o individuare qual è la strada per raggiungere l'obiettivo del federalismo perchè altrimenti rischiamo di essere coperti dal frastuono degli altri partiti. Dopo di che l'accordo con Berlusconi va benissimo, ma la Lega deve farsi sentire e far capire che la botta al referendum è stata assorbita e che siamo pronti a rilanciare la sfida verso il federalismo, come, con chi, con che modalità, si vedrà, lo deciderà il segretario federale, la segreteria e, se ci sarà, anche un congresso. Abbiamo passato varie stagioni, quella della secessione, quella della devolution, quella in origine dell'autonomismo, poi il federalismo. Adesso dobbiamo capire qual è la strada che la Lega deve imboccare. Per ora non è ancora stata indicata con chiarezza.
In un'intervista ha detto di prefereire come futuro leader del centrodestra Fini a Casini
Nessuno dei due entusiama o scalda il cuore dei leghisti. Quello che raffredda molto è Casini. Per cui ho detto che, se con il gioco della torre dovessi buttare giù uno dei due, butterei Casini. Anche perchè lui sbaglia e qualcuno nel centrodestra fa i conti su questo, sbaglia perchè l'elettore leghista non va a votare sempre e comunque. Se non trova corrispondenza rispetto al progetto per cui ha aderito alla Lega addirittura non va alle urne. Perciò cercare di risolvere il problema della leadership dicendo non resta che Fini o Casini può far perdere voti al centrodestra. È più complicato e ci sono una serie di cose da considerare che non possono essere ridotte solo al nome. Non può essere solo Fini o Casini.
Tremonti?
Tremonti è personaggio molto stimato nella Lega, certo se fosse Tremonti sarebbe per noi tutto più facile, anzi il problema sarebbe risolto. Ma noi sappiamo bene che il leader di una coalizione normalmente è espresso dal partito maggiore della coalizione stessa. Certo, se facessimo un sondaggio tra i leghisti su Fini, Casini e Tremonti vincerebbe Tremonti, ma non spetta a noi dirlo.
Ora, mani libere anche sul ddl Gentiloni?
Sì, venuto meno il vincolo di coalizione dentro la Cdl, abbiamo ingoiato tanti rospi in questi anni per questioni alle quali la Lega non era particolarmente interessata, ma avevamo l'obiettivo di mantenere salda la coalizione, di dimostrarci leali e di arrivare a fine legislatura con la riforma costituzionale. Poi purtroppo il referendum l'ha bocciata, ma abbiamo riconosciuto a Berlusconi e agli alleati di aver mantenuto i patti. Ora quella fase si è conclusa, l'obiettivo è stato raggiunto dal punto di vista politico e nei rapporti interni. Adesso si apre una fase nuova senza quei vincoli che avevamo fino a pochi mesi fa, perchè l'obiettivo non è più andare al Governo e modificare la Costituzione, che era per noi l'accordo centrale nella Cdl. Perciò sulle singole leggi siamo liberi di esprimere il nostro giudizio in base ai nostri principi e ai nostri valori. Se la proposta di legge di riforma degli assetti televisivi ci convincerà, se valuteremo che è utile per il Nord la voteremo, se invece valuteremo che è una centralizzazione a Roma non la voteremo.
23 ottobre 2006




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