Date ragione della speranza che è in voi
Il testamento spirituale di un presbitero sofferente
Ai trentamila fedeli presenti in Piazza San Pietro, il Papa, prendendo spunto da un passo della Lettera agli Efesini, ha ricordato che i Vangeli collegano la prima “chiamata” dei Dodici al battesimo nel Giordano. Benedetto XVI ha rievocato le battute “molto espressive” del dialogo di Gesù con i primi due futuri apostoli. “Alla domanda: ‘Che cercate?’, essi rispondono con un'altra domanda: ‘Rabbì (che significa Maestro), dove abiti?’. La risposta di Gesù è un invito: ‘Venite e vedrete’ (cfr Gv 1,38 39). L'avventura degli Apostoli comincia così, come un incontro di persone che si aprono reciprocamente. Comincia per i discepoli una conoscenza diretta del Maestro. Essi infatti non dovranno essere annunciatori di un'idea, ma testimoni di una persona. Prima di essere mandati ad evangelizzare, dovranno "stare" con Gesù (cfr Mc 3,14), stabilendo con lui un rapporto personale. Su questa base, l'evangelizzazione altro non sarà che un annuncio di ciò che si è sperimentato e un invito ad entrare nel mistero della comunione con Cristo (cfr 1 Gv 13)”.
Queste righe sono un breve reportage della prima catechesi tenuta dal Santo Padre in Piazza San Pietro durante le udienze del Mercoledì, lo scorso mese di Marzo, la prima del ciclo riguardante le figure dei primi Apostoli che Gesù Cristo chiamò alla sua sequela.
Sono parole che introducono alla perfezione questa Lettera scritta da un presbitero gravemente malato e che le attualizzano in modo concreto e sorprendente.
Lettera ai confratelli e………amici
(Pensieri di una notte d’agosto)
DATE RAGIONE DELLA SPERANZA CHE E’ IN VOI
Dopo una breve esperienza (tre anni) nel Cammino Neocatecumenale, 25 anni fa ho sentito la chiamata ad Evangelizzare. Questa notte sto pensando ai vostri programmi pastorali ben elaborati.
Io direi: proviamo ad azzerare tutto.
Ti sei incontrato con Gesù, il suo Vangelo, la sua vita (morte e risurrezione…..)
Sei prete, il Vescovo ti ha mandato…..
Ora sei ad annunciare al mondo quest’esperienza liberatrice. Che cosa fai?
1.
Come i primi apostoli vanno ad annunciare, a predicare al mondo (non a fare riflessioni sulla Parola di Dio, perché le tue riflessioni di prete volgono quelle del laico…. alla fine ognuno resta sulle sue!). Ecco, ad annunciare perché sei testimone di qualcosa che hai visto e toccato con mano…. (San Paolo affermerà che non è venuto a battezzare “pastorale sacramentale”, ma ad annunciare il Vangelo “pastorale d’evangelizzazione”).
E’ urgente, perché i cristiani d’oggi non sono diversi dai tempi degli ascoltatori della predicazione degli Apostoli.
Siamo tutti secolarizzati, viviamo il cristianesimo al livello di religiosità naturale (= Dio a mio servizio!),
abbiamo le stesse schiavitù: affettività, sesso, soldi.....non crediamo nella risurrezione (o tanti dubbi).
Amare i nemici? Neanche se ne parla.
Tu annunci, così come facevano gli Apostoli, e la gente è libera di aderire o no.
Come Abramo alla voce “lascia la tua terra e va’….” si mette in cammino. E’ obbediente a questa voce anche se poi c’è un silenzio che dura dieci anni!
2.
Chi aderisce alla predicazione si aspetta di avere un’indicazione per camminare.
La Chiesa primitiva ha organizzato un catecumenato (non il catechismo, la scuola teologica..), ma un catecumenato.
Il catecumeno è accompagnato nel combattimento con il “mondo” sostenuto da piccole comunità, dalla presenza di presbiteri lasciati dagli Apostoli…
C’è da combattere contro le idolatrie e le schiavitù, per questo c’è bisogno di un Mosè, di un qualcuno mandato da Dio a presiedere….
Il catecumeno deve fare l’esperienza della sconfitta. Quando vuol camminare da solo (come Abramo che va con la schiava perché Dio sta tardando a dargli il figlio che gli ha promesso), ma in questo si rende conto che tutte le volte che agisce di testa sua, tutto gli si ritorce contro…
3.
Si abitua a camminare ascoltando (ob-audire=obbedire), lasciandosi illuminare sui fatti della vita, senza sentirsi abbandonato dalla madre Chiesa che interviene sempre più intensamente nella tua vita, nella tua storia, con gli scrutini (da non confondere con gli esami!), ma con colloqui in comunità presieduti dall’equipe dei catechisti.
4.
Il tutto in perfetta comunione con la Chiesa. Un cammino che coincide in modo sorprendente con il R.I.C.A. (Rito d’iniziazione cristiana per Adulti), adattato, naturalmente, a chi è stato già battezzato.
Già Paolo VI diceva di questo cammino che “poco importa che si faccia prima o dopo il battesimo”, l’importante è che si faccia.
Prevedendo i pochi giorni che mi restano (naturalmente i giorni potrebbero diventare anni, come spero….) volevo lasciare questa mia testimonianza per dire che la Chiesa mi è venuta a cercare (io neanche sapevo che esisteva…), in un momento particolare della mia vita, di profonda crisi spirituale e lì ho ritrovato la mia identità di prete, anzi come cristiano e come C.R.L.
Abbiamo già un progetto pastorale firmato “primi cristiani”.
Perché inventarne altri quando lo Spirito Santo già da secoli ne ha fatto vedere l’utilità?
Mi direte che questo non è il solo e sono d’accordo.
Ma questo Dio lo ha messo nelle mie mani.
Dal Cammino ho ricevuto la VITA, per questo tipo d’evangelizzazione la dono.
Don Luciano F. - C.R.L.
Nota:
Don Luciano,
presbitero, appartenente ai Canonici Regolari Lateranensi, fu nominato Parroco di San Secondo in Gubbio nel 1983 e conobbe il Cammino alla Parrocchia dei Martiri Canadesi in Roma, frequentandolo per circa tre anni. Volle ripetere,quando giunse a Gubbio, l'esperienza anche grazie all'aiuto dell'allora Vescovo di Mons. Ennio Antonelli ora Arcivescovo di Firenze. Nel 1997 fu trasferito a Lucca dove, ringraziando Dio, trovò due comunità.
Oggi Don Luciano si trova ricoverato al reparto oncologia dell'ospedale di Castelfranco Veneto e le sue condizioni sono gravissime. Nonostante la grande debolezza procurata dalla malattia ha scritto una lettera ai suoi confratelli ed agli amici.Preghiamo per lui!
A.S. - catechumenium.it





Rispondi Citando