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  1. #1
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    Predefinito Finanziaria. Precariato avanti tutta.

    Arrivano da tutte le parti le critiche alla Finanziaria 2006 varata dal governo Prodi.
    Innanzitutto dai vari partiti del centro-destra, che accusano l'esecutivo del centro-sinistra di "lasciare in mutande " il ceto medio. All'interno della coalizione di maggioranza mugugnano i partiti "centristi", che sentono il richiamo dei "poteri forti", pronti a sostenere un governo di ampie intese che escluda però le ali "estreme " sia a "sinistra " che a "destra ".
    Alcuni comparti sindacali, specie quelli della scuola, sono infuriai! per le promesse disanese e si trovano a gestire una nuova ondata di tagli difficilmente giustificabile alle migliala di precari che avevano illuso prima delle elezioni.
    Nel mondo universitario la situazione non è certamente migliore e i fondi per la ricerca verranno drasticamente ridotti, penalizzando ancora una volta un settore strategico per lo sviluppo della nazione italiana, a tutto vantaggio degli Istituti culturali d'Oltreoceano.
    Malgrado i proclami prece¬denti al 9 aprile scorso, nessuna iniziativa concreta e stata attuata per porre un freno alla precarizzazione del lavoro suggellata dopo la Legge Treu dalla famigerata Legge Biagi, che ha definitiva¬mente posto fine a quafsiasi sicu¬rezza sociale conquistata in oltre due secoli di Ione popolari europee.
    Ma l'attacco più duro e importante è arrivato dai "mercati finanziari", per mano delle agenzie di rating (le varie Moodys , che si distinguono per dare i voti alla situazione economico finan¬ziaria di tutti i paesi), che hanno emesso un pesante giudizio motivandolo con le mancate riforme strutturali di questa Finanziaria.
    Ciò che si imputa a Romano Prodi, che pure è storicamente uomo di fiducia dell'alta finanza internazionale e delle multinazionali statunitensi, è aver rimandato l'attacco decisivo al sistema previdenziale italiano e ai suoi paletti strutturali, costituiti da scuola, pensioni e sanità.
    Se per il mondo dell'istruzione il massimo (nell'ottica mondialista) è probabilmente per ora stato fatto e nuovi fondi sono stati concessi alle scuole private, molto rimane ancora da compiere prima di spianare completamente la strada alle varie compagnie assicurative, che dovranno sostituire con la previdenza integrativa e la sanità privata la tradizionale offerta pubblica (pagata, ricordiamocelo, con i nostri contributi).
    Nessuno, però, si preme di spiegare i motivi dell'ossequio dei vari partiti italiani, a qualsiasi schieramento appartengano, nei riguardi di questi famosi "mercati finanziari" ai cui diktat si deve sempre ubbidire.
    Due sono fondamentalmente le ragioni per i quali oggi la nostra nazione non può essere considerata una vera democrazia (che significa "governo del popolo " e il popolo, questo è chiaro a chiunque, non accetterebbe mai di vedere smantellato uno Stato sociale che gli ha garantito un relativo benessere negli ultimi sessantenni) ma una "dittatura dei mercati".
    Il debito pubblico italiano, che per la sua maggioranza è nelle mani degli investitori stranieri, cioè gli stessi gruppi finanziari che impongono così - attraverso il ricatto - la privatizzazione del¬l'economia statale; le oltre 100 basi militari statunitensi e NATO presenti sul suolo nazionale, che non svolgono alcuna funzione di carattere militare ma servono unicamente per destabilizzare e/o stabilizzare a favore di Washington la politica dell'Italia.
    Ai servi sciocchi che continuano a ripetere come l'occupazione nordamericana del nostro paese dopo il 1945 abbia garantito pace e prosperità economica, vorremmo ricordare altre due cose.
    La prima: la "guerra fredda", combattula da Stati Uniti e Unione Sovietica in giro per il mondo ha provocato, solo per mano nordamericana, 30 (trenta) milioni di vittime civili; in Italia ne abbiamo avvisato solo gli stra¬scichi, con le varie stragi di Stato e i gruppi terroristici strumenta¬lizzati dalla CIA e dal Mossad.
    La seconda: quello conosciuto nell'Europa occidentale, Italia compresa, dal 1945 al 1989 (anno del crollo del Muro di Berlino) non è stato il vero capitalismo, ma un'economia di mercato salva¬guardata dal protezionismo commerciale e resa "morbida" dalla presenza dello Stato sociale.
    La concorrenza ideologica dell'Unione Sovietica e il mito del comunismo, che dopo la Seconda Guerra Mondiale era tortissimo perché la vittoria era stata resa possibile solo grazie al sacrificio del popolo russo e alla guida ferrea di Stalin, facevano temere alle lobbies atlantiste la possibile caduta dell'intera Europa nel campo socialista.
    Sfaldatasi l'URSS e il "blocco orientale" non vi erano più resistenze all'apertura dei mercati e alla globalizzazione capitalistica e cosi venne sferrato, attraverso una violenta ondata di privatizza-zioni, il primo decisivo attacco allo Stato sociale, in tutta Europa e quindi anche in Italia.
    11 risultato è che oggi più del 50% dei nuovi contratti di lavoro hanno carattere precario, a tutto vantaggio dell'imprenditoriato, tradizionalmente la classe più fedele ai padroni d'Oltreatlantico e nessuno ha una straccio d'idea su come assicurare un futuro di stabilità alle giovani generazioni.
    Eppure, in giro per il Pianeta, non mancano esempi di nazioni che hanno o stanno cercando di liberarsi da questa sudditanza, venendo perciò demonizzate dai mass media occidentali.
    La Russia di Putin ha finito la scorsa estate di pagare tutto il suo debito estero, l'Argentina di Kirchner si sta risollevando dopo la spaventosa crisi finanziaria proprio per non aver seguilo le ricette liberiste, esattamente come fece la Malesia di Mahathir alcuni anni fa; Indonesia e Brasile hanno approntato piani economici per annullare la loro dipendenza dai Fondo Monetario Interazionale.
    Anche in Italia qualcosa sarebbe possibile fare ma solo dopo aver eliminato la presenza militare statunitense in Italia:senza sovranità, nessuna libertà.

    Stefano Vernole
    Ibrahim

  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Concordo che la presenza statunitense è un danno all'Italia.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    Concordo che la presenza statunitense è un danno all'Italia.

    Diciamo che forse Vernole semplifica eccessivamente la nostra situazione interna ma su una cosa mi trovo in pieno accordo con lui; da quando l'URSS non esiste più gli USA hanno avuto le mani libere (troppo) per influenzare in maniera determinante le politiche economiche di Stati che, come l'Italia, avevano raggiunto un buon compromesso tra sistema capitalistico e welfare.
    Con tutti i danni che possiamo adesso notare.
    Ibrahim

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    Ma gli Usa sono incapaci di gestire questi processi, infatti stanno soccombendo...

 

 

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