Da Hanoi a Washington s’alza la protesta contro il “taglio miope e ignorante” per le indennità ai diplomatici che il governo ha previsto nella Finanziaria.
Il sindacato Sndmae ha indetto uno “sciopero pignolo” fino al 9 novembre.
Il ministro D’Alema ha dovuto fare una scelta: le risorse sono state in gran parte orientate sulla Cooperazione – 600 milioni di euro, erano 392 quelli previsti nel 2006 – “per la gioia di Patrizia Sentinelli e Giorgio Economides”, come hanno commentato alcuni diplomatici vicini al sindacato.
La reazione è scoppiata quando nei corridoi della Farnesina è stato diffuso un virgolettato del viceministro Sentinelli che, “dopo aver ottenuto ciò che voleva”, avrebbe detto che “la quantità serve a poco senza la qualità degli interventi”. Come dire: “Se però i diplomatici non collaborano…”.
Da Washington, dove il personale deve pure adeguarsi al colore dei ministri che vi giungono “nella consapevolezza di una disomogeneità politica e valoriale che rende più disagevole il dialogo con l’Amministrazione Bush” – come ha notato ieri l’Unità –chiedono che la riduzione “sia annullata preferibilmente d’iniziativa governativa”. Le missive, provenienti dall’Africa e dall’Asia, oltre che dall’America, sono indirizzate al capo di gabinetto, al direttore del personale e al segretario generale, l’ambasciatore Paolo Pucci di Benisichi, che non sembra intenzionato a esporsi, in attesa della pensione che dovrebbe arrivare entro il 2008.
La sfida per la segreteria generale è cominciata,
nella speranza diffusa tra gli aspiranti che Paolo Pucci possa farsi da parte prima della scadenza del mandato, ottenendo un incarico di prestigio fuori della “Casa”, come i diplomatici chiamano il ministero.
Da Tokyo si sta impegnando Mario Salvatore Bova, l’ambasciatore che Alessandro Natta, penultimo segretario del Pci, chiamava “il nostro uomo alla Farnesina”.
Oggi Bova si è avvicinato al sindaco di Roma, Walter Veltroni.
Sui divani del piano terra, si malizia: “Un pensierino per il posto di capo macchina lo fa anche Nelli Feroci”, responsabile del gabinetto dalemiano. “Feroci potrebbe anche sostituire Roberto Nigido”, direttore dell’ufficio per gli Affari diplomatici del Quirinale, considerato vicino a Prodi.
Si sta prodigando anche Rocco Cangelosi, che guida la rappresentanza all’Ue ed è considerato il padre di “Farnesina democratica”, quella che nei corridoi definiscono “la Cgil esteri”.
Il ministro D’Alema ha dovuto rimandare alcune nomine al periodo natalizio,
“quando tutti penseranno alle vacanze”, come gli ha suggerito un collaboratore. I suoi impegni ministeriali, cui non intende sottrarsi “neppure la domenica”, gli hanno impedito di esaudire alcuni desideri che provengono dai diplomatici che, anche nel suo studio, sono noti come “ambasciatori rossi”. Antonio Armellini scalpita per raggiungere Nuova Delhi. “L’ideale sarebbe spostarlo a Londra come ambasciatore di grado, trovando una nuova sistemazione a Giancarlo Aragona”. Gli attenti funzionari del ministero sanno che si sta avvicinando la pensione per il rappresentante alla Nato, Maurizio Moreno, che potrebbe liberare una poltrona di prestigio per Aragona.
La raggiante principessa Wijdan di Giordania, neoambasciatrice a Roma, domani sarà ospite delle passerelle del “Vesuvio Expò” di Ercolano.
Feluche pazze per lei.
saluti




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