I cosiddetti “linguisti” della Farnesina hanno letto la definizione dalemiana di
“atto terroristico” che consiste “nell’avere intenzionalmente come bersaglio i civili al fine di spargere sangue”.
“Il ministro dice che ciò si applica ai gruppi terroristici analogamente alle azioni dei singoli stati”, nota insinuando un dubbio chi ha letto la sua intervista al quotidiano al Ahram, sabato: “Dopo aver sostenuto che
Hezbollah non è una milizia terrorista, di cosa parlerà il ministro se Nasrallah colpirà ancora obiettivi israeliani ora che ha annunciato (ieri) di volere un nuovo governo ‘più forte’ entro novembre?”.
Il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, “ha cambiato idea sui motivi dell’astensione italiana al Consiglio di sicurezza dell’Onu”, ironizza chi, alla Farnesina, segue “quel suo modo di fare il diplomatico e il politico allo stesso tempo che non sempre gli riesce”. Dopo aver spiegato che l’Italia s’era astenuta per la “grande presenza italiana in Venezuela”, paventando ritorsioni, ha offerto una versione più morbida:
“Non abbiamo ritenuto di contribuire alla divisione. Ci siamo riservati un possibile ruolo di mediazione che sarebbe impossibile se avessimo preso le
parti dell’uno o dell’altro”.
Chi ha contatti con i giornali, però, sa che dovrà spiegare che l’Italia è stato l’unico paese dell’Unione europea a scegliere di astenersi – “manco fossimo la Spagna…” – ma il ministro D’Alema di questo “preferisce non parlare”.
Incontri riservati a Roma. Ministri del governo somalo hanno avuto colloqui con
politici italiani, rappresentanti della Farnesina e uomini dei Servizi segreti per
trovare una soluzione dopo il fallimento dei negoziati di Khartoum. Lunedì le corti islamiche, che puntano a imporre la sharia in tutta l’area, e il governo di Baidoa, fragile e diviso, avrebbero dovuto incontrarsi per la terza volta.
I colloqui sono saltati per le condizioni poste dalle corti: uscita dei diplomatici kenioti dalle trattative e interruzione dell’iniziativa etiope di sostegno al governo.
Il ministro delle Finanze somalo, Hassan Mohammed Nur, si è presentato a Roma, con l’aiuto della Farnesina, non soltanto per cercare sostegno politico ed economico. E’ un ex militare che si è formato in Italia: ai tempi dell’ex dittatore Siad Barre, era nell’intelligence e ancora oggi è in ottimi rapporti con il Sismi. Anche il ministro per il Commercio, qualche settimana fa, è stato accolto alla Farnesina, “in via strettamente riservata”.
“A Baidoa non sono piaciute le aperture che Mario Raffaelli”, inviato speciale per il Corno d’Africa, “avrebbe mostrato alle Corti dopo la sua visita a Mogadiscio”, rivelano alcuni diplomatici. Raffaelli aveva ipotizzato l’invio di osservatori internazionali disarmati sul confine con l’Etiopia per monitorare il passaggio di truppe di Addis Abeba.
La cautela di Patrizia Sentinelli. Il viceministro agli Esteri – che in Etiopia ha incontrato il primo ministro Meles Zenawi, e a Roma ha accolto il capo della diplomazia del Kenya – ha “peccato di ambiguità nel suo richiamo alla moderazione tra le parti somale”, s’ascolta in un Gabinetto della Farnesina (che non è il suo):
“A Baidoa sono costretti a scavare trincee per difendersi, i miliziani continuano ad aprire campi d’addestramento al jihad”.
Fermento alla Farnesina per una notizia giunta a Roma da Cipro. A sostituire l’ambasciatore Stavros Epaminondas (assumerà un incarico ministeriale in patria a dicembre) sarà la fascinosa Athena Mavronicola.
da il Foglio di ieri
saluti




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