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Discussione: Farnesina

  1. #1
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    Predefinito Farnesina

    Continuità discontinua sottobraccio alla equidistanza equivicina

    Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha voluto riunire il vertice dell’Unione sulla politica estera prima di partire per l’India, ma questa scelta non sembra essere stata particolarmente apprezzata dai suoi alleati.
    Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha spiegato di essere stato
    “convocato”, ed è arrivato con un’ora di ritardo.
    Il Guardasigilli Clemente Mastella non l’ha aspettato, dice, a causa di un’influenza, e se ne è andato a casa facendo sibillinamente gli auguri per le votazioni al Senato.
    Il vicepremier Francesco Rutelli, che invece dall’influenza è appena guarito, se ne è andato prima per un impegno televisivo, ma ha assicurato la stesura di una dichiarazione comune alla fine del vertice, ancora in corso mentre scriviamo.
    La sinistra antagonista, che non voleva essere messa sul banco degli imputati per la sua dissidenza sulla base americana di Vicenza, aveva chiesto che il vertice discutesse “di tutto”, ma non ha ottenuto ciò che voleva.
    In questo andirivieni di ministri la dichiarazione di Romano Prodi, “siamo una squadra che vince se ci passiamo la palla” è apparsa un po’ surreale.
    Quando poi si è vantato, riferendosi alla politica estera, di aver “cambiato passo a testa alta” è sembrato più un istruttore di ginnastica che un premier.
    Il fatto è che una svogliata riunione di esponenti della maggioranza può servire a Prodi per sostenere che c’è accordo sulla “continuità discontinua” della nostra politica estera, ma non risolve nessun problema, né quello dell’irritazione americana (ribadita dal portavoce del Dipartimento di stato che ha dichiarato che la lettera firmata dall’ambasciatore Spogli è “pienamente in linea” con ciò che hanno affermato sull’Afghanistan il presidente George W. Bush, il segretario di stato Condoleezza Rice e il capo del Pentagono Robert Gates), né quello della dissidenza a sinistra.
    Tra dieci giorni si terrà la manifestazione indetta da tre partiti della maggioranza per protestare contro la decisione di Prodi su Vicenza.
    Un mese dopo si voterà in Parlamento sul rifinanziamento della missione in Afghanistan.
    E’ lì che si vedrà quanto contano le frasi contorte dei comunicati su una politica estera che non c’è.

    da il Foglio

    saluti

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  2. #2
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    Predefinito Bilanci coi buchi

    Romano Prodi ha fatto su Repubblica l’elenco delle buone azioni che il suo governo, in otto mesi, ha già compiuto “per i valori della pace e della solidarietà internazionale”:
    il ritiro dei nostri soldati dall’Iraq,
    un attivo contributo a porre termine all’Enduring Freedom in Afghanistan,
    la missione Unifil in Libano, la chiusura della base della Maddalena,
    lo stanziamento di 600 milioni per la cooperazione allo sviluppo,
    la partecipazione al vertice dei paesi dell’Unione africana,
    l’iniziativa per la moratoria della pena di morte,
    e infine il “lavoro diplomatico per preparare la conferenza dedicata a chiudere i conflitti in Afghanistan e in Somalia”.
    Well done. Ma dove sono finiti il rifinanziamento della missione in Afghanistan e il sì all’ampliamento della base Usa di Vicenza? Perché non sono nell’elenco delle azioni compiute in nome della pace?
    La dimenticanza non è casuale: sono le due scelte del governo che la sinistra estrema non condivide, e l’articolo di Prodi era evidentemente destinato a lisciarle il pelo dal verso giusto.
    Eppure, questo semplice artificio retorico di non parlare di ciò che è controverso conferma il difetto fondamentale di leadership che il governo e l’Ulivo stanno mostrando: lo scarso coraggio delle proprie azioni, che a furia di non essere difese e argomentate diventano solo più deboli e confuse.
    Mi spiego: se la conferma della missione in Afghanistan e l’ampliamento della base di Vicenza non rientrano nell’elenco delle azioni compiute in nome della pace, in nome di che cosa sono state compiute? Della guerra e dell’unilateralismo americano?
    Se non sono azioni di pace, ha ragione la sinistra radicale che le mette in discussione.
    Se le si decide come se le si subisse, frutto di un pragmatismo senza principi, come si può sperare che l’opinione pubblica si convinca che sono scelte giuste e ben motivate?
    Il silenzio, la rinuncia alla battaglia delle idee, è già un cedimento culturale alla sinistra radicale, e per tenersela buona la rende solo più aggressiva.
    Domando: possibile che non si possano elencare buone ragioni non solo per mantenere, ma anzi per rafforzare la presenza Nato in Afghanistan, dove i talebani si preparano a un’offensiva di primavera per riprendersi il monopolio del terrore? Da senatore, mi è capitato di interrogare su questo i responsabili dell’Onu e della Ue in Afghanistan, e di buone ragioni, ideali, nobili, di pace e di sicurezza per gli afghani, ragioni tutt’altro che amerikane, ne ho sentire a bizzeffe.
    Perché il nostro governo non ha la forza di spiegarle all’opinione pubblica? Nel migliore dei casi, ci viene detto che bisogna restare perché gli altri restano, ed essendo una missione multilaterale noi non possiamo fare scelte unilaterali.
    Come se fossimo lì obtorto collo, e al primo segnale di rompete le righe non vedessimo l’ora di andarcene da un posto dove stiamo solo per fare un piacere agli americani.
    E Vicenza? Sembra che l’unica ragione del nostro sì a Bush sia che non gli si può dire di no. Ma c’è o no un nostro interesse nazionale ad avere le basi americane in Europa e in Italia, e una storia di alleanze da difendere?
    Com’è che i tedeschi, se noi la rifiutassimo, l’accoglierebbero con la fanfara? Questo è il guaio del riformismo reale nel nostro paese: sembra vergognarsi anche delle sue buone azioni, nel timore che non appaiano abbastanza di sinistra.
    E’ chiaro che in Afghanistan non va come dovrebbe. Che la produzione di oppio è diventata una greppia per i talebani e che i signori della guerra sono una spina nel fianco per Karzai. Ma è così difficile dimostrare che se domani tutti i militari stranieri lasciassero quel paese gli afghani starebbero peggio e i terroristi meglio? Spiegare che solo i militari in armi possono garantire la sicurezza, e rinverdire così quella cultura della difesa di cui parla isolato Parisi e che dovrebbe essere iscritta nei geni di gente che ha imparato a far politica con un uomo del calibro di Beniamino Andreatta?
    E’ comprensibile che D’Alema e Parisi siano irritati dalla lettera dei sei ambasciatori.
    Ma oltre che dell’ingerenza, dovrebbero preoccuparsi della sua causa: se il governo italiano non spiega agli italiani che cosa fanno i soldati italiani in Afghanistan, finisce che lo fanno i governi stranieri.
    La sovranità nazionale è come la pace: va difesa attivamente.

    Antonio Polito su il Foglio di ieri

    saluti

  3. #3
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    Ah, noto un'altra "imprecisione". I tedeschi non accoglierebbero assolutamente "con la fanfara" l'arrivo di nuovi marines. Chi è stato ad Heidelberg, tanto per fare un esempio, sa bene quanto siano "ben visti" i militari US dalla popolazione locale, che in genere non frequenta in nessun modo i locali chiamati simpaticamente "yankee bar".
    Il fatto è che, in base agli accordi post II Guerra Mondiale, la Germania non ha alcuna voce in capitolo sullo sviluppo delle basi US presenti sul suo territorio, che hanno confini ben più ampi di quelle italiane e che, di fatto, possono ampliarsi senza problemi senza occupare nuove porzioni di suolo tedesco.

    Come al solito la gente (Polito nell'occasione) scrive senza sapere nulla...

  4. #4
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da Aeroplanino Visualizza Messaggio
    Ah, noto un'altra "imprecisione". I tedeschi non accoglierebbero assolutamente "con la fanfara" l'arrivo di nuovi marines. Chi è stato ad Heidelberg, tanto per fare un esempio, sa bene quanto siano "ben visti" i militari US dalla popolazione locale, che in genere non frequenta in nessun modo i locali chiamati simpaticamente "yankee bar".
    Il fatto è che, in base agli accordi post II Guerra Mondiale, la Germania non ha alcuna voce in capitolo sullo sviluppo delle basi US presenti sul suo territorio, che hanno confini ben più ampi di quelle italiane e che, di fatto, possono ampliarsi senza problemi senza occupare nuove porzioni di suolo tedesco.

    Come al solito la gente (Polito nell'occasione) scrive senza sapere nulla...
    se volessi replicare con una pedestre "inchiesta" come quella che tu riferisci a proposito di Heidelberg, ti potrei dire che le cose sono ben diverse presso Regenburg, dove la base americana si è trovata per decenni a due passi dalla cortina di ferro, difendendo con la sua forza di deterrenza la libertà di tutti i tedeschi, e la tua, per inciso, anche se non lo sapevi perchè eri beato al bar dello sport del tuo paesino a discutere, come si fa oggi, di "sintesi" e di "vertici".
    che strano poi che, nè prima nè dopo la caduta del muro, i tedeschi - a parte qualche sciocchino - non abbiano mai dimostrato contro l'"invasione" americana sul loro territorio. Ricordo invece che nella DDR avrebbero voluto tanto ribellarsi contro la sudditanza militare e politica imposta loro dai sovietici, ma rischiavano la pelle.
    Ah, la memoria corta e lo strabismo dei clienti del Bar dello Sport !
    .

    A fool and his money can throw one hell of a party.

  5. #5
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    Riguardo al resto (lo scrive una persona che era favorevolissima alla cacciata dei talebani dal governo di una nazione), io mi chiedo: possibile che a capo di una missione ONU pericolosa e tanto problematica ci sia una nazione che era l'unica nazione occidentale (fino al "ravvedimento") ad aver riconosciuto il governo talebano? L'unica che lo aveva promosso e finanziato, e coperto, attraverso il Pakistan, in nome di una assurda politica coloniale della zona? L'unica che aveva promosso la cancellazione militare dei governi democratici, per quanto deboli, di Afghanistan e Pakistan?
    Come ben scrivono sul Washington Post (mica sull'Unità), possibile che in 4 anni non ci si renda conto che le zone dell'Afghanistan "occupate" dagli italiani (e dagli spagnoli...) sono state pacificate e si sta ricostruendo nella continua discussione positiva con i capi tribù locali, mentre le zone in mano ad americani ed inglesi (quelle importanti strategicamente per ragioni di passaggio di oleodotti) sono ridotte da una politica di occupazione colonialista-militare, a d una situazione simil-irachena, con la popolazione che gioisce al saltare dei blindati a stelle e strisce?
    Possibile che non ci si renda conto che l'unico modo per "esportare la democrazia" è la contaminazione reciproca, positiva, che lascia gli interessi delle aziende di casa lontani dalle discussioni con le popolazioni "liberate"?

    No, non è possibile. Infatti chi ha promosso la distruzione dell'Irak e dell'Afghanistan lo fa per interesse privato, e chi crede alle favolette della "democrazia esportata" è un povero illuso.

    Ah: mentre scrivevo queste righe noto che la denuncia del commissario governativo sulla paradossale situazione della Calabria, non merita non dico un thread, ma nemmeno una riga, mentre si spendono pagine e pagine a sentire l'opinione pregnante della Rice sull'ultima battuta di Caruso... Ecco, è questo strabismo che ci condanna all'ignoranza...

  6. #6
    a.k.a. tolomeo
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    vedi sopra
    .

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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    se volessi replicare con una pedestre "inchiesta" come quella che tu riferisci a proposito di Heidelberg, ti potrei dire che le cose sono ben diverse presso Regenburg, dove la base americana si è trovata per decenni a due passi dalla cortina di ferro, difendendo con la sua forza di deterrenza la libertà di tutti i tedeschi, e la tua, per inciso, anche se non lo sapevi perchè eri beato al bar dello sport del tuo paesino a discutere, come si fa oggi, di "sintesi" e di "vertici".
    che strano poi che, nè prima nè dopo la caduta del muro, i tedeschi - a parte qualche sciocchino - non abbiano mai dimostrato contro l'"invasione" americana sul loro territorio. Ricordo invece che nella DDR avrebbero voluto tanto ribellarsi contro la sudditanza militare e politica imposta loro dai sovietici, ma rischiavano la pelle.
    Ah, la memoria corta e lo strabismo dei clienti del Bar dello Sport !
    Al Bar dello Sport del mio paesino circa 15 anni fa hanno detto che il pericolo di un'invasione sovietica è finito... Forse a te non l'ha detto nessuno, ma non è grave, te lo dico io adesso.
    E se le basi americane avevano un importante funzione di protezione e deterrenza (si scrive così?) in passato, non vedo assolutamente quale funzione, se non di controllo (militare) di un territorio potenzialmente concorrente in futuro, possano avere oggi.
    Non ritengo inoltre sia logico mantenerle oltre come segno di ringraziamento, in quanto gli USA hanno giovato enormemente della loro posizione militare-geografica in Europa Occidentale, almeno quanto Germania Ovest ed Italia, in uno scenario dove l'unica possibilità di controbattuta sovietica era Cuba o la costruzione di centinaia di improbabili sottomarini nucleari.
    Se invece parliamo di convenienze economiche è un'altro discorso, ma a quel punto ha ragione chi dice che devono decidere le popolazioni che si troveranno a dover convivere con i militari.
    Il sentimento tedesco verso i soldati americani che ho descritto è generalizzato in tutto l'Ovest, del resto l'impunità a cui i militari americani sono soggetti (e noi oggi abbiamo sotto gli occhi il doloroso caso dell'assasino di Calipari che continuerà a sparare a chi gli capita...) è intollerabile nella mentalità tedesca e se tu parli con un qualsiasi tedesco che vive in prossimità di una base ti racconterà di sicuro di scazzottate, di ragazze importunate e di marines ubriachi che vengono prelevati dalle loro forze private, e che vengono messe a tacere con qualche vagonata di dollari... Con gli Ossi la situazione è in generale diversa, la loro adorazione per l'Ammerica è pari a quella di un italiano del boom dei 60, quindi, per rispetto verso di loro, preferisco non commentarla.

    Ciaociao!

  8. #8
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    Che fai di mestiere. aeroplanino? Cerchi balle all'estero?
    Le centinaia di migliaia di americani morti per liberare paesi "democratici" come
    Germania e Italia si sono arricchite e hanno reso ricche le loro famiglie?
    E il pericolo comunista si è svaporato nell'aria per implosione, mica per guerra persa. E neppure per volontà popolare.
    Ma per la caparbietà di un attore americano e una bottegaia inglese.
    Era un regime marcio e crudele, e le cose marcie alla fine putrefanno e si dissolvono lasciando solo tracce disgustose.
    Vedi certa pseudosinistra italiana.

  9. #9
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    Predefinito Governo accerchiato

    Roma. Quella cominciata lunedì scorso è senza dubbio la settimana più lunga del governo Prodi.
    Negli ultimi giorni a Palazzo Chigi si è stati a un passo dal dichiarare lo stato d’assedio, sentendosi ripiombati di colpo in un’Italia anni Cinquanta: dalle tensioni con gli Stati Uniti a quelle con la chiesa, senza dimenticare naturalmente l’influente “quarto partito” di cui parlava Alcide De Gasperi, quello dell’alta finanza. Quasi che a Palazzo Chigi – con Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani –non fosse il governo Prodi eletto nel 2006, ma il governo Fanfani del ’54. Dinanzi al susseguirsi delle voci su manovre neocentriste e scalate ostili, dalla politica estera ai pacs, dal vertice di martedì è sceso in campo il patto di sindacato dell’Unione: Romano Prodi, Massimo D’Alema e Franco Marini.
    Agli alleati riuniti nella sede di piazza Santi Apostoli, il presidente del Consiglio lo ha detto chiaramente: “Sulle scelte internazionali, sui valori, sulle decisioni che toccano gli italiani, ascoltiamo, ci confrontiamo, ma alla fine siamo determinati a stabilire noi cosa fare”. E uscito dalla riunione, ai giornalisti, Prodi ha aggiunto:
    “La maggioranza ha ribadito la sua coesione e soprattutto, voglio sottolineare, la sua insostituibilità”.
    E ancora: “In politica estera abbiamo cambiato passo, ora si cambia musica”.
    Come dire: non siamo più disposti a prenderle restando in silenzio.
    Nel vertice si è deciso infatti che il governo parlerà in Senato, con il ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Ad annunciarlo, ieri, è Franco Marini:
    “Dopo l’incontro che c’è stato questa mattina tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio, la notizia è ufficiale. Anche in tempi imminenti, come ha voluto sottolineare Prodi. Io, naturalmente, ne sono soddisfatto”.
    Nel momento più difficile – ancora una volta – sono dunque Prodi, D’Alema e Marini a prendere l’iniziativa, d’intesa con il Quirinale, dettando la linea della maggioranza e facendo quadrato attorno al governo, tanto sulla politica estera quanto sui pacs. Nella duplice veste di presidente del Senato e dominus della Margherita, infatti, Marini interviene anche sulle unioni civili, un tema su cui il suo partito appare spaccato.
    Al mattino i teodem rutelliani hanno tenuto alla Camera una conferenza stampa intitolata: “Prima dei pacs, la famiglia”. E a proposito del disegno di legge Bindi-Pollastrini, al centro del caso politico-diplomatico di questi giorni tra la Cei e il governo, Enzo Carra ha spiegato che “se si andasse oltre le sette righe contenute nel programma e sulle quali c’è stato l’accordo di tutti, ci sentiremmo in diritto di votare no”.
    Poco dopo arriva la replica da parte di popolari e prodiani della Margherita, nella forma di un documento firmato da sessanta parlamentari:
    “Difendiamo la libertà della chiesa e la sua missione. Chiediamo, proprio nel rispetto di quella missione, che non si metta in dubbio la laicità delle istituzioni, e la nostra responsabilità di legislatori, cui tocca il compito di legiferare per tutti”.
    Poche ore dopo, Romano Prodi e Francesco Rutelli se ne vanno a pranzo assieme, per discutere il tema delle unioni civili (e anche della missione in Afghanistan, aggiungono dalla Margherita) prima del Consiglio dei ministri convocato nel pomeriggio.

    Ultima stesura per il ddl Bindi-Pollastrini
    Dopo avere annunciato l’intervento di D’Alema in Senato, Franco Marini spiega dunque che le rappresentazioni di una Margherita spaccata sul tema dei pacs non corrispondono alla realtà, che le correnti di cui si parla non esistono perché tutta la Margherita marcia unita e compatta verso il Partito democratico, e che per quanto lui delle vicende interne al partito si occupi poco e non sia pertanto molto informato, “da Rutelli a tutto il gruppo parlamentare, compresi i senatori, c’è una posizione unica dentro la Margherita sulle unioni civili”.
    A scanso di equivoci, interviene anche il capogruppo dell’Ulivo Dario Franceschini:
    “La Margherita è convinta che la legge vada fatta e apprezza e sostiene il lavoro del ministro Bindi, che è un’ottima base per trovare una necessaria intesa nella coalizione”.
    Questo è infatti il risultato della riunione che, dopo il pranzo tra Prodi e Rutelli, si svolge nella sede della Margherita. Conclusa con un voto all’unanimità in favore dell’ultima stesura del ddl Bindi. Gli effetti della tensione ai limiti dell’incidente diplomatico tra la chiesa e il centrosinistra sembrerebbero dunque decisamente ridimensionati. Quanto agli effetti della tensione con gli Stati Uniti sulla tenuta della maggioranza, paradossalmente, si potrebbe persino sostenere che la polemica con il Dipartimento di stato abbia reso persino più facile il raggiungimento di un’intesa.
    Non per nulla, la Cdl insiste perché D’Alema parli in Senato solo dopo la manifestazione pacifista del 17 febbraio, che potrebbe riaprire le ferite appena cicatrizzate. Su entrambi i fronti, vaticano e americano, comunque, l’iniziale smarcamento di Rutelli sembrerebbe rientrato.
    Nella maggioranza, però, non sono passati inosservati i tanti segnali di attenzione che si sono intrecciati in questi giorni, quando l’Unione è sembrata sul punto di liquefarsi. Proprio nei giorni in cui alle critiche del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi sulla governance duale – quella che caratterizza la Sant’Intesa di Giovanni Bazoli, considerato assai vicino a Prodi – sono seguite analoghe dichiarazioni da parte di Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit (elogiato dal Sole 24 Ore). E di dual governance si parla da tempo, anche a proposito di Mediobanca. E cioè della principale porta d’accesso a quelle Assicurazioni Generali attualmente presiedute da Antoine Bernheim, in scadenza ad aprile.
    Ieri le pagine economiche di Repubblica si aprivano con un’intervista a Bernheim dal titolo: “Il governo e l’Antitrust vogliono punire le Generali”. Quelle della Stampa con l’articolo: “Mediobanca, Berlusconi in campo”.
    E la settimana più lunga del governo Prodi non è ancora finita.

    da il Foglio del 8 febb.

    saluti

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    Che fai di mestiere. aeroplanino? Cerchi balle all'estero?
    Le centinaia di migliaia di americani morti per liberare paesi "democratici" come
    Germania e Italia si sono arricchite e hanno reso ricche le loro famiglie?
    E il pericolo comunista si è svaporato nell'aria per implosione, mica per guerra persa. E neppure per volontà popolare.
    Ma per la caparbietà di un attore americano e una bottegaia inglese.
    Era un regime marcio e crudele, e le cose marcie alla fine putrefanno e si dissolvono lasciando solo tracce disgustose.
    Vedi certa pseudosinistra italiana.
    No carissimo, mi basta leggere gli articoli che riporti tu, che tra l'altro in molti casi hanno anche una vena di surreale comicità che li rende piacevoli alla lettura.

    Riguardo al resto: gli americani morti sono morti per liberare l'Europa da quelle bestie che erano i nazisti e i fascisti (tedeschi e italiani) che l'avevano ridotta ad uno stato vergognoso. Per questo non potremo mai finire di ringraziarli, ci mancherebbe.

    Nella guerra fredda invece i vantaggi per l'Europa sono stati bilanciati dai vantaggi per gli USA, è chiarissimo. Su quello non abbiamo nulla da ringraziare, stavamo tutti (TUTTI) dalla stessa parte, e per fortuna abbiamo vinto (purtroppo abbiamo stravinto, e questo non è assolutamente un bene).

    Come non hanno grandi meriti la Thatcher e Reagan, che hanno preso il potere (specialmente il secondo) quando di fronte non avevano altro che una nazione (l'URSS) e un sistema (sovietico) che non si reggeva più in piedi economicamente (il crollo economico dell'URSS prima del 1990 era teorizzato dagli economisti già nel 1974, se vuoi ti indico almeno tre libri del periodo che lo indicano come ineludibile) dopo il sorpasso subito negli anni sessanta ed il tracollo economico dei piani quinquennali a cavallo del 1970.

    Però che palle, anche con te, alla fine si torna sempre a queste menate... ma non sarebbe meglio parlare di problemi di oggi, miei, tuoi, dei miei figli... invece che di quelli (eventuali) di mio nonno??

 

 
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