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    Repressione ad Oaxaca (Messico)

    di Luis Enrique Barrios

    La frusta della controrivoluzione

    Domenica mattina, 29 ottobre, quattromila agenti della Polizia federale preventiva sono entrati nella città di Oaxaca, ponendo fine all’occupazione da parte dell’Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca (Appo) del centro della città che durava da centosessanta giorni.

    Il presidente Vicente Fox, a cui resta poco più di un mese di mandato, ha esclamato raggiante che “ad Oaxaca si è ristabilita la pace sociale”.

    Quella che regnava ieri ad Oaxaca in realtà era la pace di lor signori, era l’ordine borghese ricostituito lasciando quattro morti per le strade della città, decine di feriti e centinaia di arresti.

    Oaxaca poteva rappresentare un esempio per le masse messicane, e doveva essere schiacciata, nell’ottica della classe dominate. Iniziata a giugno come una lotta di categoria, con gli insegnanti che richiedevano un aumento del salario, la mobilitazione aveva assunto i connotati di una vera e propria rivolta popolare e si era intrecciata con la protesta contro la frode elettorale nelle elezioni presidenziali perpetuata dallo stesso Fox e dal suo partito, il Pan.

    Ben presto le masse a Oaxaca avevano messo in discussione l’ordine costituito, chiedendo le dimissioni dell’odiato governatore dello stato, Ulises Ruiz, dirigente del Pri, il partito che per quasi ottant’anni è stato dominatore incontrastato del Messico.

    I lavratoni e i contadini di Oaxaca hanno costituito una vera e propria comune: l’Appo, formata da delegati eletti e revocabili e rappresentativa di oltre 350 organizzazioni popolari. Un organismo di contropotere che si era dotato di strumenti di autodifesa.

    Le masse avevano compreso bene infatti il pericolo di una repressione imminente. Avevano eretto barricate presso tutte le entrate della città e la Pfp ha impiegato ben sei ore per aver ragione degli insorti.

    L’eventualità di un successo della reazione era stata presa in considerazione anche dai marxisti del Militante, in un articolo che pubblichiamo di seguito.

    Luis Enrique Barrios spiega efficacemente come l’unica propspettiva per la lotta di Oaxaca era una generalizzazione a tutto il Messico ed indica nella mancanza di una direzione rivoluzionaria il pericolo principale per la comune di Oaxaca.

    Mancanza che si è sentita anche in questi giorni. Andres Manuel Lopez Obrador (Amlo), il candidato della sinistra messicana privato della vittoria alle elezioni presidenziali dello scorso luglio a causa di giganteschi brogli elettorali, ha solidarizzato con le masse di Oaxaca, ma purtroppo solo a parole, Se Amlo avesse lanciato la parola d’ordine dello sciopero generale in solidarietà con l’Appo, milioni di messicani avrebbero risposto all’appello in maniera entusiasta.

    Le masse vogliono azione, non solo belle dichiarazioni!

    Tuttavia, nulla è ancora perduto. Lo stato borghese ha vinto una battaglia nella vera e propria guerra di classe che sta scuotendo tutto il Messico. I padroni, la Chiesa, i mass media e l’amministrazione Bush tirano oggi un sospiro di sollievo, sollievo che sarà di breve durata,

    Il nuovo presidente Calderon assumerà il potere il 2 dicembre, ma è un potere non riconosciuto da milioni di messicani, che si sono mobilitati in questi mesi contro la frode elettorale. La Pfp non potrà rimanere all’infinito ad Oaxaca. E mille altre Oaxaca sono pronte ad esplodere. E quando il movimento assumerà un carattere nazionale, determinato a farla finita con tutti gli Ulises Ruiz e i Calderon, niente potrà fermarlo.

    31 ottobre 2006

  2. #12
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    Oaxaca: El pueblo unido jamas serà vencido

    di Alessandro Ambrosin

    A Oaxaca in Messico arriva l’ esercito. Poliziotti mimetizzati tra la folla in abiti civili sparano. Per uccidere. Bradley Roland Will, giornalista di Indymedia, muore dopo essere stato raggiunto da un colpo letale all’addome. Centinaia di feriti, arresti, perquisizioni e addirittura sparizioni di civili non placano le intenzioni del presidente Fox che continua ad inviare sul posto le forze speciali. Parola d’ ordine: reprimere i rivoltosi.
    Cinque mesi fa il magistero scolastico composto da maestri indigeni della scuola primaria inizia un conflitto corporativo contro le imposizioni e le violenze in atto nel paese, da parte di un governo statale corrotto e autoritario. Successivamente questo episodio diviene il simbolo di un malcontento sociale generalizzato tra tutti gli abitanti del luogo. Si genera così una sorta di insurrezione popolare pacifica che il 17 giugno 2006, dopo brutali repressioni dei paramilitari nei confronti dei maestri, forma un vero e proprio movimento: L’Appo ( l’ Assemblea Popolare dei popoli di Oaxaca)a cui fanno capo piu’ di 350 organizzazioni.
    L’appo concentra il pluralismo etnico-sociale di questi abitanti, proponendosi un percorso congiunto verso una maggiore democrazia, in difesa del patrimonio culturale, dei diritti umani e delle condizioni sociali. Le richieste dell’Appo sono di ottenere le dimissioni del governatore Ulises Ruiz Ortiz, detto Uro, accusato di essere il principale responsabile delle azioni violente e repressive nei confronti degli scioperanti.
    Lo stato di Oaxaca, patrimonio culturale dell’Unesco, concentra 16 differenti gruppi etnolinguistici ed è oggi uno degli stati messicani con il maggior grado di emarginazione e di povertà.
    Nell’incontro a Città del Messico tra l’Appo i sindacati e il ministro Carlos Abascal, avvenuto due settimane fa, si toccano i punti cruciali di questa rivoltra. In primis il misero stipendio degli insegnanti e il pessimo stato delle istituzioni scolastiche strutturalmente inadeguate e dai programmi superati. Ma la trattativa che faceva intravedere qualche spiraglio di speranza viene sospesa subito dopo.
    Intanto Ruiz continua la sua repressione militare con efferata violenza. Le bande armate composte da poliziotti in borghese lanciano un attacco armato senza precedenti. I morti fino ad oggi sono 15.
    Il governo da una parte chiede che venga ristabilito l’ordine, dall’altra usa tutti i mezzi per criminalizzare e reprimere L’Appo, colpevole di aver dato luogo ad una fulminante presa di coscienza del popolo che potrebbe estendersi in tutto il paese.
    La paura di un governo autoritario provoca una repressione che invece di risolvere i problemi li accresce ancora di piu’.

    E l’Appo è già diventato patrimonio di tutto il popolo messicano.

    http://www.piazzaliberazione.it/agg_...6/ambrosin.htm

  3. #13
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    Domenica 29 ottobre, la Polizia federale preventiva messicana,
    ha occupato Oaxacam dove dal maggio scorso l'Asamblea Popular de los Pueblos
    protestava contro il governatore dello stato. Sono state uccise tre persone,
    tra cui un cameraman di Indymedia Usa.

    I manifestanti hanno lasciato alcune barricate e si sono concentrati in
    alcuni luoghi della città. La Otra Capaña e l'Ezln hanno solidarizzato con
    la resistenza di Oaxaca. Alle 11, ora messicana [cioè le 19 in Italia] è
    convocata una manifestazione. In tutto il Messico, e in tutto il mondo, si
    svolgono manifestazioni di appoggio alla popolazione di Oaxaca.


    Notizie e aggiornamenti su http://www.carta.org

  4. #14
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    FERMIAMO IL MASSACRO IN OAXACA presidio in piazza del plebiscito, napoli, per il giorno venerdi’ 3 novembre alle ore 17


    FERMIAMO IL MASSACRO

    Oggi, martedì 31 ottobre, è stato occupato il consolato messicano di napoli sito a largo Sermoneta, sono stati affissi striscioni e bandiere dell’ EZLN. L’ azione di questa mattina da parte di una cinquantina di militanti antagonisti di Napoli è la prima risposta all’aggressione di polizia e di paramilitari contro la popolazione dello stato mexicano di oaxaca.
    I corpi speciali di polizia del governo mexicano e paramilitari armati dalla mano assassina del governatore Ulises Rruiz hanno ucciso vigliaccamente lavoratori in sciopero, popolazione civile e un giornalista indipendente.

    Il massacro continua in queste ore

    § Appoggiamo la lotta dell’assemblea popolare del popolo di oaxaca (appo)
    § Responsabilizziamo il governo messicano della morte dei lavoratori e del giornalista di indymedia brad will.
    § Esigiamo la immediata destituzione del governatore dello stato di oaxaca, mexico
    § Esigiamo il ritiro immediato delle forze militari e paramilitari
    § Esigiamo la liberazione dei prigionieri politici di atenco e di oaxaca

    In adesione al movimento della zezta e de la otra campagna convochiamo un presidio in piazza del plebiscito, napoli, per il giorno venerdi’ 3 novembre alle ore 17

    Per solidarizzare con il popolo in lotta e in resistenza ed esigere un intervento di condanna da parte del governo italiano


    AREA ANTAGONISTA NAPOLETANA
    ASSEMBLEA INTERNAZIONALISTA AMERICA LATINA

    www.noglobal.org






  5. #15
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    GIOVEDI' 2 NOVEMBRE ALLE ORE 18,00 IN VIA LAZZARO SPALLANZANI - ROMA MESSICO : LA VIOLENZA DELLO STATO CONTRO LA PROTESTA POPOLARE


    Da cinque mesi il popolo della città di OAXACA è in lotta contro l'amministrazione della città. Lo Stato messicano, con l'uso dell'esercito e di gruppi paramilitari, ha provato a piegare la volontà del popolo e delle sue organizzazioni seminando le strade di morti e sangue, in questi ultimi giorni la situazione si è fatta sempre più tesa e grave.
    È necessario che il governatore della città – contro il quale è scoppiata la rivolta – si dimetta; gli abitanti di Oaxaca si sono mobilitati al grido "Ruiz se ne deve andare" e non si fermeranno finché il governatore non lascerà la città.

    La città di Oaxaca e l' APPO - Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca – sono la dimostrazione della capacità dei popoli di opporsi a governi corrotti e affamatori. Governi, come quello messicano, capaci solo di affogare nel sangue le legittime rivendicazione del popolo, come
    avvenne pochi mesi fa con la strage di Atenco - dove vennero denunciate anche violenze di massa da parte delle forze di polizia ai danni dei manifestanti (soprattutto donne).

    Ma le imponenti mobilitazioni che dallo scorso giugno hanno attraversato la città di Oaxaca con occupazioni e presidi sono un esempio delle mobilitazioni in tutto il Messico, un motore propulsore che ha generato una ripresa dell'iniziativa sociale e politica in altri stati del paese.

    Vicente Fox, presidente uscente, con l'invio dell'esercito nella città sta solamente creando le condizioni migliori affinché il futuro governo Calderon possa spingere sull'accelleratore della
    repressione, dal momento che borghesia e partiti sono coscienti che i prossimi anni saranno
    segnati da una più forte ripresa della ribellione popolare.

    Il Piano Puebla Panama, il silenzio sul dramma dell'immigrazione e del muro al confine con gli USA, l'impoverimento della maggioranza dei messicani sono tra le cause alla radice anche della rivolta della città di Oaxaca.

    In questo contesto è riprovevole il silenzio assordante dello sconfitto candidato della "sinistra" istituzionalerappresentata da Lopez Obrador, che ha condotto settimane di proteste nella capitale Città del Messico contro i brogli elettorali, con l' occupazione del centro della città e che di fronte alla lotta popolare della città di Oaxaca non è andato oltre un generico rifiuto delle violenze: NON HA SOSTENUTO la lotta popolare, NON HA CONDANNATO la violenza dello stato e l'uso di gruppi paramilitari per sedare la ribellione, NON HA DENUNCIATO i mandanti politici delle violenze di questi giorni…Una vergognosa equidistanza che lo rende ugualmente responsabile

    Per questo invitiamo tutti-e a partecipare al presidio che si terrà presso l'Ambasciata del Messico a Roma; anche e soprattutto in questo momento in cui il Congresso Nazionale ha richiesto le dimissioni del governatore dello stato di Oaxaca!

    In questo momento è quindi necessario sostenere le iniziative portate avanti dalla APPO e fare pressione a livello internazionale affinché cessi la repressione e vengano riconosciute le legittime rivendicazioni del popolo.



    Prime adesioni all'iniziativa:
    Comitato Carlos Fonseca
    Spazio Occupato EX 51
    Csoa Ex Snia Viscosa
    Csoa Forte Predestino
    Csa La Torre
    Confederazione COBAS

  6. #16
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    A Roma circa duecento persone hanno manifestato davanti all'Ambsacsiata messicana per denunciare l'escalation di violenza a Oaxaca e in ricordo del videogiornalista di Indymedia Brad Will ucciso il 27 settembre dalla polizia messicana.



    A Roma circa duecento persone hanno manifestato davanti all'Ambsacsiata messicana per denunciare l'escalation di violenza a Oaxaca e in ricordo del videogiornalista di Indymedia Brad Will ucciso il 27 settembre dalla polizia messicana. Oltre Indymedia, che ha promosso l'iniziativa, erano presenti molte realta' di movimento e una nutrita delegazione di Via Campesina, l'organizzazione mondiale che si batte per la sovranita' alimentare e per estromettere l'agricoltura dal WTO, presente in questi giorni al World Food Summit di Roma. Tra loro ha preso la parola un deputato messicano del PRD che ha condannato l'azione del governo messicano, appoggiando pienamente il movimento di Oaxaca e chiedendo le dimissioni di Ruiz e il ritiro della polizia federale messicana che sta in queste ore assediando la citta'.

    Dopo il presidio i manifestanti hanno bloccato via nomentana e distribuito volantini ad automobilisti e passanti. Sono anche stati affisi manifesti di Brad Will che ricordavano il suo impegno nella narrazione appassionata delle lotte sociali e il bisogno di sostenere e rafforzare i media comunitari, una risorsa strategica in questo tipo di conflitti che passano sotto silenzio sui media mainstream.

    Il presidio si e' sciolto con l'annuncio di nuove azioni a sostegno del movimento di Oaxaca e con l'appello a fare pressione sulle autorita' messicane perche' cessi l'invasione e la repressione delle comunita' in lotta.

  7. #17
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    PRESIDIO AMBASCIATA MESSICANA

    Roma 2 novembre

    FOTO SU: www.moltitudia-yabasta.blogspot.com

  8. #18
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    MESSICO: SUBCOMANDANTE MARCOS, BLOCCHI A FRONTIERA PER SOLIDARIETA' POPOLO OAXACA
    LEADER ZAPATISTA, NON RIMARREMO IN SILENZIO
    Citta' del Messico, 31 ott. (Adnkronos) - Il leader zapatista subcomandante Marcos ha espresso il suo appoggio totale al popolo di Oaxaca, sede di violenti scontri dopo la rivolta degli insegnanti contro il governatore Ulises Ruiz, ''e al suo piu' degno rappresentante: l'assemblea popolare dei popoli di Oaxaca''. In un comunicato, l'Ezln chiede le dimissioni immediate di Ruiz, l'altrettanto immediato ritiro delle ''forze di occupazione'' del governo centrale e la liberazione incondizionata dei detenuti durante le manifestazioni di protesta. Denunciando da Chihuahua ''l'assassinio di almeno tre persone, fra cui un minore'' a Oaxaca, il subcomandante ha annunciato iniziative come blocchi alla frontiera con gli Stati Uniti in solidarieta' del movimento popolare di Oaxaca.

    A luta continua

  9. #19
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    Predefinito Articolo tratto da Battaglia Comunista sui fatti di Oaxaca

    Il continente latino americano tra rivolta sociale e pantano riformista
    Il continente latinoamericano, ricco di risorse naturali e di miseria, di rabbia sociale e di rassegnazione, per molti aspetti sta vivendo una nuova fase storica di cui se, oggi, è possibile abbozzare le linee generali, è però meno facile prevedere gli sbocchi.
    Anni di spudorato saccheggio – detto neoliberista - hanno accumulato un potenziale esplosivo enorme, finora capitalizzato da quei settori della borghesia che, per questo e altri motivi ancora, forse intravedono la possibilità di scrollarsi di dosso il più che secolare dominio statunitense.
    E’ in tale contesto che si inserisce la Comuna de Oaxaca.
    Lo stato di Oaxaca (la cui capitale porta lo stesso nome), nel Messico meridionale, è una delle regioni più povere del paese centroamericano; da lì parte un forte flusso migratorio verso l’immensa periferia di Città del Messico, verso le maquilas addossate al confine statunitense – dove lo sfruttamento della classe operaia, per lo più femminile, non conosce freni – o verso gli USA. L’ineguaglianza o, meglio, la divisione in classi appare nettissima, anche se la classe operaia propriamente detta non occupa gli ultimi gradini della scala sociale. Questo “privilegio” tocca ai disoccupati e ai poverissimi contadini appartenenti alle popolazioni indigene, angariati e sfruttati dai caciques, grandi proprietari terrieri, che hanno ai loro ordini , oltre alle forze dello stato, squadre armate di assassini e gentaglia simile.
    Il governatore dello stato, Ulisses Ruiz Ortiz, eletto nelle file del PRI (con l’accusa di frode elettorale, corruzione e chi più ne ha più ne metta), ha appoggiato il leader del partito di destra PAN, Felipe Calderòn, che ha “vinto” le elezioni presidenziali in maniera smaccatamente truffaldina, e che i suoi oppositori chiamano “simpaticamente” FECAL.
    Tale è dunque il quadro in cui si inscrivono l’esperienza e la sanguinosa repressione della Comuna di Oaxaca. Essa prende le mosse l’estate scorsa da un “rituale” sciopero dei maestri. Praticamente ogni anno gli insegnanti scendono in sciopero verso maggio, appoggiati dal mastodontico sindacato della scuola SNTE che, forse più che in altri paesi, è intimamente colluso col potere – un tempo il PRI, oggi anche il PAN – e, come spesso accade, si presta volentieri agli intrighi dei politicanti, strumentalizzando le genuine rivendicazioni dei maestri ai fini dei laidi giochi di potere interborghesi.
    Ad Oaxaca, però, domina la Secciòn 22 del SNTE che, secondo più fonti, sfugge al controllo totale della dirigenza sindacale e pratica un sindacalismo più combattivo.
    Punto di svolta, il 14 giugno, quando il governatore manda la polizia a disperdere il plantòn – sorta di presidio permanente – degli scioperanti. Ne seguono scontri violentissimi; dopo una ritirata iniziale, i maestri si riorganizzano e ricevono l’aiuto degli strati poveri della popolazione. Due giorni dopo, un corteo di 300.000 persone sfila per le vie di Oaxaca, chiedendo le dimissioni di Ruiz. Il 17 nasce la APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca), organismo che riunisce diverse organizzazioni: dalla Secciòn 22 ai comitati contadini, ai disoccupati… Dunque, ancora una volta l’intervento repressivo dello stato impone un salto qualitativo alla situazione: quello che era un “normale” episodio sindacale si trasforma in un movimento apertamente politico.
    Nascono comitati di lotta, funzionanti, se abbiamo capito bene, sul principio della democrazia diretta, vengono occupati edifici e luoghi pubblici, alcune radio si attivano per coordinare la lotta, si mettono in piedi squadre di autodifesa per proteggersi tanto dalle forze repressive dello stato e dagli squadroni della morte (che cominciano ad ammazzare) che dalla criminalità comune.
    Questo stato di cose si trascina per qualche tempo, anche perché il governatore, per diverse ragioni, è restio a far intervenire l’esercito (per es., il 60% della fanteria è composto da oaxacheni). Poi, a fine ottobre, si scatena la repressione, attuata dalle forze speciali, con il solito tragico corteo di arrestati, feriti, morti.
    Al di là di quella che sarà la conclusione della vicenda, quali spunti di riflessione offre l’esperienza della APPO e della rivolta di Oaxaca? Una è già stata accennata: spesso e volentieri è la borghesia che impone il terreno di lotta e su questo è obbligato a scendere chi vuol lottare contro di essa, per quanto sconnesso e scivoloso esso sia. La seconda, ma non in ordine di importanza, è che una volta di più emerge drammaticamente l’assenza/necessità del partito.
    La popolazione povera di Oaxaca e anche settori di piccola borghesia hanno dimostrato una generosa determinazione alla lotta, ma rimane invischiata in una melassa politica in cui accanto a parole d’ordine classiste ne convivono altre interclassiste, di stampo classicamente riformista e democratico-nazionalista.
    Per esempio, come nei moti argentini del 2001, i manifestanti sventolano la bandiera nazionale e allo stesso tempo vogliono un mondo senza sfruttati né sfruttatori (vedi: www.asambleapopula-rdeoaxaca.com).
    Se a Oaxaca fosse presente il partito di classe, cercherebbe di sviluppare gli aspetti classisti della lotta, di orientarla sul terreno di classe, di strapparne la direzione politica a stalinisti, trotskysti (molto attivi) e riformisti in genere, che fanno delle dimissioni di Ruiz e del ripristino (?) della democrazia il loro principale obiettivo.
    Operebbe per allargare la lotta al di fuori dei confini dello stato, di suscitare la simpatia e l’attiva solidarietà del proletariato messicano (e degli strati sociali ad esso vicini), finora (1 novembre) spettatore passivo e decisamente più interessato allo scontro, tutto interno alla borghesia, tra AMLO (A.M. Loper Obrador, il candidato del PRD cui è stata scippata la vittoria alle presidenziali) e FECAL.



    A luta continua

 

 
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