Fabrizio Carcano
«Altro che larghe intese, qui si sente sempre più forte la puzza di inciucio».
Roberto Calderoli scorre i lanci di agenzia che si susseguono, legge le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulle larghe intese, i commenti positivi a riguardo degli esponenti di An e Udc, e scuote la testa.
«Come ha titolato qualche giorno fa la Padania? “Si sente puzza di inciucio”? Beh questa puzza adesso si sente ancora di più», spiega il Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, che poi rincara la dose: «Le dichiarazioni di oggi di larghe intese, addirittura la disponibilità a ricoprire un incarico di governo da parte dello stesso Berlusconi. Mah... Io mi auguro che Berlusconi queste cose non le abbia dette veramente, altrimenti la Casa della Libertà è proprio alla frutta».
(Lo era di già..)
Eppure, senatore Calderoli, proprio lei qualche giorno fa ha detto che intravedeva segnali di inciucio, no?
«È indubbio che segnali in tal senso ne abbiamo visti tanti in questi mesi...
Per esempio è dall’inizio della legislatura che questi signori della maggioranza avrebbero potuto cadere in Parlamento, soprattutto al Senato dove non hanno i numeri. E invece ormai è chiaro a tutti che se Prodi cadrà in Senato sarà solo perché scivolerà su un gradino, non certo per il venir meno della sua maggioranza. Perché il dato statistico costante da inizio legislatura è che ogni volta che in una seduta si va in pareggio, o magari addirittura vanno sotto, come è accaduto due giorni fa, nella votazione successiva i numeri dell’opposizione calano, come se qualcuno si sfilasse, e questi ritornano ad avere la maggioranza»...![]()
Sta parlando di una strategia mirata?
«Dico solo che la Lega c'è sempre, che l'Udc ha un senatore ricoverato in ospedale ed è logico che non venga in Aula, ma che, purtroppo, sono An e Forza Italia che fanno registrare queste assenze. E, purtroppo, queste cose accadono regolarmente. Troppo regolarmente. Certo possono essere assenze legate alla volontà dei singoli, può darsi, ma quando sento parlare di larghe intese il sospetto che non sia così mi viene. Eccome se mi viene».
Sabato scorso a Vicenza, però, l’opposizione è sembrata granitica. E parliamo di pochi giorni fa...
«È evidente che vengono dati messaggi a corrente alternata. Del resto la gente che scende in piazza ci chiede di mandare subito a casa questo governo disastroso. Ed è quello che bisogna fare. Altro che governo tecnico, altro che maggioranze allargate. Il Paese intero, visto che dei 23 milioni che hanno votato Prodi alle ultime politiche ormai non si trova più traccia, ci sta chiedendo di mandare a casa a calci nel sedere il più alla svelta possibile Prodi e i suoi ministri. E dobbiamo riuscirci, perché non ci sono soltanto le misure economiche a doverci preoccupare. Questi stanno facendo entrare per via amministrativa più di un milione di immigrati, portandoli ad una presenza superiore al 10% dell’intera popolazione presente sul nostro territorio. Se si va avanti così questi il burqa ce lo fanno mettere a noi e poi ci resta per sempre. Le tasse le puoi rimettere a posto quando torni al governo, ma il burqa non lo togli più...»
Il messaggio che è stato mandato dalla manifestazione di Vicenza però era proprio questo, no?
«Certamente, ma questo governo non lo si manda a casa solo con i proclami che si fanno dal palco a Vicenza, ma con l'atteggiamento che si tiene tutti i giorni a Roma. Perché le assenze che sembrano calibrate al Senato, il fatto che si vada a sottoscrivere con Mario Segni una proposta di referendum per modificare la legge elettorale con cui si andrebbe a creare, di fatto, un partito unico nel centrodestra e uno nel centrosinistra, il fatto che i firmatari sono esponenti non di secondo piano ma di primissimo piano di Forza Italia, di An, dei Ds e della Margherita: tutto questo mi fa pensare che qualcuno al Governo delle larghe intese ci pensi veramente».
In che senso?
«Nel senso che qualcuno pensi che Prodi passa la Finanziaria e cade a marzo sulle pensioni, poi si fa un governicchio tecnico, si mette mano alle pensioni, sgombrando così il campo da tutto quello che di impopolare andrebbe fatto, e poi si va al voto nella prima data utile per le elezioni, ovvero nella primavera del 2008».
Berlusconi ha parlato di un governo tecnico di 24 mesi e poi il voto.
«È giusto il tempo necessario per fare il referendum di modifica della legge elettorale».
Qualcosa non quadra però, visto che lo stesso Berlusconi parla della manifestazione del 2 dicembre a Roma, la grande giornata per dare una spallata a Prodi. È strano non crede?
«Noi stiamo preparando la manifestazione di Roma, ma non solo per dire a Prodi vattene a casa, ma anche per dire a Napolitano che il dopo Prodi può essere solo il voto e anche per dire a Berlusconi che i giochini non si fanno, perché quando la gente scende in piazza e tradisci le sue aspettative poi la gente viene a cercarti a casa».
Il dopo Prodi possono quindi essere solo le elezioni, giusto?
«Ovviamente. Il dopo Prodi non possono che essere le elezioni. Niente governicchi, magari con la scusa di far svolgere il referendum elettorale. Referendum elettorale e larghe intese dimostrerebbero solo una cosa: un grande inciucio. Certo è triste doverlo ammettere - conclude Calderoli - ma a fare opposizione a Prodi ormai resta solo la Lega. E faremo opposizione in fondo. Meglio morire combattendo che morire da democristiani...».
[Data pubblicazione: 28/10/2006]




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