Io avrei impedito poi lo sflacelo dell'espulsione ma ancora oggi non ho compreso effettivamente benissimo cosa è accaduto, anche perchè ho avuto come sapete i miei problemi famigliari e mi sono perso parecchi threads.
Tuttavia ritengo possibile rimediare anche a questo; basta mettersi su un tavolo, fare ammenda reciproca e trovare un patto ferreo ed inattaccabile per il futuro: nelle questioni giudicate essenziali (ovviamente qui bisogna intendersi, io con essenziali intendo proprio fondamentali) i parlamentari che intendono votare in dissenso prima di farlo si rivolgono alla dirigenza o ancora meglio agli iscritti, per verificare qual è l'effettiva volontà di tutti, in modo chiaro. Se l'eletto proprio non ce la fa, e ha un pensiero opposto a quello espresso dalla maggioranza degli iscritti, non deve certo essere espulso, checchè ne dicano alleati et similia; si limiterà con dignità a dimettersi dalla carica, restando nel partito. Il partito con la sua dirigenza si impegnerà sempre a difendere reputazione, onorabilità ed opinioni da attacchi esterni, da qualunque parte provengono. Ovviamente il rappresentante eletto si impegnerà a rispettare la persona degli alleati, pur non essendo certo obbligato a concordare su tutto.
Non mi pare di proporre cose impossibili, ma solo una soluzione adeguata ad evitare il ripetersi di fraintendimenti, difetti di comunicazione, incomprensioni e mancati interveni passati.
Se poi volete costruire un progetto senza Eric Draven o Defender, ebbene io non ci posso essere perchè l'unità del centrodestra tautologicamente parte dall'unità, di tutti e per tutti. Il PDL può decidere di sciogliersi in una federazione od in un nuovo Gruppo ma non senza i suoi principali esponenti.