





Il Duce ha diritto a riposare con i suoi cari, con la sua famiglia e nel modo umile ma dignitoso (sempre nella sua grandezza politica) in cui ha condotto la sua esistenza.
Preferisco una cripta piccola ma nella quale ci si può raccogliere piuttosto che un monumento enorme ed impersonale che non renderebbe onore all'"uomo" Mussolini.
P.s. e comunque forse vi sfugge il fatto che la famiglia ha solo intenzione di trasferire la salma e non di costruire chissà che cosa....e questo secondo me è ancor più triste.


Mussolini chiese di essere deposto nel cimitero di S. Cassiano. Riguardo il mercato attorno a lui, va bene qualche spilla, toppa, bandiera...ma il portacenere, il fez...sono cose ridicole. ridicoli sono chi le compra.
dal corriere:
«Il Duce a Roma? Vertice degli eredi» La vedova di Romano Mussolini: via da Predappio, decideremo a metà novembre STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
DAL NOSTRO INVIATO
Il Duce nel salotto di Villa Feltrinelli a Gargnano sul lago di Garda nel marzo del 1945 (Ill)
PREDAPPIO (Forlì)—Nell’ultimo week end (anniversario della marcia su Roma) circa seimila nostalgici hanno visitato la tomba del Duce. Che sono andati ad aggiungersi alle decine di migliaia di fan e curiosi che anche quest’anno, come ogni anno, sono stati protagonisti del pellegrinaggio in memoria del fondatore del fascismo. Risultato: un business per Predappio (souvenir, bar, ristoranti, negozi, benzinai). Al quale la giunta di sinistra certo non si oppone. «Purché non si vada oltre », avverte il sindaco Giuliano Brocchi, diessino.
I timori di un’overdose di fanatismo in camicia nera potrebbero essere azzerati da una clamorosa decisione della famiglia Mussolini. Carla Puccini, la vedova di Romano, annuncia una riunione degli eredi a metà novembre, nello studio di un notaio: «Potremmo decidere di trasferire la salma del Duce a Roma». Carla Puccini parla da Villa Carpena, che Benito fece costruire nel 1924 per viverci con Rachele: ci sono la sua scrivania, il letto matrimoniale, il suo violino, l’ultima divisa e altri cimeli. «È difficile sapere cosa sarà deciso, perché in famiglia abbiamo pareri diversi. Per me Benito meriterebbe di riposare a Roma, in una collocazione adeguata ».
Tra due settimane si saprà se avrà prevalso la proposta di portare l a tomba del Duce nella capitale o se l’idea verrà abbandonata. Nel primo caso Predappio perderebbe la sua calamita per un turismo tra politica e curiosità. I «rossi» (la maggioranza è di sinistra), senza più tanti «neri» in pellegrinaggio, avrebbero qualche grattacapo in meno ma anche un minor fatturato in paese. Se invece Benito continuerà a riposare nel cimiterino di San Cassiano, accanto a Rachele e ai figli, si allargherà una sorta di «guerra dei souvenir».
Con protagonisti da una parte Pierluigi Pompignoli, proprietario di una grande rivendita di ricordini del Ventennio, e dall’altra Domenico Morosini, l’uomo che qualche anno fa acquisì Villa Carpena per trasformarla nella «Casa dei ricordi» aperta ai visitatori. Due uomini divisi dagli affari ma accomunati dalla smodata ammirazione per il Duce. Morosini arriva a dire: «Dovrebbe essere sepolto nell’altare della Patria». Pompignoli ne venera la memoria: «Per vent’anni ho pulito tutti i giorni la sua tomba». Però si rinfacciano la furbizia nel cavalcare l’industria della nostalgia, rivelatasi a sorpresa un business senza cedimenti. Era ipotizzabile un calo per progressiva estinzione anagrafica mentre invece il culto di Benito è in crescita fra i giovanissimi.
Domenica scorsa un gruppo di ragazzi ha portato in corteo una croce di oltre cinque metri e duecento chili. «Forse per ricordare che il crocifisso non si tocca o che il cristianesimo va difeso?», si chiede sornione Morosini. Tra il patron di «Predappio tricolore» e quello della «Casa dei ricordi» la battaglia è all’ultimo souvenir. Pompignoli, che vende in tutto il mondo un calendario mussoliniano, ha acceso la polemica: «Offro 15 mila euro alla famiglia per il restauro della tomba che è in condizioni penose». Uno slancio subito respinto con durezza dalla vedova di Romano: «Da lui non voglio neanche un soldo bucato».
Il sindaco diessino, che può essere considerato un arbitro neutrale, afferma: «La cripta va bene così, è decorosa». Allora cosa ha mosso l’auto proclamatosi mecenate? Fede o marketing? Ecco emergere una rivalità paesana che potrebbe stare in un film bianco e nero. Pompignoli riconosce di essere arrabbiato perché dentro la cripta viene fatta pubblicità a Villa Carpena. L’erede di Mussolini gli ribalta l’accusa: «È lui che aggancia i turisti sul sagrato del cimitero ».
Poi si arriva alla questione finanziaria. Pompignoli, dopo avere mandato un ufficiale giudiziario a Villa Carpena, adesso concede: «Restituirò i due assegni che ricevetti da Romano a garanzia di un prestito, in cambio dell’impegno a restaurare la tomba». Replica della vedova: «Ma quale debito? Mio marito aveva già saldato con quadri e libri. Lui era un artista, aveva altri pensieri, e purtroppo si dimenticò di chiedere indietro gli assegni». Mentre continua la baruffa su sfondo mussoliniano, un nipote di Benito carico di disincanto commenta desolato: «Il Duce e donna Rachele si staranno rivoltando nella tomba ».
Vittorio Monti
31 ottobre 2006
per risorgere bisogna insorgere


La salma del Duce andrebbe posta in un luogo sconosciuto dove i pagliacci del 28 ottobre e del 25 aprile non possono andare a fare baracca.