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Discussione: Essere O Avere

  1. #11
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    e ricordiamoci anche i latini che ci ammonivano: homo sine pecunia imago mortis

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da pantagruel Visualizza Messaggio
    e ricordiamoci anche i latini che ci ammonivano: homo sine pecunia imago mortis


    ancora ancora ci ha detto culo.....metti che arbitrava Moreno....altro che ammonizione.....tutti sotto la doccia!!!!












  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Breitling Visualizza Messaggio
    se Hai Sei, se Sei Hai!

    eh no.
    se sei, hai. è un programma politico.
    se hai, sei. è tutto un altro programma.

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Breitling Visualizza Messaggio
    se Hai Sei, se Sei Hai!
    Gandhi, Montale, Francesco (D'Assisi), Mozart... per menzionarne qualcuno.
    There is no calamity greater than lavish desires.
    There is no greater guilt than discontentment.
    And there is no disaster greater than greed.

    Lao-Tzu

  5. #15
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    cacchio ... ma non capite quando si scherza e quando si è seri?
    "avere o essere" è il titolo di un vecchio libro di fromm.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da pantagruel Visualizza Messaggio
    cacchio ... ma non capite quando si scherza e quando si è seri?
    "avere o essere" è il titolo di un vecchio libro di fromm.
    Peccato che postino solo quelli che si telefonano.
    Poteva essere una bella discussione come in altri forum senza i peti pieni di astio.

    E' una serie di battutelle per fare a chi ce l'ha più lungo.

    E poi Mrs non è un soggetto politico come quei partiti mignon che quando vedi quanti sono resti li con lo sguardo della mucca che guarda il treno passare...
    è un'associazione.

    vabbè spero che ci sia qualcuno con cui discutere nel merito e in modo serio.

    m
    La chiesa dice che la Terra è piatta, ma io so che è rotonda, perché ne ho visto l'ombra sulla Luna, ed ho più fiducia in un'ombra che nella chiesa.
    Ferdinando Magellano

  7. #17
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    [QUOTE=pantagruel;4778626]ma che sei più sonato di leninista e di cciappas???

    tu hai correlato il termine "omosessualità" con il termine "valore", mica io.
    se ci vieni a raccontare che le diversità (ma anche il transgenderismo e la zoppia?) sono valori a prescindere, dietro questo bello slogan, dovresti anche essere così educato e suadente da spiegarcene i motivi.

    [QUOTE]

    Niente ...de coccio.

    Ti ho detto diversità, non omosessualità.
    l'ho scritto io.
    Giuro morire.

    Poi in un secondo mom ti faccio lo spelling in pvt dai...

    fg
    La chiesa dice che la Terra è piatta, ma io so che è rotonda, perché ne ho visto l'ombra sulla Luna, ed ho più fiducia in un'ombra che nella chiesa.
    Ferdinando Magellano

  8. #18
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    Come dice Zapatero, il più grande radicalsocialista d'Europa (grande almeno nel senso che è un vincente e l'immagine vivente di quale futuro dovrebbe scegliere la sinistra se vuole vincere...) la diversità è un valore tanto quanto l'eguaglianza. E' questo - diversità certo non solo come omosessualità ma come libertà individuale e anticonformismo - che marca la differenza tra il radicalsocialismo e la vecchia socialdemocrazia, figlia della società di massa di un secolo fa. Libertà individuale, socialità, emancipazione da ogni forma di dominio dell'uomo sull'uomo: questo l'avvenire socialista e radicale della sinistra europea.
    E per chi vuole approfondire la questione, ecco qua una buona lettura sull'insegnamento del leader socialista spagnolo.

    Il pensiero politico e l'azione di governo di José Luis Rodriguez Zapatero - premier "democratico-sociale", come ama definirsi, della (ex) cattolicissima Spagna - rappresentano oggi il principale punto di riferimento europeo del socialismo radicale e libertario e la più concreta speranza di rinnovamento della sinistra, in alternativa al riformismo teorico - e moderatismo pratico - di quella parte della sinistra stessa (specialmente italiana) che ritiene di poter battere durevolmente la destra conquistando il "centro" dello schieramento politico ed il benevolo nulla-osta delle gerarchie ecclesiastiche e dei ceti dominanti. Con il presente saggio, contenente molte citazioni di e su Zapatero, cerchiamo di riassumere la "ricetta" che ha portato il giovane esponente socialista prima alla guida del glorioso Psoe, quindi alla carica di capo del governo spagnolo e, infine, a "modello" internazionale di una sinistra che intende superare il marxismo tradizionale e gli schemi della vecchia socialdemocrazia ma non vuole affatto arrendersi al pensiero unico neoliberista, al trasformismo e all'omologazione, bensì rilanciare con forza e "passione etica" i suoi valori e la sua ragion d'essere nell'epoca della globalizzazione. "Il mio socialismo è libertà integrale; progressiva eliminazione di ogni forma di dominio dell'uomo sull'uomo", dice Zapatero. E la sua parola d'ordine, "socialismo come democratizzazione radicale", lo unisce idealmente tanto ai maestri del liberalsocialismo italiano di sponda sia liberale (Gobetti) che socialista (Rosselli), quanto ai nuovi teorici statunitensi della "libertà eguale" come John Rawls e Philip Petitt.


    ************

    Il vecchio Nicolas Sartorius, colonna dell’antifascismo spagnolo di matrice comunista, perseguitato dal regime di Francisco Franco e messo ai margini – come tutta la sua parte politica – dai governi socialisti di Felipe Gonzales (che si assunsero il compito di modernizzare il paese e rafforzare la transizione democratica senza tuttavia fare i conti fino in fondo con i retaggi del franchismo), incontra molti anni fa un giovane deputato del PSOE, José Luis Rodriguez Zapatero, che inaspettatamente gli rende omaggio come a un maestro: «Lo ricordo bene quell’incontro – racconta oggi Sartorius – Allora pochi conoscevano Zapatero. In effetti era molto giovane ma mi colpì fin da subito. Era legatissimo al ricordo e all’insegnamento del nonno, Juan Rodriguez Lozano, fucilato dai franchisti. Mi disse che i conti col franchismo bisognava farli fino in fondo, e questo mi impressionò. Ma non solo questo: mi espresse l’esigenza di un forte rinnovamento della sinistra, una condizione che giudicava essenziale per battere i “popolari” di Aznar, ovvero la destra spagnola. Oggi la sua azione di governo è coerente con quelle intenzioni (a partire dall’abbattimento delle statue del “caudillo”) e rappresenta senza dubbio una svolta rispetto alle concezioni classiche della socialdemocrazia».
    La testimonianza di Sartorius è importante per capire le idee dell’esponente socialista diventato nel 2004 primo ministro: quella che allora il giovane deputato, destinato di lì a poco a conquistare la segreteria del PSOE, confidò al prestigioso dirigente del vecchio PCE di Santiago Carrillo (inventore quest’ultimo, insieme ad Enrico Berlinguer, dell’“eurocomunismo”), era una strategia già ben chiara nella sua mente: rinnovare la sinistra non nel senso del moderatismo neoliberista, ma semmai di un autentico liberalismo radicale: fallita la classica impostazione marxista che contrapponeva la “democrazia socialista” a quella “borghese”, l’idea forte di Zapatero era quella di portare avanti fino in fondo la democrazia tout court, rischiando di mettere a dura prova le “compatibilità” di una così radicale democratizzazione con l’involucro capitalistico della società. E lui è perfettamente consapevole di questa possibile contraddizione. «Le sue idee – spiega ancora Sartorius – rappresentano lo sviluppo di una tradizione democratica che risale al primo pensiero liberale, alla rivoluzione francese, alla tradizione socialista congiunta con i valori laici e libertari del periodo repubblicano. Al posto della vecchia idea di un’antitesi “a priori” tra socialismo e capitalismo, emerge l’idea di sviluppare e approfondire la democrazia politica e sociale fino alle sue estreme conseguenze». Laddove il “radicalismo” liberale e progressista può sfociare nel socialismo... «L’idea è proprio questa: che lo sviluppo della democrazia e l’espansione delle libertà limiti progressivamente il potere dei potenti e renda sempre più difficile a costoro imporre la propria volontà ai cittadini». Un’idea che Sartorius trova “attraente e corretta”, il che non impedisce al vecchio marxista di intravvederne i limiti obiettivi: «Nella società attuale, questa idea si scontra con ostacoli oggettivi che non conviene dimenticare. E’ vero che molte delle previsioni di Marx si sono rivelate sbagliate, ma una in particolare si è dimostrata corretta: la tendenza del capitale a concentrarsi e, di conseguenza, ad accrescere il suo potere a livello globale, al di là e al di sopra delle frontiere e dei governi. Ed oggi la concentrazione finanziaria, industriale, commerciale e mediatica è enorme e cresce sempre di più».
    Ed allora qual è il compito di una sinistra rinnovata nell’era del capitale globale e transnazionale? Forse quello di cedere agli assiomi del pensiero unico falsamente neoliberista, che continuando col vecchio Adam Smith ad esaltare “il libero mercato” e “la libera concorrenza” scevra dai “lacci e lacciuoli” dello stato, finge di non accorgersi (ma in realtà se ne accorge benissimo) che il libero mercato è distrutto giorno dopo giorno non dalle ingerenze del “pubblico” ma dai liberi mercanti privati (“Liberate il mercato dai mercanti!”, grida paradossalmente il finanziere Soros...), e cioè dallo strapotere delle multinazionali, dei monopoli, oligopoli, trust, cartelli, lobbies, corporazioni e istituzioni della finanza mondiale? No, la “terza via” della sinistra è quella di “radicalizzare” la democrazia e lo stesso socialismo “massificato” e sclerotizzato delle socialdemocrazie europee, nel senso della libertà individuale. Il “maestro” di Zapatero, per sua stessa ammissione, è insieme a John Rawls il filosofo Philip Pettit, che scrive a chiare lettere: «L’obiettivo ultimo e fondamentale del socialismo è il superamento di ogni forma di dominio. Ogni passo che si fa verso i diritti individuali dei cittadini, verso la democratizzazione, l’eguaglianza dei sessi, la maggiore partecipazione alle decisioni politiche ed economiche, apre nuove possibilità di emancipazione e di società più giuste». Socialismo, in fin dei conti, è libertà integrale e radicale: la stessa, identica intuizione dei nostri Piero Gobetti e Carlo Rosselli. Giustizia e libertà. Giustizia è libertà!
    Ed allora ecco le misure concrete decise da Luis Zapatero non appena giunto al governo della Spagna, ispirate ai due fondamentali criteri dei diritti individuali e della simultanea difesa dello stato sociale proprio per garantire la realizzazione di quegli stessi diritti, minacciati da organismi niente affatto democratici come le abnormi corporations del capitalismo contemporaneo: rafforzamento della cultura e della scuola pubblica; potenziamento in direzione dell’efficienza del sistema sanitario statale; aumento delle pensioni minime; incremento del salario minimo interprofessionale; assistenza domiciliare gratuita ai cittadini “non autonomi” e bisognosi (il “quarto pilastro dello stato sociale” dopo sanità, pensioni e istruzione pubblica); moltiplicazione delle borse di studio per gli studenti bisognosi; un piano di costruzione di asili-nido per venire incontro alle esigenze dei bambini e dei loro genitori (favorendo le donne che lavorano e incrementando l’occupazione femminile); la severa legge contro la violenza sulle donne, nell’ambito di una concezione assolutamente paritaria che ha portato Zapatero, simbolicamente, a nominare lo stesso numero di ministri e di ministre nel suo governo; le leggi che facilitano il divorzio e il ricorso all’aborto; le nuove norme sulla procreazione assistita; la legalizzazione di 700.000 immigrati clandestini; l’ormai celeberrima legge che autorizza il matrimonio tra omosessuali; la legge che toglie il controllo della televisione ai politici per renderla un vero servizio pubblico; la politica estera pacifista cominciata con l’immediato ritiro delle truppe dall’Iraq e continuata con la sempre più intensa collaborazione con i popoli dell’America Latina oppressi dall’imperialismo statunitense. E si potrebbe continuare ancora a lungo.
    Il “marxista classico” si domanderà, con dottrinale supponenza, se queste siano misure “socialiste”, dimenticando che lo stesso Marx salutò con favore ed emozione i provvedimenti democratico-libertari della Comune di Parigi, al punto da proclamare quel breve esperimento politico “il primo stato socialista realizzato”. Cinquant’anni dopo, il “socialismo reale” si rivelerà ahinoi tutt’altra cosa, e su quel comunismo novecentesco la storia ha posto oramai una pietra tombale; senza che ciò comporti la rinuncia agli ideali essenziali del Marx giovane ed anche maturo: libertà, emancipazione, rifiuto dell’alienazione e del “materialismo” capitalistico, di una società in cui l’uomo stesso è “reificato”, ossia ridotto a merce.
    «Qualcuno ci critica da sinistra – dice Josè Torres Mora, braccio destro di Zapatero – perché non avremmo un modello economico alternativo al capitalismo. Ma chi ce l’ha una tale ricetta alternativa? Tutti gli esperimenti in questa direzione sono falliti. Ma io affermo con sicurezza che noi abbiamo valori sociali e politici alternativi al capitalismo, e vogliamo che siano questi valori a condizionare le forme capitalistiche di produzione. Quello che non faremo mai è sacrificare la politica alla logica del profitto, o sacrificare la vita delle persone alle logiche spontanee del mercato. Noi non siamo neoliberisti». Anche il famoso Antonio Gutierrez, ex dirigente comunista delle Comisiones Obreras e storica bandiera del sindacalismo spagnolo, promuove le idee zapateriane: «Finalmente si torna a parlare di democrazia, di cittadini e dunque dei lavoratori! C’è un estremo bisogno di rivitalizzare nel profondo la democrazia; di avviare un nuovo sviluppo della libertà e dei diritti civili; di affermare un’idea di giustizia sociale e di democrazia sostanziale e partecipativa. La sinistra torna ad apparire finalmente diversa dalla destra nei contenuti della sua politica».
    E infatti «la sinistra non può assomigliare in nulla alla destra», ama ripetere lo stesso Zapatero, e non c’è politica di sinistra senza valori, ideali, tensione etica: «Amore per il bene, ansia di pace, miglioramento sociale degli umili: il mio credo politico si riassume in questi tre principi». E ancora: «La democrazia “vista da sinistra” esige di forgiare cittadini forti, di estendere i diritti e le libertà individuali, di fomentare la diversità. Si tratta di un’idea che è già presente alle origini del socialismo, ma di cui la socialdemocrazia si è spesso disinteressata». In una parola, afferma Zapatero in piena sintonia con Piero Gobetti: «Il socialismo è libertà». Signor Zapatero, ma lei è “radicale”? «Io preferisco definirmi un democratico-sociale. Radicale lo sono quando si tratta di rispettare i miei principi, come nel caso della guerra in Iraq, contro la quale ho fatto i discorsi più duri della mia vita. Ma come persona non lo sono in nessun modo: in questo caso potrei perfino definirmi un moderato!». E per combattere questo strano e intransigente “moderato” sono diventati penosamente “radicali” i suoi oppositori, a cominciare dagli ambienti legati alla chiesa cattolica, ambienti ultraconservatori che hanno beneficiato per decenni del franchismo prima e dei governi “popolari” poi senza avere nulla da ridire neppure sulla dittatura: «Comunque io non ce l’ho con la chiesa – chiarisce Zapatero – Siccome lo stato è laico, io mi limito semplicemente a fare quello che è giusto per i cittadini del mio Paese». Lo accusano di aprire le porte a milioni di immigrati extracomunitari, minando la “natura” della popolazione iberica: «Di quale natura si sta parlando? Il mondo attuale è un mondo meticcio e gli spagnoli in particolare lo sono da sempre, avendo conosciuto anche le dominazioni arabe. In questa società multirazziale l’unica sfida è quella di vincere giorno per giorno la battaglia della convivenza». Lo accusano anche di avere indebolito la lotta al terrorismo, con la decisione di dissociarsi così platealmente dalla guerra in Iraq: «Ma per combattere veramente il terrorismo e il fondamentalismo bisogna prosciugare i pantani dove fioriscono le loro male piante: risolvendo la questione palestinese, ad esempio, e garantendo diritti umani e giustizia sociale in numerose aree del mondo arabo e musulmano. La risposta al terrorismo non è “meno democrazia”, bensì “più democrazia”». Dicono che non sia un socialista “ortodosso”, nè tantomeno un liberale “ortodosso”, e lui risponde alla Cattaneo: «I sistemi di pensiero chiusi sono a volte molto pericolosi. C’è vita fuori dell’ortodossia; anzi, la maggior parte della vita sta fuori da qualsiasi ortodossia». E difatti gli piacciono gli eretici dei due pensieri, quello liberale e quello socialista; come a Norberto Bobbio, cui non andava bene nemmeno il “liberalsocialismo”, nel timore che questa doppia eresia (l’ircocervo di cui parlava Croce per criticare Gobetti) potesse generare paradossalmente un’altra... ortodossia: «Il dialogo con filosofi come Rawls, un liberale egualitario, ha arricchito la sinistra – spiega ancora Zapatero – e ha fatto sì che noi ci ponessimo il problema della necessità di una teoria della giustizia. E intellettuali come Bobbio hanno messo il dito nella piaga, segnalando l’assenza di una teoria dello stato da parte della sinistra». Nel discorso di insediamento al vertice del PSOE, nel 2000, si è definito “un socialista libertario”: «Sì. Con quella espressione intendevo mettere l’accento su ciò che rappresenta per me l’idea di un socialismo moderno, ovvero un socialismo dei cittadini, che contiene la libertà nel cuore del suo progetto. Un socialismo in cui l’estensione della democrazia, delle libertà individuali, occupa un ruolo centrale. Sta in questo la sua potenza trasformatrice». E’ fondamentale, per il leader spagnolo nato nel 1960 a Valladolid, il concetto di “cittadinanza”: «Certo, perché non è possibile una democrazia forte senza una cittadinanza forte, senza cittadini con diritti, con risorse economiche, educative, culturali».
    Socialismo libertario, dunque. Ma come, il socialismo non era statalista? «Se difendiamo lo stato sociale non è perché siamo “statalisti”, ma perché siamo dalla parte dei cittadini contro tutti i poteri forti della società. E ci siamo resi conto, molto pragmaticamente, che l’indebolimento delle istituzioni statali voluto dalla destra non aveva prodotto alcun vantaggio per la gente. Detto questo, io non sono diventato socialista per edificare una società nella quale gli individui vengano sottomessi allo stato. Sono diventato socialista con l’idea di dare alla luce una società in cui tutti siano liberi, nella quale nessun uomo sia l’ombra di un altro uomo. E credo profondamente che se c’è un pensiero che pone al centro l’ideale della libertà, quel pensiero è il socialismo. La causa dell’emancipazione umana, di tutti gli esseri umani, è una causa socialista». Per esser più chiari: «Qualsiasi cosa implichi l’abolizione del dominio su un cittadino in quanto lavoratore, in quanto donna o in quanto appartenente a una razza o a un’altra, rappresenta l’essenza del mio socialismo».
    In parole povere, quale ricetta dovrebbe seguire la sinistra, anche in Italia, quando si ritrova a governare? Zapatero non ha dubbi: «La sinistra deve mettere in pratica i suoi ideali. Non può andare al potere per gestirlo un po’ meglio della destra. Deve andare al governo mantenendosi fedele ai propri principi, che sono antitetici a quelli della destra, e attuandoli attraverso radicali riforme democratiche. Dobbiamo dimostrare agli elettori che non è lo stesso se governa la sinistra o se governa la destra. La sinistra deve dimostrare nei fatti che è diversa. Non esiste una politica di sinistra che meriti di essere definita tale se non si propone finalità autenticamente e profondamente trasformatrici». Volere è ancora potere? «Bisogna crederci! Ci sono milioni di persone in tutto il pianeta che dicono ai conservatori e ai reazionari che un mondo migliore è possibile. Un mondo di pace, innanzitutto. Ma non è realistico aspirare alla pace e alla stabilità in un mare di ingiustizia sociale».

  9. #19
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    La prevalenza dell'Avere sull'Essere e' l'UNICO motivo per cui faccio, con sempre maggiore difficolta', il tifo per l'Occidente.

    Questo anarcoCapitalismo, questo Liberismo estremo, scusate, ma io proprio non lo vedo. Le societa' attuali stanno andando verso sempre PIU' socialismo non solo nella vecchia europa, ma ahime', anche negli States.

    Lo Stato Liberale Ottocentesco e' solo uno sbiadito ricordo. Quelli si' che eran tempi, mica oggi dove uno ha il diritto/dovere di andare a scuola almeno fino a 18 anni, poi puo' lavorare qualche anno ma senza affaticarsi troppo e senza guadagnare troppo se no e' un cattivo-uno sfruttatore-un asociale, in attesa della pensione. Senza preoccupazioni, tanto tutto e' garantito dallo stato tutore e il conto e' addebitato alle generazioni future.

    Forse avete ragionie voi radiculi. Ci vuole un UOMO NUOVO, un po' di sano NazionalSocialismo, con variante ClericalFascista nei paesi piu' bigotti, raddrizzerebbe la schiena e metterebbe un po' di sale in zucca a tanti giovinastri scansa-fatiche che sognano di passare direttamente dall'universita' alla pensione....

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Condor Visualizza Messaggio
    La prevalenza dell'Avere sull'Essere e' l'UNICO motivo per cui faccio, con sempre maggiore difficolta', il tifo per l'Occidente.
    Deh, chissà come mai quando ho visto che la tua era l'ultima risposta era la tua mi sono aspettato una risposta del genere.

    La domanda comunque, salvo casi disperati come quello di cui sopra, è retorica, e gli obbiettivi che questo (gruppo? Partito? Associazione?) si prefiggono non sono altro che un logico risultato dall'applicazione di un pò (ma non troppo) di buonsenso nella teoria capitalistica.
    Peraltro limitata solo alla realtà italiana.

    Ben più aprrezzabili sono gli intenti dell'associazione che Gian_Maria ha in firma...

 

 
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