Basta con zucche e streghe
Ridateci la festa dei morti
Di Michele Brambilla
Oggi è la festa di Ognissanti, domani si ricordano i morti: ma credo che non lo sappia quasi nessuno. Lo sanno certamente i nostri vecchi, che ho visto ieri mattina comperare i fiori all'ingresso del cimitero milanese di Greco; lo saprà anche qualche cinquantenne o quarantenne.
Ma per la maggior parte della gente, voglio dire la maggior parte pure di noi italiani, quel che si sta festeggiando è purtroppo la notte di Halloween, un'americanata fatta di streghe, vampiresse, fantasmi e zucche.
Di Halloween abbiamo fatto conoscenza una ventina d'anni fa con i fumetti di Charlie Brown: ma era pur sempre una cosa di nicchia. Adesso è un fenomeno di massa.
I giornali in questi giorni parlano solo di Halloween: giusto Famiglia Cristiana ha messo insieme un servizio sui santi più pregati dagli italiani, scoprendo che in testa c'è padre Pio. Per il resto, di Ognissanti non c'è alcuna traccia, né c'è per il ricordo dei nostri morti: sono riti di cui i giovani d'oggi ignorano l'esistenza.
Pensiamo all'utente di Internet. Sul sito del Corriere della Sera ieri trovava queste notizie: «Halloween: sexy costumi per la notte delle streghe»; «Halloween: svolta sexy: le vampiresse si spogliano»; «Halloween, guida a un martedì da brivido: dal sexy al truculento, chi ne avrà voglia potrà scegliere la veste più adatta per vivere fino all'alba una macabra notte di divertimento».
Sul sito di Repubblica: «Notte di Halloween. Londra: parata di star e I loro travestimenti».
Sul sito de La Stampa: «Società: son tutte mie le zucche di Halloween».
Perfino il portale italiano di Google si apre con il logo di Halloween 2006.
Stessa musica nelle scuole elementari: ai bambini si fan fare i lavoretti su quella festa, non certo su santi e defunti. Succede anche in tante scuole cattoliche: posso garantire, purtroppo. È incredibile come in pochi anni, diciamo sei o sette, si sia sbriciolata una tradizione di secoli.
Da generazioni innumerevoli l'inizio di novembre era il momento scelto per fare una pausa che interrompesse lo stordimento a cui ci porta il fare quotidiano, e quindi per riflettere su che cos'è la vita: sulla sua brevità, certo, ma anche sul suo possibile nesso con un futuro di eternità. Al tempo stesso era l'occasione per tenere desta in noi la memoria dei nostri morti, che sono poi le persone che ci hanno dato la vita, che ci hanno educato, o più semplicemente che ci hanno accompagnato in questa misteriosa avventura che è l'esistenza, e che ci hanno voluto bene.
Si andava al cimitero, luogo oggi evitato con mille scongiuri, si sostava sulle tombe dei nostri cari e ci si chiedeva: ci sarà ancora qualcosa di loro, in qualche insondabile dimensione? Non è un caso se la Chiesa ha sempre voluto accostare queste due feste - i santi e i defunti - una subito dopo l'altra.
Il motivo è semplice, e lo spiego con le semplici parole di un vecchio parroco di paese di cui ricordo una commovente omelia, tanti anni fa: i santi non sono soltanto quelli che la Chiesa inserisce nel canone, sono tutti coloro che sono morti in grazia di Dio; quindi pregando i nostri morti in paradiso preghiamo dei santi che possono intercedere per noi.
E che cosa vuol dire aggiunse quel parroco - morire in grazia di Dio?
Non è difficile: basta mettere da parte il nostro orgoglio e riconoscere che non ci siamo fatti da sé; riconoscere che dipendiamo da un Altro al quale chiedere misericordia per i nostri limiti.
Era la visione cristiana della vita.
Una visione che esclude la disperazione dal nostro orizzonte, e che ci dice che la nostra partita non finisce sotto un metro di terra. Una visione, soprattutto, che riconosce all'uomo una dignità che va ben oltre quella semplice materia alla quale oggi si vorrebbe far risalire tutto.
Ammetto di rimpiangere questa festa perduta anche per un fatto personale: il primo novembre è il mio compleanno, e se vado con il pensiero alla mia infanzia mi accorgo che certe prime nebbie e certe visite al camposanto con i genitori sono legate anche alle torte con le candeline, e a una scatola di soldatini in regalo.
Ma chi non ha memoria di visite a coloro che ci avevano tenuti in braccio e che non c'erano più?
Chi non si è mai chiesto davanti a una tomba se il nonno e la nonna ci stanno davvero guardando dall'alto? Sentimentalismi? Sensibilità patologica? Può darsi.
Ma una umanità che non si interroga più sul senso della vita e che non ricorda più i propri morti è un'umanità che rinuncia a qualche cosa che non si vede e non si tocca, ma che resta comunque essenziale.
«L'essenziale è invisibile agli occhi», abbiamo letto tutti da bambini nel Piccolo Principe.
Il guaio è che una certa sapienza è propria solo dei bambini: diventati grandi si vive spesso come se sia essenziale solo ciò che si vede e si tocca, e soprattutto che si compra. Celebrare Ognissanti e i defunti non è solo un affare che riguardi I mitici "credenti", termine con cui ci si illude di separare l'umanità in categorie: chi è convinto che Dio esista e chi è convinto del contrario. Sono semplificazioni stupide: la verità è che nessuno è tanto credente da non avere dubbi, e nessuno è tanto ateo o agnostico da restare indifferente alla domanda di fondo su che cosa è l'uomo.
Avere fede non vuol dire avere una certezza intellettuale: vuol dire fidarsi di qualcosa di cui non c'è una prova materiale, ma di cui si avverte con il cuore la verità. Queste feste, dicevo, erano occasioni di riflessione per tutti: anche per chi non sente alcuna speranza in un aldilà, ma sente la pietà per i morti. Qualcuno dirà che speranza e pietà sono entrambe illusioni. Sarà, ma non le abbiamo sostituite con la cosiddetta Ragione, le abbiamo sostituite con una favola idiota.
Forse perché Halloween può alimentare un mercato ben più redditizio di quello dei ceri e dei crisantemi


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, ha avuto un paganesimo travestito da Cristianesimo, ha assorbito la filosofia greca , messo la sua capitale in roma e non in gerusalemme , per questo si è sbriciolato , le nostre chiese da secoli sono piene di pagani,
non avendone inteso lo Spirito si è scimmiottata la religione pagana e questi sono i risultati

