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Discussione: Carl Schmitt

  1. #11
    DaBak
    Ospite

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    Per chi volesse intraprndere lo studio dello Schmitt nazionalsocialista (pagina nascosta e oscura della biografia del giurista tedesco) consiglio:

    Carlo Angelino
    Carl Schmitt sommo giurista del Führer
    Testi antisemiti (1933-1936)
    ed.Il melangolo

    Yves Charles Zarka
    Un dettaglio nazi nel pensiero di Carl Schmitt
    a cura di S. Regazzoni.
    ed.Il melangolo

    (questi due testi mirano a discrditare Schmitt attrrvaerso la pubblicazione di testi filo-nazisti del giurista, ma sono interessanti appunto per la pubblocazione dei testi finora non tradotti in italiano)

    Carl Schmitt
    Risposte a Norimberga
    a cura di H.Quaritsch
    ed. Laterza

    Carl Schmitt
    Scritti politico giuridici 1933-1942
    ed. Settimo Sigillo
    (contiene principi politici del Nazionalsocialismo)

    Carl Scmhitt
    Terra e Mare
    ed.Adelphi

    Carl Schmitt
    Donoso Cortes
    ed.Adelphi

    Carl Schmitt
    Le categorie del politico
    ed.Laterza

    Carl Schmitt
    La Dittatura
    ed.Laterza

  2. #12
    Paul Atreides
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da DaBak Visualizza Messaggio
    Per chi volesse intraprndere lo studio dello Schmitt nazionalsocialista (pagina nascosta e oscura della biografia del giurista tedesco) consiglio:

    Carlo Angelino
    Carl Schmitt sommo giurista del Führer
    Testi antisemiti (1933-1936)
    ed.Il melangolo

    Yves Charles Zarka
    Un dettaglio nazi nel pensiero di Carl Schmitt
    a cura di S. Regazzoni.
    ed.Il melangolo

    (questi due testi mirano a discrditare Schmitt attrrvaerso la pubblicazione di testi filo-nazisti del giurista, ma sono interessanti appunto per la pubblocazione dei testi finora non tradotti in italiano)

    Carl Schmitt
    Risposte a Norimberga
    a cura di H.Quaritsch
    ed. Laterza

    Carl Schmitt
    Scritti politico giuridici 1933-1942
    ed. Settimo Sigillo
    (contiene principi politici del Nazionalsocialismo)

    Carl Scmhitt
    Terra e Mare
    ed.Adelphi

    Carl Schmitt
    Donoso Cortes
    ed.Adelphi

    Carl Schmitt
    Le categorie del politico
    ed.Laterza

    Carl Schmitt
    La Dittatura
    ed.Laterza
    1) il testo degli scritti politico-giuridici [uscito per le edizioni Bacco & Arianna, Perugia, 1983 e non per la Settimo Sigillo] è stato rifuso in un testo più recente che contiene ulteriori scritti: C. Schmitt, ''L'unità del mondo e altri saggi'', Pellicani Editore, Roma, 1994.

    2) ''Le categorie del politico'' è edito da Il Mulino, Bologna.

    3) L'edizione Laterza de ''La dittatura'' è del 1975, ed è esaurita da decenni, oltre che incompleta. E' uscita solo pochi giorni fa la nuova edizione, integrale, per la Settimo Sigillo.

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    Carl Schmitt non è roba per l'area destro-radicale.

    Troppo colto, profondo, spregiudicato, lucido per poter essere apprezzato e studiato.
    Concordo. Tra i titoli menzionati non dimenticate "Teoria del partigiano".

  4. #14
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    Paul in quale libro Schmitt tratta di globalizzazione in particolare dei suoi aspetti concernenti l'economia ed i diritti umani?
    Bazooka!!!

  5. #15
    Paul Atreides
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    Citazione Originariamente Scritto da bazooka Visualizza Messaggio
    Paul in quale libro Schmitt tratta di globalizzazione in particolare dei suoi aspetti concernenti l'economia ed i diritti umani?
    Credo tu ti riferisca a "Il nomos della terra", Adelphi, 1991. Un libro assolutamente fondamentale.

  6. #16
    DaBak
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    1) il testo degli scritti politico-giuridici [uscito per le edizioni Bacco & Arianna, Perugia, 1983 e non per la Settimo Sigillo] è stato rifuso in un testo più recente che contiene ulteriori scritti: C. Schmitt, ''L'unità del mondo e altri saggi'', Pellicani Editore, Roma, 1994.
    io ce l'ho edizioni LEDE

    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    2) ''Le categorie del politico'' è edito da Il Mulino, Bologna.
    vero

    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    3) L'edizione Laterza de ''La dittatura'' è del 1975, ed è esaurita da decenni, oltre che incompleta. E' uscita solo pochi giorni fa la nuova edizione, integrale, per la Settimo Sigillo.
    vero.

    scusate ma l'ho scritto di corsa senza fare grossi controlli

  7. #17
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    Molto interessante anche "Donoso Cortes".

  8. #18
    legio_taurinensis
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    Di Terra e Mare che mi dite?

  9. #19
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    Il concetto di direzione, di comando, di autorità era collocato nell’assoluta uguaglianza di stirpe tra capo e seguito
    La “nuova mitologia” nella concezione politica di Carl Schmitt



    “La vicinanza di Schmitt alla richiesta romantica di una ‘nuova mitologia’ e la coazione alla speranza in un ‘dio dell’avvenire’ sta nella convinzione della incolmabile perdita del fondamento trascendente, di una istanza ultramondana che potrebbe ancora garantire un ordine nella vita”. Questa frase dello studioso Stefan Nienhaus chiarisce come poche che il pensiero di Carl Schmitt, lungi dall’esaurirsi nella teoria giuridica, era invece una vera e completa concezione del mondo. La storica importanza del pensiero di Schmitt (un autore che, dopo qualche innamoramento dei nostri frivoli intellettuali, è stato rapidamente rimesso nel cassetto), infatti, più che nell’individuazione delle tecniche di governo per fronteggiare la crisi dell’Occidente, risiede nell’individuazione di quei poteri di sovranità carismatica, senza i quali ogni politica si riduce ad amministrazione e ogni amministrazione a contabilità.

    Un nuovo tipo di mito e di “mitologia”, dunque, sarebbe occorso al declinante jus publicum europaeum per reinsediare se stesso al vertice della decisione, e per ricostruire le categorie del politico non sulle basi della sovversione laica liberal, bensì su quelle tradizionali di una “teologia politica”. Come dire: pensiamo un modello di Stato nuovo, ma attinto alle più nobili esemplificazioni di idea-forza trascendente, come ce ne furono nel passato. Pensiamo una politica nuova, ma misurata su quell’idea di sovranità sacrale che fu per l’Europa il segreto di ogni grandezza.

    Per queste vie, Schmitt pervenne alla teorizzazione di uno Stato rifondato che incarnasse la decisione sovrana, per neutralizzare i distruttivi scontri di interesse privato, e per porsi come terzo superiore in grado di far prevalere sul contrasto sociale la parola ultima di una autorità radicale, esprimentesi nello stato d’eccezione. Si capisce che, con queste idee, Schmitt entrava in rotta di collisione col conservatorismo prussiano politicamente egemone nella Germania guglielmina, ed anche in larga misura in quella weimariana. Il potere statale, per la scuola prussiana, più che autorità trascendente era autoritarismo immanente, e più che sintesi hegeliana degli opposti era monolitica affermazione di un principio unico ossificato. Per questo, Schmitt considerò il suicidio del grande poeta prussiano Heinrich von Kleist – devotissimo dell’idea metafisica di Reich -, avvenuto teatralmente sulle rive del lago Wansee, come un simbolo del fallimento storico del prussianesimo e delle sue contraddizioni, maturando la convinzione che un reinizio dell’Europa fosse possibile su altre basi. Sulle basi, appunto, di una teologia politica. Fortemente critico del pensiero politico del Romanticismo – accusato di stravaganze inattuabili -, Schmitt fu nondimeno una sua scheggia, e lo fu proprio nel momento in cui pensò che fosse possibile la restaurazione dello Spirito su fondamenti tutto sommato irrazionali, ma oggettivi. Innestare il punto di vista prometeico di un nuovo mito comunitario nella pratica politica fu qualcosa più di un sogno. Riconoscere il senso cosmologico del pensiero presocialista di un Proudhon, o quello poetico-visionario di un Theodor Däubler come antefatti del potere politico, può sembrare la ricaduta di Schmitt proprio in quelle divagazioni impolitiche di cui aveva accusato il Romanticismo.

    Non era così. C’è un fatto, un dettaglio biografico, che può aiutarci a comprendere cosa, dopotutto, Schmitt avesse in mente. Nel passaggio del giurista da consulente tecnico di fiducia del sistema autoritario di Schleicher a consigliere di Stato prussiano nel regime di Hitler, si può leggere ad un tempo tanto la critica schmittiana a un metodo di potere ormai superato dalla storia, non più in contatto con gli eventi, quello vetero-prussiano; quanto l’attrazione per un principio rivoluzionario che andava concependo l’autorità in senso carismatico-popolare, secondo gli esiti di un comunitarismo che intendeva coniugare la tradizione nazionale con la modernità. Il giurista, così, nemico delle derive utilitariste della modernità, preoccupato dall’avanzata della tecnica e dalla brutale secolarizzazione dei rapporti sociali, si sarebbe trovato davanti alla possibilità di costruire davvero le fondamenta di un potere che avrebbe riunito in un colpo solo l’avversione al Romanticismo, rappresentato ad esempio dal vecchio Adam Müller, senza per questo rinnegare, ma anzi rafforzando il nocciolo della politica romantica, cioè l’erezione di un potere sacrale, incentrato sul carisma dell’autorità trascendente.

    E, sempre nello stesso momento, Schmitt avrebbe anche saldato i conti con le sue suggestioni verso le escatologie redentrici della società, così come le pensavano gli utopisti del socialismo premarxista. Non appariva infatti il Terzo Reich, per l’appunto, come un regime di nuovo conio ma tradizionalista, carismaticamente poggiante sul culto del Führer, ma allo stesso tempo, popolare e comunitario, come una specie di socialismo senza Marx? Tutto sembrò dunque congiurare per quell’avvicinamento tra il giurista e il dittatore, che poi, nel 1945, sarebbe costato a Schmitt la prigione e l’epurazione.

    La quadratura del cerchio tra potere gerarchico e partecipazione di popolo, tra figura salvifica della Guida e uguaglianza dei diritti, fu operata da Schmitt attraverso l’elaborazione di una sorta di democrazia germanica. Criticando il concetto ecclesiastico di pastore e di fedeli, Schmitt scrisse in Stato, Movimento, Popolo del 1934 che “questa immagine è che il pastore rimane assolutamente trascendente al gregge. Questo non è il nostro concetto di direzione”. Il nuovo concetto di direzione, di comando, di autorità, infatti, era da Schmitt collocato nella “assoluta uguaglianza di stirpe tra capo e seguito… Solo la uguaglianza di stirpe può impedire che il potere del capo diventi tirannia e arbitrio”. Veniva garantito, in questa ottica di gerarchismo egualitario, l’accesso popolare ai diversi ranghi sociali per la via del merito e assicurata, col Führerprinzip, la piattaforma di massa dell’autorità carismatica. Ecco pertanto che la storia metteva nelle mani di Schmitt un caso concreto di teologia politica…

    In Ex Captivitate Salus, il libro scritto nella prigione di Norimberga nel 1945 e che rappresenta uno di quei momenti in cui “i vinti scrivono la storia”, Schmitt si trattenne per qualche pagina sulla sua famosa distinzione tra Amico e Nemico, che considerava alla base di ogni identità forte: chi non ha il bene di avere nemici, non ha neppure il bene, attraverso la loro diversità, di conoscere se stesso. Difficile rimanere in equilibrio su questo vertice, ma indispensabile: vivere il proprio Io attraverso la diversità dell’altro. Significa lottare per un mondo di differenze, distrutte le quali, rimaniamo distrutti anche noi. Schmitt aggiunse a queste considerazioni un’ultima frase: “Cattivi sono certamente gli annientatori che si giustificano adducendo che gli annientatori vanno annientati”. Che avrà voluto dire? Non pensava forse ai giudici alleati che aveva di fronte, che accusavano i vinti di crimine e di violenza, standosene tranquillamente seduti su immani rovine, frutto per l’appunto di altro crimine e altra violenza? Probabilmente, è questa la vera sapienza della cella. Un testamento lasciato all’Europa, ma che ancora gli europei – a vent’anni dalla morte di Carl Schmitt - devono imparare a comprendere.





    Il “Kronjurist” del Reich

    Nato nel 1888 a Plettenberg in Westfalia, Carl Schmitt studiò nelle Università di Strasburgo (allora tedesca) e di Monaco, dove fu allievo di Max Weber. Nel 1922 ottenne la cattedra di diritto pubblico prima all’Università di Greifswald e poi a quella di Bonn, e in seguito a quelle di Berlino (1926), Colonia (1932), di nuovo Berlino (dal 1933 al 1945). Divenne una delle più influenti personalità accademiche della Germania e ricoprì anche, per svariati anni, cariche pubbliche, sia sotto il regime di Weimar che sotto il Terzo Reich, durante il quale fu Presidente dell’Associazione dei Giuristi Tedeschi. Nel 1936 tuttavia, a seguito di certe polemiche ideologiche con ambienti vicini alle SS, rinunciò ad ogni attività al di fuori dell’insegnamento. Arrestato nel 1945 dagli Alleati come una delle massime autorità culturali del Terzo Reich, fu imprigionato a Norimberga e processato. Assolto ma impedito a tornare all’insegnamento, si dedicò ai suoi studi e alle sue pubblicazioni, fino alla morte avvenuta nell’aprile del 1985 nella natia Plettenberg. In Italia, dopo la pubblicazione nel 1935 dei Principi politici del Nazionalsocialismo (Sansoni), su impulso di Delio Cantimori, il suo pensiero rimase sconosciuto fino alla pubblicazione della prima traduzione post-bellica di una sua opera, per volere di Gianfranco Miglio (Le categorie del politico, il Mulino 1972). Oggi si contano numerose traduzioni di opere di Schmitt. Tra di esse segnaliamo: La Dittatura (Laterza 1975); Romanticismo politico (Giuffré 1981); Teoria del partigiano (il Saggiatore 1981); Scritti politico giuridici 1932-1942 (Bacco & Arianna 1983); Terra e mare (Giuffré 1986); Ex Captivitate Salus (Adelphi 1987); Il nomos della terra (Adelphi 1991); Teologia politica II (Giuffré 1992). Il libro più completo sulla figura e sul pensiero di Schmitt è J.W. Bendersky, Carl Schmitt teorico del Reich (il Mulino 1989).


    Tratto da Linea del 19 giugno 2005

  10. #20
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    Predefinito La penultima guerra. Il concetto di «katéchon» nella dottrina dell'ordine politico di

    Massimo Maraviglia
    La penultima guerra. Il concetto di «katéchon» nella dottrina dell'ordine politico di Carl Schmitt
    LED Edizioni Universitarie, pagg.314, Euro 29,00

    IL LIBRO - Il male nella storia è presente in forme spesso così agghiaccianti da rendere difficile gettarvi lo sguardo. Tuttavia, sembra che qualcosa (o qualcuno) ne trattenga il dilagare. L’esperienza universale di un freno al «mistero dell’iniquità» è magistralmente condensata in due versetti della seconda lettera paolina ai Tessalonicesi nei quali si allude ad un misterioso 'katéchon' (ciò, colui che trattiene) che impedisce alle forze dell’Avversario di trionfare. Nella storia dell’esegesi il concetto di 'katéchon' ha ricevuto molteplici e diversissime interpretazioni. Carl Schmitt legge questa categoria biblica a partire da un’antica anche se controversa tradizione patristica che identifica il soggetto portatore della «forza che trattiene» nell’impero romano. L’impero è assunto a metafora dell’ordine, quell’ordine la cui fonte è per Paolo lo stesso Dio (1 Cor 14, 33) e in cui è possibile vedere l’antidoto alla dissoluzione politica e morale della modernità. Su tali basi, il 'katéchon' è sì principio d’ordine e di civiltà, ma d’un ordine che sa della sua fine, che lotta con la sempre risorgente anomia, con un caos compresso ma sempre in procinto di esplodere. Insomma, un ordine in costante agonia, nel duplice senso di conflitto e sofferenza, che solo l’intervento del Dio trascendente alla fine della storia potrà definitivamente risolvere. Questo libro suggerisce che Schmitt abbia via via sovrapposto il concetto di 'katéchon' alla propria dottrina dell’ordine politico, confermandone così tonalità ed esiti teologico-escatologici. Se considerato sotto tale angolo visuale, il suo pensiero rivela quell’unità d’ispirazione e d’intenti che egli ha sempre rivendicato, pur nella varietà degli interessi e nella straordinaria estensione della sua carriera di studioso.

    DAL TESTO - "...si potrà maturare l'idea di uno Schmitt pensatore cattolico, idea questa ancor più irrinunciabile per lo studio in questione che, in base e sulle fondamenta della sua cattolicità, cerca di rendere possibile un'operazione di sintesi che attraversa quasi un secolo di scritti e interventi in cui la sua fede ha sempre operato, quand'anche messa in sordina da esigenze propagandistiche, e ha scavato lasciando indelebili tracce, se non addirittura veri e propri monumenti".

    L'AUTORE - Massimo Maraviglia (Milano, 1968) si è laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, interessandosi alla problematica della religione e dei suoi rapporti con il moderno processo di secolarizzazione, specialmente nei suoi risvolti e nelle sue conseguenze politiche. In un Master di specializzazione presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia si è occupato, recentemente, della nuova disciplina della consulenza filosofica. Dal 2005 è animatore della rivista telematica 'Ekpyrosis'.

    INDICE DELL'OPERA - Introduzione - Parte prima. L'ordine politico: I Eccezione, decisione, norma: la costruzione dell'ordine: 1. Dualismo "ontologico", stato di natura e concetto di politico" - 2. Eccezione - 3. Dall'eccezione alla decisione - 4. Decisione - 4.1 "Atto di un soggetto storico, concreto e personale" - 4.2 "Operando nello e sulla stato di eccezione" - 4.3 "Vi oppone una forza finalizzata alla creazione di un ordine politico e giuridico" - 4.4 "Ove le norme possano avere vigenza" - 4.5 "La sovranità appartiene a questo soggetto" — II Rappresentazione e teologia politica: il criterio dell'ordine: 1. "La dittatura" - 2. La "Dottrina della costituzione" - 3. "Cattolicesimo romano e forma politica" - 3.1 Chiesa e rappresentazione - 3.2 Personalità e tipi rappresentativi - 3.3 Trascendenza, immanenza e autorità personale - 3.4 Pubblicità - 3.5 Rappresentazione laica ed ecclesiale - 3.6 Trascendenza della persona di Cristo e trascendenza dell'idea - 3.7 Il rappresentare secondo Schmitt - 4 Rappresentazione e ordine concreto - 5 Teologia politica - 5.1 Teologia politica descrittiva e prescrittiva - 5.2 Irrappresentabile Trinità - 5.3 La risposta di Schmitt - 5.4 Teologia politica formale e sostanziale - Parte seconda. Il "katéchon": III Il "katéchon": 1. Ordine internazionale e "katéchon" - 2. Chi (che cosa) è il "katéchon" - 2.1 Introduzione: l'argomento di 2Tess, l'autore, la datazione, l'autenticità - 2.2 La tradizione dei Padri - 2.3 Il conflitto delle interpretazioni — IV L'emergere del tema "katechontico" in Schmitt: 1. Esordio: il conservatore - 2. I primi approfondimenti in "Terra e mare" - 3. Dalla storia al sistema e dal sistema alla storia - 4. Donoso e Savigny "katéchontes" - 5. Il "Glossario" - 6. Una svolta teologica — V Il volto del "katéchon" e la sua funzione storica: 1. La sistematizzazione de "Il nomos della terra" - 2. La lotta per l'interpretazione storica e l'umiltà dell'agire "katechontico" - 3. "L'unità del mondo" - 4. "L'altra linea di Hegel" e la struttura dialettica del "katéchon" - 5. L'Anticristo - 6. In cammino verso il "katéchon" - 7. Tre interpretazioni - 8. Il "katéchon" introuvable di Théodore Paléologue - Respondeo: Dall'eikòn al katéchon, il senso della teologia politica di Schmitt - Riferimenti bibliografici

 

 
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