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    Predefinito Messico: un paese nel chaos

    Marcos al fianco della rivolta
    Il governatore del Pri rifiuta di dimettersi
    Marco Trotta
    1 novembre 2006
    Il governatore dello Stato di Oaxaca, Ulises Ruiz (del Pri), non sente ragioni: nonostante Camera e senato federali abbiano votato due ordini del giorno all'unanimità (quindi anche con il voto o l'astensione del Pri) in cui gli «suggeriscono» di dimettersi, ieri detto che non se ne andrà e anzi ha presentato un esposto alla Corte suprema di giustizia in cui accusa il governo centrale del presidente Vicente Fox (del Pan) di avere provocato con le sue «omissioni di carattere politico» un «conflitto sociale» che mette a rischio l'intera «federazione messicana». A Oaxaca, la situazione è tutt'altro che risolta dopo l'intervento della polizia federale, gli scontri, gli arresti e gli almeno tre manifestanti uccisi. Fox afferma che «la pace sociale» è stata ripristinata e promette aiuti economici. Ma la situazione rischia di sfuggirgli di mano. Lopez Obrador ha convocato una manifestazione di protesta a Città del Messico, i sindacati di maestri di altri stati hanno annunciato scioperi di solidarietà e il sup Marcos a nome dell'Ezln ha chiesto «le dimissioni immediate» di Ruiz e «l'immediato ritiro delle forze di occupazione federali» da Oaxaca, annunciando agitazioni nel Chiapas e una a livello nazionale il 20 novembre. Manifestazioni anche in diversi paesi d'Europa, fra cui la Spagna

  2. #2
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    E ancora:

    axaca, solitudine in fiamme



    La Jornada - Lunedì 30 ottobre 2006

    Adolfo Gilly

    Oaxaca, solitudine in fiamme

    L’insieme delle organizzazioni politiche e sindacali istituzionali, a dispetto delle loro differenze, nel momento della prova stanno lasciando Oaxaca nella solitudine.
    Niente delle grandi manifestazioni che si fecero per fermare la guerra contro lo zapatismo nel 1994, nemmeno di quelle realizzate contro il massacro di Acteal. La routine elettorale, cioè, la logica delle istituzioni esistenti, anche sia per vituperarle a parole dal di fuori, li ha vinti tutti. Ci sono dichiarazioni, anche proteste, ma di mobilitare forze come hanno fatto pochissimo tempo fa nella disputa elettorale, niente.
    Il PRD è assorbito dalla disputa parlamentare. Nel Congresso ha chiesto cancellazione di poteri e processo politico. Se non si è riusciti, va bene, salviamo il nostro onore ed andiamo avanti. I governatori eletti dal PRD, tutti, compreso quello del Distretto Federale, hanno firmato nella Conago insieme a Ulises Ruiz. La CND, motivo di tante illusioni ed abbagli, ha dimostrato la sua inesistenza a tutti gli effetti pratici, salvo la raccolta di voti e la disputa per questi.

    Il vecchio patto tra il PAN ed il PRI, mobilitato ora in difesa di Ulises Ruiz e contro il popolo oaxaqueño, conta già 15 morti a Oaxaca per sostenere un governatore ripudiato ed opporsi ad un movimento sociale legittimo del popolo oaxaqueño. Ora hanno portato la PFP ed elementi militari mascherati da PFP, una dimostrazione in più della loro impotenza e discredito per raggiungere soluzioni politiche, come usavano ottenerle in passato.
    Il patto PRI-PAN non è una novità. Viene dalla fondazione dal PAN nel 1939, come erede legale del sinarquismo e voce politica della gerarchia ecclesiastica e dei conservatori messicani. Non ha mai cessato di funzionare nei momenti cruciali: nella repressione dello sciopero dei ferrovieri nel 1959, del movimento studentesco popolare del 1968, nella guerra sporca degli anni ’70, la ristrutturazione neoliberale del 1982, la frode del 1988 (con la sua sequela di centinaia di morti del PRD ed altri, perché la resistenza allora non fu un gioco), l’incendio dei verbali nel 1991, la liquidazione degli articoli 27 e 130 della Costituzione, la firma del TLCAN, la repressione in Chiapas del 1994, la rottura degli accordi di San Andrés ed il voto contro la legge Cocopa, il Fobaproa, il patto dei buffoni dove 360 deputati di entrambi i partiti votarono uniti l’impossibile esautoramento di López Obrador, il rifiuto di verificare il risultato elettorale del 2006 con un nuovo conteggio dei voti. La lista è interminabile e non riporta importanti lacune.

    Oggi il PRD con le sue due maschere, quella istituzionale chiamato Fronte Ampio Progressista e quella paraistituzionale chiamata Convenzione Nazionale Democratica, non vuole né può mobilitare, in difesa di Oaxaca e contro la repressione del governo federale, le forze popolari che solo a settembre riunì nello Zócalo contro la frode elettorale. Per fortuna La Jornada ed altri media (uno di questi, Indymedia, ha già pagato con la vita di uno dei suoi reporter), così come molti voci individuali, mantengono l’informazione, la protesta e l’indignazione (ciao Blanche, sempre sul posto!). Ma il loro compito non è, non può essere, organizzare la mobilitazione. Questo tocca a quelli che a luglio hanno avuto 15 milioni di voti e dispongono, come allora si vide, dell’apparato adeguato. Ma da questa parte, niente. Con Oaxaca ripetono la stessa cosa fatta con la repressione di Atenco, che annunciava già quali sarebbero stati i metodi d’ora in poi.

    La lettera di Andrés Manuel López Obrador, pubblicata domenica 29 ottobre ne "La Jornada", non è accettabile. Si limita a denunciare l’azione poliziesca, il patto tra il PAN ed il PRI ed il governo "sinistro e repressore" di Ulises Ruiz.
    Dichiara che le dimissioni di quest’ultimo è l’unica soluzione possibile e ricorda che nelle elezioni del luglio scorso la maggioranza degli oaxaqueños votò per la sua candidatura. È tutto.

    Il seguito di queste constatazioni si può supporre che sarebbe chiamare ad una grande mobilitazione nel Distretto Federale ed in altri posti della Repubblica in difesa del movimento oaxaqueño, contro gli omicidi dei paramilitari di Ulises Ruiz e contro la repressione del governo federale. Una chiamata così, venendo di chi ha avuto 15 milioni di voti, riempirebbe lo Zócalo ed altre numerose piazze della Repubblica. Una mera denuncia tardiva e nient’altro, così com’è il contenuto di quella lettera, non serve a niente.

    Mentre scrivo queste righe, Oaxaca è occupata dalle forze federali che il governo del PAN ha scatenato in difesa di un governatore assassino del PRI. Oggi ci sono altri due morti. Non chiedo ai dirigenti della CND di mobilitare le loro forze nelle piazze e sui luoghi di lavoro e studio della Repubblica, primo perché non lo faranno, secondo perché neanche dispongono di esse. Non lo chiedo nemmeno al capo dell’opposizione, Andrés Manuel López Obrador, perché la sua lettera dice che non ha neppure l’intenzione di farlo.

    Di fronte all’indignazione ed allo sbalordimento del popolo messicano che contempla attonito, ancora una volta, come le forze repressive del governo federale attaccano un movimento popolare di massa e legittimo e cercano di rinchiuderlo e spingerlo agli estremi ed agli eccessi; e davanti alla protesta, le denunce e le mobilitazioni di organizzazioni popolari, dei diritti umani e di altre che attualmente non dispongono di forze maggiori, il silenzio e la passività delle grandi organizzazioni lascia Oaxaca aggrappata alle proprie forze, al suo coraggio, alla sua capacità di manovra ed alla sua stessa ed antica struttura organizzativa.

    Come nel verso indimenticabile del poeta di Morte senza fine, Oaxaca è oggi la "solitudine in fiamme". Il paese-popolo di Oaxaca potrà uscire da questa prova colpito, ma probabilmente più organizzato. I collettori di voti, da parte loro, avranno l’occasione di ricordare altri versi: "Siamo mulattieri che sulla strada andiamo / ed ognuno avrà quel che si merita"

  3. #3
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    Appo e Ezln chiedono l'immediata destituzione del governatore Ruiz
    Messico: Per Fox ad Oaxaca non è successo niente
    Anche l'Arcidiocesi di Oaxaca condanna le violenze dell'esercito
    David Lifodi
    Fonte: www.ipsnet.it/chiapas
    1 novembre 2006
    A Oaxaca non è successo nulla: sembra essere questo, per quanto sconcertante, il pensiero del presidente messicano Fox che, dopo l'assalto dell'esercito contro la Appo (Asamblea Popular de los pueblos de Oaxaca) e l'uccisione del reporter statunitense di Indymedia Will Bradley nello scorso fine settimana, in un discorso tenuto di fronte al presidente della Borsa messicana Guilermo Prieto ha sostenuto che "l'intervento della polizia è stato necessario per far tornare a Oaxaca la pace sociale e la tranquillità". L'unica cosa di cui Fox si è preoccupato è stata quella di tranquillizzare gli operatori economici del paese insistendo più volte sulla capacità del governo di "aver messo in pratica un dialogo democratico volto alla ricerca di un accordo con la popolazione", tutto questo nella speranza di non perdere le entrate provenienti dal turismo, e, per recuperare le perdite economiche dovute a questi ultimi mesi ha avuto il coraggio di dichiarare: "Oggi i nostri figli hanno delle buone prospettive per il futuro, il paese è in pace e sta lavorando; i minatori lavorano nelle miniere, gli operai si trovano nelle loro fabbriche, i maestri stanno svolgendo il loro dovere". Proprio i maestri invece sono stati tra i protagonisti, alcuni mesi fa, della sollevazione di Oaxaca, nata inizialmente da una semplice rivendicazione salariale da cui è nata in seguito l'Appo, una sigla che in breve tempo ha raccolto l'appoggio di circa 350 organizzazioni sociali e che è riuscita a tenere in scacco il governatore di Oaxaca Ulises Ruiz, proveniente dalla fila del "partito-dinosauro" del Pri e divenuto governatore nel 2004 al termine di una contestatissima elezione "vinta" dopo ben tre interruzioni in fase di scrutinio per via di alcuni sospetti black-out. L'assedio di Oaxaca purtroppo non è una novità: già lo scorso 14 giugno Ruiz aveva tentato di fare piazza pulita dei maestri in lotta inviando l'esercito e anche in quel caso si erano contati morti e feriti tra i manifestanti. Di fronte a tre morti accertati e numerosi feriti, i discorsi di Fox non sono proprio accettabili, ma hanno dato un'idea di quello che potrebbe essere il Messico sotto la presidenza Calderon, che si insedierà ufficialmente il 1 Dicembre nonostante il 20 Novembre Lopez Obrador sia intenzionato a proclamarsi presidente legittimo del paese appoggiato dalla Convenzione Nazionale Democratica. All'assedio di Oaxaca hanno contribuito sia il Pri di Ruiz che il Pan del presidente Fox, ma la cosa non sorprende più di tanto poiché, a partire dall'accordo per la firma del Trattato di Libero Commercio, passando per la comune attività di repressione contro i municipi autonomi zapatisti e arrivando alla posizione comune per opporsi al riconteggio totale dei voti nelle elezioni presidenziali del luglio scorso, i due partiti si sono responsabili di aver scritto le pagine più inquietanti della storia del Messico.
    In queste ore è arrivata la solidarietà dell'Ezln all'Appo e a tutta la popolazione di Oaxaca, che entra a far parte di quelle che tempo fa Luis Hernandez Navarro su "La Jornada" aveva quantificato come le 200 potenziali Atenco pronte ad esplodere in Messico. Gli zapatisti, oltre ad invitare la popolazione a compiere occupazione di ambasciate, blocchi stradali, meeting, marce di protesta e mobilitazioni, hanno rivolto al governo un appello per l'immediato ritiro da Oaxaca dell'esercito, la libertà per i detenuti coinvolti negli scontri, la destituzione da governatore di Ruiz e che sia fatta piena luce sui manifestanti uccisi ("il reporter di Indymedia era uno di noi", ha dichiarato Marcos).
    Di fronte alle violenze della polizia, peraltro non ancora terminate poiché Oaxaca continua ad essere sotto assedio, si è mobilitata anche l'Arcidiocesi oaxaqueña, che in una lettera al presidente Fox ha scritto: "non c'è alcuna giustificazione etica o morale, e ancor meno religiosa, di fronte all'orrore che abbiamo visto. Di fronte all'ordine umano di uccidere si pone la legge di Dio che dice di non uccidere".
    E' evidente però, secondo "La Jornada", che Oaxaca è stata lasciata sola. Non c'è stata, durante i mesi di barricate organizzati dalla Appo, la mobilitazione spontanea sorta, ad esempio, per protestare contro il massacro di Acteal del 1997, se si esclude l'appoggio ricevuto dalle organizzazioni aderenti all'Altra Campagna. Inoltre, sottolinea ancora il quotidiano, lo stesso Lopez Obrador, che ha ricevuto per mesi l'appoggio del movimento di protesta anti-frode accampatosi nel centro di Città del Messico, si è limitato a sollecitare le dimissioni di Ruiz, ma non ha fatto altro per mobilitare il suo elettorato e invitarlo a diventare parte attiva nel denunciare lo stato d'assedio imposto a Oaxaca fin da giugno, e lo stesso si può dire del suo partito, il Prd: "una chiamata così, venendo da chi ha avuto 15 milioni di voti, riempirebbe lo Zocalo. Una mera denuncia tardiva e nient'altro non serve a niente".
    Nonostante la scarsa disponibilità del Prd di mobilitare tutte le forze democratiche del paese a cui si era appellato solo poco tempo fa in occasione della frode elettorale, resta la fermezza della popolazione oaxaqueña: "La nostra lotta non finisce con l'intervento della polizia. Nonostante oggi occupi lo Zocalo, le strade sono nelle nostre mani e la battaglia per ottenere un governo democratico prosegue".


    David Lifodi


    Quante volte l'ho detto io che questo è un paese dove ci sono stati terribili brogli elettorali? Speriamo che il popolo riporti al socialismo e alla ragione la nazione, forza Marcos è giunto il momento di porgegli una mano ad Obrador.

  4. #4
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    Ma quante caxxate scrivi?

    Hai mai paensato che forse non ci sono delle gran manifestazioni di solidarieta' perche' questi sono mesi e mesi che fanno casino, assaltano ed impediscono una vita normale a Oaxaca?

    dOvrestilegegrti cosa ne pensano i cittadini della citta' dei "manifestanti"...

  5. #5
    sembra l'estate di cerrapungi
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    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Ma quante caxxate scrivi?

    Hai mai paensato che forse non ci sono delle gran manifestazioni di solidarieta' perche' questi sono mesi e mesi che fanno casino, assaltano ed impediscono una vita normale a Oaxaca?

    dOvrestilegegrti cosa ne pensano i cittadini della citta' dei "manifestanti"...

    Duole dirtelo ma i manifestanti sono cittadini normali. Si tratta dei maestri che, da qualche mese, chiedono aumenti salariali.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da unknow Visualizza Messaggio
    Duole dirtelo ma i manifestanti sono cittadini normali. Si tratta dei maestri che, da qualche mese, chiedono aumenti salariali.
    Sono cittadini normali? Cavolo ed io che pensavo che fossero esseri mutandi provenienti da Orione...

    A parte che molti di quelli manco sono di Oaxaca molti on sno neanche maestri, si "mormora" che sono stati madnati li da "qualcuno"....) sono una parte dei maestri, quelli piu' di sx e a parte cio'...

    Ripeto.. ma avete una minima idea di cosa dice il cittaidno comune a Oaxaca? Non ne possono piu' di questi qua.

  7. #7
    sembra l'estate di cerrapungi
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    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Sono cittadini normali? Cavolo ed io che pensavo che fossero esseri mutandi provenienti da Orione...

    A parte che molti di quelli manco sono di Oaxaca molti on sno neanche maestri, si "mormora" che sono stati madnati li da "qualcuno"....) sono una parte dei maestri, quelli piu' di sx e a parte cio'...

    Ripeto.. ma avete una minima idea di cosa dice il cittaidno comune a Oaxaca? Non ne possono piu' di questi qua.

    Si dice, si mormora...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da unknow Visualizza Messaggio
    Si dice, si mormora...
    vabene..sono piu che "si dice, si mormora" contento?

    Non so voi, ma considerato che in Messico ci vado un paio di volte l'anno, che ho interessi, famiglia ed amici.. forse qualcosina in piu' di voi la so.. che dite?

  9. #9
    sembra l'estate di cerrapungi
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    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    vabene..sono piu che "si dice, si mormora" contento?

    Non so voi, ma considerato che in Messico ci vado un paio di volte l'anno, che ho interessi, famiglia ed amici.. forse qualcosina in piu' di voi la so.. che dite?


    quindi ci sono 30.000 manifestanti, TUTTI esterni nella città di Oxaca
    Esattamente come gli stessi esterni, senza avere una conoscenza della città, tengono in scacco la polizia da alcuni giorni. Naturalmente tutto succede SENZA nessun aiuto della popolazione.
    Inutile dire che sono esterni anche quelli che scioperano da 5 mesi a questa parte nella provincia.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da unknow Visualizza Messaggio
    quindi ci sono 30.000 manifestanti, TUTTI esterni nella città di Oxaca
    Esattamente come gli stessi esterni, senza avere una conoscenza della città, tengono in scacco la polizia da alcuni giorni. Naturalmente tutto succede SENZA nessun aiuto della popolazione.
    Inutile dire che sono esterni anche quelli che scioperano da 5 mesi a questa parte nella provincia.

    E per sua grazie...dove avrei detto TUTTI ?


    Cosi tanto per chiarire cosa ho scritto IO:

    "A parte che molti di quelli manco sono di Oaxaca .."

    Se iniziamo a scrivere quello ceh crediamo di aver letto...mi fermo qui grazie...

 

 
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