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  1. #11
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    commento di un "sufi" molto più vicino al vostro percorso che non al mio (che sia giusto o meno non è di mia competenza ma sicuramente è tradizione estranea a qualsiasi ottica perennialista o di guènomiana memoria)

    ci rende noto che... (per chi ancora volesse ignorare la realtà delle cose)

    4. KALACHAKRA TANTRA E PROFETOLOGIA ISLAMICA

    Il Kalachakra Tantra apparve in India alla fine del secolo decimo e probabilmente fu scritto in questo periodo. Nelle scritture del Kalachakra sono presenti anche elementi profetici, come avviene in tutte le tradizioni religiose mondiali. Purtroppo, alcuni commentatori buddisti indiani, mal interpretando le scritture, hanno demonizzato ingiustamente tutte le religioni monoteiste, e in particolar modo l’Islam, predicendo la venuta di un messia di nome Mahdi, il quale verrebbe sconfitto dal Re Buddista Kalki Rudrachakrin di Shambala verso il 2424 d.C. Nel versetto 1.154 del “Kalachakra Tantra” leggiamo:

    “Adamo, Noé, Abramo, e cinque altri - Mosé, Gesù, Colui che indossa un abito bianco, Muhammad, e il Mahdi – con tamas, appartengono alla casta degli asura-naga. L’ottavo sarà accecato (il Mahdi). Il settimo (Muhammad) si manifesterà a Bagdad e nella terra della Mecca, (il posto) in questo mondo dove una parte della casta degli asura sarà potente, in cui i mleccha saranno spietati.”

    Un commentario Buddista intitolato “Padmini” riporta quanto segue:

    “Se chiedete chi diffuse il Dharma dei mlecchas, è detto: Adamo, Noé, e Abramo della casta degli asura e, dalla casta naga, i cinque con tamas: Mosé è uno, e Colui che indossa un abito bianco, Muhammad, e l’Emanazione. L’ottavo sarà accecato. Il settimo si manifesterà a Bagdad e nella terra della Mecca. Questi sono dei nomi non Buddisti, e così via, diffonderà il Dharma degli asura. Tra questi, Colui che indossa un abito bianco è chiamato Mahamayin. Costui propagherà il Dharma degli asura nelle città della terra della Mecca e così via. Se chiedete che tipo di terra è quella, è detto: (È il posto) in questo mondo dove la casta degli asura avrà potere, in cui i mleccha saranno spietati.”

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Baltik Visualizza Messaggio
    e mi fermo quì....

    Vabbè ci dispiace molto ma ce ne faremo una ragione

    A parte le battutacce, credo che davvero queste aggiunte nulla mutino dei termini della questione. Se l'intenzione era di mostrare che tra musulmani e indiani nel subcontinente non era tutto rose e fiori, direi che è stata raggiunta; non che se ne sentisse particolare bisogno. Se invece si voleva dimostrare che l'Islam in India è sempre e comunque stato un corpo estraneo, siamo ben lontani dall'obiettivo.

    Il punto è però un altro. A prescindere dall'antichità e autenticità della parola agartha, si tratterebbe di comprendere quanto le immagini proposte da Guénon siano consentanee, per esempio, all'esoterismo del vajrayana, visto che giustamente si è fatto cenno del Kalachakra Tantra e di Shambala.
    Mi sembra che al riguardo il post di Talib sia abbastanza eloquente.

    PS Intende dire che il segreto intorno alle dottrine del Kalachakratantra sia dovuto a ragionidi pura opportunità "politica"? In questo caso l'opinione è da respingere recisamente in base a quanto ne dicono i commentatori qualificati (penso a Naropa nel commento pubblicato da Adelphi).

  3. #13
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    Caro Senatore,
    ti consiglio (sempre che tu non l'abbia già fatta) la lettura di "Tempo ed Eternità" di A.K.Coomaraswamy ove si tratta appunto la relazione tra la condizione temporale e l'Eternità, aspetto fondamentale per comprendere il tema qui discusso. Penso che troverai notevoli aspetti degni di studio, considerato quanto già tu scrivi di interessante nel tuo post.
    Saluti
    Sattwa

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Baltik Visualizza Messaggio
    non credo passi alcuna latente verità, nolenti o volenti , si tratta di mancanza di conoscenza netta di ciò di cui si sta parlando
    Si sta parlando di Agartha e del re del mondo, e in particolare della trattazione che ne ha fatto Guénon. Da questo punto di vista mi sento abbastanza preparato. Lui può dire lo stesso?

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da SATTWA Visualizza Messaggio
    Caro Senatore,
    ti consiglio (sempre che tu non l'abbia già fatta) la lettura di "Tempo ed Eternità" di A.K.Coomaraswamy ove si tratta appunto la relazione tra la condizione temporale e l'Eternità, aspetto fondamentale per comprendere il tema qui discusso. Penso che troverai notevoli aspetti degni di studio, considerato quanto già tu scrivi di interessante nel tuo post.
    Saluti
    Sattwa
    Grazie mille per il consiglio, ho letto tante cose di Coomaraswamy, ma non "Tempo ed Eternità".
    Un saluto

  6. #16
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    http://www.leoneverde.it/pagcustodi.htm

    Ibn 'Arabî
    Il mistero dei custodi del mondo
    a cura di Chiara Casseler


    Dal risvolto di copertina:
    Nel Sufismo si parla spesso di santi misteriosi, santi apotropaici, figure di uomini le cui funzioni spirituali sono celate a tutti, salvo a coloro che popolano il cosiddetto “Consiglio dei santi”, presieduto dal Polo e dai suoi due Ausiliari. È di questi ultimi che si occupa il nostro breve ma intenso testo. Si tratta di una gerarchia esoterica di santi protettori, veri e propri guardiani della luce e custodi della saggezza e della religione immutabile, la cui azione si svolge in modo puramente spirituale e la cui sede inaccessibile si situa nel cosiddetto “mondo immaginale”, il luogo dove i corpi si spiritualizzano e gli spiriti assumono forme corporee. Benché l’autore faccia riferimento ai mandatari islamici di queste funzioni, non è difficile scorgere dietro le sue parole, anche una velata allusione ai veri rappresentanti della Tradizione primordiale che risiedono nel Centro Supremo del nostro mondo, centro a cui sono stati dati numerosi nomi simbolici quali “Terra dei Viventi”, “Terra dei Beati”, “Isola Bianca”, “Terra dei Santi”, “Terra d’Immortalità”, e molti altri ancora.

    Dall'Introduzione
    Il Libro della Dimora spirituale del Polo, in arabo Kitâb manzil al-qutb, è un breve trattato di Ibn ‘Arabî (m. 1240) che fa parte della raccolta intitolata Rasâ’il Ibn ‘Arabî: si presenta come un testo piuttosto conciso (consta infatti di sole 18 pagine, nell’edizione, ormai classica, stampata a Hayderabad). Tale brevità si accompagna inoltre, a una presentazione della tematica dottrinale, per così dire, in medias res, perciò il testo risulterebbe di difficile comprensione per il lettore che non avesse già conoscenza del contesto spirituale specifico in cui si colloca l’opera, da un lato, e non avesse precedente esperienza degli scritti e del linguaggio di Ibn ‘Arabî, dall’altro. Dal punto di vista dottrinale, infatti, molto non solo non viene precisato, bensì neppure detto; molte nozioni, anche di imprescindibile importanza, sono date per scontate, come la perenne presenza, nel mondo, di una gerarchia esoterica di Santi, stabilmente strutturata (per quanto non secondo una modalità esteriore e materiale), e ancora la dottrina dell’Uomo Universale (al-insân al-kâmil) e la sua stretta connessione alle figure califfale e polare. Manca persino una presentazione in linea generale delle figure spirituali che sono l’oggetto stesso del testo, vale a dire il Polo e le due Guide (i due Imâm) che lo fiancheggiano come suoi ministri. La notevole concisione del testo originale richiede pertanto un’illustrazione, se non altro per sommi capi, del quadro di riferimento dottrinale in cui l’opera si colloca; nel fare ciò, ci si è proposti di cogliere innanzi tutto gli spunti offerti dal trattato stesso, quanto ai grandi temi di valore iniziatico che vi sono implicati, e si è cercato di chiarirli facendo ricorso il più possibile ad altri scritti del medesimo Autore, maggiormente espliciti o completi, a partire, in primo luogo, dalle grandiose e capitali Futûhât al-makkiyya.
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

  7. #17
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    non credo passi alcuna latente verità, nolenti o volenti , si tratta di mancanza di conoscenza netta di ciò di cui si sta parlando
    Hai perfettamente ragione. Ma nutro forti speranze nel fatto che, leggendoci, in un prossimo futuro tu possa colmare questa tua lacuna

    la sua trasmissione è veicolata solamente da e per i sacerdoti di shambala e nulla condivide "tale iniziazione" con l'ordine di Melchisedek.
    Mi sembra ovvio, visto che, riferendosi ad Agharta, Guènon non parlava di Shambala, ma di tutt’altra cosa. Chiaramente, la confusione è solo tua, qui come in altre occasioni (ad esempio, a proposito degli inesistenti giudizi che a tuo dire Guènon avrebbe fatto in merito a una presunta natura anti-tradizionale del Cristianesimo).

    Il mistero di Agartha e del Re del Mondo è il mistero di ciò che l’esoterismo musulmano (mi riferisco principalmente ad esso perché a mio parere si occupa dell’argomento in maniera più chiara) chiama Il Polo (Qutb): nient’altro.
    Ma forse (e sottolineo forse) non ti sei mai interessato ad approfondire questioni come quella del Qutb, tacciando tutto sommariamente di “superstitio semitica” o “monoteista”, e chiudendoti così, volontariamente, le porte di prospettive metafisiche che nemmeno ti immagini. Il che spiegherebbe la causa del tuo assoluto disprezzo verso Guènon: semplicemente, quando lo leggi non hai la minima idea di ciò che egli realmente dica.

    Colgo anche l’occasione per ricordarti che sono ancora in attesa di una tua spiegazione in merito a certe contrapposizioni per me totalmente incomprensibili (semiti/arii; politeisti/monoteisti…), dal momento che mi risulta che nell’ambito metafisico – l’unica cosa che conta – vedo che i vedantin e i cabalisti dicono le stesse cose, e che il pensiero di Ibn Arabi o di Eckhart non mi sembra più semitico di quello di Shankara o di Chuang-Tzu.

    o l'inesistente ’Agarttha
    Inesistente non direi, visto che la nobile tradizione dell’altrettanto nobile popolo scinti (ma purtroppo per certuni è tradizionale solo ciò che Hitler non mandava nelle camere a gas…) se la tramanda da sempre. Tuttavia, anche tralasciando la tradizione gitana, e parimenti la controversia su cosa abbia detto o meno Sua Eccellenza l’Hutuktu di Narobanchin, continua a sfuggirti il fatto che Guènon ha unicamente approfittato dell’eco causato in Europa da storie raccontate da alcuni “simpaticoni” (può darsi che l’Ossendowski fosse un pallonaro… ma quanto me la farei una bevuta con lui, ascoltando le sue storie di baroni sanguinari ed eroi tibetani!) solo per ribadire una dottrina che ha solide radici ben al di là delle loro persone e dei loro resoconti; ad esempio, nell’autorità delle incontestabili e assai diffuse dottrine sul Qutb e sui Due Imam provenienti dalla tradizione islamica.

    anzi tutt'altro, chiunque conosca il " Kalachakratantra" sa benissimo che venne tenuto "occultato" proprio per difenderlo dall'islamizzazione dell'india e che non riconosce alcuna continuità con le tradizioni abramitiche ne esotericamente ne exotericamente, tenendosene di buon conto ben alla larga.
    Certe “personificazioni” sono puramente simboliche, come afferma esplicitamente il commento di Naropa al Kalachakratantra (ricordato da Senatore). A meno che tu non faccia rientrare anche questo venerato sapiente buddhista nella schiera di quei presunti “perennialisti”, che rifuggirebbero il sapere e l’ambiente accademico solo per timore che questo screditi le loro fantasie del tutto prive delle più elementari “cognizioni filologiche o storiche” (e mi chiedo quali “perennialisti” tu abbia mai conosciuto, visto che dipingi un tipo umano che, almeno tra gli studiosi seri formatisi nella prospettiva del Guènon, personalmente non ho mai incontrato).
    Insinuare poi che il Vajrayana non riconosca la Tradizione abramitica che come mera espressione di oscure forze demoniache è semplicemente puerile e immeritevole di commento. Mi piace però ricordare che circa una quindicina d’anni fa una eminente autorità spirituale del Ladakh affermò che l’intera dottrina di Padmasambhava (la più elevata della Tradizione tantrica del Tibet) era riassunta… da un versetto del Corano! (il famoso “verso della luce”, per la precisione). Questo aneddoto è riportato in un delizioso libricino pubblicato dalle edizioni de “Il Leone Verde” e intitolato La collana delle visioni, che mi permetto di consigliarti, ricordandoti che fosti proprio tu a dire, tempo addietro, che lo studioso onesto è sempre disposto a cambiare ad ogni momento il proprio pensiero per accordarlo alla verità, che non viceversa.

    Un saluto,
    Talib

    PS: quanto a certe “esegesi sufi” del Kalachakratantra (si può svelare il nome di questo sufi?), altri musulmani del sub-continente parlavano addirittura di “profezie al contrario”, fatte apposta per confondere gli “idolatri” buddhisti e farli combattere contro il Mahdi alla fine dei tempi, scambiando il bene per il male e viceversa. Come vedi, in giro si trovano palle di ogni tipo (ad esempio, i deliri una certa destra nazionalista indù…), ma non mi sembra il caso di dar loro più importanza di quella che si meritano.
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da Senatore Visualizza Messaggio
    Molto utile questo scritto, visto che oggigiorno è frequentissimo leggere di critiche che a partire dell'evanesceza pretesa del mito di Agartha, intendono - più o meno scolasticamente - pervenire a una totale refutazione dell'opera di Guénon, che sarebbe "finalmente" mostrato nella sua vera natura di falsario interessato (non importa poi a cosa).
    Interessato, secondo costoro, a farsi passare per emissario di questo Centro Supremo, investito della provvidenziale funzione di risvegliare, in chi ne avesse le adeguate potenzialità, la coscienza della Tradizione, e di operare così un adeguato raddrizzamento intellettuale in Occidente, non privo di importanti ripercussioni escatologiche.
    Il che è precisamente ciò che Renè Joseph-Marie Guènon (alias Shaykh ‘Abd al-Wahid Yahya al-Shadhili) è stato.
    Ho piacere a ricordarlo, particolarmente in questi giorni, visto che domani in Egitto si festeggerà il suo genetliaco.

    Un saluto,
    Talib.

    PS: quanto agli “interessi” di Guènon, se è vero che per chiedersi le ragioni profonde di un qualcosa bisogna innanzitutto chiedersi chi può trarne da essa un giovamento, ricordiamoci che Guènon morì al Cairo in una casa umilissima, povero e denutrito, per il fatto che spendeva più soldi per i francobolli utili alla corrispondenza coi suoi lettori europei, che per il suo sostentamento fisico.
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    Proverbio arabo

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da Talib Visualizza Messaggio
    Hai perfettamente ragione. Ma nutro forti speranze nel fatto che, leggendoci, in un prossimo futuro tu possa colmare questa tua lacuna



    Mi sembra ovvio, visto che, riferendosi ad Agharta, Guènon non parlava di Shambala, ma di tutt’altra cosa. Chiaramente, la confusione è solo tua, qui come in altre occasioni (ad esempio, a proposito degli inesistenti giudizi che a tuo dire Guènon avrebbe fatto in merito a una presunta natura anti-tradizionale del Cristianesimo).

    Il mistero di Agartha e del Re del Mondo è il mistero di ciò che l’esoterismo musulmano (mi riferisco principalmente ad esso perché a mio parere si occupa dell’argomento in maniera più chiara) chiama Il Polo (Qutb): nient’altro.
    Ma forse (e sottolineo forse) non ti sei mai interessato ad approfondire questioni come quella del Qutb, tacciando tutto sommariamente di “superstitio semitica” o “monoteista”, e chiudendoti così, volontariamente, le porte di prospettive metafisiche che nemmeno ti immagini. Il che spiegherebbe la causa del tuo assoluto disprezzo verso Guènon: semplicemente, quando lo leggi non hai la minima idea di ciò che egli realmente dica.

    Kalachakratantra

    Inesistente non direi, visto che la nobile tradizione dell’altrettanto nobile popolo scinti (ma purtroppo per certuni è tradizionale solo ciò che Hitler non mandava nelle camere a gas…) se la tramanda da sempre. Tuttavia, anche tralasciando la tradizione gitana, e parimenti la controversia su cosa abbia detto o meno Sua Eccellenza l’Hutuktu di Narobanchin, continua a sfuggirti il fatto che Guènon ha unicamente approfittato dell’eco causato in Europa da storie raccontate da alcuni “simpaticoni” (può darsi che l’Ossendowski fosse un pallonaro… ma quanto me la farei una bevuta con lui, ascoltando le sue storie di baroni sanguinari ed eroi tibetani!) solo per ribadire una dottrina che ha solide radici ben al di là delle loro persone e dei loro resoconti; ad esempio, nell’autorità delle incontestabili e assai diffuse dottrine sul Qutb e sui Due Imam provenienti dalla tradizione islamica.



    Certe “personificazioni” sono puramente simboliche, come afferma esplicitamente il commento di Naropa al Kalachakratantra (ricordato da Senatore). A meno che tu non faccia rientrare anche questo venerato sapiente buddhista nella schiera di quei presunti “perennialisti”, che rifuggirebbero il sapere e l’ambiente accademico solo per timore che questo screditi le loro fantasie del tutto prive delle più elementari “cognizioni filologiche o storiche” (e mi chiedo quali “perennialisti” tu abbia mai conosciuto, visto che dipingi un tipo umano che, almeno tra gli studiosi seri formatisi nella prospettiva del Guènon, personalmente non ho mai incontrato).
    Insinuare poi che il Vajrayana non riconosca la Tradizione abramitica che come mera espressione di oscure forze demoniache è semplicemente puerile e immeritevole di commento. Mi piace però ricordare che circa una quindicina d’anni fa una eminente autorità spirituale del Ladakh affermò che l’intera dottrina di Padmasambhava (la più elevata della Tradizione tantrica del Tibet) era riassunta… da un versetto del Corano! (il famoso “verso della luce”, per la precisione). Questo aneddoto è riportato in un delizioso libricino pubblicato dalle edizioni de “Il Leone Verde” e intitolato La collana delle visioni, che mi permetto di consigliarti, ricordandoti che fosti proprio tu a dire, tempo addietro, che lo studioso onesto è sempre disposto a cambiare ad ogni momento il proprio pensiero per accordarlo alla verità, che non viceversa.

    Un saluto,
    Talib

    PS: quanto a certe “esegesi sufi” del Kalachakratantra (si può svelare il nome di questo sufi?), altri musulmani del sub-continente parlavano addirittura di “profezie al contrario”, fatte apposta per confondere gli “idolatri” buddhisti e farli combattere contro il Mahdi alla fine dei tempi, scambiando il bene per il male e viceversa. Come vedi, in giro si trovano palle di ogni tipo (ad esempio, i deliri una certa destra nazionalista indù…), ma non mi sembra il caso di dar loro più importanza di quella che si meritano.


    Mi sembra ovvio, visto che, riferendosi ad Agharta, Guènon non parlava di Shambala, ma di tutt’altra cosa. Chiaramente, la confusione è solo tua, qui come in altre occasioni (ad esempio, a proposito degli inesistenti giudizi che a tuo dire Guènon avrebbe fatto in merito a una presunta natura anti-tradizionale del Cristianesimo).

    1 punto

    anche al sottoscritto sembra "ovvio" che dal primo concilio (sangiti) passando per il re dei magadha "asoka mauria" (pryadarsin) ai canoni detti del
    bhagavad buddha-1 vinayasamutharsa 2 aryavasmsa anàgatabaya 3 munygàtà 4 manueyasutùtra 5
    6 upatysyaprpràsna 7 il ràhulavada asokàvadàna (tradizione di stirpe settentrionale- e nelle fonti greche detta simmetricamente amitrahàtes) passando per gli aderenti stretti del màhasanghà ,(insegnato ancor oggi in india meridionale) alla dottrina del gokulica (kukkutaka) oppure l'intera opera fondamentale dei yuctàvadin e del yogàcàrà mahayànico, basterebbe la "sola "vibhàsà" redatta interamente dai cinquecento "arhat" sotto la presidenza di vasumitra "iniziato" anche al bon pon i quali nella totalità e plularità non riconoscono per l'oriente alcun centro "mistico" che non sia la sola shambhala

    ...."in caso contrario è pregato di trovarmi un testo tibetano che parli di agharta "

    mi spiace per guènon, ossendowsky, ed il debordante saint es
    ma la realtà è puramente questa (lode quindi a Baistrocchi)

    vero è, che guènon ed il buddhismo fossero due corpi estranei è cosa risaputa da tutti .

    punto secondo -sugli inesistenti giudizi-

    lettera di renè guènon a julius evola (21-11-1933)
    "infine a proposito di pag 393,dove mi sembra abbiate in vista alcune delle cose che io ho scritto vi devo dire questo: non ho mai creduto ad una restaurazione effettiva dello spirito tradizionale in occidente sulla base del cattolicesimo,dovete pensare bene che non sono affatto così ingenuo

    " traduzione integrale in rivolta contro il mondo moderno a cura di claudio risè"
    pag 417 ( mi aspetto le "solite" accuse di paventata intrusione massonica )

    di rimando sarebbe lecito rileggersi la lettera del francese al reghini sulle sue
    "lacune"

    punto terzo
    l'iniziazione al Kalachakratantra mi duole, ma quella è .(se ne conosce altre da parte buddhista è pregato di riportarle e ne farò pubblica ammenda )

    saluti,

  10. #20
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