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    Predefinito Barricate e morte a Oxaca

    Barricate e morte a Oaxaca

    Nella città messicana di Oaxaca gruppi di uomini appartenenti al Partido Revolucionario Istitucional hanno attaccato con armi da fuoco le barricate erette da settimane dalla popolazione locale, che ha cercato di difendersi. Nei pressi di una di queste barricate a Santa Lucia del Camino è stato colpito e ucciso Brad Will, attivista di Indymedia New York.
    Nel pomeriggio dello stesso venerdi 27 ottobre camioncini e motociclette della Polizia Ministeriale, con agenti in abiti civili, hanno scorrazzato per la città aprendo il fuoco su altre barricate, ferendo una ventina di persone uccidendo il docente Emilio Alonso Fabián, della delegazione dei Loxicha, ed il cittadino Esteba Ruiz. La giornata era cominciata con la convocazione di uno sciopero generale e del blocco delle attività commerciali e delle carretreras per rivendicare ancora, dopo mesi di lotta, il diritto a cacciare dalla poltrona di governatore dello stato di Oaxaca Ulises Ruiz, che l'Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca ritiene responsabile di violenze, omicidi e carcerazioni arbitrarie, oltre che il primo fautore della repressione dei movimenti popolari della zona. E' chiaro il tentativo di alzare il livello di scontro sociale in città, con agenti di polizia e membri di partiti politici direttamente impegnati nell'aprire il fuoco contro la gente che presidiava le barricate. Il percorso di lotta vissuto a Oaxaca, con il fronte dei maestri della città in prima linea, resta incredibile, essendo passato per l'occupazione dell'intera città da parte delle organizzazioni popolari che hanno affrontato nelle scorse settimane allarmi rossi che prevedevano sgomberi imminenti da parte di militari e sopportato il peso di una marcia che è arrivata fino alla capitale Città del Messico, oltre alla sequenza di azioni repressive e di morti
    APPROFONDIMENTI E NOTIZIE:
    Indymedia Oaxaca - Indymedia Messico - La Jornada - NarcoNews
    RADIO LIBERE MESSICANE:
    Radio Planton - Radio Zapote - Radio Sabotaje


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  2. #2
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    Cristo!

  3. #3
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    Post ...il Messico come il Cile pregolpe

    Brad Will di Indymedia come Leonardo Henrichsen della TV svedese, il Messico come il Cile pregolpe

    Nel silenzio dei media internazionali il Messico va verso una svolta autoritaria. Come lo svedese Leonardo Henrichsen, il 29 giugno 1973 a Santiago del Cile, anche Brad Will, il fotografo di Indymedia assassinato venerdì, ha visto in faccia la propria morte. Mentre proprio in queste ore sta scatenandosi la repressione senza limiti ad Oaxaca, nel Sud del Messico, e si avvicina l'insediamento dell'illegittimo presidente neofalangista Felipe Calderón, le pacifiche proteste popolari non accettano di piegarsi all'abuso e le destre sono pronte a tutto per normalizzare il paese. Da Oaxaca, sempre più disperatamente, chiedono una sola cosa: informare.

    di Gennaro Carotenuto

    L'assassinio a sangue freddo di Brad Will, il fotografo di Indymedia ucciso da un poliziotto ad Oaxaca (nella foto) marca un punto di non ritorno. Ad Oaxaca la popolazione civile, i maestri, gli studenti, stanno resistendo da cinque mesi all'insediamento dell'impresentabile Ulíses Rúiz, governatore eletto a colpi di brogli per l'eterno PRI, appoggiato dal Presidente Fox del PAN. Brad Will è solo il quindicesimo morto di una scia di sangue disseminata da paramilitari e poliziotti e sicari al soldo di Rúiz ad Oaxaca in questi mesi. Venerdì sono stati assassinate altre tre persone oltre a Brad Will: un maestro, uno studente, una madre.

    Mentre la situazione ad Oaxaca precipita, l'omicidio di Brad Will non può non ricordare quello di Leonardo Henrichsen a Santiago il 29 giugno 1973. Quel giorno, passato alla storia come il "tanquetazo", la prova generale di colpo di stato contro il presidente Allende, i militari cileni scelsero di assassinare -esattamente come con Brad Will- un reporter straniero a sangue freddo e alla luce del sole. Era Leonardo, che stava filmando il proprio assassino quando questo (nella foto) gli sparò a sangue freddo. Cadde filmando la propria morte. Era un grande giornalista Leonardo Henrichsen. Aveva già coperto per la televisione svedese ben 21 colpi di stato in America Latina. Il suo assassino gli impedì di coprire il ventiduesimo, quello dell'11 settembre. Fox, e ancora di più il suo successore Felipe Calderón, stanno cercando di far precipitare la situazione coinvolgendo l'esercito messicano in una svolta autoritaria perché hanno ragione di credere che solo in questo modo potranno perpetuare il loro potere in Messico.

    Il capitolo messicano dell' "Incontro mondiale di intellettuali ed artisti in difesa dell'umanità", lancia un appello a solidarizzare con la APPO, l'Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca, nel momento in cui il governo di Vicente Fox ha scaricato ad Oaxaca, con un ponte aereo, un esercito di 4.000 membri della Polizia Federale Preventiva contro le barricate, l'Università, le assemblee di quartiere. Radio Universidad di Oaxaca al momento continua a trasmettere, denuncia che la Polizia Federale sta avvicinandosi alle installazioni della radio per mettere fine alle trasmissioni, invita ad offrire resistenza pacifica e passiva alla repressione, invita a manifestare alle 14 ora di Oaxaca (le 19 in Italia) nel centro della città e a registrare la solidarietà da tutto il mondo.

    Ancora una volta i media internazionali, che sostanzialmente nascosero per due mesi all'opinione pubblica mondiale le proteste di tre milioni di messicani a Città del Messico contro i brogli elettorali che hanno portato alla presidenza il falangista Calderón, continuano ad ignorare una situazione esplosiva in una città di tre milioni di abitanti e nell'intero Messico, un paese chiave di 100 milioni di abitanti. In questo momento Oaxaca è isolata dal mondo. L'aeroporto è stato occupato dall'esercito e chiuso ai voli civili e le strade di accesso alla città sono state chiuse.

    In particolare il quotidiano italiano La Repubblica, nella sua edizione online, si distingue nel tergiversare, nel mentire ed appoggiare il governo di destra messicano del quale sposa senza virgolette tutte le tesi, definendo i maestri e la popolazione civile in sciopero come "facinorosi" e millantando un Fox "riluttante ad usare la forza".

    http://www.gennarocarotenuto.it

  4. #4
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    VIVA LA COMUNE DI OAXACA!
    comunicato di PC Rol

    La repressione militare e poliziesca contro la Comune di Oaxaca, che da cinque mesi si è costituita come vero e proprio contropotere rispetto al potere dello Stato di Oaxaca, è iniziata: con dispiego di mezzi terrestri ed aerei, la Polizia Federale Preventiva e l´esercito sono entrati nella città, ferendo, arrestando ed uccidendo, in ciò coadiuvati da squadroni paramilitari che nei giorni scorsi hanno assassinato diverse persone tra cui il mediattivista Bradley Roland Will.

    Dalla rivolta popolare iniziata contro Ulises Ruiz (il corrotto e violento governatore dello Stato di Oaxaca, protagonista di un´elezione fraudolenta) è nata l´Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (Appo): le rivendicazioni originarie degli insegnanti ne hanno incrociato altre espresse da settori dei lavoratori, dei contadini e delle organizzazioni popolari, generalizzandosi ed assumendo un carattere più ampio, tanto che sono state unificate nella parola d´ordine "¡fuera Ulises Ruiz!".

    La nascita dell´Appo ha costituito senz´altro la spia di un processo rivoluzionario contro il potere politico statale. Via via, l´Appo ha sempre più assunto il carattere del doppio potere alternativo: specularmente, il potere governativo ha progressivamente cessato di funzionare. L´Appo ha centralizzato la lotta organizzando blocchi stradali, boicottaggio dei commerci, prendendo il possesso di palazzi municipali, di radio e televisioni, stabilendo le modalità di funzionamento dei mercati, dei negozi e dei servizi, ed infine creando un corpo di milizia armata per l´autodifesa popolare. Insomma può dirsi - ed a ragione - che ad Oaxaca è sorta una vera e propria Comune!

    In queste ore, tuttavia, è partita la violenta e sanguinaria reazione dello Stato federale che si sta scontrando con l´eroica resistenza dei compagni che stanno difendendo le barricate, pur consapevoli della soverchiante forza dei reparti militari.
    Siamo convinti che la Comune di Oaxaca rappresenti un esempio (e per questo il potere borghese intende reprimerla con la violenza) del coraggio e della lotta dei lavoratori messicani per i lavoratori dell´America latina e di tutto il mondo: è necessario quindi che tutte le organizzazioni militanti e le forze sociali, sindacali e di liberazione, manifestino apertamente la loro solidarietà agli eroici combattenti dell´Appo e della Comune oaxaqueña, poiché la loro lotta contro il governo e le istituzioni capitalistiche è la lotta di tutti.

    È necessario respingere l´aggressione alla Comune di Oaxaca, chiamando i lavoratori di tutto il mondo a protestare energicamente contro lo Stato federale messicano proclamando lo sciopero generale in ogni Paese.

    - VIVA LA COMUNE DI OAXACA!
    - SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE AGLI OAXAQUEÑI IN LOTTA!
    - SCIOPERO GENERALE IN OGNI PAESE IN APPOGGIO ALL´APPO ED ALLA COMUNE DI OAXACA!

    www.progettocomunista.org

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    VIVA LA COMUNE DI OAXACA!
    comunicato di PC Rol

    La repressione militare e poliziesca contro la Comune di Oaxaca, che da cinque mesi si è costituita come vero e proprio contropotere rispetto al potere dello Stato di Oaxaca, è iniziata: con dispiego di mezzi terrestri ed aerei, la Polizia Federale Preventiva e l´esercito sono entrati nella città, ferendo, arrestando ed uccidendo, in ciò coadiuvati da squadroni paramilitari che nei giorni scorsi hanno assassinato diverse persone tra cui il mediattivista Bradley Roland Will.

    Dalla rivolta popolare iniziata contro Ulises Ruiz (il corrotto e violento governatore dello Stato di Oaxaca, protagonista di un´elezione fraudolenta) è nata l´Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (Appo): le rivendicazioni originarie degli insegnanti ne hanno incrociato altre espresse da settori dei lavoratori, dei contadini e delle organizzazioni popolari, generalizzandosi ed assumendo un carattere più ampio, tanto che sono state unificate nella parola d´ordine "¡fuera Ulises Ruiz!".

    La nascita dell´Appo ha costituito senz´altro la spia di un processo rivoluzionario contro il potere politico statale. Via via, l´Appo ha sempre più assunto il carattere del doppio potere alternativo: specularmente, il potere governativo ha progressivamente cessato di funzionare. L´Appo ha centralizzato la lotta organizzando blocchi stradali, boicottaggio dei commerci, prendendo il possesso di palazzi municipali, di radio e televisioni, stabilendo le modalità di funzionamento dei mercati, dei negozi e dei servizi, ed infine creando un corpo di milizia armata per l´autodifesa popolare. Insomma può dirsi - ed a ragione - che ad Oaxaca è sorta una vera e propria Comune!

    In queste ore, tuttavia, è partita la violenta e sanguinaria reazione dello Stato federale che si sta scontrando con l´eroica resistenza dei compagni che stanno difendendo le barricate, pur consapevoli della soverchiante forza dei reparti militari.
    Siamo convinti che la Comune di Oaxaca rappresenti un esempio (e per questo il potere borghese intende reprimerla con la violenza) del coraggio e della lotta dei lavoratori messicani per i lavoratori dell´America latina e di tutto il mondo: è necessario quindi che tutte le organizzazioni militanti e le forze sociali, sindacali e di liberazione, manifestino apertamente la loro solidarietà agli eroici combattenti dell´Appo e della Comune oaxaqueña, poiché la loro lotta contro il governo e le istituzioni capitalistiche è la lotta di tutti.

    È necessario respingere l´aggressione alla Comune di Oaxaca, chiamando i lavoratori di tutto il mondo a protestare energicamente contro lo Stato federale messicano proclamando lo sciopero generale in ogni Paese.

    - VIVA LA COMUNE DI OAXACA!
    - SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE AGLI OAXAQUEÑI IN LOTTA!
    - SCIOPERO GENERALE IN OGNI PAESE IN APPOGGIO ALL´APPO ED ALLA COMUNE DI OAXACA!

    www.progettocomunista.org
    Ottimo comunicato dei compagni del PC Rol. Chissà se hanno fatto lo stesso i compagni del mPCL.


    A luta continua

  6. #6
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    Oaxaca. Roma: 31 ottobre presidio di solidarieta

    carta.org

    Domani 31 ottobre alle 16 si terrà un presidio a Roma (a Largo Argentina) in solidarietà con la popolazione di Oaxaca. Scrivono gli organizzatori: "Da giugno 2006 ad oggi a Oaxaca la copertura ai gruppi paramilitari data dalle forze dell'ordine ha permesso l'assassinio di decine di esponenti delle lotte sociali in atto nella città, a carico soprattutto della APPO, l'Assemblea Popolare dei villaggi di Oaxaca. Nella città, dove i maestri e le maestre in sciopero da cinque mesi, insieme a tanti altri ed altre in cerca di giustizia, democrazia e dignità bloccano gli accessi alla città chiedendo la destituzione di Ulisses, governatore dello Stato, ancora aggressioni.e l'arrivo delle forze federali. Appoggiamo la lotta del popolo di Oaxaca! Protestiamo contro la mano assassina del governo messicano! Perchè il governo italiano faccia pressione su Vincente Fox! Perche' fermi i gruppi paramilitari assassini e non i lavoratori in lotta! Perche' si faccia giustizia per gli abusi e le violenze di Atenco e Oaxaca! Perché siano liberati i prigionieri politici! Ya Basta! Justicia social y dignidad!"

  7. #7
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    29/10/2006
    A MILANO AZIONE DI SOLIDARIETA' COL POPOLO DELL'OAXACA

    La sede del consolato messicano di Milano è stata assediata, causando anche il blocco della strada e del portone di accesso macchiato di rosso sangue. La denuncia del ruolo dei poteri ufficiali nell’uccisione dei maestri in lotta per il loro salario e del video operatore statunitense, ha preso la forma di un grande striscione che è stato affisso al palazzo: TODOS SOMOS OAXACA: ALTO A LA REPRESION. FUERA ULISES RUIZ. E’ stata anche tracciata una gigantesca scritta all’ingresso con la parola ASSASSINI. L’iniziativa si è protratta per circa un’ora.
    Con questa prima iniziativa abbiamo deciso di far sentire che i popoli in lotta nella città di Oaxaca NON SONO SOLI: TUTT* SIAMO OAXACA, E OAXACA SONO TUTT* NOI. La responsabilità dei gravissimi fatti di Oaxaca è dei poteri ufficiali: gli stessi media in Messico hanno identificato alcuni degli assassini come funzionari legati al partito del governatore locale (PRI), e il governo federale minaccia un ulteriore bagno di sangue con l’invasione militare della città.
    La sede consolare assediata e chiusa indica che non ci può essere agibilità nei nostri territori per le rappresentanze diplomatiche di governi sanguinari.
    Sconcerta la reazione assolutamente assente delle forze politiche che si definiscono democratiche, in Messico ed in tutto il mondo.

    IN MESSICO UN POPOLO IN LOTTA E’ STATO ATTACCATO ED UCCISO DALLE ARMI DELLO STATO. Tacere e restare inattivi è una complicità inaccettabile con la barbarie.

    Noi, compagne e compagni dell’Associazione Ya Basta! ribadiamo la nostra completa solidarietà al popolo attaccato della città di Oaxaca, all’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca, a Radio Planton e tutte le organizzazioni in lotta: sorelle, fratelli, siamo al vostro fianco, noi siamo voi e voi siete noi. Continueremo a far sentire la nostra voce con le nostre iniziative.
    La nostra presenza a dicembre in Messico all’incontro internazionale degli Zapatisti con i popoli del mondo sarà la prossima occasione di stare al fianco dei compagni in lotta insieme a tutti quelli che lottano per i diritti e la dignità in tutto il mondo.

    Associazione Ya Basta! Per la dignità dei popoli e contro il neoliberismo

  8. #8
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    Nel video gli ultimi istanti di vita di Brad Will Un cameraman inquadra il suo killer Il repoter è stato ucciso da due colpi di pistola esplosi da un uomo in abiti civili durante una manifestazione a Oaxaca, in Messico

    Brad Will (Indymedia)
    CITTÀ DEL MESSICO - Il suo lavoro era quello di filmare ed è morto svolgendolo fino all'ultimo istante, inquadrando l'uomo che ha esploso i colpo di pistola fatali, proprio di fronte a lui. Brad Will, un cameraman statunitense è stato così ucciso venerdì scorso a Oaxaca, capitale dell'omonimo stato messicano in preda a disordini da sei mesi: ha filmato la sua stessa morte al termine di un video di 16 minuti. Il documento è stato messo in rete dal Centro indipendente Indymedia per il quale Will lavorava da tempo con base a New York e numerose puntate girate proprio in America latina. Al momento del tragico evento, il cameraman era impegnato nel quartiere di Santa Lucia del Camino con un gruppo di manifestanti dell'Assemblea popolare del popolo di Oaxaca . L'Assemblea Appo è un'entità creata sull'onda degli scioperi dei docenti che esige le dimissioni del governatore statale Ulises Ruiz.
    LE ULTIME IMMAGINI - Ad un certo punto le immagini mostrano un
    L'immagine del killer mentre spara (Indymedia)
    ripiegamento improvviso dei manifestanti, che lanciavano sassi contro un edificio, mentre si sente una raffica di colpi di pistola. All'improvviso, la telecamera comincia a traballare, si sente il cameraman che dice «aiutatemi» mentre continua a correre con lo strumento sulla spalla. Poi un tonfo, più nulla e l'occhio della telecamera che inquadra il vuoto. Anche l'emittente statunitense YouTube ha mandato in rete attraverso l'emittente Telemundo di Los Angeles un secondo video, di nove minuti, in cui si vede Will a terra, esanime, mentre la gente chiede: «Un cellulare, un'ambulanza!».
    ■ Video: gli ultimi istanti di vita
    ALTRE DUE VITTIME - Oltre a Brad Will ci sono state altre due vittime, il docente universitario Emilio Alonso Fabián, della delegazione dei Loxicha, ed Esteba Ruiz, a loro volta colpiti dai proiettili esplosi da persone in abiti civili che hanno aperto il fuoco sui manifestanti. Un giornale messicano ha pubblicato il nome degli aggressori e ha detto che sono agenti della polizia locale. L'ambasciata Usa in Messico ha detto che la polizia potrebbe essere coinvolta nella sparatoria.
    «RECUPERATA LA PACE»- Oaxaca è in preda da sei mesi all'anarchia. Domenica le truppe federali, con una violenta battaglia campale, hanno imposto «la legge e l'ordine» a migliaia di dimostranti, occupando la città, mentre gli attivisti della Appo si sono asserragliati nella sede dell'università. «A Oaxaca è stata recuperata la pace sociale» ha assicurato intanto il presidente messicano Vicente Fox. Ma la situazione permane comunque tesa poichè, mentre l'Appo afferma che domenica vi sono stati quattro morti - due ragazzi di 15 e 12 anni, un infermiere ed un professore - il portavoce del presidente Fox, Ruben Aguilar, lo ha smentito, sostenendo che «è tutto falso e non vi è stata nessuna vittima».
    31 ottobre 2006

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro Visualizza Messaggio
    Nel video gli ultimi istanti di vita di Brad Will Un cameraman inquadra il suo killer Il repoter è stato ucciso da due colpi di pistola esplosi da un uomo in abiti civili durante una manifestazione a Oaxaca, in Messico

    Brad Will (Indymedia)
    CITTÀ DEL MESSICO - Il suo lavoro era quello di filmare ed è morto svolgendolo fino all'ultimo istante, inquadrando l'uomo che ha esploso i colpo di pistola fatali, proprio di fronte a lui. Brad Will, un cameraman statunitense è stato così ucciso venerdì scorso a Oaxaca, capitale dell'omonimo stato messicano in preda a disordini da sei mesi: ha filmato la sua stessa morte al termine di un video di 16 minuti. Il documento è stato messo in rete dal Centro indipendente Indymedia per il quale Will lavorava da tempo con base a New York e numerose puntate girate proprio in America latina. Al momento del tragico evento, il cameraman era impegnato nel quartiere di Santa Lucia del Camino con un gruppo di manifestanti dell'Assemblea popolare del popolo di Oaxaca . L'Assemblea Appo è un'entità creata sull'onda degli scioperi dei docenti che esige le dimissioni del governatore statale Ulises Ruiz.
    LE ULTIME IMMAGINI - Ad un certo punto le immagini mostrano un
    L'immagine del killer mentre spara (Indymedia)
    ripiegamento improvviso dei manifestanti, che lanciavano sassi contro un edificio, mentre si sente una raffica di colpi di pistola. All'improvviso, la telecamera comincia a traballare, si sente il cameraman che dice «aiutatemi» mentre continua a correre con lo strumento sulla spalla. Poi un tonfo, più nulla e l'occhio della telecamera che inquadra il vuoto. Anche l'emittente statunitense YouTube ha mandato in rete attraverso l'emittente Telemundo di Los Angeles un secondo video, di nove minuti, in cui si vede Will a terra, esanime, mentre la gente chiede: «Un cellulare, un'ambulanza!».
    ■ Video: gli ultimi istanti di vita
    ALTRE DUE VITTIME - Oltre a Brad Will ci sono state altre due vittime, il docente universitario Emilio Alonso Fabián, della delegazione dei Loxicha, ed Esteba Ruiz, a loro volta colpiti dai proiettili esplosi da persone in abiti civili che hanno aperto il fuoco sui manifestanti. Un giornale messicano ha pubblicato il nome degli aggressori e ha detto che sono agenti della polizia locale. L'ambasciata Usa in Messico ha detto che la polizia potrebbe essere coinvolta nella sparatoria.
    «RECUPERATA LA PACE»- Oaxaca è in preda da sei mesi all'anarchia. Domenica le truppe federali, con una violenta battaglia campale, hanno imposto «la legge e l'ordine» a migliaia di dimostranti, occupando la città, mentre gli attivisti della Appo si sono asserragliati nella sede dell'università. «A Oaxaca è stata recuperata la pace sociale» ha assicurato intanto il presidente messicano Vicente Fox. Ma la situazione permane comunque tesa poichè, mentre l'Appo afferma che domenica vi sono stati quattro morti - due ragazzi di 15 e 12 anni, un infermiere ed un professore - il portavoce del presidente Fox, Ruben Aguilar, lo ha smentito, sostenendo che «è tutto falso e non vi è stata nessuna vittima».
    31 ottobre 2006
    Sai qual'è uno degli aspetti laterali più tristi di tutta questa vicenda e di questo turpe assassinio reazionario?
    Il video girato da Brad Will è diventato uno dei filmati più scaricati di internet in questi giorni.
    Il consumo della morte mentre il governo messicano nega addirittura l'esistenza stessa della morte.

    A luta continua

  10. #10
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    Oaxaca in rivolta: la trappola del riformismo

    È necessaria una politica socialista!

    Dopo più di 150 giorni di conflitto, la situazione a Oaxaca è entrata in una fase cruciale che mette tutti di fronte ad un’alternativa senza vie di mezzo: o la APPO (Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca) riesce a dare al movimento un carattere rivoluzionario nazionale oppure questo sarà schiacciato dalla repressione violenta del regime favorita dall’ambito esclusivamente locale della mobilitazione. In definitiva l’alternativa è tra rivoluzione socialista o barbarie capitalista.

    Sfortunatamente è proprio la ricerca di una via di mezzo ciò che sta trasformando la lotta del popolo di Oaxaca nel suo esatto contrario. La formazione della APPO rappresenta un grosso passo avanti in questa lotta; quest’assemblea rappresenta infatti un vero e proprio soviet grazie al quale il movimento è maturato fino al punto di imporsi come organo di potere popolare capace di sfidare lo stato borghese ad ogni livello; municipale, statale (rappresentato da Ulises Ruiz) e federale, controllato da Vicente Fox. Grazie a questa sfida i rappresentanti dello stato borghese non sono più in grado di governare Oaxaca.

    Noi lavoratori messicani dobbiamo mantenere il nostro appoggio alla APPO e alla lotta del pueblo di Oaxaca facendo tesoro tutto il meglio dell’esperienza di questo organo di potere. Ma dobbiamo anche evidenziare i limiti propri della direzione del movimento che già stanno costando cari, come il cuneo piantato dal governo locale per dividere la forza principale del movimento, gli insegnanti di Oaxaca, nel tentativo di isolare e sottomettere la APPO, vera e propria trappola in cui è caduto il dirigente della sezione 22 Enrique Rueda. Se non si adotterà una politica differente le cose potranno complicarsi rendendo più facile la repressione violenta dello Stato contro lavoratori e contadini di Oaxaca.

    La lotta degli insegnanti è cominciata con la richiesta di aumenti salariali tramite un diverso meccanismo di contrattazione. E’ stata questa rivendicazione a motivare l’inizio dell’occupazione del centro storico della città. La totale chiusura del governatore Ulises Ruiz nei confronti degli insegnanti ha provocato il tentativo violento, da parte delle forze del governo locale, di disperdere il blocco. Dopo ore di scontri la polizia è stata respinta e il blocco mantenuto. In risposta alla repressione le masse oppresse si sono lanciate in mobilitazioni oceaniche, mai viste nella storia del paese fuori dal DF (lo stato di Città del Messico, ndt), e hanno adottato come parola d’ordine principale la caduta di Ulises Ruiz.

    A questo punto le proposte di Fox al movimento sono state di ridefinire il contratto degli insegnanti locali, concedere indipendenza economica alla Sezione 22 del loro sindacato, convocare l’attuale e la passata amministrazione del governo statale, promuovere una riforma politica per permettere un referendum revocatorio della carica di governatore, ecc...Queste concessioni, nelle condizioni precedenti alla trasformazione della APPO in un reale organo di potere popolare, avrebbero anche potuto essere sufficienti. Ma considerato lo sviluppo del conflitto e, appunto, dei poteri dell’assemblea, qualunque offerta non accompagnata dalla destituzione del governatore sarebbe stata inadeguata, dato che la APPO rappresentava ormai, oltre agli insegnanti, tutte le masse oppresse che irrompevano sulla scena. E ciò che ha moltiplicato le forze della APPO è stato l’odio, accumulato dalle masse in anni e anni di oppressione, di sfruttamento capitalista e di umiliazioni, verso il regime e sistema capitalista. Oaxaca è sempre stato uno degli anelli più deboli del decrepito capitalismo messicano, ed intere generazioni di popolazione hanno sofferto le conseguenze di questa situazione.

    La ricerca di una via d’uscita dalla decadente espressione assunta in questo stato dalla barbarie capitalista ha trasformato ciò che è iniziato come una lotta degli insegnanti nel catalizzatore in grado di esprimere i fiumi di odio accumulati nei decenni dalle masse di Oaxaca deprivate di tutto ed ha trovato l’elemento unificante nella rivendicazione più importante espressa dal movimento: la caduta di Ulises Ruiz.

    Agli occhi delle masse oppresse di Oaxaca, il governatore rappresenta tutto ciò contro cui combattono. In questa situazione, qualunque accordo che non contempli la sua destituzione sarà per loro solo un tradimento.

    Proprio quello che Sta accadendo ad Enrique Rueda, dirigente degli insegnanti, che insiste nel chiedere la fine dello sciopero basandosi sulle offerte della Segreteria del Governatore malgrado il rifiuto da parte del Senato della Repubblica a dichiarare decaduti i poteri pubblici ufficiali a Oaxaca.

    Nonostante le divisioni alimentate dal Governo locale con l’appoggio di Enrique Rueda, il movimento si mantiene saldo nell’esigere la testa del governatore contro le evidenti intenzioni di Fox e del PRI. Il regime ha ottime e pesanti ragioni per evitare la caduta di Ulises Ruiz, perchè se le masse di Oaxaca ottenessero questo risultato si creerebbe un grave precedente per il prossimo governo del PAN: la sconfitta di Ulises Ruiz mostrerebbe alle masse operaie e contadine di tutto il Messico il percorso da seguire anche nel caso di Felipe calderon, e ciò sarebbe inaccettabile per la borghesia.

    Ci troviamo quindi di fronte ad un’enorme contraddizione: da un lato la volontà delle masse di far cadere il governatore, dall’altra l’ostinazione borghese affinchè ciò non accada. Ci sono solo due possibilità: o il movimento si spinge in avanti o lo Stato imporrà violentemente la sua volontà.

    La lotta di classe ha le proprie leggi che indicano, in una situazione di dualismo di potere come quella che da qualche mese si vive ad Oaxaca, come l’unica alternativa per i lavoratori consista nell’assestare al nemico un colpo decisivo passando sul terreno delle espropriazioni ed instaurando un governo operaio,che organizzi il popolo armandolo e imponendo la sua volontà a borghesi e latifondisti.

    Si potrebbe obiettare che Oaxaca non è tutto il Messico. Questo è sicuro, ed infatti non sosteniamo la presa del potere solo in questo stato. Abbiamo già detto come Oaxaca rappresenti un anello debole per il capitalismo messicano, ma proprio per questo la soluzione ai problemi di questo stato non è cosa marginale rispetto alla totalità dei problemi del capitalismo messicano nel suo complesso.

    Ecco perchè, coscienti della situazione, insistiamo per un programma di lotta che toglierebbe la APPO dall’isolamento regionale in cui è confinata, dando impulso ad una lotta nazionale in grado di unificare le richieste del popolo di Oaxaca con quelle dei lavoratori e dei contadini di tutto il paese e vincolandola alla lotta per il socialismo, quindi all’ espropriazione di banchieri, imprenditori e latifondisti. Questo vincolo programmatico deve essere appoggiato con la convocazione di un vero sciopero generale (cioè uno stato di agitazione che coinvolga tutti i lavoratori) contro Fox, contro l’imposizione di Calderon e per la caduta di Ulises Ruiz. Tramite la mobilitazione contro la frode elettorale, le masse hanno fornito, a livello nazionale, ampia dimostrazione del proprio animo pronto alla lotta. Un appello serio e combattivo per lo sciopero generale troverebbe una risposta immediata; considerando l’attuale livello di polarizzazione questo sciopero potrebbe trasformarsi in una lotta insurrezionale tramite cui lavoratori, contadini e soldati rivoluzionari potrebbero prendere il controllo della società, nazionalizzando i settori fondamentali dell’economia.

    E’ inoltre necessario sviluppare azioni politiche tese ad influenzare la massa dei soldati affinchè questi passino dalla parte del popolo in lotta.

    Una politica di questo genere trasformerebbe la questione di Oaxaca in questione nazionale permettendo la formazione, in ogni stato del paese, di organi ad autentico potere operaio con un coordinamento generale ad opera di un vero e proprio soviet nazionale.

    Sfortunatamente il riformismo non è in grado di fornire una soluzione di questo tipo. Malgrado le buone intenzioni, ad una direzione politica che non abbia l’obiettivo di andare oltre il capitalismo non resta che l’alternativa del negoziato. Ma la lotta di classe arriva sempre ad un punto in cui non c’è più spazio per la negoziazione, un punto in cui l’unica alternativa è tra rivoluzione o controrivoluzione. Ed in queste condizioni il negoziato può facilmente trasformarsi nello strumento di distruzione del movimento. Di fatto il riformismo è la strada senza uscita imboccata da Enrique Rueda e da altri dirigenti che sono vittime delle loro stesse politiche.

    Inoltre il riformismo è un freno che sta impedendo ad altri dirigenti a livello nazionale di promuovere azioni decise a sostegno della lotta della APPO. Si veda il caso dello stesso Lopez Obrador che, pur avendone la possibilità, si è ben guardato dal lanciare appelli di mobilitazione in appoggio alla gente di Oaxaca. Il suo approccio riformista non gli permette di vedere come la lotta di Oaxaca stia dentro il contesto della lotta di classe generale in atto nel paese, nè che i problemi dei nostri fratelli rivoluzionari di quello stato sono esattamente gli stessi dei milioni che si sono mobilitati per difendere il proprio voto. AMLO potrebbe facilmente convocare da un giorno all’altro almeno un milione di persone nello zocalo della capitale per fermare le intenzioni repressive nei confronti della APPO ed esigere la cacciata di Ulises Ruiz. Noi lavoratori messicani abbiamo il dovere di chiedere al dirigente del PRD che prenda posizione ed agisca di conseguenza in favore della lotta della popolo di Oaxaca.

    Malgrado le minacce, Fox non ha ancora osato a sferrare un colpo decisivo contro la APPO. Le titubanze del presidente riflettono il nervosismo dei borghesi verso l’uso della violenza. Sanno che Oaxaca può facilmente trasformarsi nelle nuova Atenco; sanno che, come già successo a Sicartsa, le forze dell’ordine potrebbero anche essere sconfitte; conoscono i rischi insiti nell’utilizzo di un esercito in cui il 70% degli effettivi ha votato per Lopez Obrador; sanno che molto facilmente, malgrado l’atteggiamento dei dirigenti nazionali, usare la repressione a Oaxaca significherebbe propagare l’incendio e spingere le masse di tutto il paese ad un livello di lotta superiore rispetto all’attuale. La borgesia è impigliata nel filo spinato!

    Tutto ciò permette ancora alla APPO di attuare una politica attendista, ma questa situazione non durerà all’infinito. E’ urgente la convocazione di un’assemblea con delegati eletti democraticamente in grado di ridefinire tattica e programma di lotta del popolo di Oaxaca permettendo alla mobilitazione locale di allargarsi a livello nazionale facendosi carico della lotta di tutti i lavoratori del paese. L’unica strada possibile è quella tracciata da programmi e tattiche dei bolscevichi, guidati da Lenin e Trotsky, che riuscirono, nel 1917, ad unificare la lotta di tutta la Russia e a portare il proletariato al potere.

    25 ottobre 2006

    http://www.marxismo.net/content/view/2085/108/

 

 
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