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Discussione: Il diritto naturale

  1. #11
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    Eppure ero convinto di essermi espresso in modo chiaro facendo obiezioni estremamente ragionevoli e realistiche alla dottrina giusnaturalistaStrano sentir dire che il mio discorso è un po’ troppo caotico ; forse sembra tale per via dei caratteri sballati (a causa di word e di quanto riporto quel che ho scritto sul forum) , perché invece le argomentazioni sono sensate , dettagliate e precise…
    Mi ripeto per l’ultima volta prima di alzare bandiera bianca (dal momento che non vengono prese in considerazione). La mia critica si fonda su ciò : sul fatto che la teoria dei diritti naturali è un’astrazione ideologica che viene smentita dalla realtà pratica della vita stessa.
    Il fatto che esistano da sempre persone che non rispettano simili ( e neppure poche) principi dimostra che in natura non esistono tali diritti.
    Si può benissimo essere d’accordo sulla teoria , ma resta appunto teoria e la realtà umana si fonda su altro , la natura stessa ridicolizza e viola tali chimerici principi. Il giusnaturalismo si fonda sul razionalismo astratto , su un ingiustificato ottimismo antropologico in contrasto con la natura tragica della vita umana , quindi pecca in tutta evidenza di eccessivo irrealismo.
    Negare la teoria dei diritti naturali NON vuol dire pensare che è moralmente legittimo uccidere , schiavizzare ed espropriare : significa solo riconoscere obiettivamente che la realtà è diversa. IO sono d’accordo sul rispetto della vita , della libertà e della proprietà ; MA dico che non si può fondare razionalmente questa teoria , non si può affermare che questi sono diritti naturali.
    In natura non esistono diritti di nessun tipo tranne quelli fondati sulla forza , quindi i diritti non possono essere etichettati come naturali.
    Che senso ha dire che ognuno avrebbe in teoria il diritto naturale alla vita , alla libertà e alla proprietà , quando di fatto la natura stessa in pratica uccide , schiavizza ed espropria gli individui?! Fondare questi cosiddetti diritti sulla natura è un controsenso , perché la natura è la prima e più spietata negatrice di quei pretesi diritti. I diritti sono il frutto dell’elaborazione storica , giuridica , politica operata in una determinata società ; esistono quindi diritti civili e diritti storici concretamente stabiliti , non diritti astratti con presunta valenza universale. Esistono i diritti che noi stessi individualmente facciamo valere o quelli riconosciuti dalla legge all’interno della società.
    Quindi non ha senso reclamare diritti che poi non si riescono a far valere. Mi viene in mente un banale esempio sportivo : è come dire che ogni squadra avrebbe diritto a stare in serie A anche se poi non ci riesce ad essere promossa o retrocede in B. Oppure che una squadra , essendo in teoria la più forte come giocatori e la migliore per gioco espresso , abbia il diritto di vincere il campionato. Beh , sarebbe assurdo , perché in pratica vince il campionato chi fa più punti. Quindi ha diritto di diventare campione solo chi in pratica fa più punti delle altre squadre. Non so se mi sono spiegato.
    Lo stesso per gli esseri umani : ha diritto a vivere solo chi resta in vita , mentre chi muore per un qualche motivo , perché ucciso , per malattia , per incidente o altro , di fatto se lo vede negato. E che senso avrebbe dire che lui aveva il preteso diritto naturale di vivere , dal momento che proprio la tragica natura delle cose e della sorte ha causato la sua morte?! Eventualmente , l’unico diritto naturale che può esistere è quello basato sulla forza concreta , cioè sulla capacità individuale. Ma anche in tal caso il termine diritto ha poco senso ; andrebbe abolito e sostituito con potenza. I miei diritti ed i diritti di ogni individuo sono esclusivamente quelli garantiti dalla propria potenza.
    Non è solo un’obiezione terminologica , ma taglia in profondità ed alla radice la possibilità stessa della nozione di diritti naturali. Spero che qualcosa si sia capito , altrimenti me ne scuso. Con questo chiudo il discorso. Se e quando qualcuno vorrà commentare più in dettaglio questi miei post sul tema , ne sarò contento.
    E comunque vi riporto alcuni articoli sui c.d. diritti naturali. Essendo interessanti per vari motivi e per gli spunti concettuali che contengono li riporto , anche se continuo a ribadire di essere perplesso sul giusnaturalismo.
    Il primo articolo però attacca Hoppe ed i libertari per l'opposizione alla guerra in Iraq e altrove...
    sempre nel nome di "diritti naturali" da difendere che però il tipo interpreta in modo "liberal-democratico"...insomma secondo lui bisogna supportare il terrorismo degli stati occidentali perché cmq farebbero i nostri interessi ; ma quando mai?! Evidentemente il tizio non vuol capire che ci guadagna solo israele e che invece europei ed americani così si attirano solo più odio da parte altrui. Che ne dite? Come vedete , nel nome del "diritto naturale" si giustifica anche il terrorismo di stato dei "neocons" usa.
    Secondo me é delirante , a me fa schifo questa ipocrita giustificazione dell'interventismo , perché ha più ragione Hoppe e l'isolazionismo é la soluzione migliore...
    http://www.antiwar.com
    http://www.lewrockwell.com/
    http://www.nowarforisrael.com
    Il secondo é su VAN HALLER...


    http://www.ragionpolitica.it/testo.2671.html
    Il diritto naturale alla difesa di Raffaele Iannuzzi - 8 ottobre 2004
    Il punto è decisivo e richiede la capacità di spostare l'intelligenza politica da una visione tipica della vecchia Realpolitik dell'Europa continentale (Francia e Germania in testa) alla concezione anglosassone, mutuata peraltro dal diritto romano, della centralità dei diritti naturali.
    Fra i diritti naturali vi è anche quello che sancisce la legittimità della difesa della mia persona, della mia famiglia e dei miei beni, di fronte a chiunque intenda vulnerare gli stessi. La difesa implica anche l'uso della forza. Ebbene, gli Stati Uniti hanno fatto prevalere questa sana concezione del diritto naturale proprio nell' ambito del diritto internazionale, facendolo uscire dai paludamenti eurocentrici, che, in nome dell'ideologia della non meglio definita "stabilità internazionale", preferiscono cedere davanti al terrorismo islamico. Come ha lucidamente osservato Stefano Magni, «la sovranità di uno Stato non è un diritto» (cfr. Il diritto di difesa: dall'individuo allo Stato, 30 luglio 2004); non lo è in alcun modo quando la mia nazione è seriamente minacciata e proprio da questo Stato. La teoria della guerra preventiva si colloca in questo pensiero politico fondato sui diritti naturali. Così possiamo constatare la notevole superiorità della cultura anglosassone, scevra dai residui neofondamentalistici per così dire della rivoluzione francese, che ha fatto a pezzi il diritto naturale, colpendo a morte l' autorità legittima del potere, delle istituzioni e della società. Il diritto di difesa è un diritto naturale sancito dalla ragione, dalla prova dei fatti e dall'esperienza. Il liberale segue i fatti e muta la sua prospettiva di azione e di pensiero sulla base della realtà oggettiva.
    Il mutamento della prospettiva del diritto internazionale causato dal legittimo e giusto intervento degli Stati Uniti in Iraq è una straordinaria occasione per ripensare profondamente i diritti naturali come chiave di volta della politica. Gli Stati Uniti, con il Presidente Bush, hanno favorito un importante processo di revisione culturale della politica internazionale. Altro che violenza illegittima e sopraffazione imperialista, qui è in campo una revisione totale della politica che è in linea con la globalizzazione e lo stato di eccezione ad essa congiunto. In Iraq, gli americani stanno mostrando al mondo intero, Europa in primis, che cosa significhi credere nella verità della civiltà occidentale liberale (i diritti naturali) e cosa significhi ripensare la politica internazionale. Proprio perché ci sono in gioco i diritti naturali, gli americani in Iraq stanno aiutando molto la popolazione irachena a trovare la strada dell'equilibrio democratico nella valorizzazione della loro ricomposizione interna. Ciò vuol dire riprendere in mano ogni diritto naturale, brutalmente calpestato da Saddam, e riportarlo in superficie. E questa sarebbe l'opera di una potenza imperialistica che conculca popoli e depreda ricchezze? Credo che un impero come questo sia mille volte meglio dell'"insocievole socievolezza" (Kant) europea, ipocrita e parassitaria nei confronti degli interventi americani. Se nei Balcani non ci fossero stati gli americani, mai e poi mai sarebbe cessato il bagno di sangue. Gli Stati Uniti si sono mossi e certo non per mire imperialistiche, su questo non ci piove. Due più due fa ancora quattro.
    A conferma di quanto ho sin qui sostenuto, riproduco una argomentazione di Magni: «L'errore che spesso si rimprovera agli Stati Uniti, soprattutto dopo lo scandalo di Abu Gharib, è quello di essere stati troppo poco rispettosi delle usanze locali e troppo duri con gli Iracheni. Tuttavia, lo stesso modo di combattere le battaglie di Najaf e di Falluja smentisce queste tesi. A Falluja gli Stati Uniti, pur di garantire il flusso di aiuti umanitari hanno deciso di lasciare libere le principali vie di accesso alla città, a costo di lasciarsi sfuggire i terroristi stranieri. Ce n'erano 200 a Falluja, fra cui, molto probabilmente il ricercatissimo terrorista di Al Qaeda, Abu Zarqawi. A Najaf, dove le forze statunitensi hanno circondato l'esercito del Mahdi da un mese e mezzo ormai, si tratta più che combattere e lo stesso leader integralista Al Sadr può rivolgere la sua predica del venerdì alla piazza, indisturbato, come è successo venerdì scorso». (Gli Stati Uniti sono davvero unilaterali?, 15 maggio 2004).
    E perché gli Stati Uniti si comportano così? Semplice: perché la loro cultura è quella dei diritti naturali e dunque del rispetto anche delle tradizioni locali in quanto fondate sui diritti naturali. Ed ancora tutto ciò seguendo il principio liberale della reciprocità: io voglio che tu rispetti, nell'ordine e nella concordia, i diritti naturali incarnati storicamente nelle tue usanze, perché io credo che questo debba valere per ogni essere umano. Questo è il cristianesimo innestato nella tradizione culturale anglosassone.
    A questo punto, desidero dire due parole sulle posizioni del libertario Hans Hermann Hoppe, il quale, di fronte alle scene di razzia e vandalismo avvenute a Baghdad dopo la sconfitta militare della dittatura di Saddam, ha scritto cose a dir poco deliranti. Ebbene, Hoppe, per sostenere la sua precostituita posizione ideologica anarchica libertaria e dunque anti-statuale a pieni giri, arriva a sostenere quanto segue: «Gli Stati sono intrinsecamente aggressivi, e questo vale tanto per il governo americano come per quello iracheno».
    Allora, abbiamo appreso che per Hoppe non esiste differenza tra una grande democrazia come gli Stati Uniti, con la cultura politica che ho descritto precedentemente, ed una feroce e sanguinaria dittatura come quella di Saddam. Questa posizione è la stessa del pacifismo senza se e senza ma che grida nelle piazze: "Né con Saddam né con Bush"!
    Strani liberali questi "libertari", un po' insurrezionalisti bakuniniani, stile blacbloc in giacca e cravatta. E poi, ancora, questi libertari si ritrovano affini ai terzomondisti settari e radicali, perché dicono che gli States sono imperialisti e conculcano e rubano risorse ai popoli e allora...chi la fa, l'aspetti (e questo dopo lo schianto delle Torri Gemelle dell'11 settembre!).
    Non basta. Continua Hoppe: «Se un soggetto può esternalizzare i costi della propria aggressione sugli altri in forma di tasse imposte ai propri cittadini, sarà molto più aggressivo di colui che deve sopportare personalmente il costo dell'aggressione». Ed ora ecco la "chicca" più pregiata, tenetevi forte, amici miei: «In maniera apparentemente paradossale, osserva Hoppe, gli Stati "liberali" (sic... con le virgolette, parlando degli Stati Uniti! Forse Saddam era più liberale, senza virgolette...), che tassano e regolano i propri sudditi comparativamente meno (come gli Stati Uniti), tendono ad essere più aggressivi degli Stati "non liberali" (come l'Iraq)».
    Ogni commento è superfluo. Dunque, un dittatore efferato che fa strangolare i parenti presunti oppositori, fa gassificare qualche milioncino di curdi, blocca lo sviluppo di una società civile con risorse intellettuali significative e tenta di rifare il califfato islamico con le bombe atomiche, è più aggressivo, in potenza, degli Stati Uniti!. Questo articolo delirante potete leggerlo, amici, sul sito della rivista libertaria Enclave (titolo: Difficile considerare "liberazione" quanto accaduto in Iraq. E ci ha rimesso l'ordine naturale), che mi stupisco francamente che abbia ospitato simili interventi.
    Anche Hoppe dice di voler difendere i diritti naturali, ma non si rende conto che lo Stato serve anche a questo. Quando si perde la bussola, come diceva Kant, non ci si "orienta" più nel pensiero e si inseguono gli schemi ideologici, da affermare ad ogni costo, anziché leggere i fatti e stare dietro alla realtà. Contra factum, non valet illatio, motto scolastico assai saggio. Contrariamente a quanto sostenuto ideologicamente da Hoppe, gli Stati Uniti sono non solo liberali senza virgolette, ma anche sostenitori nella pratica di una revisione culturale che farà molto bene all' Europa continentale, prona di fronte al politicamente corretto anti-occidentalista.
    Paradosso supremo: i libertari difendono, così dicono, i diritti naturali e l' associazione cooperativa spontanea degli uomini, ma non si rendono conto che, senza le armi, questi sacrosanti principi mai e poi mai si sarebbero affermati nel mondo (almeno là dove si sono affermati). La domanda di fondo allora rimane la solita: è lecito, legittimo e giusto difendere anche usando la forza i principi base della nostra civiltà, a partire da quello, naturale, alla difesa?.
    La domanda è posta sul terreno, io dico la mia: sì, è lecito, legittimo e giusto farlo e continuare a farlo ad oltranza. La libertà e la civiltà occidentale meritano anche un tributo di sangue e noi dobbiamo sapere che gli americani morti e quelli che continuano a morire in Iraq permettono che anche noi si possa vivere pacificamente. Si vis pacem, para bellum."

    http://www.ragionpolitica.it/testo.3884.html
    http://neoquidnimis.blogspot.com/200...libertari.html

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=0000000342
    Diritti naturali, rule of law e 'poteri neutri'

    "IL DIRITTO NATURALE NEL PENSIERO CONTRORIVOLUZIONARIO DI VON HALLER di Guglielmo Piombini
    Carl Ludwig von Haller è considerato, insieme a Edmund Burke, Joseph de Maistre, Louis de Bonald, Juan Donoso Cortés, Justus Moeser, Félicité de Lamennais (prima maniera), Renè de Chautebriand, uno dei principali pensatori controrivoluzionari che dopo il 1789 difesero la legittimità delle monarchie tradizionali minacciate dalle nuove idee rivoluzionarie. Si deve proprio al titolo del capolavoro di von Haller, La Restaurazione della scienza politica (in 3 volumi, tradotti in italiano dalla Utet nella prestigiosa collana dei “Classici della politica”, a cura di Mario Sancipriano), se il termine “Restaurazione” venne da allora usato per indicare quel periodo storico che si apre con il Congresso di Vienna del 1815 e che vede ritornare sui troni d’Europa le monarchie legittime spodestate dalla Rivoluzione francese e dalle armate napoleoniche. (...)
    Carl Ludwig von Haller ha dedicato la sua vita a combattere i principi rivoluzionari, come la teoria della sovranità popolare e del contratto sociale, alla cui grande diffusione avevano contribuito proprio gli scritti di un suo connazionale, Jean-Jacques Rousseau. Egli trovava conferme nella fondatezza della sue idee costatando che la Rivoluzione francese aveva prodotto tutto il contrario di quello che aveva proclamato, specialmente nel campo delle libertà individuali e della tutela della proprietà privata, creando uno Stato dispotico come mai si era visto in Europa, dotato di una burocrazia sempre più invadente che governava i sudditi “come se fossero nemici vinti”. Per questo egli provò in fondo all’anima un’invincibile ripugnanza per quegli sviluppi della Rivoluzione che venivano impropriamente giudicati come suoi eccessi; per non parlare degli aspetti blasfemi e antireligiosi, che lo colmavano di orrore. (...)

    La concezione privatistica dell’ordine politico
    Von Haller è l’unico pensatore controrivoluzionario capace di mantenersi saldamente immune dall’influenza dei principi sovranitari dello jus publicum europaeum. Lo studioso svizzero difende la legittimità delle monarchie europee minacciate dalla Rivoluzione non rifacendosi alle prerogative che i re avevano conquistato nel corso del processo di centralizzazione statalista del potere avvenuto in età moderna, noto come “assolutismo”; ma ricollegandosi idealmente al significato originario delle antiche istituzioni medievali. Per questo motivo viene generalmente presentato come l’autore di una sistematica e organica “concezione privatistica dello Stato” (ma meglio dovrebbe dirsi “dell’ordine politico”). Se de Maistre è già troppo moderno nella sua esaltazione della sovranità statale assoluta, von Haller è autenticamente tradizionalista, perché tiene gli occhi saldamente puntati all’epoca premoderna, quando i caratteri della statualità (la territorialità, la sovranità, il monopolio legale della forza) non si erano ancora affermati. È in quest’epoca pluralistica e caratterizzata dal dominio del diritto privato, e non in quella successiva che vede il rafforzamento della centralizzazione statale, che secondo von Haller si possono trovare i fondamenti per dimostrare la legittimità delle monarchie tradizionali, e l’illegittimità degli Stati democratici sorti dalla Rivoluzione. (...)

    Il monarca come proprietario
    I “sovrani” medievali, a differenza dei sovrani moderni propriamente detti, esercitano la loro autorità esclusivamente su coloro con i quali intercorrono rapporti volontari diretti, o indiretti tramite la catena di vassallaggio. Ecco perché, afferma von Haller, essendo uno sviluppo di originarie facoltà proprietarie l’istituzione monarchica è sempre stata incontestabilmente la prima e più antica forma di governo delle società civilizzate.
    In questo dominio territoriale patrimoniale il re medievale può esercitare nei confronti dei suoi sudditi solo facoltà permesse dal diritto naturale comuni a tutti gli uomini (ad esempio punire un’offesa o giudicare una controversia su richiesta) o previste nei patti che ha concluso. Egli non può in nessun modo impossessarsi o violare la proprietà dei propri sudditi, e quindi non può esigere tasse, ma solo canoni d’affitto, pedaggi e altri servizi in denaro o in natura concordati; non può emanare leggi “generali e astratte”, ma al massimo solo ordini particolari, e solo in riferimento al particolare tipo di rapporto che lo lega al destinatario; non può arruolare nessuno a forza nel suo esercito, ma solo assoldare volontari ed esigere dai suoi vassalli l’adempimento degli impegni di aiuto militare. Il re, ci ricorda von Haller, non è infatti diverso dai suoi sudditi se non di fatto, in quanto padrone di maggiori ricchezze, terre, eserciti, che gli permettono di soddisfare i bisogni di sicurezza, giustizia, nutrimento di una gran quantità di persone, in cambio della loro subordinazione. (...)
    Nel Medioevo il “sovrano” traeva dunque la sua legittimazione a governare esclusivamente dai giusti diritti storici, che egli aveva via via acquisito nel tempo grazie a occupazioni originarie, acquisti di terre, lasciti ereditari, matrimoni, usanze feudali, controversie vinte grazie alle armi. A differenza di un usurpatore (alla Robespierre o alla Napoleone), il monarca medievale non poteva violare le leggi naturali e consuetudinarie che regolavano la proprietà, perché così facendo avrebbe sconfessato quegli stessi titoli giuridici che facevano di lui un “sovrano” legittimo.

    L’impossibilità del contratto sociale
    (...) La teoria del “contratto sociale” capovolge il reale svolgimento dei fatti storici, perché immagina una delega di potere dal basso verso l’alto che non è mai avvenuta in nessun momento della storia. In questa critica filosofica alla dottrina del contratto sociale è possibile ritrovare una completa e sorprendente assonanza tra le idee del conservatore von Haller e quelle dell’anarchico individualista americano Lysander Spooner, il quale solo qualche decennio più tardi (nel brillante No Treason n. 6) negò l’autorità e la natura contrattuale della Costituzione americana, affermando che nessun individuo sano di mente firmerebbe mai un contratto con cui attribuisce in via definitiva ad altri un potere arbitrario sulla propria vita, libertà e proprietà; e se mai qualcuno l’avesse sottoscritto, non vincolerebbe che se stesso, e non certo i propri vicini di casa e tutti i propri discendenti.

    L’anarco-capitalismo è controrivoluzionario?
    Dall’analisi svolta finora discendono alcune conseguenze interessanti, la prima delle quali è la constatazione dell’esistenza di una parentela inaspettata tra l’anarco-capitalismo contemporaneo e quel pensiero controrivoluzionario che, reagendo alle novità introdotte dalla Rivoluzione francese, rivendica la legittimità delle istituzioni medievali prive di un monopolio legale della forza. Ciò non deve sorprendere, dato che l’ordine naturale sostenuto da Murray N. Rothbard o Hans-Hermann Hoppe è interamente privatistico e proprietaristico, e non contempla poteri o monopoli di natura pubblica. (...)
    I libertari credono, anche alla luce della lezione di von Haller, che per avvicinarsi ad una società sottratta alle logiche dello Stato moderno e fondata saldamente sui diritti di proprietà non occorra inventare nulla di utopistico o fuori dal senso comune. È sufficiente recuperare lo spirito di quelle istituzioni premoderne eclissate nei secoli dall’ininterrotta avanzata dello Stato: non tanto per restaurare improbabili monarchie tradizionali, dato che la loro legittimità storica è stata interrotta e persa per sempre, ma per delegittimare il più possibile il potere arrogantemente esercitato dalle classi politico-burocratiche in nome della democrazia e della sovranità popolare. Dato che la proprietà terriera presenta attualmente un’importanza economica e sociale di gran lunga minore rispetto al passato, è probabile che un futuro ordine naturale assuma un aspetto molto differente da quello medievale, anche per i profondi cambiamenti tecnologici intervenuti. Al posto di re o prìncipi troveremo più facilmente grandi compagnie assicurative in concorrenza tra loro, e al posto dei Comuni una miriade di privatopie e città private.
    Un eventuale “Medioevo prossimo venturo” assomiglierebbe molto probabilmente al panorama politico-istituzionale pluricentrico immaginato dai moderni teorici del neo-federalismo, come Daniel Elazar o Gianfranco Miglio."

    Molto interessante , da approfondire.
    Holuxar





  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Holuxar Visualizza Messaggio
    ....
    Il fatto che esistano da sempre persone che non rispettano simili ( e neppure poche) principi dimostra che in natura non esistono tali diritti.
    Forse è questo ilpunto critico
    Il diritto esiste proprio perchè l'uomo può scegliere come agire. A differenza per esempio di un oggetto fisico che non può autodetrminarsi o un animale che segue l'istinto. Se gli uomini obbedissero a leggi fisiche o agissero solo per istinto non si porrebbe il problema di valutare il loro comportamento.

    Non di meno ciascun uomo è accomunato a tutti gli altri dalla stessa struttura mentale logica senza la quale non sarebbe possibile intenderci nè comprendere il comportamento altrui.

 

 
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