Yes, Sir, Comanda Uno Str.. Che Ve Lo Ficca Sempre Nel C...


Yes, Sir, Comanda Uno Str.. Che Ve Lo Ficca Sempre Nel C...
Dalema e' un navigante e riconosce ogni piccolo refolo di vento!!!
Se ha detto cosi' vuol dire che ha sentito l'odore portato dalla brezza!!!
Io lo sospettavo da tempo ma non volevo rischiare querele!!!
Con questa si e' assicurato un posto nel futuro governo di coalizione!!!


Datemi almeno la mia dose di 40 spinelli
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Spiriti, misteri, spie
Al Presidente Cossiga non è sfuggito, ma è bene sottolinearlo: in quel che egli ha scritto a Libero c'è una bomba. Queste non sono faccende passate, perché la storia non digerita, o falsificata, non passa mai. La tesi di Cossiga è semplice, e credo anche veritiera: giunse la segnalazione del paese di Gradoli quale luogo ove si trovava Moro, a portarla fu Romano Prodi, che disse di averla avuta da La Pira e Sturzo, nel corso di una seduta spiritica; naturalmente era una bugia, ma serviva a proteggere la fonte, che poteva trovarsi nell'area dell'Autonomia bolognese; serviva anche a proteggere chi quella confidenza aveva raccolto, probabilmente il professor Clò, futuro ministro, ed in tal senso la bugia di Prodi era doverosa.
Qui finiscono le cose semplici, e si fanno complicate assai.
Moro non era a Gradoli, ma le BR avevano un covo in via Gradoli, a Roma. L'informazione era già originariamente un depistaggio, era un modo per avvertire i brigatisti di quel covo, o è stato l'intermediario a capire male? E' un dato fondamentale, anche per non attribuire alle anime dei due pii l'intenzione di vedere Moro morto. E non sarà mai chiarito se non si accerta la fonte. Lasciamo perdere che un simile comportamento lambisce il favoreggiamento, ma è un fatto che le BR erano armate dai terroristi palestinesi, avevano rapporti con i servizi segreti comunisti, si addestravano in Cecoslovacchia, e di tutto questo erano consapevoli, già allora, i comunisti seri, come Giorgio Amendola. Datosi il contesto, dunque, perché ancora oggi Prodi mente e si offende con la ridicolaggine della seduta spiritica? Ha ragione Cossiga a dire che, allora, poteva voler proteggere un amico. Ma oggi, è ancora viva la minaccia? Oh bella, questo vuol dire che non si è estinto il mondo grigio che bordeggiò il terrorismo comunista, che ancora scorrono i finanziamenti, che ancora operano i sopravvissuti. E questa materia, Cossiga lo sa bene, non è pagina tarlata per topi d'archivio, ma carne pulsante e sanguinante della contemporaneità.
Non solo si consente al presidente del Consiglio di continuare a custodire un segreto di quella portata, ma si esclude che chiunque, magistratura compresa, abbia il diritto d'indagare. C'è da rimpiangere il recente passato, quando sul predecessore indagavano tutti.
Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it
tratto da
http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=3136


Il bravo imprenditore.
Ieri iin un intervista al sole24 ore l'onorevole D'Alema diceva che Roberto Colannino, che lui non aveva certo sostenuto nell'affare telecom, si è dimostrato "un bravo imprenditore". Oggi apprendiamo che il bravo imprenditore si è preso una condanna a 4 anni per il crack dell'Italcase e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici insieme ad altre ottime persone come Geronzie e to,guarda un po', Ivano Sacchetti, che anno avuto diverse pene comminate. Forse l'onorevole d'alema dovrà a questo punto rivedere il suo giudizio o su Colannino, o sui magistrati. A meno che bravi siano solo gli amici di D'Alema indipendentetemente da quello che fanno e cattivi i suoi nemici.


Pedalare, pedalare, pedalare
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Neri Marcorè nei panni di Ligabue ha cantato il nuovo inno dell'ulivo. Credo che Nuvolarossa debba mettere in evidenza il testo per dovuto rispetto verso la maggioranza che guida il Paese.
L'inno recita:
"Una vita da prodiano
sempre a prendere schiaffoni
a tenere tutti buoni
circondato da coglioni"


Neri Marcorè
Calvin, dove posso rintracciare questo testo ?


andata in onda ieri sera a rai 3. Magari è la sigla della trasmissione! Io l'ho ripreso da corriere e repubblica di oggi. Musica di ligabue, una vita da mediano