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  1. #11
    SENATORE di POL
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    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Lo dicevo che D'Alema non è poi così male...
    Già, quando si occupa di affari interni spesso "ci indovina", al contrario di quando pretende di fare il ministro degli esteri del governo dello str....., in quel caso assomiglia proprio al suo capo.


    Saluti liberali

  2. #12
    calzettoni abbassati
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    che a voi sia simpatico d'alema (il minuscolo è voluto) non può stupire: la vostra vittoria nel 2001 è frutto anche della sua insipienza politica (cfr. "bicamerale").
    che vi stia sul cazzo prodi è altrettanto ovvio, dal momento che contro di lui avete sempre perso.

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Lego Visualizza Messaggio
    che a voi sia simpatico d'alema (il minuscolo è voluto) non può stupire: la vostra vittoria nel 2001 è frutto anche della sua insipienza politica (cfr. "bicamerale").
    che vi stia sul cazzo prodi è altrettanto ovvio, dal momento che contro di lui avete sempre perso.
    Brunik 2 la vendetta

  4. #14
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    GEORGE: Ringraziate zio Silvio, vi rimanda a casa e ve la detassa pure
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    Brunik 2 la vendetta
    Aridatece l'originale

  5. #15
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    Nuovo caso con gli Usa
    Se D'Alema vuole far concludere Enduring Freedom

    Se c'è un aspetto positivo dell'intervento alla Camera del ministro degli Esteri sull'Afghanistan, è che egli - successivamente - ha fugato il dubbio (sorto dopo aver udito le sue parole, e più che plausibile, per la verità) di aver chiesto agli Usa di lasciare quella regione. In realtà egli si sarebbe limitato a chiedere agli americani di concludere la missione Enduring Freedom, che si sovrappone a quella Isaf, cui aderisce l'Italia.

    Come si sa, Enduring Freedom ha il compito di scovare e colpire le organizzazioni terroriste che operano ancora in Afghanistan; quella Isaf di sostenere il governo legittimo del Paese. Quello che davvero invece non capiamo è come possa pensare l'onorevole D'Alema di poter continuare una missione Isaf senza avere accanto la missione Enduring Freedom: perché, se da domani si smette di dare la caccia ai talebani, allora i talebani, che si stanno organizzando con una certa efficacia, daranno la caccia a noi. E non pensiamo affatto - come l'onorevole D'Alema ama dire con parodia di se stesso - che egli sia "un para terrorista": piuttosto crediamo che egli non abbia una chiara idea della strategia militare, nel momento in cui anche il nostro paese è impegnato a sostenere una missione di questa particolarità all'estero.

    E' vero che l'onorevole D'Alema, invece, possiede un alto senso diplomatico e quindi ritiene di poter trattare con Hezbollah, Hamas ed i talebani, e confida nelle sue indubbie capacità di persuasione. Per sua disgrazia appartiene ad un'alleanza che non condivide questo suo punto di vista. Non lo condivide ad esempio Israele: abbiamo visto un'intervista al presidente Peres - che, notiamo, appartiene alla stessa internazionale socialista del ministro D'Alema, non è insomma un falco della destra ebraica - nella quale si sostiene che non c'è alcuna differenza fra Hamas, Hezbollah e Al Qaeda. E può anche darsi che D'Alema abbia ragione e Peres torto - non vogliamo entrare nel merito della questione - ma in ogni caso D'Alema, se è un amico ed un alleato di Israele, dovrà prima convincere Peres e poi discutere con Hamas.

    Lo stesso vale per l'Afghanistan. Prima convinca gli Usa e poi farà la pace con i talebani. Al momento gli Usa non sono affatto convinti di questa proposta. E quindi un nuovo caso diplomatico - temiamo l'ennesimo - con gli Usa, D'Alema rischia di averlo aperto, eccome.

    A margine di questa vicenda, ci fa piacere che fra gli estimatori della politica del ministro degli Esteri almeno vi sia il ministro Di Pietro, il quale ha un argomento inoppugnabile dalla sua: poiché la politica estera di Bush non è più condivisa dagli stessi americani, perché mai dovremmo appoggiarla noi? La logica nel ministro Di Pietro non fa mai difetto. Purtroppo lo fa invece il suo senso della diplomazia internazionale, perché egli non è un cittadino americano, ma un ministro di un governo italiano, che non interpreta i desideri dei cittadini di un paese amico, ma risponde al dettato di un'alleanza con il governo di quei cittadini. Se il ministro Di Pietro, come ha diritto, vuole aspettare un governo statunitense americano più popolare, faccia sciogliere l'alleanza dell'Italia con gli Usa, e poi, magari in un domani più favorevole, la rinegozierà. Buona fortuna.

    Roma, 26 luglio 2007

    tratto da http://www.pri.it

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    Lo dicevo che D'Alema non è poi così male...
    Quoto! E a me sta pure simpatico... non ho mai capito, soprattutto negli ultimi anni, nè come idee (non si inchina a mutande calate al buonismo equidistante, nè qualche volta al politically correct...) nè come piglio, che ci faccia in mezzo ai cespugli... E poi si potrà anche dirne tutti il male che volete, ma non che non sia un homus politicus di livello. vi ricordate poco prima delle elezioni quando nei confronti televisivi , AN e FI gli mandavano contro le seconde linee...."Toh, 'nnate a farvi massacrà voi!"


    Montefeltro

  7. #17
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    Controcanto
    All'ombra di Veltroni c'è già chi pensa di tornare al passato

    A fronte di una campagna elettorale in gran spolvero, sotto i riflettori delle televisioni puntati sul leader del Pd Walter Veltroni - su cui si concentrano attenzione e commenti - ve ne è una più sommessa - e, se vogliamo, riservata - del ministro degli Esteri ancora in carica, Massimo D'Alema. Il quale ha fatto tre esternazioni che hanno colpito la nostra attenzione ma sono appena serpeggiate tra i media.



    La prima sulle tensioni dell'America latina, ed è suonata come una condanna della politica del governo colombiano nella crisi militare con i ribelli marxisti delle Farc; e di fatto a loro difesa.

    La seconda è una netta presa di posizione a favore del governatore della Campania, dopo che si era letto sui giornali che i rapporti fra lo stesso Bassolino ed il leader del Pd non erano più eccellenti come una volta.

    La terza l'abbiamo ascoltata direttamente mercoledì mattina ad una trasmissione televisiva: è la più "gustosa" e forse la più densa di significati politici. D'Alema, infatti, ha detto che in futuro non si escludono quelle alleanze con la sinistra radicale che oggi Veltroni ha reciso drasticamente. Ha così sottolineato che a livello locale tali alleanze ancora esistono - vedi la candidatura di Rutelli a Roma, non proprio un centro di secondaria importanza - e ha pure rilevato che in Germania la Grosse Koalition è in declino, mentre la Spd ha ritrovato il dialogo con la Linke di Oskar Lafontaine.

    E' vero che D'Alema ha detto che il rapporto con la sinistra radicale deve essere condizionato dall'accordo programmatico e che alle radici della crisi politica del centrosinistra c'è stato proprio un disimpegno in tal senso. Ma siamo costretti a notare che il programma dell'Unione, controfirmato anche dall'allora partito di D'Alema e Veltroni, era perfettamente complementare alle istanze poste dai partiti della sinistra radicale.

    Per cui, se qualcuno ha contraddetto il programma dell'Unione, costui siede fra le cosiddette forze riformiste e non fra quelle massimaliste che al programma, nell'azione di governo, si sono sempre appellate. In sostanza, questa teoria del programma condiviso che non viene realizzato, come ha detto D'Alema in trasmissione, ci sa un po' di espediente, quasi mosso dalla voglia di nascondere l'errore compiuto dal suo stesso partito - quando si chiamava Ds - nel sottoscrivere un testo troppo sbilanciato politicamente. Nello stesso tempo, ovviamente, D'Alema si prepara a creare un'immediata alternativa a Veltroni nel caso la strategia scelta dal leader del Pd non si dimostrasse vincente. In caso di sconfitta elettorale possiamo già escludere la lunga marcia di un soggetto democratico - riformatore per conquistare il consenso del paese contro la maggioranza liberal - popolare di Berlusconi. D'Alema ha già pronta la formula sostituiva, che prevede la riedizione bella e buona dell'alleanza politica messa in crisi dal nuovo corso veltroniano: cioè la smentita dell'unica vera novità introdotta dal Pd, la rottura fra riformisti e massimalisti.

    Osserviamo infine che D'Alema ha accusato Berlusconi - non abbiamo capito bene perché - di essere un uomo che guarda al passato. Più di quanto faccia egli stesso, sinceramente, ci pare impossibile.

    Roma, 5 marzo 2008

    tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4774

  8. #18
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    infatti d'alema è un venduto, non c'è da stupirsi.

 

 
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