Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 13

Discussione: Paz!

  1. #1
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    09 Sep 2011
    Messaggi
    10,308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Paz!

    Andrea Pazienza nasce a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno nelle Marche, il 23 maggio 1956 sotto il segno dei gemelli, da Giuliana di Cretico ed Enrico Pazienza.
    Trascorre l'infanzia tra San Severo, città natale del padre nella piana pugliese, e San Menaio.

    Nel 1968, a 13 anni si trasferisce a Pescara, dove frequenta il liceo artistico e dove diventa amico di Tanino Liberatore.
    Negli anni della scuola Pazienza realizza le sue prime storie a fumetti, mai pubblicate, e soprattutto quadri.

    "prima di fare fumetti dipingevo quadri di denuncia. Erano tempi nei quali non potevo prescindere dal fare questo. Ma i miei quadri venivano comprati da farmacisti che li mettevano in camera da letto. Il fatto che il quadro continuasse a pulsare in quell'ambiente mi sembrava, oltre che una contraddizione, anche un limite enorme".

    Con altri artisti partecipa all'attività del Laboratorio Comune d'Arte "Convergenze", presso il quale espone dal 1973 in diverse collettive e personali.
    I suoi quadri esposti anche in altre sedi, a Pescara e S.Benedetto del Tronto, sono realizzati in tecnica mista, con forte preponderanza di pennarello, e fondono già arditamente elementi autobiografici e politici.

    Nel 1974, terminati gli studi liceali, si iscrive al Dams all'Università di Bologna.
    Sono gli anni più caldi del movimento degli studenti, il cui spirito si riversa nella sua prima storia a fumetti, "Le straordinarie avventure di Pentothal", pubblicata a partire dall'aprile 1977 su Alter Alter.
    Il pubblico, soprattutto quello giovanile, è immediatamente colpito dal suo originalissimo stile.

    Nell'inverno del 1977 conosce Filippo Scozzari, Stefano Tamburini e Massimo Mattioli, con loro e con Tanino Liberatore progetta e fonda la "Primo Carnera Editore" e la rivista underground "Cannibale".
    Dal 1978 al 1981, partecipa alla singolare esperienza di autogestione del settimanale Il Male e nel 1980 è tra i fondatori - con gli amici di Cannibale e con l'aggiunta di Vincenzo Sparagna - del mensile Frigidaire, la proposta più innovativa dell'editoria a fumetti del periodo.
    Sulle sue pagine cresce il personaggio di Zanardi, che negli anni successivi apparirà anche su altri mensili : Alter Alter, Corto Maltese, Comic Art.

    Intanto il suo rinnovato interesse per la pittura lo porta nel 1982 ad esporre opere originali al Museo d'Arte Moderna di Bologna, nell'ambito della rassegna "Registrazione di Frequenza", e nel 1983 alcune sue nuove opere presso la galleria milanese Nuages. Nello stesso anno espone al Palazzo delle Esposizioni di Roma con Altan e Pablo Echaurren, nella mostra "Nuvole a go-go".

    Trasferitosi nel 1984 a Montepulciano, nel giugno dell'85 conosce Marina Comandini che sposa nel giugno del 1986.
    Continua a collaborare con le principali riviste di fumetti italiane, cui si è aggiunto il mensile Linus, e partecipa all'ideazione di Frizzer, mensile che si affianca a Frigidaire, occupandosi per i primi numeri anche della veste grafica.
    L'avventura si ripete con il nuovo periodico Tempi Supplementari, pure esso dalla vita molto breve.

    Dal 1986 collabora inoltre ad Avaj, supplemento di Linus, a Tango inserto de l'unità diretto da Sergio Staino, a Zut altro periodico satirico diretto da Vincino, e al "Mensile dello spettacolo disegnato" Comic Art.

    Le sue storie e le sue vignette affrontano in modo esplicito tutte le problematiche del mondo giovanile.
    In Pompeo (1985) affronta l'uso delle droghe pesanti con diretta cognizione di causa e senza ipocrisie e moderatismi .
    L'utilizzo di un linguaggio molto innovativo gli guadagna vasta popolarità tra il pubblico delle giovani generazioni.

    Intanto Pazienza ha intensificato l'attività di illustratore a tutto campo, realizzando via via manifesti cinematografici (come quello per la "Città delle donne" di Fellini del 1980), copertine di dischi e campagne pubblicitarie.
    Lavora anche per il teatro con locandine e scenografie e alcuni murales.
    Dopo un felice periodo di lontananza dall'eroina, un inatteso reincontro con la droga lo uccide improvvisamente a Montepulciano nelle prime ore della notte del 16 giugno 1988.
    E' sepolto nel cimitero di San Severo.

  2. #2
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    09 Sep 2011
    Messaggi
    10,308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  3. #3
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    09 Sep 2011
    Messaggi
    10,308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito opere

    Pentothal:



    Zanardi:



    Pompeo:







    Pertini:


  4. #4
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    09 Sep 2011
    Messaggi
    10,308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Pazienza e il '77

    Il fumetto smette di essere puro intrattenimento e diviene qualcosa di differente, una forma d’arte, narrazione, letteratura Tra il febbraio e il marzo del ’77 una nuova ondata di protesta nasce nelle Università italiane e inizia a dilagare nelle piazze. Prende corpo, forma e sostanza quello che sarà ricordato come il movimento del ’77. Al suo interno si intrecciano e si dipanano temi e stili di vita radicalmente innovativi e differenti da quelli tradizionalmente sviluppati dalle lotte proletarie precedenti: dalla voglia di costruire immediatamente spazi di libertà e di comunismo senza rimandare tutto a una rivoluzione futura alla crisi della militanza, dal rifiuto del lavoro all’emergere delle tematiche legate al desiderio, dai temi dell’antagonismo al nuovo impulso della questione femminista, dallo scontro con le vecchie organizzazioni del movimento operaio (Pci, sindacato) alla ricerca di forme nuove di democrazia diretta e non più rappresentativa. In questo stesso lasso di tempo Andrea Pazienza pubblica la sua prima storia a fumetti: Le straordinarie avventure di Pentothal. La puntata d’esordio esce su «Alterlinus» n. 4 dell’aprile 1977. La contiguità con il movimento nascente e fortissima dal punto di vista del linguaggio usato, dell’ambientazione, dei personaggi e della storia che si racconta. Non solo, viene addirittura programmaticamente ed esplicitamente dichiarata nell’ultima tavola pubblicata in quel numero del giornalino «fratello minore» di «Linus». Come ricorda Oreste del Buono: Dunque, avevamo deciso di pubblicare Le straordinarie avventure di Pentothal su «Alter», anzi si chiamava ancora «Alterlinus», il fratello minore di «Linus», dedicato alla fantascienza, alla fantasy, alla fantasia in tutte le salse. Nel numero 4 di «Alter», per la precisione, ovvero nel numero datato aprile, ma in uscita verso la fine di marzo secondo i capricci del nostro abituale calendario e, quindi, in lavorazione tra gli ultimi giorni di febbraio e i primi di marzo. Ebbene, in mezzo esplose il marzo 1977 a Bologna. Il giovane Andrea fece appena in tempo ad aggiungere un’ultima tavola. La sua crapa scapigliata, un suo occhio, un pezzo di naso, una riflessione d’artista: «Tagliato fuori... sono completamente tagliato fuori... ». Una radio Alice vociferante non disperdiamoci, troviamoci tutti, la torretta di un’autoblindo puntata verso il lettore, un brandello di bandiera con Francesco e vivo e lotta insieme a noi. All’interno della tavola sono cosi riportati i simboli, le icone dei fatti di quel marzo con al centro la figura del protagonista della storia che e poi lo stesso artista. Particolare importanza – anche e soprattutto visiva, dato che occupa più di un terzo della pagina – ha però una nota in basso in cui è scritto: Mentre lavoravo a queste tavole nel mese di febbraio ’77, ero convinto di disegnare uno sprazzo, sbagliando clamorosamente perchè era invece un inizio. Ne avessi avuto il sentore, avrei aspettato e disegnato questo bel marzo. Cosi mi trovo di colpo a non saper più bene che fare. Ho già consegnato tutto il materiale a «Linus» venti giorni fa, ma cristo, sono cambiate tante cose nel frattempo e tante altre cambieranno sino al giorno in cui il fumetto sarà pubblicato che mi sento male e mi do del coglione per non averci pensato. Cioè disegnare fumetti non è come scrivere per un quotidiano. Se capite cosa intendo. Allora disegno questa tavola qui e provo a portarla a «Linus» in sostituzione dell’ultima pagina originale, sperando di fare in tempo. L’ultima tavola originale aveva al posto del «fine» di prassi in basso a destra un «allora è la fine», che suona decisamente male. Madonna, vi giuro, credevo fosse uno sprazzo, era invece un inizio. Evviva! Andrea Pazienza, 16 marzo ’77 . Era un inizio, infatti. L’inizio di una nuova stagione di lotte e anche l’inizio di una storia a fumetti come non se ne erano mai viste prima. Il protagonista e lo stesso narratore, Andrea Pazienza detto Pentothal, che rappresenta appieno la soggettività protagonista di quel movimento, ne vive la stessa vita tra Università, cortei, viaggi, sogni. E li racconta in modo nuovo, senza seguire le regole della consequenzialità, quasi fossero sprazzi, tranches deterritorializzate che, però, misteriosamente si ricompongono arrivando a comunicare uno spaccato reale e, soprattutto, l’atmosfera e la vita di quegli anni. E l’autore stesso, mi sembra, a definire grazie alla metafora di un viaggio il proprio modo di raccontare. Pentothal e il suo amico e compagno di viaggio Luigi Damiani sono in un deserto, a bordo di una sorta di strano e improbabile chopper. Fra i due si sviluppa un dialogo: «Poi non e questo divertimento guidare, dove vado vado, comunque vado. Non c’è gusto manca il suspance!». «... La suspens!». «Ehi! mancano le curve...». «A seconda dei punti di vista, non andare dritto e ti fai tutte le curve che vuoi...». «E se sbaglio stradai». «Quale strada?». «Ma sai almeno dove siamo. ». «No, è importante?». «No, ma e sempre un classico chiedere dove siamo». «Hai fame. Io si, metti il pilota automatico e vieni dentro». «Non metto niente, tanto dove andiamo andiamo, comunque andiamo» . Le avventure di Pentothal sono raccontate cosi. Un percorso in mezzo a un deserto, uno spazio vuoto dove l’autore fa tutte le curve che vuole e, ovunque vada con i suoi personaggi, comunque va. In questo percorso il deserto si riempie di figure, di luci e di ombre, di sogni e di avvenimenti. Cosi il mezzo usato, il fumetto, smette di essere puro intrattenimento e diviene qualcosa di differente, una forma d’arte, narrazione, letteratura. Una letteratura di tipo particolare, pero, che sembra rispondere alle caratteristiche tipiche di quella che Gilles Deleuze e Felix Guattari hanno denominato «letteratura minore». Innanzi tutto questa scrittura subisce un forte coefficiente di deterritorializzazione. Una letteratura minore, infatti, non e una letteratura di una lingua minore, ma quella che viene fatta da una minoranza utilizzando una lingua maggiore. Il caso tipico e quello analizzato da Deleuze e Guattari: Kafka, ebreo cecoslovacco che scrive in tedesco. Altri esempi diventano particolarmente illuminanti, come l’uso dell’inglese da parte dei neri americani o quello del francese nei film di Jean Luc Godard, dove si assiste a procedimenti che rendono il francese una lingua minore in francese. E dunque possibile utilizzare una lingua maggiore – anche da parte di chi non appartiene a minoranze linguistiche – in modo minore. Ma come creare un movimento di deterritorializzazione della lingua che ne faccia scaturire la possibilità di un uso minore? Due sono le strade possibili: o arricchirla artificialmente, gonfiandola a forza di esuberanza e di sovradeterminazione o renderla povera, disseccarla, facendola vibrare in intensità. La prima via e quella scelta da Joyce, ad esempio, con il suo uso dell’inglese e di tutte le lingue, la seconda e quella di Beckett. «Mentre il primo procede continuamente per esuberanza e sovradeterminazione, operando tutte le riterritorializzazioni mondiali, l’altro procede a forza di sobrietà disseccata, di povertà voluta, spingendo la deterritorializzazione sino al punto di non lasciar sussistere che l’intensità ». Le straordinarie avventure di Pentothal operano una prima deterritorializzazione a livello dello specifico fumettistico. Decontestualizzano, infatti, il fumetto dal suo ambito storicamente più proprio: non è più evasione, semplice avventura, non si rivolge ai bambini, non ha come protagonisti super eroi ecc. Diviene anzi un modo per raccontare con un linguaggio nuovo qualcosa che sta accadendo. Il processo, poi, va ancora più a fondo. Sfruttando le caratteristiche del mezzo, Pazienza riesce a seguire entrambe le strade illustrate precedentemente. Dal punto di vista del disegno, dell’immagine, infatti, assistiamo a un’enorme arricchimento del linguaggio fumettistico. La tavola e ricchissima, esplode, addirittura. Si affastellano citazioni, da Topolino ai Freack brothers, da don Chisciotte al generale Custer. Spessissimo la stessa scansione in vignette soccombe all’esuberanza del tratto dell’autore. Il linguaggio usato, sia nelle didascalie che nei discorsi dei personaggi, e invece povero, disseccato. Quasi un gergo. Il gergo parlato da quella generazione in quel momento. Una lingua che Omar Calahrese ha definito «creola» o «pidgin». Nata all’interno di gruppi chiusi, comunità transitorie, come quelle presenti nelle Università, arricchita da termini e forme sintattiche provenienti dalle diverse parti d’Italia - le Università sono piene di «fuori sede» - questo nuovo "volgare" risulta essere un’ibridazione lessicale che mette insieme «dei fossili linguistici provenienti dalle diverse origini dei membri della nuova comunità, ma mantenendo il rispetto formale della lingua naturale». Questo gergo, ricco di espressività, di intensità, e pero povero nel vocabolario e scorretto dal punto di vista della sintassi. L’uso che ne fa Pazienza è quello tipico di tutte le letterature minori, caratterizzato dall’utilizzo intensivo dei cosiddetti «tensori» o «intensivi», quegli elementi linguistici, cioè, che esprimono le «tensioni interne di una lingua... segnando un movimento della lingua verso gli estremi, verso un al di la o un al di qua reversibili». Si tratta di verbi o proposizioni che possono assumere un senso qualsiasi, verbi pronominali, congiunzioni, interiezioni, avverbi usati frequentemente e in successione. Lo stesso valore tensorio rivestono gli accenti interni alle parole o la distribuzione di consonanti e vocali in senso discordante. Tutte caratteristiche largamente presenti nel linguaggio di Pentothal. Basti pensare a interiezioni come «porc», all’uso del verbo fare in parole come «fattanza», allo stesso utilizzo della firma che da Andrea Pazienza diventa «Andrew patience», «Apaz», «Andrenza », «Pazzienza » o a filastrocche come «cala aprile settantotto sulla capa del poliziotto». In questo modo «il linguaggio cessa di essere rappresentativo per tendere verso i suoi limiti o i suoi estremi ». Questo uso intensivo della lingua è asignificante, ovvero non c’è più soggetto di enunciazione nè di enunciato. Non c’è alcuna gerarchia ne differenza tra sogno, realtà, viaggio. Non c’è differenza tra autore e personaggio: sono entrambi lo stesso Pazienza. C’è solo un soggetto collettivo d’enunciazione o, meglio, «concatenamenti collettivi d’enunciazione» . E' una comunità che si esprime attraverso l’opera di Andrea Pazienza, si racconta, esibisce i suoi sogni, il suo stile di vita. Questo e un altro carattere proprio della letteratura minore: al suo interno tutto assume valore collettivo, non si danno le condizioni perchè l’enunciazione individuale si opponga o si separi da quella collettiva. «L’enunciato non rimanda a un soggetto d’enunciazione che ne sarebbe la causa, e neppure a un soggetto d’enunciato che ne sarebbe l’effetto». La terza caratteristica di una letteratura minore e la sua valenza politica: in essa tutto e politica. Nelle "grandi" letterature (...) il fatto individuale (familiare, coniugale ecc.) tende a congiungersi con altri fatti altrettanto individuali, mentre il contesto sociale serve soltanto da contorno e sfondo; ne deriva che nessuno dei fatti edipici in particolare è indispensabile, o assolutamente necessario, ma tutti "fanno blocco" in uno spazio allargato. La letteratura minore e tutta diversa: l’esiguità del suo spazio fa si che ogni fatto individuale sia immediatamente innestato sulla politica. II fatto individuale diviene quindi tanto più necessario, indispensabile, ingrandito al microscopio, quanto più in esso si agita una storia ben diversa. Tale fatto e ancora più evidente in Pentothal, dove la narrazione viene continuamente attraversata, bucata da fatti o immagini che richiamano immediatamente alla politica. Scontri di piazza, riunioni o semplici dialoghi a due sulla politica si intrecciano alla storia. Anche dal punto di vista visivo: si vedono autobus bruciati, bandiere rosse, slogan sui muri. Ma al di la di questo e tutto ciò che avviene che – come del resto succedeva in quegli anni – ha un’immediata valenza politica: i discorsi con la propria donna, i viaggi con gli incontri più strani, i sogni e gli incubi. Basti pensare al sogno in cui Custer viene sostituito perchè non ha saputo difendere gli interessi della ferrovia o al viaggio a Napoli con i cavalieri di Federico che assaltano la città. In entrambi i casi un fatto individuale, il sogno o il viaggio, sconfina in modo fantastico – anche dal punto di vista visivo – nell’ambito politico. I tre caratteri fondamentali della letteratura minore la connotano come rivoluzionaria. La letteratura diventa affare del popolo. E al suo interno diventa possibile un’enunciazione collettiva che riesca a esprimere un’altra comunità potenziale, un’altra coscienza, un’altra sensibilità». E', prima di tutto, nello stesso modo di comporre, di scrivere che la letteratura minore acquista il proprio carattere rivoluzionario. La letteratura maggiore si basa su di un movimento che va dal contenuto all’espressione: una volta scelto il contenuto cerca la forma d’espressione che meglio vi si adatta. Si enuncia, cosi, proprio quello che si concepisce. Una letteratura minore, invece, si costruisce su di un percorso diametralmente opposto. E rivoluzionaria poichè comincia con l’enunciare e passa a concepire solo dopo. «L’espressione deve spezzare le forme, segnare le rotture e le diramazioni nuove. Una volta spezzata una forma, ricostruire il contenuto, che sarà necessariamente in rottura con 1’ordine delle cose »». Basta uno sguardo, anche superficiale, a Le straordinarie avventura di Pentothal per rendersi conto che questa e la via seguita da Pazienza. Il suo stesso modo di raccontare, spezzato, a volte addirittura confuso, spesso surreale lo conferma. E si veda, d’altra parte, la stessa impostazione del disegno, con il suo «polistilismo», come lo ha definito Renato Barilli, in cui convivono figure e ambienti estremamente accurati con altri volutamente stilizzati, poveri. 0 la costruzione della tavola ricca di interventi grafici, ma completamente in rottura con la sintassi visiva tradizionale. E, non a caso, questo metodo rivoluzionario era quello seguito anche nell’espressione politica del movimento del ’77. Non si partiva dalla teoria per individuare una pratica politica, ma era dalla realtà delle lotte che, quasi giorno per giorno, nasceva la teorizzazione. Naturalmente a partire da tutto questo viene a crollare la tradizionale contrapposizione arte-vita. Vivere e scrivere, del resto, si oppongono solo all’interno della letteratura maggiore. Quando è l’espressione a trascinare il contenuto l’opposizione cade. Questo non vuol dire cadere necessariamente nella trappola di una scrittura intimista, venata di tristezza. Anzi, Pazienza e un autore che ride, le sue tavole e le sue storie di Pentothal strappano quasi sempre la risata. E non è chiuso nelle quattro pareti della sua stanza, e un nomade che attraversa giocosamente luoghi e strade, sogni e miti, tipici del movimento di quegli anni. Il suo percorso e segnato dal desiderio, che sembra agitarsi sempre dietro le quinte. In lui il disegno e la scrittura significano una cosa sola: ...non letteratura, certo, bensì un’enunciazione che faccia tutt’uno con il desiderio, al di sopra delle leggi, degli stati, dei regimi. Enunciazione sempre storica, politica e sociale. Una micropolitica, una politica del desiderio, che mette in causa tutte le istanze. Nessun autore è mai stato tanto comico e gioioso dal punto di vista del desiderio, tanto politico e sociale dal punto di vista dell’enunciato. Tutto è riso... Tutto è politico. Il modo di narrare di Andrea Pazienza va avanti attraverso una serie di segmenti che, quasi sempre, non hanno una vera fine. Si passa da un segmento narrativo a un altro senza che la storia raccontata in un segmento venga ripresa logicamente dal segmento seguente. Certo, si possono riprendere temi o situazioni, ma senza che scatti la continuità, senza che vi sia continuazione nel senso della puntata seguente di una strip classica che riprende la storia proprio la dove si era interrotta nella puntata precedente. Quello che lega i segmenti e il personaggio di Pentothal, che connette storie e sogni senza pero arrivare a essere soggetto definito. Lo si riconosce principalmente in base al disegno, ma le reazioni che presenta rispetto alle situazioni in cui si trova non riescono a caratterizzarlo compiuta- mente come "tipo" o "personaggio" in senso classico. E' realmente un concatenamento collettivo di enunciazione. E in quanto tale attraversa le terre del desiderio piuttosto che gli spazi della legge. Tutte le sue avventure, inoltre, si svolgono nel territorio del privato, del personale. Risultano laterali rispetto ai grandi temi affrontati in quegli anni: 1’azione politica, la precarizzazione, la ristrutturazione del sistema ecc. Il suo agire e molecolare. Le cose non avvengono sul palco del concerto, ma tra il pubblico. Non viene descritto il momento dell’occupazione dell’Università, ma la sera quando c’è chi dorme, chi fa ginnastica, chi chiacchiera. Si trascrivono e si smontano continuamente concatenamenti, e tutto sotto l’egida dell’immanenza, l’immanenza del desiderio. Non viene messa in scena nessuna legge trascendente. I riflettori non sono puntati sui grandi avvenimenti storici, ciò che si racconta, ciò che è importante è sempre altrove: nei discorsi tra amici, nei viaggi, nei sogni. E solo attraverso micro-eventi, infatti, che è possibile esprimere il desiderio e i suoi casi: Il desiderio non è mai su una scena, in cui apparirebbe ora come un partito opposto a un altro (il desiderio contro la legge), ora come presente da entrambi i lati sotto l’effetto d’una legge superiore che ne regolerebbe la distribuzione e la combinazione... In politica e la stessa cosa... l'importante non e quello che avviene in tribuna, dove si dibattono soltanto questioni di ideologia...l’importante avviene sernpre altrove, nei corridoi del congresso, nei retroscena del meeting, in cui si affrontano i veri problemi immanenti di desiderio e di potere. Proprio per la sua struttura segmentata, non circolare, ma anche per il suo lanciarsi sulle tracce del desiderio, il testo di Pazienza e propriamente interminabile. Finisce solo perchè l’autore lo ferma. E nell’ultima tavola, sullo sfondo di un foglio scritto a mano pieno di cancellature, si vede una figura stilizzata con un mitra in mano, il passamontagna sul volto e un occhio solo, quasi fosse un ciclope. Alle sue spalle, semicoperto, un pezzo di un cartellone di treni in partenza dove, dopo alcune località (New York, Arcangelo, Chieti Scalo), si legge: «Le straordinarie avventure di Pentot Andrea Pazie Bologna Prologo».

    (tratto da "Settantasette. La rivoluzione che viene", DeriveApprodi)

  5. #5
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    09 Sep 2011
    Messaggi
    10,308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  6. #6
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    08 May 2009
    Messaggi
    9,425
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Mitico Pazienza!

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    21 Sep 2005
    Località
    il dubbio è salute
    Messaggi
    1,293
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Eternal_Summer

  8. #8
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    09 Sep 2011
    Messaggi
    10,308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    le faccine stanno a significare...??

  9. #9
    email non funzionante
    Data Registrazione
    21 Sep 2005
    Località
    il dubbio è salute
    Messaggi
    1,293
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    oh ancora te!

    facile da capire....le faccine "stanno a significare" noia nei confronti di questo artista...sarò mica nemico del popolo per questo!
    Eternal_Summer

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    07 Apr 2006
    Messaggi
    22,685
     Likes dati
    14
     Like avuti
    85
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Grande PERT!!!!!!


 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito