non voglio stare né con la binetti né con diliberto. per me i due sono uguali come rigetto.
io voglio che i ds facciano un partito con l'area liberaldemocratica della margherita e lo sdi. che i clerici vadano con mastellone
Mastella è vittima di un'ingiustizia
Mastella è vittima della magistratura politicizzata
Non si tratta cosi il miglior ministro del governo Prodi
Non capisco perchè nessuno si è voluto alleare con lui
Finalmente: ho stappato lo spumante!
Peccato preferivo una bocciatura elettorale dell'UDEUR
Forse non era nemmeno il peggio della politica
Quand'è che si dimette anche Bassolino?


non voglio stare né con la binetti né con diliberto. per me i due sono uguali come rigetto.
io voglio che i ds facciano un partito con l'area liberaldemocratica della margherita e lo sdi. che i clerici vadano con mastellone
Cominciano ad esserne convinti in parecchi.
Quando ai tg e nei giornali (senza mai mostrarne le immagini) parlavano del convegno di Pesaro (che sembrava una tappa ESSENZIALE) mi immaginavo la sala enorme per raccogliere tutti gli intervenuti! Quando ho visto una delle pochissime immagini era più piccola di una sala cinematografica di prima visione!


Che c'entra la balena bianca?! Il Partito democratico (in questo Veltroni e Prodi hanno ragione) non dovrebbe essere la somma di DS/Margherita e SDI ma una cosa da rifondare DA ZERO! Dovrebbero semplicemente essere AZZERATE strutture, cariche e natura di questi partiti per rifare una cosa assolutamente nuvoa e dioversa. Per questo Io, Pansa e tanti altri ormai noncredono sia ssolutamente possibile una cosa simile! E siccome l'elettorato ulivista questo vuole, se fanno la federazione di tre vecchi partiti come foglia di fico per nascondere tutte le loro difficoltà ed impicci c'è il rischio per loro che l'elettorato che ci credeva davvero gli riservi una PESSIMA sorpresa (magari!)....


Infatti quello del Patrtito Democratico ce n'ha uno di almeno dieci anni...
Ed oltretutto a differenza di partiti che sono nati solo dala volontà dei leaders e per salvarsi il seedere (come i DS) l'Ulivo (e quindi il Partito democratico che daquesto deriva) era nato dal gradimento popolare e da conseni delle urne che si sono sempre confermati.
Fosse proprio questo che risulta intollerabile ad una gerarchia di partiti che pensa solo all'oggi (tanto per riprendere la dichiarazione di prodi di ieri)....


Hai ragione. Esattamente niente perché oggi non esiste più sia nello spirito che nei fatti (a livello però di vertici politici) visto che si è espressamente teorizzato che quello dovesse rimanere solo un espediente utile sotto le elezioni per vincere trattando gli elettori ancora una volta come degli imbecilli. Poi si è tentato di tutto, semocratici e tante altre cose perse nella nebbia e nel nulla che manco se le ricorda più nessuno. Ancora nessuno ci ha spiegato perché si è voluto distruggere QUELL'Ulivo che poi aveva fatto vincere per la prima volta in questo paese la sinistra (o presunta tale).
Quindi c'erano tutti i presupposti. Lo strumento, il nome, l'accettazione ed il premio dell'elettorato. TUTTO CIò è sdtato espressamente DISTRUTTO: ADESSO CHI ne è stato responsabile pacghi dazio e ne sconti le conseguenze logiche.


Sinistra al congresso contro il Pd
Ninni Andriolo
Il correntone non c´è più annuncia Fabio Mussi. La sala dell'Auditorium è la stessa di tante assemblee diessine convocate da Fassino. Qui, nel pieno della bufera Unipol, il gruppo dirigente della Quercia riunì "la base" per organizzare la controffensiva e «difendere l´onore del partito». Le sinistre Ds ripartono dall'Eur - e dai 3000 che affollano la Fiera di Roma - per lanciare la sfida. Perché, avverte Cesare Salvi, «se dovesse nascere il Partito democratico, il prossimo potrebbe essere l'ultimo congresso dei Ds…». L'obiettivo non è «rendere testimonianza», rosicchiare qualche punto in percentuale, ricavare uno spazio dentro il futuro Pd, ma «vincere» le prossime assise diessine. Perché «si apre una fase nuova, con compagne e compagni che vengono da strade diverse…». Quel «correntone non c'è più» pronunciato da Mussi all'inizio del suo intervento, quindi, è proclama politico e impegno per allargare il campo al di là dei confini di Pesaro e Roma.
A dispetto dei sondaggi, che danno l'80% degli iscritti Ds favorevoli al Pd, Mussi, Salvi e Bandoli sono convinti che nella base e nella stessa maggioranza fassiniana si registrino molti dubbi sulla prospettiva. E le prime file dell'assemblea di ieri rafforzano la convinzione che è possibile «giocare la partita». Seduti a pochi metri dal palco ascoltano attenti Brutti e Caldarola, orientati a sottoscrivere una mozione che punti sulla federazione Ds-Margherita. In presidenza c'è anche Valdo Spini. Esponenti, fino a ieri, della maggioranza che oggi imboccano strade che non prescindano da un aggancio esplicito con il socialismo europeo. E la platea - molti i trenta-quarantenni e molti i più giovani, insieme a una pattuglia di dirigenti Cgil, tra loro Paolo Nerozzi - si infiamma ascoltando le parole di un quasi novantenne, Giovanni Pieraccini, un vecchio socialista, già ministro del primo governo Moro.
Così come applaude - con lo Springsteen che canta «abbiamo fatto una promessa..» - anche le note dell'Internazionale. Una versione jazz registrata nel '76 da Mazzon e Schiano, scovata da Vincenzo Vita. «Una grande assemblea, volontà di battaglia, ma anche responsabilità», commenta l'ex coordinatore del Correntone. In realtà Mussi ha ribadito il suo punto di vista e la sua linea, ma non ha chiuso porte e finestre. Non ha illustrato, cioè, una mozione già bella e confezionata. «Presentiamo un manifesto - chiarisce -. Uno spunto di riflessione che si rivolge a tutta la sinistra italiana». In sala, come osservatori, anche Armando Cossutta e il Prc Migliore. Ma anche Gerardo Bianco. «Con la sinistra Ds siamo speculari», spiega l'esponente popolare. «Bisogna guardare a una sinistra che sia di valori e di governo - incalza Mussi - e che vada oltre le sue divisioni storiche».
La strada per il congresso è ancora lunga e possono maturare, quindi, fatti nuovi. La sinistra Ds, tra l'altro, considera i continui richiami di Rutelli al «Pd che non entrerà mai nel Pse» la spia della sostanziale propensione del leader Dl a rallentare il percorso del Partito democratico. «Perché dobbiamo affannarci per far diventare Rutelli un po´ più socialista e lui si deve affannare per farci diventare un po´ più democristiani?», chiede Mussi. Intorno alla federazione Ds-Dl, l'obiettivo di un settore, pur minoritario, dell'attuale maggioranza, potrebbero convergere posizioni attualmente divaricate? Ieri c'era chi sosteneva che nella segreteria Ds si sarebbe aperto il dibattito sulla «transizione federativa» al Pd. Vero? Falso?
La minoranza, intanto, pianta paletti ma non scopre tutte le carte utili al gioco. E, ad esempio, non è stato messo in campo alcun nome di candidati da opporre a Fassino. Potrebbe essere lo stesso ministro per l'Università a scendere in lizza, come sussurrano in molti, anche se il ruolo che svolge Mussi nel governo Prodi potrebbe consigliare scelte diverse. In tal caso è possibile «una sorpresa». Quella di una donna? L'iniziativa dell'Eur - va sottolineato - è stata conclusa da Pasqualina Napoletano, vice presidente del Pse. Le norme che impronteranno il congresso, tra l'altro, sono ancora da definire. «Vorremo che si svolga con regole occidentali - avverte Mussi -. No al voto segreto, al mercato delle tessere, al boom delle vocazioni in vista delle assemblee». Ma non saremo noi ad abbandonare la Quercia, annuncia il ministro. «Noi siamo nei Ds e nessuno osi chiamarci scissionisti, diamo Stalin seppellito per sempre». E, ancora, «andremo uniti, per imporre un cambiamento di rotta».
Niente anatemi, però, contro chi perora «legittimamente» la causa del Partito democratico. «Altrettanto legittimamente però - chiarisce Fulvia Bandoli - sosteniamo la causa di un grande centro capace di governare con noi, ma non alleandoci nello stesso partito». In ogni caso, ripete Mussi, «nessuno sentirà da noi invettive, insulti o accuse di tradimento», anche se dovesse imboccare «una strada sbagliata». Cesare Salvi, però, prende di petto Fassino, ma anche D'Alema, apprezzato poco prima da Mussi per la svolta impressa alla politica estera italiana. «Quando un partito va male alle elezioni si cambiano linea politica e dirigenti - attacca Salvi, tra gli applausi - Da noi invece quegli stessi dirigenti vogliono mandare a casa il proprio partito. Come diceva Bertold Brecht, se il popolo non è d'accordo con il partito sciogliamo il popolo». Parole stigmatizzate da Maurizio Migliavacca, presente all'assemblea assieme ad Alfredo Reichlin. «Merita più rispetto il gruppo dirigente dei Ds», replica il coordinatore della Quercia. «Il Pd - avverte - non significa rinuncia alle idee della sinistra». «Qual è la proposta alternativa delle minoranze dei Ds? - chiede Migliavacca -. Non mi sembra che vadano oltre un aggiustamento dell'esistente».
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