





dipende da quali sono questi lavori, per esempio nel caso dei lavori di bracciantato agricolo, coloro che sfruttano il caporalato, come gli agricoltori diretti pugliesi, clientele del vostro padrone alemanno, grazie a cui ottengono ingenti fondi europei, per coltivare prodotti agricoli da mandare al macero, continuerebbero a preferire gli extracomunitari, in quanto non solo gli verrrebbero a costare lo stesso dei detenuti, ma essendo maggiormente ricattabili, possono essere costretti ad avere un maggiore rendimento, i carcerati viceversa, non essendo ricattabili, avrebbero lo stesso rendimento dei militari di leva, ai tempi di quando io facevo il militare, che eseguivano tutto il lavoro che gli veniva ordinato, con il minimo impegno possibile, ed agli ufficiali che gli dicevano che loro i nullafacenti non li volevano, risponevano "allora perché non mi mandate a casa?" personalmente non avrei nulla in contrario, ma ho i miei dubbi che riscierbbero a trovare chi preferisce i carcerati al caporalato.
P.S.
non non forse fogna nuova e noreporter, che fanno le campagne, contro lo sfruttamento dei carcerati in Cina?


a questo aggiungo, che ogni carcerato viene a costare allo stato 150 euro al mese, per spostare ogni giorno, migliaia di detenuti, per portarli a lavorare, questo comporerebbe enormi spese, per l'assunzione di nuovo personale carcerario, di mezzi di trasporto e la manutenzioni di questi, che porterebbero ad un'aumento enorme delle spese, mentre eventuali datori di lavoro, non credo che siano disposti a pagare oltre i 30 euro al giorno, quindi alla fine non credo che dal punto di vista economico, la cosa converrebbe.
Se ogni giorno, venissero trasportati dai carceri di poggioreale e di secondigliano, cinquecento carcerati in catene, tipo carceri americane, per portarli in campagna a raccogliere i pomodori, sarebbero necessari vari autobus blindati, che avranno anche costi di manutenzione, una cinquantina di guardie carcerarie, mentrenelle carceri svuotate, probabilmente il numero di guardie carcerarie rimarrà lo stesso, inoltre si avrebbero anche ripercussioni sul traffico, una volta giunti al lavoro, mentre gli extracomunitari sono consapevoli del fatto, che se non raccolgono abastanza casse di pomodori, non guadagneranno quello ce gli basta per vivere, i detenuti non avrebbero alcun interesse, ad impegnarsi nel lavoro, nel caso si scelga di trasportare i detenuti, in giro per la città a fare lavori socialmente utili, tipo pulire i gabinetti, aggiustare o pulire le strade, ruoli perltro svolti ancora da italiani, mi immagino l'imponente schieramento di forze, necessario per evitare assalti di parenti e camorristi, nel caso di detenuti che vengano portati a lavorare, in quartieri amici, oppure agguati ed attentati a detenuti, costretti a lavorare in in quartieri nemici.
Il lavoro nelle careri già esiste, ed esiste il lavoro per i carcerati in libertà vigilata, se materialmente, fosse possibile sfruttare in modo remunerativo altre forme di lavoro dei detenuti, probabilmente lo stto l'avrebbe già fatto


il problema principale delle carceri, è che comunque la pena prima o poi deve finire, a meno che non si dia l'ergastolo, per ogni tipo di reato, a questo si aggiunge il fatto, che il carcere è uno dei principali luoghi di reclutamento della criminalità organizzata, infatti moltissimi microdelinquenti, non sono sono coscienti e consapevoli, del fatto che prima o poi andranno in carcere, ma ritengono l'esperienza carceraria, come un passo necessario, per essere arruolati nei clan, a questo proposito, ho citato più volte sul forum, l'esempio di raffaele cutolo, entrato in carcere come detenuto comune, estraneo alla camorra, in seguito ad una condanna ad omicidio colposo, per motivi passionali, che da dentro al carcere, ha creato e diretto per anni, la più potente organizzazione camorristica della storia, reclutando camorristi ed ordinando centinaia di omicidi, l'unica speranza affinché un detenuto, una volta uscito dal carcere, non torni a delinquere, è il suo inserimento nel mondo del lavoro, che gli consenta di avere un'alternativa concreta al crimine