Berlusconi ha avuto da Obama la richiesta di agire su 3 membri del Consiglio di sicurezza
considerati vicini alle posizioni iraniane. Si tratta di Brasile, Turchia e Libano
L'Italia prepara la svolta all'Onu
sarà in prima fila per le sanzioni
La tv di Ahmadinejad: "Frattini ci ha offeso"
di VINCENZO NIGRO
Il tentato assalto all'ambasciata italiana
ROMA - "La situazione a Teheran ci preoccupa. Questi gesti di intolleranza, queste manifestazioni ostili contro l'Italia e altri paesi ci fanno rinnovare l'appello perché la sicurezza sia tutelata e garantita in modo assoluto". Dopo un pomeriggio di altissima tensione fra Roma e Teheran, Franco Frattini a tarda sera prova a smorzare la fiammata accesa dalla manifestazione dei "basiji" attorno all'ambasciata d'Italia a Teheran. La vera preoccupazione del ministro degli Esteri è che domani, 11 febbraio, anniversario della rivoluzione khomeinista, ancora una volta le strade di Teheran si riempiano di morti e feriti. Che ancora una volta polizia e, appunto, basiji, colpiscano chi non crede più negli uomini che oggi governano la rivoluzione islamica.
E' stato proprio lui eri pomeriggio a dare notizia dell'assedio in mentre parlava di fronte alle Commissioni Esteri al Senato, impegnato in una relazione dedicata proprio all'Iran. Quando da Teheran l'ambasciatore Alberto Bradanini ha chiamato il capo di gabinetto Alain Economides per dirgli che i basiji avevano circondato il compound italiano, lo staff del ministro al Senato gli ha passato un foglietto con l'informazione.
Sulle prime Frattini ha parlato di "assalto", come se gli "studenti" avessero provato ad entrare nell'ambasciata. Poi invece si è capito che tutto si è svolto come una delle solite manifestazioni che negli anni il regime iraniano organizza contro le ambasciate dei paesi considerati più ostili. Assenti da Teheran americani e naturalmente israeliani, i primi nel mirino sono sempre stati gli inglesi, poi a turno francesi, tedeschi, danesi. Gli italiani erano sempre stati considerati amici, salvo una manifestazione 3 anni fa. Adesso, dopo la "svolta di Gerusalemme" di Silvio Berlusconi, l'Italia è stata passata dal governo iraniano fra gli avversari.
Nella sua informativa al Senato, Frattini ha detto quello che tutti sanno, ovvero che i manifestanti non erano semplici studenti iraniani, ma "basiji", ovvero miliziani organizzati dal governo. Poche ore, e la tv di Stato iraniana lo ha criticato, accusandolo di aver "offeso tutta la nazione iraniana, mancando di rispetto a un'importante realtà delle forze difensive iraniane che si basa sul popolo".
Ma di fronte all'ambasciata oltre ai soliti slogan anti-imperialisti, per la prima volta è stato attaccato di persona il capo del governo italiano: "Morte a Berlusconi", gridavano gli studenti. Domenica l'ambasciatore Bradanini era stato convocato dal ministero degli Esteri iraniano: Teheran con quell'incontro ha formalizzato la sua protesta per le critiche che Berlusconi la settimana scorsa ha pronunciato contro l'Iran durante il suo viaggio in Israele. La famosa "svolta di Gerusalemme" in cui il cavaliere ha abbandonato ogni speranza di poter convincere il governo di Teheran a fare passi avanti nel negoziato sul nucleare. Per il regime iraniano tra l'altro le parole più pericolose di Berlusconi erano state quelle in cui il presidente del Consiglio aveva suggerito alla comunità internazionale di appoggiare l'opposizione "verde" contro il governo. Berlusconi aveva parlato di "dovere di sostenere e aiutare l'opposizione", una vera e propria bestemmia per gli uomini di Khamenei e Ahmadinejad.
Frattini in serata ha fatto lanciare segnali di moderazione: non vuole che a nessuno a Teheran sfugga di mano la situazione. Ma la rotta italiana da 15 giorni ha subito una deviazione decisa. Dopo gli incontri con Hillary Clinton e il segretario alla Difesa Bob Gates, il governo italiano sarà in prima linea nel chiedere nuove sanzioni contro l'Iran all'Onu. E il primo "propagandista" di questa linea sarà proprio Silvio Berlusconi, che da Obama ha avuto la richiesta di agire soprattutto su 3 membri del Consiglio di sicurezza considerati vicini alle posizioni iraniane. Brasile, Turchia e Libano. Il 18 febbraio il presidente del Consiglio volerà dal suo collega brasiliano Lula. Fra gli altri temi in discussione ci sarà proprio l'Iran, con la richiesta di appoggiare le sanzioni contro il nucleare che Barack Obama sta provando a mettere in piedi.
L'Italia prepara la svolta all'Onu sarà in prima fila per le sanzioni - Repubblica.it




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iaociao:
ostridicolo: questi sono tutti filo-israeliani! 