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Discussione: Le forze oscure

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    Arrow Le forze oscure

    Maurizio Blondet
    24/11/2006
    Diversi lettori (che ringrazio) mi mandano estratti da varie fonti sui fatti correnti in Libano. Le riporto senza commento.
    La loro lettura successiva basta a illuminare il quadro di ciò che accade.



    La condanna del Papa: «Forze oscure minacciano»
    Da Avvenire: «Forze oscure che cercano di distruggere il Paese».
    «Nella condanna dell’omicidio di Pierre Gemayel pronunciata da Benedetto XVI un’espressione netta e forte illumina il baratro sul cui ciglio si muove il Libano.
    ‘Forze oscure’ perchè le responsabilità sono ancora da chiarire pienamente, ma certo non un’azione isolata quella che ha portato alla morte del ministro cristiano maronita.
    ‘Forze oscure’ perchè tramano insidiosamente dietro le quinte per poi colpire a freddo.
    E ‘oscure’ perchè il Papa non può puntare il dito su una fazione; tuttavia la diplomazia vaticana non è ingenua e sa in che direzione si rivolgono i sospetti per la brutale esecuzione del ministro dell’Industria».

    Le chiarissime «forze oscure» evocate dal Papa.
    Da Repubblica: «Il vescovo di Biblos: parla di Siria e Iran».
    «Là dove Benedetto XVI non ha specificato, alludendo a ‘forze oscure’ rovinose, interviene il vescovo di Biblos monsignor Bechara Rai.
    Dice il prelato che ‘Il Papa, quando ha detto che ci sono presenze oscure che cercano di distruggere il Libano, si riferiva sicuramente a tutti gli agenti della Siria e dell’Iran’.
    Aggiunge il dignitario cristiano: ‘Noi abbiamo sempre sofferto di queste presenze negative. Sono le forze che ci fanno la guerra da trent’anni’».



    Da «Libano. Una guerra è finita? Passiamo alla prossima!», Jacqueline Amidi, (effedieffe.com) 30/08/2006:
    «(...) Si era appena insediato in Medio Oriente e già lo Stato d’Israele tramava disordini e guerre contro il vicino Libano.
    La lettera di David Ben Gurion a Moshé Sharett, del 1954, già dimostra di cosa viva Israele: delle sventure altrui!
    ‘[...] Il Libano è l’anello più debole della catena, nella Lega Araba. [...] La costituzione di uno Stato cristiano è in queste condizioni qualcosa di naturale. [...] In tempi normali, è qualcosa che è quasi impossibile da realiz-zare [...]. Ma in situazioni di confusione, di disordini, di rivoluzione o di guerra civile, le cose cambiano, e il debole può prendersi per un eroe. E’ possibile (in politica, non c’è mai certezza) che ora il momento sia favorevole per provocare la creazione di uno Stato cristiano accanto a noi. Senza la nostra iniziativa e il nostro aiuto, la cosa non avrà luogo. [...] E bisogna investire risorse, tempo, energie e agire con tutti i mezzi capaci di provocare un cambiamento fondamentale in Libano. [...] Bisogna che ci concentriamo con tutte le nostre forze su questo obiettivo. [...] Perdere questa occasione storica sarebbe imperdonabile. [...] Da parte nostra non c’è alcuna provocazione nei confronti dei Grandi di questo mondo. In ogni modo, non dobbiamo mai agire ‘in nome’ di qualcuno. E bisogna, secondo me, agire rapidamente, a tutto vapore. Senza una riduzione delle frontiere del Libano, la cosa non è beninteso realizzabile. Ma se si trovano in Libano persone ed elementi che si mobilitino per la creazione di uno Stato maronita, non hanno bisogno di larghe frontiere né di una popolazione musulmana importante, e non sarà questo a essere fastidioso. Non so se abbiamo gente in Libano, ma ci sono mezzi di ogni tipo per realizzare il tentativo che propongo’».



    Nel 1980, Oded Yinon, già funzionario del ministero israeliano degli Esteri, dove aveva operato nel dipartimento della programmazione, scrive per la rivista ebraica Kivunim questo articolo: «Strategia per Israele negli anni ‘80».
    Vi descrive lo smantellamento dell’insieme del Medio Oriente: «A lungo termine, il Medio Oriente non potrà sopravvivere nelle sue strutture attuali, senza passare per trasformazioni rivoluzionarie. [...] Ma oggi a noi si aprono immense possibilità di rovesciare totalmente la situazione, ed è ciò che dobbiamo compiere nel prossimo decennio, sotto pena di sparire come Stato. Negli anni ‘80, lo Stato d’Israele dovrà operare una mutazione radicale del suo regime politico ed economico così come della sua politica estera, per rispondere ai nuovi dati in Medio Oriente e nel mondo intero. [...] La scomposizione del Libano in cinque province prefigura la sorte che attende l’intero mondo arabo, compresi l’Egitto, la Siria, l’Iraq e tutta la penisola araba. [...] Bisogna ormai disperdere le popolazioni, è un imperativo strategico. In mancanza di questo non possiamo sopravvivere, quali che siano le frontiere».
    Nel suo articolo, Yinon non ha tralasciato [di indicare] la stessa sorte per l’Iran.



    La scrittrice e giornalista ebrea Livia Rokach nel giugno 1983, nel suo Dossier intitolato «Israele in Libano. Testimonianza di un genocidio», commentava così l’articolo di Yinon: «Da notare in particolare: [...] L’‘Operazione Libano’ [l’invasione israeliana del Libano nel 1982], iniziata quattro mesi dopo la pubblicazione [nel febbraio 1982] di questo piano, è stata realizzata, e continua a essere eseguita, esattamente lungo le direttive tracciate in questo scritto [...].
    L’‘ideologia’ dietro al piano [...], [è] riassumibile in poche parole: ‘L’occidente è troppo debole per potersi salvare dalla minaccia sovietica [oggi, ‘minaccia islamica’]. [...] Spetta quindi a Israele indicare la strada al mondo libero, a partire dal proprio autopotenziamento, che lo renderebbe, eventualmente, grazie alla sua conquista delle fonti di energia nella regione, indipendente anche dallo stesso Occidente’.
    Nella nota 4 al documento, Livia Rokach osserva: «Fin dall’inizio dell’occupazione del Libano, il governo israeliano ha agito, tramite l’esercito e i servizi segreti, per rinfocolare le ostilità tra le diverse comunità [...]».

    Sull’attentato a Giovanni Paolo II nell’ ’81.
    (...) Carlo Palermo ha scritto un libro, «Il quarto livello», che ha aggiornato dopo l’11 settembre, e in cui tenta di dare una risposta ad alcuni grandi misteri.
    E’ una pista, quella seguita dall’allora magistrato, che parte da lontano: «Forse fui io il primo a rendermi conto, perché interrogai Ali Agca, che era stato imboccato perché dicesse quello che aveva detto davanti al dottor Priore. Interrogai lui, interrogai Celenk; furono percepiti chiaramente già allora i legami esistenti fra questi personaggi e i servizi americani».
    E’ un quadro estremamente complesso, quello tracciato da Palermo in relazione all’attentato del Papa nel 1981; tentando di semplificare un’analisi molto complessa e dettagliata, si può parlare di un «esecuzione dei Lupi grigi guidata dai servizi segreti e da componenti occulte dell’Ovest e dell’Est», a cui non sarebbero state estranee, nella ricostruzione di Palermo, elementi della massoneria, della mafia internazionale della droga, e del fondamentalismo islamico.
    In realtà nel 1981 Giovanni Paolo II dava fastidio a molti; si presentava come un evidente elemento scardinante di una realtà consolidata negli equilibri mondiali.
    «Prove scritte non potranno mai esserci, ma ci sono state convergenze di interessi e convergenze di posizioni. Suffragate da alcuni fatti inconfutabili; il fatto che Agca sia stato pilotato dopo, è un elemento di massima rilevanza».
    Nel 1981; e ora?
    «Il pericolo per Giovanni Paolo II non risulta ancora finito. Egli costituisce ancora un obiettivo per questa strana ‘organizzazione’ fatta di trafficanti di droga, di fondamentalisti islamici e di uomini dei servizi segreti».

    Dalla newsletter «Notizie dalla Terra Santa» di Filippo Fortunato Pilato:
    «I ‘Lupi Grigi’, movimento nazionalista turcofono, hanno una lunga storia di sangue ed intimidazioni alle spalle.
    Si sono dimostrati parte attiva nelle persecuzioni armene, kurde e a danno di tutte le etnie o confessioni non islamiche e turcofone dell’area mediorientale, con profonde incursioni nei territori ceceni e caucasici controllati dalle milizie islamiche di etnia turca. Hanno antiche tradizioni militari e, sempre all'interno delle forze armate turche (ma non solo turche) godono di protezione e rispetto. Come una sorta di mafia nella mafia, di massoneria nella massoneria. Anche un’unitá delle Forze Armate Speciali Paracadutate d’Assalto Russe porta il loro nome. Uno di loro é famoso per avere già attentato alla vita di un Papa, Giovanni Paolo II, riuscendo poi comunque a cavarsela con sceneggiate da attore professionista, e senza mai tradire i suoi complici. Sempre ‘Lupo Grigio’ si é dichiarato l’assassino di Don Santoro, lo scorso inverno. Mi trovavo in quel momento a Gerusalemme, con l’atmosfera resa già da poco tesa con la scusa delle vignette danesi, e già si tastava il crescere della tensione, negli animi più influenzabili e acerbi, nelle vie della città vecchia».
    [La «massoneria nella massoneria» può essere quella dei dunmeh cripto-giudei, che hanno il potere nell’esercito turco «laicissimo». I Lupi Grigi paiono gestiti dai «laicissimi»]

    Sul killer di don Santoro: «Nella sua decisione il tribunale ha passato sotto silenzio alcuni particolari importanti. Come il fatto che la pistola da cui partì il colpo fatale era dello stesso tipo già utilizzato da alcuni gruppi terroristici... Ma rimangono molti dubbi sul vero movente del gesto assassino. Non è ancora stata abbandonata la pista della vendetta mafiosa per le attività del sacerdote contro il traffico della prostituzione. Sullo sfondo l’attività dei Lupi Grigi ultranazionalisti».

    Ancora: Ankara (AsiaNews): «I nazionalisti islamici turchi cominciano a manifestare contro la visita di Benedetto XVI in Turchia. Il partito Saadet ha annunciate una grande manifestazione per domenica, a Istanbul ed oggi un gruppo di persone - 40 secondo alcune fonti, 120 per altre - ha occupato Santa Sofia, uno dei luoghi nei quali dovrebbe recarsi il Papa durante il suo viaggio.
    Santa Sofia, fino al XV secolo la più grande chiesa dell’Oriente cristiano, poi trasformata in moschea, è ora un museo, ma il suo valore simbolico resta immutato. Fin dall’annuncio della visita papale, i nazionalisti islamici avevano contestato proprio quella tappa del viaggio, temendo che Benedetto XVI si possa mettere a pregare.
    Dal canto suo il Saadet, piccolo partito che alle ultime elezioni ha ottenuto poco più dell’1% dei voti, ha annunciato che domenica porterà in piazza ‘un milione di persone’. Per la manifestazione sono stati però prenotati solo 2 mila pullman. Secondo quanto dichiarato dal presidente dello stesso partito, Osman Yumakogullari, l’opposizione alla visita papale è dovuta alle affermazioni contenute nel discorso di Regensburg.
    Il partito Saadet (della Felicità), è uno dei due nati dalla scissione del Fazilet (Partito della Virtù) , l’altro è l‘Akp (Partito Giustizia e Sviluppo) dell’attuale primo ministro Tayyip Erdogan.
    Oggi infine, il portavoce del ministero degli Esteri, Namik Tan, ha negato che il premier Erdogan ed il ministro degli Esteri Gul stiano ‘fuggendo’ dalla Turchia per non incontrare il Papa. ‘Siamo consci - ha detto - dell’importanza della visita di Benedetto XVI e il Vaticano già sapeva che i responsabili del governo turco sarebbero stati all’estero durante il viaggio del Papa’, a causa di un vertice della Nato».
    «Da parte sua, monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico in Anatolia, ha spiegato che dietro le proteste di Istanbul, si nasconde la spinta politica, proveniente ‘da livelli superiori’, che vuole ‘allontanare la Turchia dall’Europa’. Eppure, ‘nell’intenzione del Papa c’è la volontà forte di fare questo viaggio, quantunque sia al corrente delle difficoltà’ e per questo ‘da parte sua verrà la proposta di rilanciare con urgenza l’idea del dialogo, l’unica idea che può salvare questo nostro mondo».



    «Intanto, dalla Turchia continuano ad arrivare segnali non incoraggianti. Una grande manifestazione contro la visita del Papa si terrà domenica prossima a Istanbul. Il ‘Partito della Felicità’, la formazione islamica che ha organizzato la protesta, ha annunciato di aver noleggiato più di duemila pullman per far convergere in riva al Bosforo militanti da tutto il Paese. Lo slogan della manifestazione, che si svolgerà a 48 ore dall’arrivo di Benedetto XVI è ‘Il Papa falso e ignorante non è il benvenuto’. Gli organizzatori puntano a portare in piazza un milione di persone, ma stime più realistiche parlano di trecentomila persone al massimo che potrebbero sfilare a Caglayan, nella parte europea di Istanbul. Il Partito della felicità, da cui si è staccato il più moderato Partito della giustizia e dello sviluppo del premier Recep Erdogan, ha un seguito molto limitato e alle elezioni del 2002 conquistò poco più dell’un per cento dei voti».
    [Ma sarà un'ottima occasione, per i «laicissimi», per incolpare di quanto succederà il governo Erdogan, inviso all’armata perché religioso].

    «Chi ucciderà il Papa a Istambul?»
    «Uscito 10 giorni fa in Turchia un romanzo che descrive l’assassinio di Benedetto XVI nella sua visita ad Ankara, Efeso e Istanbul. Caso inquietante, in un Paese in cui l’accoglienza al Papa non sarà certo calorosa. I vescovi gettano acqua sul fuoco.
    Ne aveva parlato qualche giorno fa, il vicario apostolico di Istanbul, monsignor Louis Pelâtre. In un’intervista all’agenzia francese. I media aveva ammesso la sua amarezza sul mancato rispetto della libertà religiosa nel Paese, indicando come esempio una novità editoriale piuttosto ‘scottante’. ‘Questa settimana - aveva spiegato il presule - è in uscita un romanzo che racconta dell’assassinio di Benedetto XVI durante la sua visita a Istanbul. Tutto questo è triste».
    Notizia curiosa a prima vista, che tuttavia, rende bene le contraddizioni di alcuni settori della società turca: quel fronte antioccidentale che negli ultimi mesi ha fatto della propaganda anticristiana un vero e proprio must.
    «Il libro si intitola Papa’ya suikast (Attentato al Papa), con sottotitolo “Chi ucciderà Benedetto XVI a Istanbul?”, ed è stato scritto da Yücel Kaya, un autore di gialli alle prime armi, che sta comunque ottenendo un discreto successo, scalando la classifica dei titoli più venduti su internet. Un formato di 13 per 19 cm per 336 pagine, in cui viene raccontata una storia di intrighi e complicità, con tanto di Opus Dei, P2 e servizi segreti. La trama ruota intorno alle vicende del giornalista Oriano Ciroella, membro dell’Opus Dei, che diventa l’esecutore materiale dell’assassinio del Papa durante la sua visita a Istanbul. Mandante del delitto, un cardinale piduista ed esponente dell’Opera, che vuole togliere di mezzo Benedetto XVI per prendere il suo posto. In uno scenario simile, entra in gioco anche il MIT, il servizio segreto turco, espressione della destra nazionalista e islamica, contrario alle ipotesi di unione delle chiese cattolica e ortodossa all’interno del Paese».
    «Fin qui il soggetto dell’opera che in una situazione normale potrebbe essere liquidata senza problemi come una delle tante spy story alla Codice da Vinci, così di moda in questi anni. Ad inquietare sono però i riferimenti reali e circostanziati (ruolo dei nazionalisti compreso), in un contesto antireligioso che ha già lasciato sul campo figure come don Andrea Santoro, il missionario romano ucciso a febbraio a Trebisonda e padre Pierre Brunissen, sopravvissuto ad un accoltellamento a Samsun».



    E ancora, un’altro spaccato di vita, descritto sempre da Asianews: «L’estate scorsa sono stato a Rize, cittadina non distante da Trabzon per preparare un articolo sul mar Nero, attirato da un titolo di un giornale locale: ‘Sulla via del mare è stato avvistato un sacerdote’. Notizia riportata con sgomento come se avessero visto un UFO nei cieli del Mar Nero’. Can Dundar - giornalista del Milliyet - così inizia il suo pezzo del 6 febbraio su questo quotidiano nazionale turco, di destra. E prosegue: ‘le persone con le quali ho poi parlato mi hanno fatto vedere il luogo dove è stato avvistato il sacerdote dicendo: ‘è scappato verso la montagna, i giovani gli sono corsi dietro per prenderlo’. Da parte sua il capo religioso di Rize non ha esitato a dichiarare ‘sono in aumento i religiosi cristiani che vengono a visitare la nostra città, hanno un intento diverso, contro di loro dobbiamo mantenere la nostra unità nazionale’. E il capo del partito rappresentante i Lupi Grigi (MHP) ha commentato: ‘I sacerdoti che vengono nella nostra regione vogliono rifondare lo Stato cristiano greco-ortodosso che c’era prima, tra i sacerdoti ci sono delle spie che lavorano per i Paesi occidentali, stanno rovinando la nostra pace, l’uomo del Mar Nero è un conservatore’. Non erano forse queste dichiarazioni - continua il giornalista di Milliyet - segnali del pericolo che si stava avvicinando? E alla fine l’uccisione del sacerdote».
    Can Dundar così conclude: «Se la Turchia laica chiede al mondo il rispetto di tutte le religioni, è lei per prima che deve proteggere gli appartenenti a tutte le religioni che si trovano nel suo territorio».

    Maurizio Blondet

  2. #2
    Ridendo castigo mores
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    vabbene signor blondet .. ma l' informazione piu' importante nemmeno lei ce la dice

    CHE CAZZO CI VA A FARE IN TURKIA IL VICARIO DI WOYTILA ?
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  3. #3
    El Criticon
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    Predefinito

    Non lo scrive esplicitamente ... ma lo lascia intendere ... a meno che ... insomma ... siamo certi che Benedictus abbia realmente affermato o suggerito o ipotizzato o altrimenti immaginato che << gli agenti della Siria e dell’Iran >> siano loro le reali forze oscure che minacciano???

 

 

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