Libro bianco dell´Authority: "Concorrenza incompiuta". I consumatori: si paga fino a 40 euro in più
Tariffe oscure, mercato bloccato linee aeree nel mirino Antitrust
"Biglietti, i prezzi pubblicizzati spesso non sono reali"
Le compagnie rendono più difficile la ricerca delle migliori opzioni per i viaggiatori
di ALDO FONTANAROSA
ROMA - In Italia, aerei ed aeroporti sono sempre più pieni. Sei anni fa, appena venti milioni di nostri connazionali hanno volato sopra la Penisola. Due anni fa, nel 2003, gli italiani "volanti" erano 4 milioni di più. Tutto merito della libertà dei cieli. Da quando l´Unione europea ha imposto la concorrenza, il popolo dei viaggiatori ha riempito sempre di più aerei che costavano sempre meno. I famosi low cost. Anche compagnie storiche, in questo clima, hanno ripiegato su prezzi più abbordabili.
Eppure l´Antitrust italiana, che vigila sulla concorrenza, denuncia adesso che quella ventata di libertà, nata nel 1997, è stata almeno in parte imbrigliata. In un suo Libro Bianco, l´Antritust calcola intanto che una sola compagnia (l´Alitalia) conserva il dominio su un numero significativo di rotte nazionali: addirittura 61 su 83 durante il periodo estivo (il dato è del 2003). Su queste rotte, i prezzi restano alti. Più cari rispetto ad analoghi viaggi in Paesi stranieri o a lunghe trasvolate internazionali. Segno che il monopolio o il duopolio resistono.
La colpa? Degli orari. Le compagnie dominanti si sono aggiudicate, ed ora si tengono stretto, il diritto di decollare e di atterrare in certe fasce orarie, le più ricercate. Fino a quando l´Europa non imporrà di mettere all´asta questi diritti (gli slot), le compagnie storiche detteranno legge su una porzione importante del traffico. L´altro rischio è che le compagnie più forti di vari Paesi gestiscano in condominio le rotte europee più redditizie (è il cosiddetto code sharing) o addirittura si fondano. Queste intese, in molti casi, hanno il solo scopo di tenere in un angolo le agili avversarie a basso costo. Penalizza la concorrenza, infine, l´atteggiamento protettivo dei governi, sempre pronti a ripianare perdite di bilancio anche colossali.
Il vento della competizione, però, continua a soffiare. Le persone sono sempre più sensibili alle tariffe basse. Chi una volta escludeva di prendere un aereo dal prezzo contenuto, ora ci sale senza problemi, anche se deve portarsi il panino da casa. Per questo, le compagnie storiche hanno messo in conto di cambiare il loro Dna, preparandosi a scelte impopolari (ad esempio alla voce licenziamenti).
Le compagnie a basso costo, loro si battono con tutte le forze ed hanno già centrato un risultato storico, di tipo culturale. Il viaggio in aereo non è più concepito come qualcosa di esclusivo, al contrario. E´ l´effetto di una politica aggressiva che porta, ad esempio, l´irlandese Ryanair a praticare una tariffa media di 46 euro a volo. L´Antitrust italiana considera proprio Ryanair una testa d´ariete, da quando ha varato una serie di voli solo italiani (come il Roma-Verona o il Roma-Venezia). Certo, anche le nuove compagnie hanno i loro scheletri negli armadi. A volte, annunciano prezzi ridotti al solo scopo di attirare clienti. Quando questi cercano di prenotare (via Internet), si accorgono che la superofferta è limitata a un pugno di posti. Ci sono poi compagnie (come Volare, poi fallita) che annunciano una tariffa bassa. Alla fine, però, il viaggiatore paga molto di più tra tasse e supplementi. Il prezzo finale cresce anche del 28% (l´associazione Adoc cita rialzi fino al 40%). Un andazzo che l´Antitrust ha più volte sanzionato, quando alcune compagnie si sono prodotte in pubblicità ingannevoli.
LA REPUBBLICA
CIAO
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