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  1. #71
    megaelleno
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    Predefinito Uno e Molteplice

    La Molteplicità partecipa dell’Unità, ma non è l’Unità.
    Credo che i primi teoremi dell’Elementatio Theologica di Proclo siano quelli che in maniera più chiara dimostrano e spiegano questo assunto fondamentale del neoplatonismo.

    La molteplicità partecipa dell’unità perché è una molteplicità, nel suo complesso.

    Inoltre, ciascuno dei molti è uno (in tal senso esso partecipa dell’Unità): altrimenti, ciascuno di questi sarebbe una molteplicità, oppure sarebbe infinito, costituito di infiniti e così via all’infinito fino a scivolare nell’assurdo.

    Perciò ogni molteplicità è posteriore e dipende dall’unità, e tutte le cose sono tanto più buone e perfette quanto più partecipano dell’Uno.


    ***

    È celebre l’equiparazione aristotelica (che rende assai poco in traduzione)
    Uomo = un uomo
    Uomo = è uomo
    un uomo = è un uomo

    Plotino la riprende e la ribalta ristabilendo il “primato” henologico: l’uomo è sia animale sia razionale e molte altre cose, ma tutte queste sono tenute insieme dall’unità. Altro è uomo, altro è uno: il primo è divisibile, il secondo indivisibile. Perciò esso partecipa dell’Uno, ma non è l’Uno.
    Similmente, l’Essere è molteplice, e può solo partecipare dell’Unità.

    ***

    Quanto a Platone, egli pone l’Uno/Bene «al di sopra dell’Essere», nella Repubblica (VI 509 b).
    «Egli afferma che il Demiurgo crea l’Anima [...], e il Padre della causa, cioè dell’Intelligenza, lo chiama il Bene, “ciò che è al di là dell’Intelligenza e al di là dell’Essere” e in parecchi luoghi chiama idea l’Essere e l’Intelligenza» (Enneadi, V, 1, 8).

    Se c’è una differenza tra Platone e i Neoplatonici essa può essere individuata nel fatto che Platone - in base a quanto gli esegeti credono di poter ricavare intorno alle 'dottrine non-scritte' - pone una Diade coeterna ed antitetica rispetto all’Uno. La maggior parte dei Neoplatonici deriva invece anche la Diade dall’Uno.

  2. #72
    Amore vince la morte
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    Predefinito

    È celebre l’equiparazione aristotelica (che rende assai poco in traduzione)
    Uomo =
    un uomo
    Uomo =
    è uomo
    un uomo = è un uomo



    Grazie.
    potresti cortesemente citarmi il passo, vorrei verificare una cosa in greco.






    Quanto a Platone, egli pone l’Uno/Bene «al di sopra dell’Essere», nella Repubblica (VI 509 b).
    «Egli afferma che il Demiurgo crea l’Anima [...], e il Padre della causa, cioè dell’Intelligenza, lo chiama il Bene, “ciò che è al di là dell’Intelligenza e al di là dell’Essere” e in parecchi luoghi chiama idea l’Essere e l’Intelligenza» (Enneadi, V, 1, 8).


    Il Bene per Platone è in primo luogo Idea del Bello.
    Dimmi se sbaglio.


    Se c’è una differenza tra Platone e i Neoplatonici essa può essere individuata nel fatto che Platone - in base a quanto gli esegeti credono di poter ricavare intorno alle 'dottrine non-scritte' - pone una Diade coeterna ed antitetica rispetto all’Uno. La maggior parte dei Neoplatonici deriva invece anche la Diade dall’Uno.


    Diade?
    intendi Bene-Essere?
    laddove il Bene equivale al Bello ma che non è Essere, è diverso dall'Essere.

    Buona giornata



    OT
    ps. posso chiederti un parere personale sul filosofo (non uomo politico, sociale), Cacciari Massimo

    sono reperibile pure su pvt

  3. #73
    megaelleno
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    Predefinito

    potresti cortesemente citarmi il passo, vorrei verificare una cosa in greco.
    Devo verificare, ti citerò il passo quanto prima.

    Il Bene per Platone è in primo luogo Idea del Bello.
    Direi anche.

    ps. posso chiederti un parere personale sul filosofo (non uomo politico, sociale), Cacciari Massimo
    Guarda, non conosco le opere di Cacciari anche se me ne hanno parlato bene.
    In generale, tuttavia, pongo scarsa attenzione verso i filosofi moderni (soprattutto quando non trattano di temi che mi interessano), i cui orizzonti (sia ‘esistenziali’ che di pensiero) trovo infinitamente angusti rispetto agli antichi (al massimo arrivo al Rinascimento…).
    Probabilmente (anzi, sicuramente) è una mia limitazione, ma credo che solo per studiare e comprendere le opere di Platone e dei Platonici sia sufficiente a malapena una vita, quindi mi impongo di non perdere tempo con altro…

  4. #74
    megaelleno
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    Predefinito

    «L’essere e l’uno sono la medesima cosa e una realtà unica […]. Infatti, significano la medesima cosa le espressioni ‘uomo’ e ‘un uomo’, e così pure ‘uomo’ ed ‘è uomo’; e non si dice nulla di diverso, raddoppiando l’espressione ‘un uomo’ in quest’altra ‘è un uomo’ (è evidente, infatti, che l’essere dell’uomo non si separa dall’unità dell’uomo […]»
    (Metafisica IV, 2, 1003b)

  5. #75
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    CONTRIBUTO N 2.

    (QUELLO PIU INTERESSANTE PER IL NOSTRO DISCORSO)


    nefesh non è affatto uguale a psiche.
    psiche è soffio, ma anche identità personale, tutta la sfera
    dell'affettività, del tormento, mentre nefesh è quasi un principio
    protologico e bio-logico connesso a Dio. Significa: la vita non ti
    appartiene, appartiene a Dio, che se la ripiglia alla fine del tuo corso
    umano, ma ciò non indica che non vi sia "morte".
    Gesù però non parla propriamente di nefesh, ma di spirito (ruha). lo
    spirito che riposa nell'uomo è a immagine e somilgianza dello spirito
    divino (ruha dhe-qudsha spirito di santità) tensione alla resurrezione,
    alle cose ultime, tensione escatologica, e non è una sorta di elemento
    stabile costituente la natura umana (come mi pare sia il nefesh) è
    chiamata alla compresenza nella shekinah, a mio modo di vedere.
    questo spirito non muore perché non vive, è vita aldilà della vita dentro
    la vita. perché questo spirito riscatti la carne Gesù distrugge la morte
    con la morte. Christos anesti ek nekron, thanato thanaton pathisas.

    il pathos che patisce l'uomo viene rivolto alla morte che patisce a sua volta
    la morte.
    volevo riproporre queste considerazioni di un mio caro amico, nella speranza di poter riprendere il discorso interrotto:

    differenze nella concezione dell'anima tra il medio platonismo e il cristianesimo delle origini.

    amichevolmente

  6. #76
    desiderium
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    volevo riproporre queste considerazioni di un mio caro amico, nella speranza di poter riprendere il discorso interrotto:

    differenze nella concezione dell'anima tra il medio platonismo e il cristianesimo delle origini.

    amichevolmente
    nefesh .
    ruha
    ruha dhe-qudsha
    shekinah
    ma cosa sono?

  7. #77
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    termini che in ebraico significano (anche se non nel senso pienamente letterale)

    -anima
    -spirito
    -spirito santificato


  8. #78
    megaelleno
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    Prima di proseguire, e tracciare le importanti differenze tra le concezioni cristiane primitive e quelle neoplatoniche, vorrei riassumere:

    nefesh = ‘anima’, ma in un senso che si restringe a principio vitale
    ruah = ‘spirito’, nel senso di immagine dello spirito divino

    Lo spirito-ruah donerebbe dunque la vita-nefesh. Questa vita perisce assieme al corpo mortale, quando il ruah ritorna a Dio.
    Il suo senso è quindi quello di principio vitale, non a caso nella Bibbia si legge ‘Il sangue, questo è nefesh’ (Deuteronomio) e nell’episodio della celebre frase di Sansone ‘Muoia la mia nefesh con tutti i Filistei’…
    Da questa visuale sembrerebbe ricordare la nostra Zoé, ma ho bisogno che tu mi dica se ho capito prima di proseguire.

    Ancora una cosa: è giusto secondo te sostenere che la nefesh non ha vita propria ma è animata dall’esterno, dalla (o dal?) ruah?

  9. #79
    Amore vince la morte
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    Predefinito

    i miei complimenti dadoukos, sei ultra informato.

    è giusto secondo te sostenere che la
    nefesh non ha vita propria ma è animata dall’esterno, dalla (o dal?) ruah?

    tendenzialmente si, ma dovrei verificare meglio con un rabbino

    sai, la religione jahvista dovette confrontarsi con due sostanziali problemi (anche con tanti altri, ma ai fini della nostra discussione questi sono i piu'rilevanti):

    - il culto dei morti egizio
    -il culto degli antenati babilonese

    ora, soprattutto nel primo caso, l'anima (nefesh) continua la sua vita nell'al di la', e ha un "potere" nei confronto dei vivi, ed e' questa la prerogativa della esistenza di una casta sacerdotale potentissima come quella egizia, ovvero la gestione di tale potere nei confronti dei vivi.

    il culto babilonese invece, non prevede una sostanziale "autonomia" dell'anima del defunto di proseguire la vita nell'ade (schoel), bensi (si sa che la religiosita' mesopotamica, oltre al legame con gli astri era profondamente legata alla vegetazione e fertilita'), dicevo, bensi' tende a rinascere, o risorgere (metafora dei cicli naturali).
    anche se questa rinascita non viene concepita come nell'antica india.

    ora, entrambe queste concezioni religiose divergono da quella jahvista per due fondamentali aspetti:

    - la triadicita'
    - immutabilita'

    la religione jahvista nasce con un patto (berith), tra un popolo e il suo dio, quindi, non vi e' nessuna concezione di un universo immutabile ne' eterno.

    inoltre, i puritani jahvisti rigettarono con sdegno entrambi i culti, sia egizio che babilonese, (non per motivi filosofico-religiosi, ma prettamente politico-sociali), e per farlo dovettere inserire un nuovo componente, ruah per l'appunto, l'alito divino, il soffio.

    in questa impostazione, l'anima non prosegue la vita nell' al di la', ne' risorge, bensi si "spegne", ritorna a dio, di nuovo accolta nel soffio del cielo.

    interessante no?

    ah, le differenze (che regalo del Signore), esse ci rendono veramente ricchi, ci rendono umani.

    ciao dado

  10. #80
    Antiokos
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    dovettere inserire un nuovo componente, ruah per l'appunto, l'alito divino, il soffio.
    Solo una precisazione: il concetto di "Soffio Divino", il Prana o Pneuma non è una, tra virgolette, "invenzione" della religiosità ebraica, si ritrova in molti contesti religiosi, il primo che mi viene in mente è appunto l'India, sin nei Veda, quindi non si può parlare in alcun caso di prestiti successivi, almeno non passati dal "mondo semitico" al "mondo ariano", semmai molto spesso è accaduto il contrario, lo dico solo per bilanciare la tendenza (e non mi stò riferendo nello specifico a Pfjodor nè gli stò imputando alcunchè) di vedere nel Vicino Oriente semitico l'origine di ogni cosa... tra l'altro detto en passant i Sumeri coloro i quali diederò inizio alla civiltà mesopotamica probabilmente erano pure arii... ma torniamo al discorso, il punto è semmai rintracciare le differenze tra "Soffio Divino" inteso ebraicamente come Ruah e invece come Prana "indiano" o Pneuma "greco", che differenze ci sono secondo voi? il contesto ebraico purtroppo non lo conosco approfonditamente, in questo caso l'apporto di Pfjodor sarebbe fondamentale.

    Khairete!

 

 
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