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Ufficio Stampa
OberaìadeSantu Jorzi dePèrfugas
Sotziu Culturale
NO PROFIT
Il calendario perfughese del 2007 parla ‘Sardu e Inglesu’.
Pèrfugas. In uno dei centri dell’ Anglona più attivi a livello culturale, da lunedì 20 novembre in diverse attività commerciali del paese (edicola e bar ), sarà disponibile il ‘Calandariu Duamizasete’ e per i sardi emigrati che desiderano possedere un calendario in limba, la stessa Oberaìa lo metterà on-line presso il sito www.ebay.it oppure facendo richiesta all’indirizzo e-mail oberaiasantujorziperfugas@hotmail.com.
Con un’offerta modica di 10 € i donatori potranno aiutare i ragazzi dell’associazione culturale no profit di Perfugas a mandare avanti le varie attività culturali in programma per il 2007.
Nella fase di realizzazione del ‘calandariu duamizasete’ è stato utilizzato il sardo-logudorese proposto nella variante linguistica di Pèrfugas tenendo conto della L.S.C. Limba Sarda Comuna varata dalla commissione linguistica regionale (delib. giunta Reg. n° 16/14 del 18.04.06, L.S.C.).
Per quanto concerne la duplice scelta linguistica del sardo e dell’inglese, l’Oberaìa è convinta che il sardo sia un ottimo strumento per la formazione culturale dell’individuo nonché indispensabile per la lettura e l’interpretazione dell’universo antropologico della Sardegna. A questo proposito i vari studi socio-linguistici ed antropologici hanno riscontrato che chi non ha la conoscenza base della lingua sarda, difficilmente riesce a cogliere appieno i valori e le regole sociali direttamente e indirettamente associati ad essa. Sarebbe una grossa ed incolmabile lacuna che porterebbe inevitabilmente un individuo privo di tale competenza ad uno ‘shock culturale’ dal quale potrebbero scaturire anche problemi d’inserimento sociale nell’ambito comunitario isolano.
La scelta dell’inglese invece rappresenta una forte volontà nel compiere, in primis, un’azione propedeutica volta ad una apertura totale all’alfabetizzatone della lingua inglese. Del resto questo è un processo universale radicato più o meno in tutte le società piccole o grandi appartenenti alla Comunità Europea e non solo. Se da un lato erge l’esigenza di adattarsi alle altre e con le altre realtà che circondano la sardegna, dall’altro si denota una certa volontà da parte dei giovani perfughesi ad accedere ai processi culturali mondiali mantenendo salda, quasi a livello viscerale, la propria identità di sardi.
Infine bisognerebbe sottolineare che senza la competenza linguistica base dell’inglese ci vengono chiusi molti punti d’accesso alle varie realtà europee.
Una piccola ma significativa operazione culturale dunque portata avanti dalla Oberaìa de Santu Jorzi de Pèrfugas, che propone alla comunità, a sa ‘idda e non solo, un calendario tematico composto da tredici pagine dedicato ai festeggiamenti della festa di Santu Jorzi. Il calendario, con le immagini più significative del ventitrè aprile tra passato e presente, si presenta con una veste grafica ‘originale’. Nella fase di elaborazione c’è stata una ricerca meticolosa per l’inserimento delle festività che scandiscono il tempo del lavoro e i ritmi della festa della comunità perfughese. Questi aspetti sono sicuramente connessi con i riti precristiani e cristiani che a loro volta sono stati rifunzionalizzati con il passare del tempo dalla comunità. Per fare un breve esempio a riguardo, si può dire che il mese Cabidanni ‘settembre’ (lett. capo d’anno) sancisce la fine dell’annata agraria per ricominciare quella nuova.
Dal punto di vista umano questa situazione comporta una speranza per il futuro e allo stesso tempo incute timore per l’incapacità di controllare appieno la natura e il tempo.
In questa occasione sos messàios ‘i contadini’ di Pèrfugas cercano di superare questo momento di crisi appellandosi a delle divinità Ctonie e Uraniche connesse con la natura. Con la cristianizzazione della comunità, gli agricoltori perfughesi si rivolgono al loro patrono, Santu Isidoro. La seconda domenica di settembre i contadini appartenenti alla comunità organizzano i festeggiamenti in onore al Santo portandolo in processione per le vie del paese, facendo posare il suo sguardo ritenuto ‘benefico’ sulle terre che successivamente verranno utilizzate per la semina e la raccolta del grano.
Interessante sarebbe parlare del mese di Sant’Andrìa ‘novembre’ detto anche, dalla competenza popolare, il mese dei morti. Dalla questua di dolci e frutta secca detta mortos-mortos praticata esclusivamente dai bambini, il primo giorno del mese, il secondo giorno è dedicato esclusivamente alle visite ai cimiteri per onorare i defunti.
Dalla struttura di queste pratiche evince il rispetto insieme ad una indescrivibile paura dei morti/antenati, i cosiddetti ‘esseri ctoni’, ovvero gli abitatori della terra. Quest’ultima è ritenuta unica fonte indispensabile per la sopravivenza della comunità ‘dei vivi’ e si parla, in questo caso, di un sentimento trasmessosi per secoli legato indissolubilmente alla cultura delle comunità odierne che discendono da antiche società agro-pastorali. Sant’Andria, il santo,era temutissimo nel mito e nella leggenda ed era festeggiato l’ultimo giorno del mese che era per l’appunto il periodo della semina del grano. Nelle antiche comunità sarde pre-cristiane le sementi erano affidate alle divinità ctonie e proprio in questo periodo le stesse avevano il compito di custodirle fino alla fase della germinazione. Per questo motivo la prima giornata del mese la comunità permette ai ragazzini la questua di dolci e di frutta secca perché questi sono considerati inconsciamente come sos mortos ‘i morti’. A sostegno di questa teoria, legata hai cicli di vita e di rinascita, v’è l’usanza di dare ai ragazzini il nome degli antenati morti appartenenti alla famiglia del padre o della madre. Per via della loro tenera età, i ragazzini sono considerati asessuati ed il gruppo sociale non li colloca come appartenenti alla comunità produttiva degli uomini omines nel significato più profondo ed intimo del termine perché ancora no hanno superato i rituali comunitari che permettono loro di entrare e di far parte integrante a tutti gli effetti nel gruppo sociale. Nell’immaginario collettivo sono visti come i morti che nel mese della semina fanno ritorno nel mondo dei vivi e ai quali la comunità dona un’offerta simbolica per il loro arduo compito che come abbiamo spiegato prima, caratterizza il ciclo produttivo agrario.
Interessante è come la competenza popolare utilizzi il termine di Nostra Senniora Iscorra boes lett.: “Madonna spezza corna dei buoi”, per indicare l’Immacolata Concezione, venerata l’8 dicembre. Anche qui ci troviamo di fronte una divinità pre-cristiana sincretizzata dal cristianesimo. Il mito e la leggenda parlano di una divinità che vieta agli uomini l’aratura dei campi, pena la rottura delle corna dei buoi, utilizzati come parte motrice degli antichi aratri in legno e in ferro. A gennaio ricorre la festività di Santu Antoni de su fogu, colui che fece conoscere ai sardi l’invenzione del fuoco. Si potrebbe considerare come festa di importanza etnologica che determinava profondamente il ciclo agrario, i riti festivi e la coesione del gruppo sociale. Purtroppo questa ricorrenza è finita nel dimenticatoio dalla comunità di Pèrfugas. Solo i più anziani ricordano le feste e i tizzoni che ogni rione del paese faceva ardere in onore al Santo.
Nei centri più conservativi di origine agro-pastorale della Barbagia / Oristanese, ogni anno si attesta la prima uscita ufficiale delle maschere arcaiche, proprio il tredici gennaio, dies natalis di S. Antonio abate, ha inizio il carnevale in tutta l’isola. La comunità perfughese festeggia il carnevale a febbraio, con pranzi e cene a base di fave e lardo e tanto vino, erigendo un pupazzo di carta pesta, il quale verrà utilizzato grosso modo come nel rituale ebraico del capro espiatorio. Al fantoccio verranno addossate tutte le colpe, i mali, le paure le incertezze della comunità. Il giorno prima del mercoledì delle ceneri verrà processato in pubblica piazza ed dato alle fiamme. Con il fuoco avverrà la purificazione e la rifondazione simbolica del cosmos della comunità. Ad d’aprile, mese della rinascita della natura e delle messi, il ciclo agrario è scandito dal ritmo della festa di Santu Jorzi, al quale i contadini chiederanno il miracolo d’impetrare la pioggia, benefica ed indispensabile per la prosperità dei frutti della terra. Il mese delle Làmpadas ‘giugno’ è caratterizzato dai festeggiamenti promossi dal nucleo comunitario dei pastores allevatori i quali festeggiano San Giovanni Battista. Festa caratterizzata dai tundidorzos ‘tosatura’ della lana delle pecore, dal companatico e dai fuochi comunitari del ventitrè. All’indomani di questa festa, ciclicamente riprenderà la vita di tutti i giorni, sicuramente caratterizzata dalla scansione del tempo del lavoro e dal ritmo delle successive feste connesse strettamente con le varie attività di produzione.
Pèrfugas, 20 de Sant’Andrìa de su 2007