Casa dolce casa...
René Magritte, Empire des lumieres, 1952.
Negli ultimi due anni molte volte ho fatto sogni incentrati su di una casa, la mia casa. Che però era sempre una costruzione sconosciuta, con alcuna attinenza con quella reale. Spesso, inoltre, l’ambientazione era notturna, e ancora più spesso Io, pardon, Lei, si trovava sul ciglio di un fiume o ai margini d’uno specchio d’acqua, rischiando d’essere da questo sommersa, travolta, oppure, altre volte, trascinata via.
Poi i sogni, sempre più angoscianti, si sono interrotti. Di colpo.
Dopo tante notti tormentate, trascorse nel domandarmi perché avessi edificato la mia abitazione in luoghi tanto precari, e in attesa d’essere inesorabilmente sopraffatta da flutti di melma nerastra, più nulla. Strano.
Il mese passato ho sognato che ero in un altro edificio, questa volta coincidente col luogo in cui lavoro, che è anche un po’ la mia casa, e che certamente è rappresentativo del mio Io e fa parte della mia Identità. Si trattava di un ambiente angusto (come è nella realtà), ma bellissimo… Luminoso, verticale, dai soffitti altissimi. Mi pareva quasi di stare in una sorta di torre dalle pareti bianche e azzurre. Tutto era nuovo, ridipinto di fresco. Tutto era stato ristrutturato da due figure, a me sconosciute, ma amiche nel contempo: un uomo e una donna; due personaggi tutto sommato anonimi e privi di particolari caratterizzazioni, ma certamente ben disposti nei miei confronti. L’acqua era ancora presente, ma si trovava ben sigillata, contenuta in alcuni acquari posti sopra un tavolo, od una mensola, non ricordo, presso una bianca e luminosa parete. Il liquido era ancora oscuro e, per la prima volta, abitato: zeppo di pesci nerastri, ma che, per quanto sottilmente inquietanti, non mi facevano però alcuna paura.
Un sogno di cui conservo un nitido ricordo e che considero colmo di buoni presagi. E che la lettura serale del seguente articolo mi ha or ora riportato, piacevolmente, alla mente…





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Circa il quale mi piace rispondere mischiando suggestioni spontanee...
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