dal GdS - http://www.regione.sardegna.it/docum...1128091652.pdf
Le reazioni. Il comitato spontaneo di cittadini, deluso dal vice di Parisi, chiede una consultazione popolare
«Un referendum sul poligono di Teulada»
Prima hanno consegnato al sottosegretario per la Difesa Emidio Casula un documento, dieci pagine fitte fitte con storia, danni e aspettative deluse in merito al poligono militare di Teulada. Poi hanno spiegato in un Consiglio
comunale aperto le ragioni del loro dissenso contro una realtà che «da 50 anni ha tolto molto terreno (7.200 ettari vicini al mare) e ancor più prospettive
economiche di sviluppo». Quindi hanno ascoltato le parole dell’esponente del Governo Prodi. Alla fine gli attivisti del Comitato cittadino spontaneo nato
due mesi a Teulada non nascondono la loro delusione: «Non che
ci aspettassimo tanto - dichiara Nando Leone, 53 anni, dipendente
Telecom - ma le parole di Casula sono lontane anni luce sia dalle promesse elettorali del Governo, sia dalle parole del Governatore Renato Soru di cui
condividiamo la linea: via il poligono militare, Teulada libera». Più politico il commento di Tore Mocci, diessino, ex sindaco: «Ho incontrato tanti ministri e
sottoministri sardi. Quindi non ne voglio a Casula, che si è comportato
da equilibrista, cercando di non scontentare noi teuladini e neppure i militari. Secondo me non poteva dirci altro e quindi ha ribadito che il poligono
serve ancora allo Stato e che i militari se ne andranno quando
ci sarà un’alternativa per le loro esercitazioni. Il punto per noi è un altro: lo Stato non deve decidere da solo in base a relazioni tecniche militari, deve coinvolgere anche le istituzioni e la popolazione. Sposiamo la linea
di Soru, tutt’altro che rivoluzionaria perché si rifà a impegni precisi dei precedenti Governi per ora disattesi. Dobbiamo fissare al più presto la data della dismissione del poligono. Facciamo il 2015, per esempio. A
noi va bene. C’è il tempo per trovare alternative, per bonificare la zona, per pianificare concretamente lo sviluppo di Teulada». La posizione di Mocci e del comitato cittadino, capace di raccogliere 570 firme a favore dell’immediata
dismissione almeno delle spiagge poco utilizzate dai militari, non rappresenta comunque quella della maggioranza che governa il Municipio di
Teulada. L’attuale sindaco, Gianni Albai, ha vinto le amministrative un anno e mezzo fa anche per aver anticipato una linea più morbida nei rapporti con i graduati. Albai l’ha ribadita davanti al sottosegretario: «Sia che il poligono resti, sia che venga chiuso, lo Stato deve garantire uno sviluppo per la nostra gente. Il paese in 50 anni si è spopolato del 30 per cento, abbiamo il 35 per cento dei disoccupati». Secondo Mocci, il dialogo con l’Esercito non ha pagato: «Ha solo dimostrato la debolezza di Teulada. E poi Albai non ha vinto
le elezioni grazie a questo punto del programma. Tante persone che hanno votato la sua lista sono contrarie alla presenza militare. É stato dimostrato
sabato nell’incontro con Casula e prima quando il sindaco ha rifiutato di indire un referendum popolare consultivo sul poligono da noi proposto in Consiglio comunale un anno fa». Il Comitato, nel documento consegnato a Casula, ripercorre la recente storia del poligono. Già il 19 gennaio del 1980 la Comera
aveva approvato un ordine del giorno che impegnava il Governo a ridistribuire meglio le Forze armate nel territorio italiano. Nel marzo del 1986 l’allora
presidente del Consiglio Spadolini istituì una commissione mista Stato-Regione per monitorare la Sardegna. Nel 1987 la chiusura dell’inchiesta e l’impegno
ulteriore di ridurre le servitù militari nell’Isola. Poi altre riunioni varie e assortire, sino all’accordo del 1999: impegno formale dello Stato di trasferire alla Regione i beni non più necessari alla Difesa e di ridurre le aree recintate dal filo spinato. Tutto ribadito due anni fa a Teulada, davanti a Renato Soru.
Gli attivisti del Comitato vorrebbero che si cominci con una dismissione immediata: «Quella della spiaggia di Porto Tramatzu, solo in parte aperta al pubblico». Ma anche su questo punto il generale Dello Monaco, numero
uno dell’Esercito in Sardegna, è stato chiaro: «Cedere anche solo
un pezzo di litorale sarebbe ridurre il poligono e a noi quello spazio serve tutto per le nostre operazioni. Non concediamo il libero accesso ai bagnanti soprattutto per questioni di sicurezza ».PAOLO CARTA
è bellissimo, mi sento amato, qualcuno finalmente ci dice perchè non possiamo "usare" e vivere dei beni della nostra terra, semplice, per non farci male!!!!
ASSURDO!!!
è assurdo il solo fatto che sia stato detto, è assurdo che i sardi non si rendano conto dell'assurdità in cui stiamo vivendo.
I teuladini da poco hanno potuto pescare in uno dei mesi più pescosi dell'anno solo "grazie" al fatto che un ragazzo, militare (Pibiri), di Selargius è morto in operazioni di guerra e le forze armate ci hanno usato la delicatezza di bloccare le esercitazioni militari a Capo Teulada perchè era troppo vicino a Selargius e non sarebbe stato carino sparare durante il funerale, è assurdo poter usufruire dei nostri beni "grazie" ad una disgrazia.
Ma le assurdità sono all'ordine del giorno ormai.
Basta, l'indipendentza, ORA!
J